Un po’ di tempo fa leggevo un articolo sui cambiamenti delle nostre abitudini nell’ascoltare musica. L’articolo diceva (riassumo) che dall’invenzione del fonografo in poi le nostre vite si sono riempite di musica. prima la musica si ascoltava solo dal vivo, ai concerti. Poi il grammofono e la radio l’hanno resa eternamente disponibile.
Sembra una cosa bellissima, e la è, ma questa diffusione ha anche dato il via a un processo in qualche misura degenerativo. La musica è diventata, per noi, un tappeto sonoro costante (fino al punto che molta della musica pop contemporanea non è ALTRO che un tappeto sonoro). C’è musica nei supermercati (aiuta le vendite), dal parrucchiere (sovrastata dal rumore dei phon), in macchina, in autobus, ovviamente alla tv.
In questo modo noi non ascoltiamo più musica, o lo facciamo raramente, ma percepiamo un sacco di musica.
Una volta, non mi ricordo parlando con chi, venne fuori che questa persona ascoltava musica mentre scriveva.
MENTRE.
E’ quello che facciamo in molti, ascoltare musica mentre facciamo qualcos’altro. Mentre guidiamo, mentre viaggiamo, mentre puliamo casa. L’atto di sedersi in poltrona e ascoltare un disco è diventato raro, quasi inconcepibile.
Ricordo di aver pensato che non sarei mai riuscita a scrivere e ad ascoltare musica nello stesso momento (e io riesco a scrivere e a fare un gran numero di altre cose, nello stesso momento). Credo di averne già parlato.
Sono un’ascoltatrice sinestetica, se avete idea di che cosa sto parlando. Quando ascolto musica (ma non quando percepisco un tappeto sonoro, grazie al cielo) ho sensazioni anche dagli altri sensi.
Almeno la metà di voi saprà che è un fatto piuttosto comune.
Cosa insolita, mi sono resa conto di essere anche una scrittrice sinestetica. Si, ok, sembra una figata, ma anche questo è alquanto banale.
Mentre scrivo sento musica nel mio cervello (ma, tranquilli, non ho intenzione di scrivere un libro pieno di aneddoti su questo, né di iniziare a sostenere di essere un genio della classica). Di solito sento musica del tipo "colonna sonora". Non riconosco la melodia, a volte non posso ri-conoscerla, perché è una mia creazione estemporanea e presumibilmente, se potesse essere ascoltata da orecchie diverse dalle mie, sarebbe di una bruttezza abissale.
A volte sono dei brani veri e propri, e dopo un po’ mi accorgo che ci sono e che cosa sono.
Questa cosa non succede solo quando scrivo, ma un po’ sempre. Alle volte questa personale colonna sonora si spezza e per un attimo provo una sensazione di perdita, o semplicemente di disagio.
In questo periodo sto scrivendo un sacco. E’ un buon periodo, per me, quando ho tempo di scrivere a perdere.
Di solito il lavoro fagocita tutto, ma ora no.
Ora il tempo è dalla mia parte. Bisogna festeggiare. Forse lo farò.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

»

  1. utente anonimo scrive:

    Fossi in te mi preoccuperei solo se nella mia mente sentissi improvvisamente cantare Apicella.

  2. sraule scrive:

    quello, per fortuna non mi è mai successo.

  3. utente anonimo scrive:

    ne parlammo nel ritorno da Mantova. Tu sostenevi, appunto, di non riuscire a scrivere ascoltando musica e io ti dicevo che preferivo ascoltare musica in inglese, visto che intanto non la capivo.

    Ad oggi preferisco il silenzio, mi sto sempre più convincendo che la voce dei miei pensieri sia bellissima e ho incominciato a leggere allo specchio per potermi guardare ogni tanto e sorprendermi della mia indiscutibile bellezza. 🙂

    Pic

  4. sraule scrive:

    tranquillo, quando sarai impazzito del tutto non ti importerà più. 🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...