Quale momento migliore per parlare di libri di quello in cui tutti sono al Salone del Libro di Torino?

Ecco io quest’anno ho deciso di non andarci. Teoricamente, a quest’ora, avrei dovuto essere in Polonia. Insomma, avevo già rinunciato all’idea del Salone. Quando ho saputo che non sarei andata in Polonia la voglia di andare a Torino non mi è tornata.

Così sono qua, a casa mia, piuttosto rilassata (qua c’è il sole). Virtualmente vi saluto da lontano. Immaginatemi pure distesa su una sdraio con in mano un cocktail a basso contenuto alcolico.

Direte che ho finalmente raggiunto la tanto vagheggiata atarassia. Non è esattamente così.

L’altro giorno, ad esempio, sono stata colta da un desiderio e il desiderio era di leggere l’ultimo libro di Andrew Vachss.

Andrew Vachss negli Stati uniti è uno scrittore di best-sellers. La sua serie di Burke conta 18 libri, ha venduto milioni di copie, ed è la serie più “dura” della narrativa thriller americana.

Il fatto che mi ha sempre sorpreso di Andrew Vachss è che sia riuscito a convincere migliaia di americani a comprare e a leggere i suoi libri, nonostante le tematiche ricorrenti siano il dissestato welfare statunitense, la criminalità urbana, il neonazismo, i gruppi pedofili travestiti da “associazioni per il fanciullo”, i farmaci antidolorifici a caro prezzo e difficile prescrizione, il trasgenderismo, l’immigrazione clandestina e altre piacevolezze del genere.

Se non bastasse Andrew Vachss non ha peli sulla lingua. Non si pone esattamente il problema di non shoccare, scandalizzare, colpire duro. Anzi, colpirti con affilate, precise e specialmente taglienti staffilate di realtà è esattamente quello che desidera.

Non è uno scrittore dell’ultraviolenza tarantiniana. Non è affatto sopra le righe. La violenza contenuta nei suoi libri non fa ridere per niente. Non è eccitante, non è glamour, non è catartica.

È più che altro una violenza piatta e agghiacciante, da vita reale.

L’altra cosa che mi ha sempre intrigato di Andrew Vachss è che sia riuscito a infilare un numero di personaggi improbabili e sopra le righe in questa brulla e spaventosa realtà urbana facendoli sembrare del tutto naturali, che riesca a farti vivere dei momenti epici senza mai abbandonare questo realismo quasi opprimente.

L’ultima cosa che mi ha sempre stupito di Andrew Vachss è che la sua professione principale non sia quella di scrittore, nonostante come scrittore (anche di fumetti) sia quotato e riconosciuto. La sua principale professione, in effetti è di difendere bambini molestati, abusati, danneggiati, per conto delle procure delle sue città. Sì, Vachss è un avvocato, Vachss è stato direttore di un innovativo progetto di penitenziario giovanile realmente dedicato alla riabilitazione, Vachss è andato in Biafra durante la guerra come inviato dell’ONU.

Uno così, in teoria, dovrebbe starmi sulle palle da morire.

Voglio dire: scrive bene e vende i suoi libri nonostante questo, è mr perfezione, scrittore e difensore degli oppressi, è sexy da morire e ha una moglie così tosta che non può nemmeno starti antipatica… Cristo, ama anche i cani!

Purtroppo sono una cinica dilettante e quando leggo i suoi libri e le sue interviste non mi viene voglia di buttarli via con espressione disgustata ma di alzarmi in piedi e gridare qualcosa tipo Hasta la Victoria Siempre. Ok, magari non esattamente questa frase, ma credo che capiate la sensazione.

Poi, quando il pugno sinistro ti si è afflosciato e quando sei tornato a guardare SpongeBob alla tv, vieni preso da una strana consapevolezza, ovvero che dev’essere faticoso svegliarsi la mattina ed essere Andrew Vachss.

A quel punto accantoni definitivamente l’idea che possa starti sulle palle e ti rassegni al fatto che è una delle poche persone al mondo che ammiri.

E inizi anche a chiederti: perché i suoi libri, in Italia, sono così difficili da trovare? Perché un autore best-seller statunitense da noi non è stato promosso in alcun modo? Perché il suo ultimo libro per la Sperling & Kupfer è stato tradotto nel 2002? Perché ho dovuto aggiornare io l’elenco delle sue pubblicazioni USA sul wikipedia italiano? E, specialmente, perché non posso comprare comodamente nella libreria sotto casa l’ultimo libro di Burke (che è proprio l’ultimo, poi la serie finisce) invece di doverlo ordinare da Amazan? Che ogni volta che mi inoltro da quelle parti con la carta di credito a portata rischio la bancarotta istantanea?

E, infine, domanda più importante, perché non posso ammirare, non so, Stephen King, che sarebbe tutto più facile?

È inutile, quando sei un nerd la vita è un posto durissimo.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

Una risposta »

  1. Lipesquisquit ha detto:

    No, macchè, la vita da nerd è interessantissima, e poi vedere il resto del mondo che non lo capisce e ti considera uno che soffre per la sua nerditudine è favoloso, se ci pensi sorridi dalla mattina alla sera.

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