Mi avevano quasi convinta.
Mi spiego. Negli ultimi anni, così mi sembrava, si era creata una nuova corrente. Frivola finché vi pare, ma perfetta nel descrivere la superficialità dei tempi moderni.
Sì, sto parlando della già molto discussa "chick-lit".
Certo, il nome assomiglia in modo preoccupante al verso di una gallina (e io odio le galline, animali crudeli), ma, insomma, che delle ragazze scrivessero mi piaceva a priori.
Bisogna anche dire che alcune di queste ragazze SANNO scrivere, che poi scrivano di argomenti del tutto insignificanti come lo shopping o il Principe Azzurro in fondo è questione di gusti.
Sì?
No, forse no.
Ora, non pretendo di essere un’esperta di chick-lit. Ho letto il Diario di Bridget Jones. Rispetto al film l’ho trovato piuttosto deludente e anche un po’ palloso.
Ho letto alcuni dei libri del ciclo I love shopping. Visto che le scarpe di prada non sono esattamente in cima ai miei pensieri dopo un po’ mi sono abbioccata.
Ho letto Sai tenere un segreto?, sempre della Kinsella, e l’ho trovato autenticamente divertente. L’ingenuità delle neofita? Forse.
Quando è uscito Per l’amor di un dio, di cui vi ho parlato qualche giorno fa, un pensiero ha iniziato a germogliare nella mia mente. E se la chick-lit potesse ibridarsi con successo con altri generi più "nobili"? In fondo Jane Austen è chick-lit ante-literam (scusatemi per l’imbroglio lessicale).
Poi ho letto un libro che mi ha fatto capire che questa eventualità è da considerarsi alla stregua di un’epidemia di Ebola su larga scala.
Il libro in questione ha un titolo che la dice tutta: Sex, Lies and Vampires. Katie McAlister, a quanto pare, ne aveva già composti ("scritti" è una parola grossa) due in precedenza, che non ho avuto il piacere di leggere.
Costretta a vagare per quattro ore all’aeroporto di Varsavia, in un momento di sventatezza e sorretta dall’illusione di cui sopra, ho commesso l’errore di acquistarne una copia.
Ah, se solo, prima dell’incauto acquisto, avessi finito di leggere l’ottimo saggio Io credo nei vampiri di Emilio de’ Rossignoli, e specialmente l’ancor più illuminante postfazione di Loredana Lipperini, "Bruciare le stoppie"!
Forse, tutto sommato, non avrei imparato qualcosa, anche se mi sarei risparmiata una certa dose di sofferenza.
La Lipperini, nella già citata postfazione, scrive:
"La parola vampiro, nei tempi recenti, si associa a una fisionomia ben precisa: ha i capelli color bronzo, lo sguardo ardente e le buone maniere di Edward Cullen, principe più adatto al castello di Biancaneve che a quello di Dracula. La tetralogia di Twilight di cui è protagonista è da mesi in testa alle classifiche dei libri più venduti, inonda forum e gruppi di discussione, dove spesso si contrappongono fanciulle che gridano al genio e appassionate difese della purezza dell’horror. Quale horror? In tema vampirico non si difende Polidori, non Stoker, non King, non Lindqvist. Ma Anne Rice e Laurell K. Hamilton, creatrice della saga di Anita Blake. Su entrambe ci sarebbe qualcosa da dire: più avanti, però.
Cullen beve solo sangue animale e rispetta gli umani: qualcosa di inedito, e di profondamente sbagliato nell’ambito delle letteratura fantastica, dove i vampiri sono, sempre, sintomo di ribellione. Cullen incarna l’esatto contrario. Invece di essere portatore di una non morale, ne ripristina una."
Fa poi vari esempi della deriva presa dalla cosiddetta letteratura horror moderna, esempi dai quali si evince chiaramente che la distinzione tra "quel" tipo di letteratura (per mancanza di un termine più appropriato) e la letteratura harmony sia ormai inconsistente.
E la Lipperini non aveva neanche letto Sex, Lies and Vampires!
Permettetemi di fare un breve sunto del blocco di carta in questione:
Una tizia che nominalmente è una professoressa di storia medioevale, ma che di fatto è la protagonista di I love shopping sotto mentite spoglie, viene ingaggiata per aiutare una vampira a ritrovare il suo nipote rapito da un demone. Perché, chiederete voi, anime candide? Ma perché la supposta professoressa, evidentemente, è una sorta di incantatrice inconsapevole delle sue stesse doti, è ovvio.
Se vi sembra trash ascoltate il seguito: a quanto pare il nipote (i vampiri hanno zii, sorelle, nipoti, gemelli… forse in futuro nascerà una saga incentrata sulla figura del Commercialista del Vampiro – ed evitiamo di rimarcare la tautologia della definizione) è stato consegnato al demone, niente meno che Asmodeo, da un vampiro reietto, chiamato The Betrayer (purtroppo questa perla della letteratura non è stata tradotta in italiano), che è al servizio di Asmodeo e che tradisce quelli della sua stirpe a vantaggio del demone.
La nostra avvenente professoressa finisce dritta contro il mostro e…
Mostro? Ho detto mostro?
Scusate, un lapsus.
Il mostro, in realtà, è un bel giovanotto dagli occhi cangianti, dai capelli ramati (un caso?) e dal fisico scolpito. La nostra professoressa viene immediatamente presa da un’incontenibile languore inguinale.
Si scopre che ogni vampiro (pardon, Dark One) può essere salvato da una persona del sesso opposto (metterci anche dell’amore saffico sarebbe stato un po’ troppo anche per la McAlister), congiungendosi con lei.
Nome dell’essere salvifico? Beloved, ovviamente.
Lascio alla vostra fantasia il seguito. Personalmente ho interrotto con soddisfazione la lattura, per cui, ehy, Sex, Lies and Vampire potrebbe anche trasformarsi in corner in un’opera degna di Guglielmo Shakespeare.
Nella considerevole parte di libro che ho letto, tuttavia, questa genialità non emerge.
Vi appaiono, invece:
– una protagonista gravemente cerebrolesa, che trovandosi di fronte un vampiro con le zanne snudate (per quanto di aspetto più che gradevole), inizia a prenderlo in giro e a fare battutine allusive. E poi, a lamentarsi. A lamentarsi di tutto, dalla scomodità dell’antro in cui lui l’ha (giustamente) rinchiusa, all’ingiustizia del fatto che tutti gli altri vampiri credono che il povero Betrayer sia uno stronzo.
– sesso a paccate. Ok, detta così sembra divertente, ma quando i protagonisti di un romanzo copulano senza sosta, pagina dopo pagina, nelle situazioni più improbabili, e sono scossi costantemente dall’estasi mistico-erotica del suggimento sanguigno uno inizia anche ad averne due palle così.
– vieti stereotipi su uomo e donna, laddove l’uomo è sempre un nerboruto vampiro in posizione macho-difesa e la donna è sempre una sciacquetta rompipalle.
– relazioni familiari incasinatissime, per cui non si capisce mai chi-è-figlio-di-chi e, specialmente, come cazzo fanno dai vampiri a prolificare come conigli. Ovviamente ci sono faide familiari che continuano da lungo tempo, il Betrayer è stato venduto, infante, ad Asmodeo dal suo papà che voleva avere soprannaturali poteri di prendere più gnocca (non scherzo) e povere fanciulle tradite e delle quali si fa abbondante mercimonio.
– un Anello del Potere. Non credo di dover aggiungere altro.
Ora, da tutto questo, come dicevo, ho appreso un’importante lezione: chick-lit è il verso della gallina, nient’altro che questo. E la gallina non è nota per le sue facoltà intellettive ("non è un animale intelligente, lo si capisce da come guarda la gente", come dicevano Cochi e Renato).
La chick-lit non ha alcuna speranza di diventare un genere decoroso come la fantascienza, l’horror e il porno.
Che ci siano ragazze che scrivono questa roba non è un buon segno, per niente.
Non più di quanto sia un buon segno che ci siano ragazze cornificate dal proprio ragazzo che si avventano sull’amante al grido di "tu! puttana! hai rubato il mio uomo!"
La chick-lit è il simbolo della decadenza delle letteratura. Punto. Ho provato a stare su posizioni progressiste, ma è evidente che la mia parte reazionaria ha sempre avuto ragione. Scema io a non ascoltarla.
Quindi, ecco, se per caso doveste mai avere il sentore che io stia prendendo questa brutta china, vi prego, fucilatemi.
Morirò emettendo un appropriato gorgoglio invece del vergognoso suono "chick-lit".

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    capito qui per caso ma da oggi ti assicuro che passerò molto più spesso.

    complimenti, perchè sei una di quelle ragazze che ha ancora un cervello.
    o che quantomeno non crede alla storiella del non morto in perfetto stato fisico!

    🙂

    Greg

  2. sraule ha detto:

    ‘somma, almeno un po’ di puzza di cimitero secondo me fa parte del prezzo. 🙂

    e benvenuto.

  3. utente anonimo ha detto:

    Diamine, già l’attesa in aeroporto prova duramente, se poi ci metti una lettura (lo so, son parole grosse) del genere…

  4. sraule ha detto:

    e tutto questo, tengo a specificare, perché le aree wii-fi degli aeroporti sono a pagamento.

  5. utente anonimo ha detto:

    fai come me in aeroporto: drogati di riviste e quotidiani.

  6. sraule ha detto:

    a varsavia la scelta era un po’ misera…

  7. utente anonimo ha detto:

    Io di solito faccio così, di fronte a un brutto libro: Vado sul maggiore archivio di fanfiction italiane e mi sparo subito una storiellina tremenda, ringraziando Iddio che non si trovi in libreria.

    Solo che poi in libreria ci trovo Moccia, ergo la consolazione è di breve durata.

    Magnolia

  8. sraule ha detto:

    già. in effetti ci sono scrittori di successo la cui scrittura è paragonabile a quella degli appassionati che scrivono su fanfiction.net

    allegria!

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