Stasera sono tornata in piazza Brin.
Ne scrivo tanto, ma non ci vado spesso. E’ il quartiere in cui sono cresciuta, in cui ho vissuto fino ai 14 anni. E’ un bel quartiere, popolare, ruspante, dove lo spezzino è spezzino all’ennesima potenza.
Quando ero piccola, una volta sono uscita di casa e mi è passato davanti al naso un tizio con un’accetta sguainata su una spalla. Non doveva tagliare della legna.
Ecco, quello di piazza Brin è quel tipo di quartiere.
Stasera c’era un’iniziativa contro il vergognoso pacchetto sicurezza del governo. Un pacchetto sicurezza, giova ricordarlo, che istituisce il reato di clandestinità, impedendo ai clandestini, ad esempio, di riconoscere i propri figli nati in Italia, rendendoli, così, automaticamente adottabili, oppure che vieta a un cittadino italiano di sposare un clandestino, ai clandestini di sporgere denuncia contro alcunché e così via.
Questa sera proiettavano in piazza un film sugli immigrati italiani in America.
C’erano le associazioni e c’era anche il sindaco, che ha parlato contro il pacchetto sicurezza. E’ stata una delle poche volte che vederlo mi ha fatto piacere.
C’erano bambine dominicane che spadroneggiavano in bicicletta, e vabbe’ essere contro il pacchetto sicurezza, ma i bimbi bercianti mi danno sempre un po’ sui nervi.
C’era gente, e questo è ok.
Ho accompagnato mia madre in un vecchio bar della piazza. Avete presente il Bar Brin? Ecco, il suo gemello pittoresco.
Bancone, pavimento piastrellato e arredi paleolitici, una barista anche lei paleolitica, che ha subito iniziato a chiacchierare in spezzino stretto, i due ubriaconi locali, che la barista ottuagenaria trattava con la dolce fermezza di una madre, e un paio di magrebini entusiasti di contravvenire ai dettami della loro religione.
Il caffè faceva schifo, tutto molto spezzino.
E allora ho pensato che, tutto sommato, sono felice di essere cresciuta là. Sono felice che esistano posti così.
Anche se, certo, nel centro di Milano starei meglio.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. cornersoul ha detto:

    Mancava solo il commissario Sensi appoggiato a un muro che lumava le ragazze sorseggiando un’orrida RedBull, insomma.

    Antar

  2. utente anonimo ha detto:

    L’ho sempre pensato che da qualche parte hai un cuore! 😛

    paolo

  3. sraule ha detto:

    in realtà credo che la red bull non sia ancora arrivata in piazza brin.

    paolo: e ho anche la pressione bassa.

  4. CREPASCOLO ha detto:

    Brin e Red Bull sono fratellastri, cresciuti in una famiglia benestante dove sono benestati fino a che qualcuno non ha fatto notare loro che Brin era pallido come la focaccia di Recco venduta in una panetteria del centro di Milano e Red era colore cuoio come i suoi antenati navajos.
    Il signor Bull, latifondista ed imprenditore della focaccia liofilizzata, cresciuto nel mito di Aquila della Notte, aveva adottato a distanza ravvicinata un piccolo pellerossa, quando era di moda al massimo adottare una massaggiatrice thailandese, ma si era disinteressato dell’indiano d’America come ci dimentichiamo del botolo che ci guarda, finalmente consapevole, mentre lo abbandoniamo sotto il sole dell’Autostrada del Sole.
    Mister Bull, equanime nella sua discesa al lato oscuro, aveva relegato in una nicchia il figlio bianco ed il figlio rosso.
    Dopo il crepuscolo, Brin e Red caracollavano da un pub all’altro, da una birra rossa ad una notte bianca, frequentando la gente di borgata ormai imborghesita da decenni di invidia per i latifondisti liofilizzati. Che delusione per i teen bi-cromatici.Ultima Thule: il viaggio.
    Clandestini su di un cargo battente bandiera libera, trafitti dal solito uragano, naufraghi su di un isola che chiamarono Nuova-Nuova-Scozia, fondarono il clan Destine
    ( con buona pace di Alan davis ) meticciandosi con le indigene dalla pelle di luna. Ci vollero tre generazioni prima che si varassero Decreti Contra Badantes ( vivere di birra e di focaccia alla lunga rincoglionisce ), ma per quello spicchio di infinito almeno, cowboys ed indiani non si pistolettavano. Quasi un lieto fine.

  5. sraule ha detto:

    non vorrei ripetermi, ma ti adoro, creepy. 🙂

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