Il momento si avvicina, e sono terrorizzata.
La partenza per la Polonia?
Il concerto dei NIN?
Il convegno sull’autolesionismo in adolescenza al quale sto collaborando?
Niente di tutto ciò.
L’argomento di oggi è: la dichiarazione dei redditi.
Ora, io sono una di quelle persone vanagloriose che insistono nel farsi da sole il 730. Se avessi un po’ di sale in zucca mi rivolgerei a un commercialista, ma così non è. Sono una compilatrice fai-da-te.
Il razionale che sta sotto questa scelta, ovviamente, è che se proprio un errore deve esserci, preferisco averlo fatto io.
Ma non voglio tediarvi con i miei problemi: 800 CUD diversi da amalgamare, proventi dall’estero che non so bene dove infilare, proventi da opere d’ingegno e da opere meno ingegnose…
No, questa volta voglio trasformare questo blog in un utile strumento per gli altri tapini nella mia stessa situazione, fornendovi degli utilissimi consigli per la vostra compilazione.
Iniziamo dalle "opere d’ingegno". Vi ricade tutto ciò che ha a che vedere con la cessione di copyright, quindi libri, fumetti, traduzioni, siti web e cazzate varie. Esiste un’apposita normativa in merito, nella quale sono specificate le categorie coinvolte. Andatevela a cercare, ok?
In base a questa normativa, se fatturate per opere d’ingegno e avete meno di 35 anni (dovreste già saperlo) pagate solo il 20% sul 60% del lordo di ritenuta, se avete più di 35 anni il 20% sul 75%. Si tratta di  compensi non soggetti ad IVA ai sensi dell’Art. 5 Lettera A del DPR N° 633 del 26/10/72 e successive modifiche ed integrazioni e corrisposto ai sensi dell’Art. 49, comma 2 lettera b del DPR 917/86 – Testo Unico sulle Imposte Dirette.
Fin qui, è cosa nota più o meno a tutti.
La cosa che non è molto nota, neanche agli addetti ai lavori, e non mi spiego perché, è che questi compensi non hanno un limite oltre il quale è obbligatorio aprire una partita IVA da liberi professionisti.
In pratica è possibile guadagnare ben più di 5000 euro all’anno (o quel che è adesso il limite massimo) senza aver bisogno di impelagarsi con una partita IVA.
Alla fine dell’anno i vostri editori (o i vostri datori di lavoro ai quali avete comunque ceduto i diritti sulle vostre opere) vi manderanno un documento fiscale sul quale è già scritto tutto nello stesso ordine nel quale dovete inserirlo nella vostra dichiarazione.
Bene, diciamo che avete fatto la dichiarazione dei redditi. Vi resta solo il riquadro dell’8×1000.
Ingenuamente potreste credere che, se non indicate a chi lo devolvete, i vostri soldi li incameri lo stato.
Non è così.
Ogni anno con l’8×1000 viene raccolto circa un miliardo di euro. Lo stato non fa pubblicità per invitare i cittadini a dargli i propri soldi, la Chiesa, ad esempio sì. Pensereste che è per questo che ogni anno la Chiesa incassa circa 900 milioni di euro con l’8×1000 e lo stato circa 85, ma non è esattamente così. Il meccanismo di assegnazione dei fondi è fatto in modo da ripartire i soldi di coloro che non hanno espresso la loro volontà nella dichiarazione dei redditi secondo la percentuale di quelli che l’hanno invece espressa. La quota residua (che è quella più grossa) viene ripartita, infatti, secondo le preferenze esplicite.
Questo, tra l’altro, ci aiuta a capire come mai gli ecclesiastici sono quasi morti sul colpo quando qualcuno ha proposto di devolvere l’8×1000 di quest’anno alla ricostruzione dell’Abruzzo (cosa che, tra l’altro, la legge prevede come possibilità).
Molto generosamente il Vaticano ha donato 5 milioni di euro all’Abruzzo (e poi altri 2), il che, scusate se lo faccio notare, è una percentuale davvero esigua dei 900 milioni che incassa ogni anno grazie agli italiani.
Il nuovo (nuovo?) ragionamento della Chiesa è che gli italiani faranno bene a continuare a donare il proprio 8×1000 alla Chiesa Cattolica, la quale, poi, provvederà a far arrivare i soldi in Abruzzo.
In questo caso ognuno di noi donerà circa il 4% del proprio 8×1000 all’Abruzzo, se tutto va bene.
Wow, mi sento già più generosa.
Solo con i soldi dell’anno scorso, se i proventi dello stato venissero interamente devoluti all’Abruzzo, i terremotati ci guadagnerebbero circa 80 milioni in più.
Ma sono bazzecole.
Ok, a questo punto il mio post l’ho fatto, eh? Spero di essere stata almeno un po’ utile ai compilatori fai-da-te come me.
Ora, se qualcuno avesse un’idea di dove devo infilare, e specialmente in che modo, i miei proventi dall’estero, sarei molto grata per la consulenza.

Nel frattempo, bando alle ciance: il blog dei SIDE PROJECTS continua ad essere aggiornato. Voi ci andate (grazie, Shinystat) ma non commentate. Perché? Lo sapete che ho bisogno di sentirmi dire quanto sono fottutamente brava, dai.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    “Ora, se qualcuno avesse un’idea di dove devo infilare, e specialmente in che modo, i miei proventi dall’estero, sarei molto grata per la consulenza.”

    Avrei un suggerimento, ma essendo un signore… 😀

    No, a parte gli scherzi, fossi in te mi rivolgerei ad un professionista.
    Lo so che ti rode dover pagare qualcuno, ma, almeno per quanto mi riguarda, non vedo altre soluzioni.

  2. sraule ha detto:

    perché?
    solo perché non so dove mettere un importo?

    no, il fatto non è che penso che non ci sia niente di troppo complicato per una persona di intelligenza normale (o superiore, come nel caso della sottoscritta), è che detesto proprio i commercialisti.
    se avessi una partita iva alla fine mi piegherei, ma per il momento non ne vedo motivo.

  3. utente anonimo ha detto:

    Ti capisco.

    Fortuna che ho mio suocero che si studia a memoria le istruzioni!

    Se vuoi te lo presto. 🙂

    AleDiVirgilio

  4. sraule ha detto:

    sarebbe un’idea 🙂

  5. utente anonimo ha detto:

    Ottimo intervento, di grande civiltà.
    Tanto di cappello.

  6. utente anonimo ha detto:

    Sono un dottore commercialista, posso sapere perchè ci detesti?
    Grazie
    Maurizio Patianna

  7. sraule ha detto:

    perché molto spesso siete degli incompetenti.
    ma ce n’è anche un buon numero in cattiva fede.

  8. utente anonimo ha detto:

    Buondì Susanna, sono Davide Caci, ti leggo spesso (anche se non mi pare di aver mai commentato)…

    In questi giorni mi sono trovato più o meno nella tua stessa situazione, ma solo in via preventiva (ovvero: a me servirà pensarci per il 2009, quindi la dichiarazione con le opere d’ingegno la dovrò fare nel 2010)…
    Siccome ho una sorella che è ditta individuale, ho chiesto un consiglio al suo commercialista, per capirci qualcosa…

    E questi mi ha confermato che sì, è vero che è possibile superare i 5000 euro annui per le cessioni di diritti con ritenuta d’acconto. Ma è una cosa che devi sapere tu, da subito, e che devi comunicare al tuo committente. Ovvero: fino a 4.999 € tu fai una determinata nota spese (nel mio caso, p.e., con ritenuta del 20% sul 60%). Se sei a quota 4.999 € e hai fatto un lavoro di… metti 100 euro, allora sta a te DIRE al tuo committente che con quella nota tu supererai i 5.000 annui. E, rispetto alle precedenti, devi aggiungere un ulteriore segno meno (che viene a gravare per 2/3 sul committente e 1/3 su di te), perché rientri nelle spese INPS.
    La soluzione migliore dovrebbe essere – dico dovrebbe perché devo ancora trovare il tempo di andarmi a informare – aprire una partita iva (perché la categoria dovrebbe rientrare nell’Enpals e non nell’INPS: la differenza sta nei costi fissi, che con l’Enpals non ci sono, e quindi ti ritrovi a pagare il 20% su quanto guadagni, con la possibilità di scaricare, e non quei 300 euro mensili minimi che hai se apri p.i. INPS)…

  9. utente anonimo ha detto:

    Io ho avuto 2 commercialisti. Ed entrambi mi hanno fatto dei danni che sto ancora pagando. LORO hanno fatto danno. E IO pago. Ora: nel mio lavoro se faccio casini la responsabilità e mia e ci vado di mezzo io. Nel caso dei commercialisti no. Quando sono andato all’agenzia delle entrate per chiudere partita iva (si, ho dovuto farlo io perché il commercialista continuava a rimandare) ho scoperto tutti i casini che il mio ultimo commercialista aveva fatto. Adesso faccio tutto da solo, anche se non è semplice. Per quanto riguarda la storia dei 4999 euro andrò ad informarmi direttamente all’agenzia delle entrate.

    Arm

  10. utente anonimo ha detto:

    @ Arm: LORO hanno fatto danno. E IO pago.

    Mhm… Beh, in teoria sta a LORO ripagarti… Se sono assicurati, saranno (totalmente o parzialmente) coperti, altrimenti dovrebbero pagare loro per i loro errori…

  11. utente anonimo ha detto:

    Lungi da me l’idea di difendere gli indifendibili perchè sicuramente nel
    quotidiano trovi gente incompetente e in mala fede, però volevo farti
    riflettere che professionisti ( pseudo tali) incompetenti (….e oltre) li
    trovi anche in altri settori professionali (e non solo); diversamente non ci
    sarebbe la malasanità, non ci sarebbero i crolli di intere strutture costruite
    con criteri “antisismici” …. e così via.
    Permettimi però di difendere la categoria della quale faccio parte da quasi
    cinque lustri facendoti notare che il commercialista in Italia non può essere
    onnisciente e preparato su tutto, perché sono tante e tali le disposizioni normative (e non solo)
    che ci troviamo a “metabolizzare” quotidianamente che diventa difficile essere
    competenti su tutta la materia fiscale; se così non fosse non ci sarebbero le circolari ministeriali, le risoluzioni, gli interpelli, i giudizi delle Commissioni tributarie le sentenze della Corte di Cassazione che spesso smentisce se stessa ecc. ecc. D’altronde se tu leggi le istruzioni al modello 730 (ma prova per curiosità a leggere quelle del modello UNICO PF) non puoi che essere d’accordo con me. Allora penso che puoi (e potete) recuperare la
    fiducia che non avete nei commercialisti affidandoti a persone (e
    ne trovi tantissime) che abbiano il suon senso e la serietà di dichiararsi NON
    COMPETENTI laddove non sono specializzati in una branca specifica; per farla
    breve, quando hai un problema che riguarda la vista di sicuro non ti rivolgi al
    ginecologo; ecco lo stesso accade nel nostro ambito e diffida di chi si proclama tuttofare. L’unico consiglio che mi permetto di darti allora è questo: quando avrai bisogno di un Professionista di fiducia sceglilo anche sulla base delle “voci” che girano sulla sua onestà, riservatezza e serietà, perché se una persona è SERIA ed ONESTA è molto difficile che non sia competente (di sicuro si impegnerà per esserlo) e sicuramente di una persona SERIA ed ONESTA se ne parla abbondantemente, e bene.
    Cordialmente
    M.P.

  12. sraule ha detto:

    M.P. in effetti mi è capitato di fare un modello unico PF e credo di essere riuscita a superare l’ostacolo.
    in definitiva ci sono le istruzioni e c’è google, quindi tutto quello che ti manca, nel caso, può essere il tempo di occupartene.
    Ovviamente se e quando avvertirò il bisogno di aprire una partita IVA mi rivolgerò a un commercialista (del quale controllerò le mosse con un dispendio di tempo probabilmente pari a quello che mi servirebbe a fare la dichiarazione da sola).
    Poi, ci mancherebbe, ognuno difende la sua categoria. Se fosse per me una seduta dallo psicologo alla settimana non la toglierei a nessuno 🙂

    Davide: mi hai messo una pulce nell’orecchio.

  13. utente anonimo ha detto:

    Permettimi però di difendere la categoria della quale faccio parte da quasi
    cinque lustri

    PROTIP:se difendi una categoria, vuol dire che hai la coda di paglia (con un 95% di confidenza).

    facendoti notare che il commercialista in Italia non può essere
    onnisciente e preparato su tutto, perché sono tante e tali le disposizioni normative (e non solo)
    che ci troviamo a “metabolizzare” quotidianamente che diventa difficile essere

    ehi, anche io non sono preparato su tutto, nel mio mestiere.
    pero` se faccio cazzate nel mio mestiere, ne rispondo io.
    il punto di cui qualcuno commentava qua sopra e` che, a quanto pare, se tu fai una cazzata ne risponde il tuo cliente. e questo ammetterai che non aiuta la tua amata categoria a prendersi le prorprie responsabilita` e a fare bene il suo mestiere.

  14. utente anonimo ha detto:

    A # 14
    1) la mia era una risposta (garbata) alla signora Raule che “detesta i commercialisti” perché? … perché “.. siete degli incompetenti …” . Mi sembrava doveroso (e non per difendere a spada tratta la categoria) puntualizzare quanto ho espresso circa le difficoltà “oggettive” della nostra professione (quindi nessuna coda di paglia);

    2) Chi esercita la libera professione con SERIETA’ ed ONESTA’ è assicurato con PRIMARIE compagnie assicurative; quindi il problema delle “cazzate”, e di chi ne deve rispondere, mi pare non si ponga affatto!

    Cordialmente
    M.P.

    p.s. sono sempre per il dialogo, quindi ti concedo il 100% della confidenza!

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