Allora, ho comprato Caravan. Sì, il primo numero della mini-serie di Medda, di quello sto parlando. Questa serie ha anche un blog, come ormai tutte le serie che si rispettino (E questo mi fa pensare: il fatto che Ford Ravenstock non abbia un suo blog significa forse…? Ma, no, è ovvio. E’ che è molto difficile suicidarsi tramite internet, e quindi a Ford non interessa).
Vabbe’, del blog ho letto giusto un paio di pagine, però il fumetto l’ho letto tutto.
Forse dovrei premettere che non sono esattamente una fan incondizionata delle serie popolari? Ok, premettiamolo, per quelli che si fossero collegati adesso dal pianeta Plutone.
Non è che io sia snob (sì, ok, lo sappiamo tutti che lo sono, ma era una specie di incipit, ok?), ma dopo un po’ inizio a perdere il senso di una narrazione interminabile, intercambiabile e di intrattenimento. Persino di Volto Nascosto, che mi piaceva un sacco (e, sì, ho un debole personale per Manfredi, quindi forse non conta), non ho comprato tutti i numeri. Va bene, ora ho fatto coming out: non ho comprato tutti i numeri. Lo ammetto.
Sono una lettrice infingarda, traditrice. Magari compro religiosamente un fumetto per anni e poi, a metà di una svolta narrativa, mollo il colpo. Ora che Magico Vento si avvia alla conclusione sono nella merda, perché non so che cavolo è successo dal numero 40 in poi.
Insomma, stavo dicendo: ho comprato il primo numero di Caravan.
Vi spiego perché mi è piaciuto e comprerò il numero due (ma sul tre preferisco non sbilanciarmi, vi ho già detto del mio problema con le serie).
Mi è piaciuto perché è scritto bene.
"Come è scritto bene?" direte voi, "gli altri sono scritti di merda?"
No, non proprio, almeno. Ma molte altre serie da edicola sono scritte con un linguaggio che non mi piace e che talvolta trovo goffo. La gente dice "che diamine" e roba del genere. La gente si dà del voi, e non mi piace.
Attenzione, questo non significa che io non capisca perché si usa quel linguaggio e, ok, saranno anche buoni motivi, ma a me non piace lo stesso.
Caravan è scritto bene, scivola bene. La gente si dà del voi, ma non tanto, e quando lo fa quasi quasi non ci fai caso. Non ho trovato "che diamine", ma potrei essermi distratta.
Poi, vabbe’, Caravan ha una bella copertina.
Adesso, lo so che c’è il rischio che arrivi Mammucari e dica "hey, grazie", e a me toccherà rispondergli "grazie al cazzo, sei bravo", e poi, lo sapete come vanno le cose tra noi fumettari. Comunque la copertina è bella, quindi, nel caso, sopporterò stoicamente. E però, visto che sono nerd, mi piaceva di più quella con tutte le polaroid attorno. I grafici sono gente ignobile, lo so perché la sono stata.
Ma stavo dicendo.
Caravan mi è piaciuto perché i disegni di De Angelis sono ok. Io non sono di quelle che si strappano i capelli per De Angelis, però è un Pezzo Grosso perché disegna Un Sacco Bene. Se Tizio è triste lui lo fa triste, e non, chessò, stupito, se Caio è incazzato lui lo fa incazzato, e via discorrendo. I riccioletti posso tollerarli.
Poi Caravan mi è piaciuto perché parla di una cittadina.
A me piacciono le cose in cui si parla di cittadine (possibilmente in cui se ne parla male, visto che io ci vivo, in una cittadina, e non mi sento di consigliare l’esperienza a nessuno). Ma nelle cittadine possono succedere delle cose interessanti da un punto di vista narrativo. Va da sé che dal punto di vista mondano non ne possono succedere, invece. Voglio dire: non è che il 26 il concerto dei Nine Inch Nails lo faranno qua, è chiaro. I Nine Inch Nails quando vengono in Italia vanno a Roma e a Milano, noi dobbiamo accontentarci di Morgan, e giusto perché gli hanno raccontato che a Spezia c’è figa a valanghe (poi Morgan scoprirà che la figa a valanghe, a Spezia, non te la dà, ma ormai è stato raggirato).
Ma stavo parlando di Caravan, non fatemi distrarre. Ho creato un’intera serie di racconti per parlare male di Spezia, potrei anche accontentarmi.
Dunque, Caravan mi è piaciuto perché leggendolo non ho sbadigliato neanche una volta.
Questo non è un segno assoluto di qualità, intendiamoci. Moby Dick fa sbadigliare spesso e volentieri, però è un capolavoro.
Solo che Caravan non fa sbadigliare, il che, secondo me, è comunque un fatto positivo.
Poi Caravan ha un sacco di personaggi.
A me piacciono le storie con un sacco di personaggi, perché poi puoi fargli fare tante cose diverse (tipo morire in modi diversi e orribili), invece se hai un personaggio solo, a meno che non abbia una serie di personalità multiple come Crazy Jane di Doom Patrol, può fare una cosa sola: essere se stesso.
Ho scritto un sacco di roba con tanti protagonisti, ma me le hanno tutte segate, quindi sono contenta che a Medda non l’abbiano segata. Così posso godere per procura dei suoi personaggi multipli.
Poi in Caravan succedono cose misteriose.
A me piacciono le cose misteriose. Quasi tutte meno i Wendigo, perché i Wendigo mi fanno paura. In Caravan, per il momento, di Wendigo non ce n’è.
E poi adesso so che cosa rispondere a una certa persona la prossima volta che mi dirà che la meteorologia non fa paura. Tié, beccati Caravan, Certa Persona!
Comunque, a parte queste motivazioni personali, in Caravan succedono alcune cose misteriose. Meteorologiche.
C’è violenza, anche gratuita, sì. A me piace… ok, avete capito.
C’è un piccolo cane.
I piccoli cani non mi fanno impazzire, preferisco i cani di taglia medio-grande, possibilmente sbavanti e con un sacco di pelo, ma questo piccolo cane è abbastanza ok.
Poi è interessante. Sembrerà una banalità, ma a me le cose interessanti piacciono.
Le donne non sono tutte strafighe, e neanche gli uomini.
E questo è ok.
Non ci sono scene di sesso.
Va be’, lo so che cosa state pensando: non ci sono strafighe, non ci sono scene di sesso, perché dovrei comprare questa roba?
Il bello di non essere la sceneggiatrice di Caravan, in effetti, è che non me ne frega un cazzo se non lo comprate. L’importate è che compriate il prossimo Ravenstock, è chiaro.
Comunque, se vi avanzassero due euro e settanta e poteste passare sopra alla cosa che non ci sono strafighe e non ci sono scene di sesso, vi consiglierei di farlo comunque, perché è un fumetto che è piaciuto a me.
Potreste pensare che non è una grande garanzia. D’altronde siete dei viscidi stronzetti senza cuore, l’abbiamo già capito con la faccenda di Eric.
Mi piacerebbe pensare di avere un pubblico di lettori nobili e incredibilmente intelligenti, ma invece ho solo voi, che siete delle rave. Siete degli antisociali che probabilmente incendieranno l’edicola in cui hanno comprato il fumetto. SE lo comprate.
E vabbe’, l’importante è conoscere il proprio target, brutti insensibili.
Adesso andate a comprare Caravan: quel fumetto in cui si maltrattano bambini handicappati e si scippano le vecchiette.
Oppure no, non importa. L’importante è che in autunno andiate a comprare Ford Ravenstock, quel fumetto in cui ci sono stragi di innocenti e serial killer che mozzano le braccia delle vittime. E questo non è uno scherzo.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Ehm…. grazie!
    :))))
    Emi

  2. utente anonimo ha detto:

    Lo prenderò, sia perché ho una stima incondizionata nella tua opinione, sia perché a quest’ora del mattino farei qualsiasi cosa mi venga consigliata con tono vagamente autoritario.

    E prenderò anche coso, lì, Ravenstock. In autunno. Mo’ me lo segno. 😉

  3. sraule ha detto:

    emiliano: io ho provato a scoraggiarti, ok?

    lù: dobbiamo approfondire questa tua attitudine del mattino presto.

  4. utente anonimo ha detto:

    what a coincidence…anch’io ieri ho letto (a nanna) Caravan (che spero il senso inteso da Medda sia carovana e non quello del mezzo).

    Di Medda mi piace l’umanita’ sincera che riesce a mettere nei suoi fumetti (non mi sento preso per il culo mentre li leggo) e di De Angelis l’immensa bravura (anche di Medda che cazzo!)

    La cosa che mi e’ piaciuta meno e’ patina di “politically correct” che in Bonelli ci deve essere, sono comunque fumetti “educati” sempre.

    Spero di essere stato chiaro

    Simone “nott”

  5. sraule ha detto:

    chiarissimo.
    questo va sotto alla voce “fumetto popolare”, in effetti. il fumetto popolare, ora come ora, non può permettersi di essere politically uncorrect.

  6. utente anonimo ha detto:

    La gente dice “che diamine” e roba del genere.

    ehi, io a volte dico davvero “che diamine” (forse perchè ho imparato l’italiano sui fumetti).

  7. sraule ha detto:

    cosa c’entra, tu dici anche altre cose buffissime tipo “soccia” o bolognesate varie. oltre che “poffarbacco” (ti ho sentito io).

  8. utente anonimo ha detto:

    Anche lo sceneggiatore ringrazia arrossendo. Ma fa notare che in Caravan ci si dà del “lei”, non del voi! Non ricordo di avere scritto nessun “che diamine”, ma magari mi sono distratto… 🙂
    salutoni
    MM

  9. sraule ha detto:

    ah, ecco perché mi sembrava che il voi non si notasse neanche! 🙂
    vabbe’, dai, sono minuzie.

    (bella figura di merda)

  10. utente anonimo ha detto:

    Missione compiuta, capo. 😉
    Preso Caravan, letto Caravan, piaciuto Caravan. Anche se io l’avrei intitolato Roulotte, che fa più vintage…

    E comunque c’era persino una mezza scena di sesso con tanto di gridolini orgasmici, anche se a porte chiuse.

    (Dalle 6.30 alle 8.30 sono il soldato perfetto. O più probabilmente il maggiordomo perfetto.)

  11. sraule ha detto:

    Lùsei inquietante, ma non mi formalizzerò. La mia macchina avrebbe giusto bisogno di una lavata, mi chiedevo… 😀

  12. Lipesquisquit ha detto:

    Dio, il nome De Angelis mi riporta indietro di qualche millennio, quando leggevo Nathan Never ed ero orgoglioso delle lettere che scrivevo alla redazione con domande intelligentissime su cose che nemmeno gli sceneggiatori ricordavano più, ed ero ancora più orgoglioso delle risposte alle mie domande, pubblicate sull’albo del mese dopo.
    Cioè, quelli conoscevano il mio nome, si rivolgevano a me, mi volevano bene davvero, capisci?

    Sigh, guarda cosa hai fatto, hai fatto piangere un uomo! 😥

  13. utente anonimo ha detto:

    allora, anche io ho letto Caravan. Lasciami dire che non rendi l’idea di quanto sia scritto bene.
    La cover di Emiliano è figa e non smetterò mai di ringraziare il cielo che esista.

    De Angelis (parere del tutto personale) è leggermente sotto tono, soprattutto nelle chine.

    Per un fumetto popolare trovo che rompa ampiamenti gli schemi.
    Ti dico quali sono le 3 cose che mi sono piaciute di più: La libertà con cui smonta la gabbia Bonelliana è una goduria, l’efficacia con cui lascia in sospeso la scena e i continui stacchi ritmati (a chi deve ancora leggerlo do un consiglio, non fate come ho fatto io che l’ho letto tra una centrifuga e l’altra, leggetelo d’un fiato) mi piace davvero molto, il fatto che non vi siano troppi riferimenti filmici ma piuttosto guardi al nuovo modo di raccontare di talune serie televisive è centratissimo.

    Medda mi piaceva già ai tempi di NN e devo essere sincero me lo ricordavo per una ragione che quando ci vediamo ti racconto. L’ho sempre collocato tra i 3 più interessanti sceneggiatori Bonelli, ovvero Ambrosini, Manfredi e Medda.

    Ora mi chiedo, la serie è molto impegnativa, gestire tutti quei personaggi sarà una bella sfida… ma cosa fa, se la scrive tutta lui? Io spero proprio di sì.

    Pic

  14. utente anonimo ha detto:

    Anch’io ho letto Caravan e mi è piaciuto per le identiche ragioni.

    L’ho letto prima di leggere questo post.

    Non so se mi sia piaciuto più Caravan o questo post.

    Oltre a Caravan sto leggendo altro… ma non ne parlo.
    Non qui, almeno.

    😀

    AleDiVirgilio

  15. utente anonimo ha detto:

    Vabbè, mi avete convinto. Metterò da parte tutti i miei pregiudizi -FONDATISSIMI- sulle serie bonelli e lo leggerò.
    Ma se l’albo dovesse rivelarsi la solita mattonata nelle palle me la prenderò personalmente con Susanna, Andrea e Alessandro.

    Dixi.

    Armaduk

  16. utente anonimo ha detto:

    Sto già tremando!!!

    ;D

    AleDiVirgilio

  17. sraule ha detto:

    armaduk: ah-ah. si faceva per ridere, vero?
    ale: parlamene via mail, invece 🙂
    pic: sono d’accordo ma non sono gasata come te. è che il mio cuore ormai è arido.
    lipesquisquit: ho sempre pensato che scrivere alla redazione di alcunché fosse un pessimo segno. sono felice che tu sia guarito.

  18. utente anonimo ha detto:

    Sto già tremando!!!
    Anch’io. Ma lo leggerò ugualmente.
    :faccine:
    :faccine:
    :faccine:

    Arm

  19. utente anonimo ha detto:

    armaduk: ah-ah. si faceva per ridere, vero?

    No, no. sono serissimo.
    Guardami, non sembro serissimo?
    No?
    No?
    Neanche un po’?
    No, eh?

    Arm

  20. sraule ha detto:

    mi sembri schizzato, ma tanto ci sono abituata. 🙂

  21. utente anonimo ha detto:

    come al solito mi sono inchiappettato con il mio solito entusiasmo. 🙂

    @Arm: forse ha ragione Susanna, esagero ma fidati è un prodottino inusuale per un Bonelli.
    @Susi: il tuo cuore è arido e domani avremmo potuto bagnarlo abbondantemente con vino e focaccia al formaggio (con voi saremmo stati in 37) ma vabbè.

  22. sraule ha detto:

    guarda, non dirmi niente, domani sono tappata in casa a preparare il mio intervento sull’autolesionismo.
    potrei girare un video di me stessa, in effetti.

  23. Lipesquisquit ha detto:

    “Guarito” non è proprio la parola giusta: all’epoca avevo smesso di leggere Nathan Never per dedicarmi 24 ore al giorno a un costoso gioco di soldatini fantasy.
    Mi sto ancora disintossicando.

  24. sraule ha detto:

    ah.
    be’, io per un po’ sono stata dipendente da caesar III, ma poi mi è passata quando ho visto che la conquista del globo mi dava dei problemi.
    ora sto pensando seriamente di dedicarmi a caesar IV. se solo avessi tempo!

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