Stavo cercando qualcosa.
No, niente di metafisico: stavo proprio cercando UNA COSA. Un oggetto fisico, insomma. Lo cercavo qua e là per lo studio quando ho una di quelle cose, un’epifania. No, insomma, non proprio un’epifania. Una cosa in scala ridotta, ecco.
Un’epifanietta.
Niente, mi rendo conto all’improvviso di quanto cavolo di spazio è occupato dai cd.
Quasi non ci facciamo caso, a questi affarini tondi, lisci, spesso senza custodia, che contengono informazioni. Il cd è un supporto superato, lo sappiamo tutti, eppure è ancora lì, ancora nelle nostre vite.
Il cd, anche questo tendiamo a dimenticarcelo, è stato un’arma di distruzione di massa. Di autodistruzione di massa, intendo. Per l’industria musicale.
Questa cosa mi fa sempre ridere. E, sì, lo so di avere un certo humor nero.
Quando le major hanno abbandonato le vecchie, inaffidabili cassette e gli splendidi, eleganti vinili, hanno segnato la propria condanna a morte.
Poi, e non dubito che ci sia una certa giustizia in questo, il cd è morto a sua volta, come un angelo sterminatore che avesse esaurito il suo compito.
Le sue spoglie mortali sono rimaste nelle nostre case, nei nostri uffici, nelle nostre macchine.
Mentre cercavo quella cosa, che era appunto un vecchio cd, ho trovato:
– Cd di vecchi lavori pronti per la stampa. Ehy, vi ricordate di quando un disegnatore doveva masterizzare il suo lavoro e spedirlo via posta alla casa editrice? Quanti anni fa poteva essere? Uno, due, diciamo quattro?
– Backup di sistema. Quando gli hard disk esterni erano qualcosa di irreale.
– Vecchi sistemi operativi, programmi, applicazioni del tutto inutili, che ancora restano lì, a prendere polvere e a ricordarci che un giorno è esistita una versione 3.0 di Photoshop. Che il nostro sistema operativo non ha sempre avuto il nome di un felino.
– Vecchi lavori di grafica, che ora non hanno più un programma su cui essere letti, che sono una mera raccolta di immagini e zeri e uno senza senso.
– Videogiochi. Coi quali abbiamo passato ore della nostra vita, che abbiamo finito o non finito, che sono scomparsi inghiottiti dal tempo o che sono rinati in una nuova, lussureggiante, forma 3D.
– Album musicali. Accatastati insieme a tutto il resto, tra una campana di cd che non sappiamo che cosa contengano e cd nella custodia rigida, con le loro scritte a pennarello acrilico. Album che non infiliamo dentro uno stereo da tempi giurassici, dei quali non ricordavamo il libretto, che abbiamo ri-scaricato da emule perché era più comodo, che ora sono compressi insieme a altri 50 album sul nostro lettore mp3, o vivono in cd usa-e-getta nel nostro autoradio, sempre pieni di mp3, abbandonati sotto il sole o dietro i sedili, perché tanto "non sono originali".
– Album musicali copiati da qualcuno, da un nostro amico che aveva questo futuristico, costosissimo apparecchio: il masterizzatore. Album dalla copertina fotocopiata con amore, ritagliata e incollata. Album con la copertina disegnata da noi, con i testi scritti a mano o nel nostro font preferito, i cui libretti sono stati assemblati da zero. Dentro ci sono fotografie prese dai giornali, carta adesiva colorata, costolette con i titoli scritti in modo artistico. C’è un cd di Cohen che ho masterizzato tempo fa per Armando: la prima pagina del libretto è la silhouette di un uomo che armeggia dietro le lancette di un grande orologio antico, tipo il Big Ben, verde; poi, dentro, ci sono tutti i testi, assemblati con Freehand (7.1?); poi il cd è coperto da un pezzo di carta adesiva ritagliato a forma di cd, con la stessa immagine della cover e con sopra tutti i titoli in Arial nero. E, accidenti, non so nemmeno se funziona ancora, quel cd, e non ho davvero bisogno dei testi, perché, accidenti, li so tutti a memoria, ma è ancora lì. E sono contenta che ci sia. Sono contenta di ritrovarmelo tra le mani, come sono contenta di ritrovarmi tra le mani la mia vecchia copia di With Teeth con la copertina con la foto di quel buffo pupazzetto di pezza che con l’album non c’entra niente.
– E poi, il vero indizio della forza dell’entropia, centinaia di cd senza neanche una scritta, completamente impenetrabili. Che cosa potranno mai contenere? Li volti e vedi che, sì, sono stati scritti, dentro c’è qualcosa. Ma che cosa? Qualcosa di così irrilevante da non meritare una scritta a pennarello, o quella cosa fondamentale di quando tutti i tuoi pennarelli erano scarichi? Dovresti metterli dentro il computer, uno per uno, e forse scopriresti che ormai sono illeggibili, danneggiati, distrutti. Potresti accanirti con ogni software esistente per ripescarne il contenuto e che cosa scopriresti? Che contenevano una manciata di lavori di grafica incompleti di cui non ti importa niente, oppure quel racconto che non ricordavi di avere scritto e che adesso ti sembra terribilmente naif, o l’impaginazione di una fanzine che facevi qualche millennio fa e che adesso ti sembra così bella, così fragile, così innocente. Quando gridavi "abbasso il sistema" ed eri orgogliosa della tua cresta di venti centimetri tenuta su con lo zucchero.
Tutti questi cd, che adesso sono lì a prendere polvere, a cadere per terra, a infilarsi dietro i mobili.
Tutti questi cd che potresti buttare via, ma che non osi, non hai il coraggio, un po’ perché un giorno potrebbero salvarti la vita, un po’ perché non puoi, comunque, buttare via il cd masterizzato di Ziggy Stardust, quello che hai anche originale, quello che hai anche in vinile, quello che hai anche sull’hard disk, e nel lettore mp3, e nell’autoradio.
E poi, naturalmente, quello che stavi cercando non lo trovi mai.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Ma perché, tu i tuoi lavori finiti come li fai pervenire all’editore???

  2. sraule scrive:

    li metto su un server esterno e gli do la password. perché, tu come fai?

  3. utente anonimo scrive:

    Li manda via mail. Sono file di word.

    Arm

  4. sraule scrive:

    eh, sì, in effetti sì. parlavo di quando faccio DA SEGRETARIA ad armando, naturalmente.

  5. utente anonimo scrive:

    oppure quel racconto che non ricordavi di avere scritto e che adesso ti sembra terribilmente naif, o l’impaginazione di una fanzine che facevi qualche millennio fa e che adesso ti sembra così bella, così fragile, così innocente. Quando gridavi “abbasso il sistema” ed eri orgogliosa della tua cresta di venti centimetri tenuta su con lo zucchero.

    qui, avendoti conosciuto, mi sta venendo quasi da piangere per la nostalgia. really.

    (e, splendido post, ho vissuto esattamente lo stesso quando ho sbaraccato casa a bologna. io avevo dietro ancora LE CASSETTE, santocielo, le cassette).

  6. utente anonimo scrive:

    come eravamo piccoli, santocielo. eravamo piccoli e bellissimi.

    sigh. sto per piangere come una fontanella. sono vecchio e sentimentale.

  7. sraule scrive:

    oh, sì, dobbiamo al più presto fare una seduta di “ti ricordi”, come i due vecchi imbecilli che siamo.
    e considerando che non tocchiamo i trenta, forse è un po’ grave.

    (comunque io ho ancora plasmoon vol I, non so se mi spiego: esso è reliquia)

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