I nostri sistemi di comunicazione mi affascinano. Mi affascinano ancora di più le reazioni della gente ai nostri sistemi di comunicazioni.
Permettetemi di prenderla un po’ alla larga.
Quando comunichiamo, usiamo uno o più canali. Ne discutevamo in passato rispetto al fumetto. Il nostro canale "principe" è, o si pensa che sia, quello verbale. Abbiamo detto che c’è anche quello non-verbale, che è un canale dalle molte facce.
Se questo canale esista o meno (e ovviamente esiste) nella comunicazione dei mass media è un argomento che in questa sede non interessa. Diciamo, invece, che la comunicazione dei mass media passa attraverso due canali fondamentali: le parole e le immagini.
Ma questa comunicazione, che tintura può assumere?
Diciamo che il linguaggio, in quanto tale, di solito ha una tintura principalmente cognitiva. La coloritura emotiva viene affidata, pertiene, al non-verbale.
Ma se dai una notizia in un certo modo, utilizzando il non-verbale in un certo modo o utilizzando il non-verbale del verbale (ne abbiamo già parlato) in un certo modo, la notizia assumerà una coloritura emotiva molto più forte.
Facciamo un esempio. Dire "Questa persona in stato vegetativo permanente verrà disconnessa dal sondino che le assicura una forma di sostentamento sintetica della quale non percepisce il sapore ma che nutre il suo corpo" è diverso da dire "Questa persona in stato vegetativo permanente verrà lasciata morire di fame e di sete."
Dal punto di vista strettamente semantico la prima frase è più "vera" dal punto di vista scientifico. Si tratta di fatti non controvertibili.
Se giudichiamo la seconda frase dal punto di vista strettamente semantico, questa, perché abbia un senso, ha bisogno di avere un ulteriore strato, uno strato retorico. In pratica la seconda affermazione è "vera" se interpretiamo correttamente la metafora che la sostiene, ovvero che, metaforicamente, appunto, "essere disconnessa dal sondino che le assicura una forma di sostentamento sintetica" equivale a "morire di fame e di sete".
Per intenderci, è lo stesso tipo di artificio retorico che mi consente di comprendere che i "brandelli di case" ungarettiani hanno il significato di "case bombardate e distrutte", perché i "brandelli" appartengono al campo semantico della carne o della stoffa, non dei muri.
Non sfuggirà a nessuno che la frase di Ungaretti contiene nel suo non-verbale del verbale una coloritura emotiva che la seconda frase non ha.
Ma qual’è lo scopo del dare a una frase una coloritura emotiva?
La risposta è ovvia: le emozioni "colpiscono" molto di più.
Normalmente, noi esseri umani analizziamo le emozioni a un livello più profondo di quello cognitivo, meno consapevole. Anzi molto poco consapevole.
E tutto quello che non avviene a livello consapevole agisce in modi che non sempre (quasi mai) riusciamo a vedere.
Non solo: il nostro corpo, il nostro cervello, è programmato per "credere" alle emozioni più che alle cognizioni.
Se un mio paziente mi dice "Dottoressa, va tutto alla grande" in tono funereo, nemmeno per un secondo penso che le cose gli stiano andando effettivamente bene. E’ piuttosto probabile, in effetti, che gli risponda qualcosa tipo: "Lei dice che va tutto bene, sinceramente io ho una sensazione di infelicità, e mi viene da pensare che ci sia qualcosa che non va così bene."
Se gli rispondessi "Ah, che bello," forse dovrei farmi delle domande sul perché IO non vedo la sua infelicità.
Generalizzando, potremmo quindi dire, che le persone "credono" alle emozioni molto di più che alle parole e che ci credono senza neanche rendersi conto di crederci (visto che non tutti sono "addestrati" a rendersene conto).
Le immagini, rispetto alle parole, hanno delle proprietà diverse.
Noi interpretiamo le immagini in modo molto più vago rispetto alle parole, in modo molto più "personale", perché hanno una codifica diversa, e meno univoca.
Questa codifica dipende in larga misura dal contesto.
Ma il contesto è qualcosa che ha un senso nel "qui ed ora".
Facciamo altri esempi:
Vedo un’immagine di un uomo nudo su fondo bianco, che guarda a terra.
A seconda del momento lo posso interpretare come un fotogramma di uno spettacolo teatrale, come la fotografia di un tizio a una visita medica, come un’immagine pubblicitaria, come l’immagine del momento prima o dopo un rapporto sessuale (e qua inferisco che ci sia qualcuno fuori campo) o centinaia di altri significati.
A seconda del momento e del mio carattere gliene attribuirò uno diverso.
Se ve lo state chiedendo questo è il razionale che sta sotto i test "proiettivi". Ovvero, io, spettatore, proietto qualcosa su quell’immagine (e quello che proietto è roba mia).
Inseriamo queste riflessioni in un contesto di comunicazione dei mass media.
Io do la notizia A e ti faccio vedere un’immagine a suo corredo.
Dentro questo "pacchetto" c’è: 1) il messaggio verbale, 2) il messaggio non-verbale, 3) il messaggio del non-verbale del verbale, 4) l’immagine.
Di questi quattro "oggetti" solo uno ha una coloritura cognitiva, gli altri tre hanno una coloritura emotiva.
Ma posso fare di più. Posso eliminare totalmente la parte cognitiva.
Se ti do la notizia molto velocemente, specie se tu non sei molto concentrato, il tuo cervello non riuscirà ad elaborare la parte verbale. Resterà, quindi, solo una sensazione.
Se ti mostro una grande immagine con una piccola didascalia ho ottenuto più o meno lo stesso risultato.
Se accosto un’immagine che ti "dice" qualcosa a un testo che ti dice qualcos’altro, poi, so che tu "crederai" all’immagine e non al testo.
Potrei darti, ad esempio, un’immagine di un funerale con sopra scritto in grande VA TUTTO ALLA GRANDE. In questo caso ho un intento satirico.
Ma posso anche darti un’immagine di Veronica Lario con le tette al vento e dirti "la moglie del premier". E’ chiaro che, tecnicamente, non ti sto dicendo una bugia.
Perché non dirti che quell’immagine è di trent’anni fa e che il contesto in cui va letta è uno spettacolo teatrale non è mentire. E se lo dico, implicare nel mio non-verbale che si trattava di uno spettacolo "sconcio", di nuovo non è mentire. E comunque, anche se nel non-verbale non implico niente, tu "crederai" lo stesso all’immagine e lo farai mettendoci dentro "roba tua". E quindi IO non ti sto mentendo.
Abbiamo già parlato del meccanismo perverso che sta erodendo nostro il senso critico. Quel meccanismo che non ci fa notare l’incongruenza nello scambio verbale "Questa legge è sbagliata per questo motivo" – "Ma tu sei un imbecille".
Il nostro senso critico dovrebbe avvisarci che la risposta non risponde alla prima frase, ma noi non ce ne accorgiamo, perché la nostra attenzione si è spostata sulla scelta "tizo è un imbecille o non lo è?"
Una scelta di carattere primariamente emotivo.
In più mi dai le notizie in modo veloce, senza incoraggiarmi a seguire il verbale.
In più mi dai principalmente immagini, e abbiamo detto che "sotto" ad un’immagine ognuno mette (virtualmente) una didascalia "sua".
Ancora emotivo.
In più le immagini funzionano soltanto su un piano del "qui ed ora".
Se vedo un’immagine di un ebreo mortalmente deperito in un campo di sterminio nazista quello che vedo sta succedendo "adesso", per la mia parte emotiva. Ed è la mia parte emotiva che comanda, che sceglie, che decide. Specie se non ho una controparte cognitiva del messaggio.
Infine le immagini sono più manovrabili dal punto di vista storico. Posso dare una lettura diversa di un’immagine ogni volta che voglio.
Posso mostrarti l’immagine di Veronica Lario in topless e dirti "Interessante spettacolo d’avanguardia teatrale" oppure "Donna ignuda di fronte a un pubblico pagante".
E posso anche non dirti niente, ma mostrarti solo velocemente l’immagine.
Il nostro cervello analizza gli stimoli con tempi differenti.
Le facce, ad esempio, sono una delle cose che riconosciamo più velocemente (oltre alle zinne nude, è ovvio). Sappiamo dire subito se il volto che ci viene mostrato è di qualcuno che conosciamo oppure no. Sappiamo dire subito se una persona è nuda o vestita.
Il nostro cervello abbinerà immediatamente Veronica Lario > nuda > moglie del premier, perché le relazioni interpersonali sono un’altra cosa che ci viene subito in mente.
Il verbale? Inutile parte cognitiva.
Se mi mostrano l’immagine di un uomo che sorride il mio cervello mi dice: tutto bene, felicità. E in fondo non importa se l’uomo che sorride sta dicendo: "Uccideremo tutti i senegalesi".
Se poi all’affermazione dell’uomo che sorride qualcuno risponde "Sei uno stronzo," il nostro cervello ci dirà: sorride, tutto bene, non è uno stronzo, felicità.
Per la nostra parte cognitiva è uno sforzo bypassare queste sensazioni.
E’ uno sforzo che fa se è motivato e se ne ha il tempo, altrimenti utilizza una delle euristiche di ragionamento di cui sopra.
Iniziate a pensare che "Siamo fottuti"?
Solo se riuscite a passare sopra all’immagine della persona emotivamente svalutata che la veicola.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    bon. Per me sei una grande.

  2. sraule ha detto:

    anche tu, visto che mi sa che sei l’unico che ha avuto voglia di leggersi tutta la sbobba 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    eh eh, io leggo tutto quello che scrivi, non lo dico per piaggeria.

  4. sraule ha detto:

    ah-ah, così si fa!

  5. utente anonimo ha detto:

    Brava!! Purtroppo è ciò che manca a tanti italiani: le palle per dire ora basta!!!

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