Qualcuno mi può spiegare che cos’ha di speciale il fumetto?
No, ok, lo so.
Spiegatemi, invece, perché negli ultimi anni il fumetto è diventato una sorta di territorio da colonizzare. Un po’ come la Luna e l’Antartide, sembra che tutti quelli che passano di là non vedano l’ora di piantarci sopra la loro bandierina colorata.
Hanno iniziato gli scrittori di narrativa. Evidentemente gli è piaciuto un casino, perché non si sono ancora fermati.
Hanno continuato i musicisti, che rispetto ai romanzieri hanno anche un piccolo handicap in più, ovvero che non sanno scrivere narrativa.
E, d’altronde, avranno pensato loro, i romanzieri non sapevano sceneggiare, dunque dov’è il problema?
Propongo, prossimamente, di far scrivere una bella graphic novel (che fa più figo) anche a un analfabeta, per vedere fin dove ci possiamo spingere.
Ora, non voglio essere così impietosa da parlare dei Vasco comics o come si chiamavano.
E, QUESTO E’ IMPORTANTE, non voglio nemmeno dire che quella famosa Luna, quella famosa Antartide, era in realtà una famosa America-prima-dei-conquistadores, già dotata, ovvero, di popolazione autoctona. No, noi autoctoni del fumetto, al contrario degli autoctoni della narrativa e della musica dovrei aggiungere, siamo gente amichevole (più o meno), aperta (più o meno), sempre pronta a provare cose nuove (ok, questo no).
Voglio dire che l’idea della contaminazione a me piace – e infatti sto per partire per l’Inghilterra.
Quello che mi lascia un po’ perplessa sono le modalità della contaminazione.
Quello che intendo è (occhio che è una domanda retorica): avevamo davvero bisogno di una scialba brutta copia di 1984 ideata (ideata!) da un musicista (musicista!) nostrano e fatta adattare da importanti fumettisti che hanno così prodotto… cosa?
Non un importante lavoro, questo è certo.
Un lavoro squisitamente tecnico, questo sì, lavorando con quello che avevano, che era una scialba brutta copia di 1984.
Qual’era lo scopo di questa operazione se lo sono già chiesto in molti. Temo di non vederne altro rispetto al solito Makin’ Money Is A Wonderful Thing e, tra parentesi, spero che i due importanti fumettisti abbiano raggiunto questo scopo. Gli scopi del musicista nostrano mi restano oscuri, più o meno come perché continui a fare la stessa canzone da 15 anni.
Adesso pare che i confini della crossmedialità – già il termine meriterebbe un’appropriata discussione – si stiano spingendo ancora oltre.
Prendiamo un gruppo nostrano meno sputtanato del precedente musicista nostrano, trasformiamolo in un gruppo di supereroi e affidiamo il lavoro a due semiesordienti (ma di talento) di una scuola di comics assai nota.
Di questa operazione (scusate se continuo a usare il termine) ho avuto il piacere di vedere soltanto una tavola. Ho un po’ il sospetto che sia una scialba versione di 1984 con in più un quid da Batman, ma potrei anche sbagliarmi. In fondo non sono un’esperta di supereroi (e nemmeno della musica del gruppo in questione).
Anche in questo caso sceneggiatura e disegni mi sembrano molto tecnici, il che, tra l’altro, ci dà la prova ulteriore che esordienti di talento ESISTONO.
Ora immagino che i personaggi coinvolti inizieranno a strillare la propria buona fede come sirene dei pompieri.
Il fatto è che a questa buona fede posso anche crederci, ma preferirei se i fumettisti italiani finalmente si svegliassero e prendessero atto che, sì, Makin’ Money Is A Wonderful Thing.
Perché, vedete, fin’ora sono stata forse provocatoria, ma la vera provocazione viene ora: se i fumettisti italiani ammettessero che i soldi sono una cosa importante, fondamentale, nel loro lavoro, staremmo tutti meglio.
Anzi, mi spingo a dire che sarebbe uno step importante per la crescita del mondo fumettistico.
Anzi, mi spingo a dire che, da questo punto di vista, dovremmo davvero andare a lezione da romanzieri e musicisti.
Poi, magari, nel tempo libero, potremmo anche pensare a scrivere qualcosa di buono, di figo, di importante.
E potrebbero pensarci anche i nostri colleghi crossmediali.
Hai visto mai.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. foolys scrive:

    e sticaz se non sono d’accordo…

  2. sraule scrive:

    eh, lo so sergio. tu sei della squadra dei buoni.
    a parte che la pubblicità dei genial lloyd con il supereroe che ti riporta la macchina se te la rubano mi è venuta in mente dopo, ma forse è stato meglio così.

  3. utente anonimo scrive:

    1984 a fumetti? Non ne so niente… fuori i nomi…
    Michele

  4. sraule scrive:

    no, non un 1984 a fumetti (per quello c’era già “la dottrina”). sto parlando di un fumetto tratto dal libro di un noto cantante italiano, che parla, guarda un po’, di una società iper-controllante che priva gli individui della propria individualità.

  5. utente anonimo scrive:

    non ci ho capito una sega.

  6. utente anonimo scrive:

    Io ho capito tutto invece 😉

    Non sono d’accordo che una persona famosa arrivi alla scrittura di un romanzo o alla regia di un film solo perché è famosa; non lo trovo corretto, ma funziona così, purtroppo.

    Il noto musicista in questione ha però diretto due film e scritto un romanzo (per il quale ha dichiarato di essersi ispirato a 1984) che mi sono piciuti molto.

    Non credo che abbia scelto lui di intraprendere esperienze extra-musicali, penso piuttosto che gli sia stato proposto (se qualcuno è più informato mi corregga).

    Il fumetto tratto dal romanzo ispirato a Orwell non l’ho letto e non ho intenzione di leggerlo; non mi ispira, non mi interessa; e credo che la sua realizzazione non fosse necessaria, il romanzo era più che sufficiente.

    Filippo

  7. CREPASCOLO scrive:

    Noi siam analfabeti di ritorno, da quando abbiamo sentino Anthony Quinn – che interpretava Picasso a teatro – dire che bisogna ritornare a disegnare come bambini. Abbiamo perso il nostro remuneratissimo impiego in qualità di progettista di granate a frammentazione travestite da bambole, perchè nessun piccolo cliente si faceva sedurre dai nostri sem-Tex ( il ranger di plastica ed al plastico )naif, ma questa è un’altra storia.
    Ci piacciono i riferimenti ai Vasco Comics ( non abbiamo letto il graphic novel sui viaggi di da Gama, perchè riteniamo imbattibile il Caboto di Mattotti, ma rimedieremo ) ed a Orwell, il vegetariano ante litteram vedi il suo ”omaggio alla Catalogna ”.
    Ci pare di vedere una possibile trama per una di quelle ucronie che tanto piacciono ai signori Sclavi e Morrison – di seguito un abbozzo:
    anno 1984 – Italia retta da una monarchia assoluta – la dinastia dei Rossi indossa lo Stivale, re Vasco I è un sovrano populista, statista poeta che invita i suoi sudditi a far colazione con un toast al Roxy bar – il suo consigliori è Ronnie il Rosso, creatore di consenso prezzolato, Marzullo prima del tempo, Elvis Costello costato 30 denari.
    Vasco, l’intellettuale di famiglia, ha un fratellino, Paolo, dedito solo al pallone ed un figlio, il principe Valentino – ah, l’amore per i comics golden age – che vive solo per la sua motoretta.
    Panem et circensem. Vasco è mecenate delle arti – la capitale del Regno d’Italia, Zocca, è trafitta da eventi, meeting, simposi anche discutibili come le conferenze sul ”rapporto tra la filosofia del born to run, da Steve McQueen al Boss ”che Ronnie il Rosso propina ad un pubblico mesmerizzato, ma si sa che il sonno della Regione genera mostre.
    Dalla massa anestetizzata – agognata svolta narrativa, sospirerà qualcuno – emerge un leader naturale, il Robin Hood della controcultura, Liga a.k.a. Radiofreccia, ruspante portatore sano di valori della provincia e dalla provincia del micro impero salpa la rivoluzione. Agli zombies romeriani che ondeggiano al mantra” Tofee, oh Tofee ” si sostuiscono gli astronomi new age del Liga che
    cercano Fred e Ginger su di una Supernova. Radiofreccia è tanto abile negli slogan – Obama docet – da sostituire al solipsista ” siamo solo noi ” il suo ” figlio di un cane ” con cui rivendica l’orgoglio della bassa estraziore. Ai fumetti sul prince Valiant tanto amati dai Rossi,
    sono preferiti ettari di manga – diventa un best-seller la videobiografia del Liga ” anime in plexiglass” di Otomo.
    Brando ed Elvis sono gli avatar più gettonati in rete, ma l’America è lontana/dall’altra parte della luna.
    La prossima volta -teniamoci del materiale per il sequel – accenneremo al movimento secessionista ispirato dall’ipertricotico sognatore noto tra la gente del porto come Gesù Bambino. Mai la fine.

  8. sraule scrive:

    brullo: stai meglio così, credimi.

    filippo: al tuo contrario non ho letto il libro. potrebbe anche essere un capolavoro. il fumetto non lo è, anche se è ben disegnato, ben colorato, ben sceneggiato. quindi, mi viene da pensare che fosse il materiale di base ad essere non eccezionale.

    crepascolo: nel tuo paese immaginario ci viviamo già.

  9. utente anonimo scrive:

    ahh… ma parli della neve se ne frega allora… io sono il letterista e gli autori sono miei amici quindi non entro nel merito. Però posso dire che Cammo ha chiesto a Ligabue di scrivere qualcosa a fumetti e lui ha proposto la trasposizione a fumetti del suo romanzo (visto che non era un progetto adattabile al cinema)…
    Cmq, visto che ho lavorato e continuo a lavorare con un romanziere… ben vengano se sono bravi! Se invece verranno fuori fumetti brutti o inutili… beh verranno presto dimenticati…
    Michele

  10. sraule scrive:

    sia il cammo che matteo sono anche amici miei. e infatti gli ho chiesto di persona che bisogno avevano di fare questa cosa molto ben fatta dal punto di vista professionale, ma piuttosto insignificante in assoluto.
    la risposta, se ben ricordo, è stata una risata.

    ma io HO LETTO le altre cose di cammo e matteo, tu anche. non credo che, ad esempio, la neve se frega possa essere paragonato a il vangelo del cojote. un esempio a caso, eh?

    se però è stato giuseppe a chiedere a ligabue almeno qualcosa mi spiego.

    comunque, il post era generico. si riferiva a quello e ad altre cose, ed evidentemente non si riferiva ai prodotti di qualità, quanto a una moda in diffusione che finisce solo per aggiungere fuffa alla già molta fuffa esistente.
    e mi dispiace perché, ok, ligabue per me viene da marte, ma da samuel e dai motel mi aspettavo qualcosina in più.
    perchP se volessero potrebbero farlo.

  11. utente anonimo scrive:

    Avevo scritto un lungo commento ma forse è meglio se ne parliamo a 4occhi alla prossima occasione.
    Michele

  12. utente anonimo scrive:

    ma da samuel e dai motel mi aspettavo qualcosina in più.
    perchP se volessero potrebbero farlo.

    io da samuel e dai motel (ho finalmente googlato un po’ e ho capito almeno il 50% del post) francamente mi aspetterei meno di nulla, quindi non so cosa tu abbia visto ma sono sicuro che mi stupirebbe positivamente.

  13. utente anonimo scrive:

    (nel senso che da loro mi stupirebbe positivamente anche una copia dei fumetti del brullo)

  14. sraule scrive:

    ma una copia dei fumetti del brullo spirebbe SEMPRE positivamente.

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