Un po’ di tempo fa mi è stato chiesto di scrivere un’introduzione per un libro di Danilo Arona, L’estate di Montebuio. L’introduzione era delirante e pensavo che me l’avrebbero fatta riscrivere. Non solo non me l’hanno fatta riscrivere, ma gli è anche piaciuta.
E’ piaciuta anche a Danilo (o così dice lui), il che è un bene. Il suo libro, in compenso, a me è piaciuto un casino.
Ora è uscito (o sta uscendo), per le Edizioni Gargoyle, e penso che potrebbe piacere un casino anche a voi. Quindi, se vi capita, procuratevelo.
Questa è la famosa introduzione delirante (non sono sicura che sia la versione definitiva – quella è indubbiamente sul libro stesso):

"Santa Margherita (o Mariana) d’Antiochia. Marina per i cristiano-ortodossi. Decapitata il 20 luglio del 290 d.C. perché si rifiutava di disconoscere Cristo. E anche per non averla data al prefetto Ollario.
Una Maria Goretti ante-literam, ma con in più un quid di spettacolarità che nessuna santa moderna può permettersi. Santa Mariana, ingoiata dal Drago (dai, avete capito benissimo di chi stiamo parlando), lo squarcia dall’interno usando una croce come pugnale.
Ah, se Tarantino e Rodriguez fossero stati là!
Un po’ di tempo fa ho fatto un test su Facebook. Roba dall’altissimo profilo culturale, chiaramente. Si intitolava: “Che cristiano sei?”. Quando nel mio profilo è apparso il faccione di Marilyn Manson ho iniziato a sospettare che il mio risultato non fosse “Claudia Koll”. E infatti: anticristo. Dovevo aspettarmelo.
Quindi, ecco, forse il fatto è che non sono proprio una perfetta credente, ma il martirio, quello cristiano dico, mi ha sempre intrigato. Non siamo ipocriti: è praticamente horror.
III secolo d.C.: Sebastiano, tribuno romano, viene messo a morte dall’imperatore Diocleziano. Condannato ad essere trafitto dalle frecce, legato ad un palo in una zona del colle Palatino chiamata ‘campus’, viene colpito, seminudo, da tante di quelle frecce da sembrare un riccio e, creduto morto dai soldati, viene lasciato lì, in pasto agli animali selvatici.
Ma non è finita. Irene, una nobile cristiana, va a recuperare il corpo per dargli degna sepoltura. Solo che Sebastiano è ancora vivo. Dopo essere guarito dalle trafitture, invece di levare le tende da Roma continua a predicare. Allora Diocleziano, inviperito, ordina che Sebastiano sia flagellato a morte e che il suo cadavere, tanto per sicurezza, venga gettato nella cloaca massima.
Ma Sebastiano non si arrende: compare in sogno alla matrona Licina e chiede di essere sepolto nelle catacombe di via Appia. Dove, finalmente, resta.
Ancora III secolo d.C. L’imperatore Valeriano inaugura una persecuzione contro i cristiani. San Lorenzo non può rassegnarsi a lasciar morire da solo il suo Papa, Sisto II. E così, secondo le cronache di Sant’Ambrogio, viene messo sulla graticola, dalla quale si lancia in facezie sul suo grado di cottura. In realtà pare che Sant’Ambrogio fu un biografo troppo fantasioso e che Lorenzo fu semplicemente decapitato.
251 d.C. Sant’Agata, nobile e bella fanciulla, fu sottoposta a indicibili torture dal proconsole Quinziano. Dopo aver cercato di corromperla affiancandole per un mese una cortigiana di nome Afrodisia (probabilmente una prostituta sacra del culto di Venere o Cerere), e vedendo che la giovane non abiurava, Quinziano la fece rinchiudere in prigione. Qua Agata viene fustigata e sottoposta al violento strappo di una mammella, ma San Pietro, apparendole in sogno, chiude le sue ferite. Allora viene sottoposta al supplizio dei carboni ardenti, in seguito al quale muore in prigione.
Ma la martire più resistente fu forse Santa Lucia. Denunciata all’arconte Pascasio di Siracusa da un giovane che l’avrebbe voluta in moglie, su Lucia fu tentato ogni tipo di supplizio.
Pascasio ordinò che venisse violentata, ma per quanto molti soldati si adoperassero nell’impresa, nessuno riuscì a deflorarla. Allora la legarono con delle funi alle mani ed ai piedi, e presero a tirare, ma inutilmente. Tentarono di trascinarla con un paio di buoi, ma Santa Lucia era inspiegabilmente inamovibile.
Pascasio, che non mancava d’inventiva, decise allora che Santa Lucia doveva essere cosparsa di pece, resina e olio e data alle fiamme. L’ennesimo smacco, Santa Lucia non bruciava.
Alla fine Pascasio, andando per le spicce, la decapitò.
Non sono una buona cristiana, l’abbiamo già appurato, ma ditemi voi se uno scrittore horror ha bisogno d’altro.
Se parliamo di tortura, d’altronde, da una parte e dall’altra della barricata della fede, nel corso dei secoli gli uomini si sono fatti una certa esperienza. Tra martiri in graticola e streghe al rogo, l’umanità non si è fatta mancare niente. Tutte nozioni che poi ha potuto proficuamente impegnare in Vietnam, in Iraq, a Guantanamo…
E allora, se la vita a volte imita la fiction, la fiction quasi sempre imita la vita. Non si tratta di una chiusura ad effetto, tra poco ci tornerò sopra.
Nel frattempo ricordatevi questo: il martirio horror di Santa Mariana d’Antiochia.

Gotico montano; praticamente, Montebuio. Il nome dice tutto. L’atmosfera del dopopranzo estivo, ferma. La luce particolare dell’altitudine. Un piccolo paese, di pochi abitanti. Tutti si conoscono, è ovvio.
La colonia estiva.
Ora, non so se qualcuno di voi è mai stato in colonia. Io sì. Non a Montebuio (o a Montemaggio, doppelgänger reale del paese immaginario di Arona), ma poco lontano. Non in Valle Scrivia, ma in Val di Magra.
Cento chilometri di distanza, chilometro più chilometro meno. E una colonia praticamente identica a quella di Arona (è inutile dire che non ci metterò mai più piede). La mia aveva persino qualche storia di fantasmi, anche se temo che non ci sia mai stato un avvistamento ufficiale.
Di nuovo, potenziale horror a non finire.
Perché in una casa grande e chiusa, nascosta dal bosco, qualcosa di maligno deve abitarci per forza. Perché in un piccolo paese, chiuso, praticamente autartico, del marcio c’è di sicuro.
E non dimentichiamo il monte. Buio, chiaramente. Anche se in realtà è assolato, ma, si sa, quello che si muove sotto il sole a picco, nell’ora morta, fa più paura delle ombre della notte.
Non c’è bisogno di essere Stephen King per capirlo.
Non c’è bisogno di essere Dan Simmons.
Un gruppo di preadolescenti si arrampica sul monte (in bicicletta, ed ecco Simmons che ricompare), nella luce ronzante dell’estate. E succede qualcosa. Deve succedere, è il genius loci a stabilirlo.
Ma che cosa, e come?
Il gioco è tutto lì.
Ricordatevi questo: una Pattuglia Ciclista è sempre in pericolo.
E anche: in un posto che si chiama Montebuio non può succedere niente di buono.

Morgan Perdinka e il rock’n’roll quantico. Non so perché ma la fisica quantistica è rock, come direbbe Celentano (non sempre la citazione può essere alta).
E di rock, in L’estate di Montebuio, ce n’è a bizzeffe.
All’inizio del capitolo A Blacker Shade of Gloom, 16 settembre 1978, Morgan Perdinka – protagonista non ufficiale del libro – ci racconta di persona un fatto al quale non ha mai assistito.
Nel 1970, poco prima di morire, Jimi Hendrix partecipò al festival sulla famosa Isola di White. L’evento era organizzato pessimamente e l’esibizione di Jimi scivolò nelle prime ore del mattino. C’erano dei problemi tecnici, e l’impianto audio emetteva un buzzing fastidioso. C’era anche un’eclissi di luna, e Hendrix, subito prima di attaccare con Voodoo Chile, salutò l’astro con le parole: “Well, the moon is turned a fire red” (no, è inutile che facciate come me e andiate a riprendervi il live per riascoltarlo: tra Purple Haze e Voodo Chile non c’è niente, nemmeno un istante di pausa).
Il fatto è che, se la paura è un suono, quel suono è un buzz continuo.
E il buzz è il suono dello spazio quantico.
Nello spazio quantico il tempo è una variabile senza significato, perché tutto accade contemporaneamente. Nella musica il tempo è l’unità di misura fondamentale, perché una melodia è fatta di note e di accordi, certo, ma specialmente di tempi. Senza tempo non ci sarebbe ritmo, senza ritmo non ci sarebbe musica.
E allora?
Allora buzz, come direbbe Danilo Arona. Perché nemmeno i quanti possono permettersi di lavorare in silenzio.

Il gioco delle scatole cinesi. Vi ho detto che ci saremmo tornati. La fiction imita la vita. E la vita comprende una gran quantità di fiction, almeno di questi tempi.
Morgan Perdinka – scrittore horror, non l’avevo ancora detto? – si stupisce di come alcune delle sue storie siano simili ad avvenimenti reali avvenuti dopo che le ha scritte.
Premonizione o campo quantico a noi, ora, non interessa.
Un gioco di scatole cinesi, dicevo, perché Arona scrive di Perdinka, che scrive di Perdinka e che è (de)scritto da altri, e Montebuio scrive anche lui (vedrete), non sempre di Perdinka.
Allora abbiamo la narrazione di Arona, dal punto di vista di Arona.
La narrazione di Perdinka, dal punto di vista di Perdinka (e anche di Arona, per forza).
I racconti di Perdinka, che aggiungono qualcosa alla narrazione di Arona.
E non dimentichiamo la narrazione di Mister Hidden (o forse di Miss Continental), che aggiunge qualcosa alla narrazione sia di Arona che di Perdinka. Che poi è Arona.
Tutto chiaro?
Se la risposta è “no”, allora siete a buon punto. Arona, in L’estate di Montebuio, non si limita ad incasellare la narrazione in un complesso sistema di scatole cinesi, ma mette in forse la struttura stessa della realtà.
Nel suo universo quantico niente è “qui ed ora”.
Forse ricorderete la grottesca scena d’apertura di Timeline, del recentemente scomparso Michael Crichton. Un uomo, forse un vecchio pazzo, che, mentre lo portano via in barella canta a squarciagola “Quantic foam, take me home”, sulle note della più famosa “Country road”. Ecco, in quel caso la fisica quantistica era country. Ora fate un passo avanti. Siete pronti per cominciare.
Potete chiamarla metaletteratura, e fare i pregiati.
Potete chiamarla letteratura quantica, ed essere rock."

Advertisements

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...