AGGIORNAMENTO: poi farò un post per bene, nel frattempo guardatevi QUESTO (nuovo racconto).

Vi ricordate il discorso sulla prossemica che facevamo tempo fa? Oggi ho trovato qualche nuova implicazione.
Siamo su un promontorio che dà su un fiume, ad Inferno. Andras, il demone di cui vi parlavo nello scorso post, è nella sua forma "angelica", ovvero, se ve lo state chiedendo, assomiglia a un uomo nudo con corna e ali piumate nere. Sarah è la solita di sempre, una tizia vestita un po’ alla fricchettona.
La sceneggiatura dice (considerate che è una scena già iniziata, anzi, questa è la chiusura di una scena):

Vig 1
I due a fi, di spalle.

Sarah: Non dev’essere un bel periodo.

Visto che davanti a loro c’è solo il canion del fiume, consideriamo che lo sfondo è quasi assente. Siamo abbastanza lontano dai personaggi perché non siamo ancora dentro il "momento intimo" che sta per seguire. I due non sono amanti, Andras è nudo perché quella è la sua forma angelica e, sì, se ve lo state chiedendo gli abbiamo già visto l’uccello, che non è niente male.
Tra un po’ parleremo della distanza tra i due, ma ora parliamo della distanza dal lettore (è anche questa prossemica, in un certo senso, vi ricordate?)
Se vediamo i personaggi da dietro, a livello di ingombro netto, dobbiamo considerare anche le ali di lui, che sono grandi e nere, quindi sono visivamente "pesanti". Se li vedessimo di fronte le ali non sarebbero un problema, perché diventerebbero "sfondo".
Ora, la cosa divertente è che se volessimo cambiare inquadratura e volessimo vedere i nostri personaggi di fronte, per avere lo stesso effetto in realtà dovremmo allontanarci, non rimanere alla stessa distanza o avvicinarci (anche se le ali diventano sfondo).
Lo capiamo a livello intuitivo, ma perché?
Risposta: prossemica.
Se io ho davanti a me una persona il mio spazio personale, come dicevamo, è circa pari alla lunghezza delle mie braccia tese.
Se ho di fronte a me un uomo nudo, la mia distanza personale si espande un po’, diciamo che arriva almeno a un metro e mezzo di distanza.
Ma se io la stessa persona ce l’ho davanti di spalle (io sono il lettore, ovviamente), la mia distanza "sicura" si accorcia immediatamente.
Pensate di essere in coda alle poste (ok, alle poste di solito vale la regola della bolgia, ma voi immaginate). Se avete una persona davanti la vostra distanza di comfort sarà molto piccola, diciamo che è sufficiente che non dobbiate respirare attraverso i capelli di quello davanti ed è più o meno ok.
La stessa cosa vale in questo caso, credo. Se noi dobbiamo dare un’idea di distanza e abbiamo i personaggi di spalle ci basta che siano a figura intera, mentre se vogliamo ottenere lo stesso effetto di fronte ci serve, direi, un campo lungo. Almeno un campo medio. A figura intera siamo troppo vicini.
Il resto della sceneggiatura della tavola è questo:

Vig 2
Profilo di Andras, che guarda l’orizzonte.

Andras: In effetti.

Vig 3
Frontale mb dei due, che guardano in camera (l’orizzonte), fianco a fianco (non troppo vicini), sulla rupe.

Vig 4
Profilo di Andras come nella vig 2.

Andras: Sapevo che non era pronta.

Vig 5
Idem. Andras ha una mano sulla bocca e la testa più piegata verso il basso.

Andras: Non avrei dovuto lasciarla andare.

Ora, ovviamente nelle vignette 2, 4 e 5, dove il campo non è indicato (perché Armando è nell’altra stanza e gli piace poter dire la sua) ovviamente avremo dei piani stretti, diciamo al massimo dei mezzi busti, ma più probabilmente dei primi piani un po’ larghi. La discussione si è fatta intima, per il lettore (stanno parlando dell’ex-amante di lui, che è "morta" per colpa, indirettamente, sua). Anche per Sarah è una conversazione intima, ma tra i due c’è una distanza interpersonale "larga", e poi vedremo come e perché. Comunque noi, lettori, siamo "vicini" ad Andras.
Nella vignetta 2 e nella vignetta 4 ci serve che davanti a lui ci sia un po’ di spazio vuoto, perché dobbiamo avere la sensazione che stia guardando nel nulla, nell’infinito leopardiano.
Nella 5 non ci serve più, anzi, possiamo avere una vignetta più stretta, perché l’infinito leopardiano non c’è più: Andras si è ripiegato, sta soffrendo e non vuole che si veda del tutto (in realtà vuole, ma questo è un altro discorso).
Nella vignetta 3, dove abbiamo i due a mezzo busto, sarà un mezzo busto largo. E’ frontale, ma potrebbe essere anche di tre quarti e la vignetta diventerebbe un po’ più dinamica, senza cambiare in modo decisivo l’assetto della tavola. Dobbiamo vederli entrambi che guardano l’infinito leopardiano, che dividono in silenzio quel momento.
Quello che noi lettori dobbiamo vedere è un uomo (ok, un demone) che inizialmente non vuole parlare del suo tormento interiore (e infatti usa una frase di chiusura, "in effetti"), ma poi, dopo averci pensato, decide di aprirsi un po’.
Ovvero, se vogliamo dirla in termini di prossemica con il lettore, noi siamo distanti, con la prima battuta di Sarah ci avviciniamo, ma Andras ci respinge un po’ nella vignetta due, così nella vignetta 3 siamo un po’ più lontani. Ma poi decide di aprirsi e così nella vignetta 4 e 5 gli siamo vicini, anche se di profilo.
Il profilo, in prossemica, è uno spazio più "sicuro" del lato frontale. Di nuovo, di profilo sopportiamo che le persone ci arrivino molto più vicine che non di fronte.
Non a caso la postura "dell’amicizia" è di tre quarti: abbastanza vicino, ma non completamente di fronte, dove o c’è passione o c’è rabbia.
Ma parliamo della prossemica dei personaggi.
Abbiamo detto che Andras è nudo e Sarah è vestita.
Che un angelo, per quanto caduto, sia nudo è, diciamo, socialmente accettato. Ma comunque è nudo.
Sarah è una normale occidentale, quindi ha un po’ aumentato le distanze. Andras è un tipo freddino, quindi anche di norma tende a mantenere le distanze.
I due sono di profilo, tra loro, quindi in teoria potrebbero anche stare con le spalle a pochi centimetri senza problemi. Ma lui è nudo, quindi diciamo che i centimetri diventerebbero dieci, se… non avesse le ali.
Ma invece ce le ha.
Sono grosse e piumate, e nere, l’abbiamo già detto.
Ma le ali, che cosa sono?
Il nostro corpo possiede delle zone le cui funzioni sono socialmente definite.
Se io e uno sconosciuto ci stringiamo la mano, presentandoci, non è quasi considerato un contatto.
Ovviamente se mi presentano uno sconosciuto non gli do una bella strizzata alle palle. Quella parte ha un’altra valenza sociale.
Se metto una mano su una spalla a uno sconosciuto, è probabile che questi abbia una reazione di qualche tipo: sto accorciando le distanze interpersonali: potrebbe prenderla bene (siamo già amici, eh?) oppure prenderla male (che cazzo tocchi?)
Potremmo fare lo stesso discorso per ogni parte del nostro corpo.
Ma le ali?
Se io sono accanto a un tizio con le ali e la sua ala destra sfiora la mia spalla sinistra, è un contatto?
Voglio dire, le ali sono o non sono "corpo"? In fondo la pelle non è esposta, ci sono sopra delle piume, ok?
La mia idea è che se l’ala di Andras sfiora la spalla di Sarah, a circa 50 centimetri di distanza dalla spalla di Andras stesso, questo non sia un vero e proprio sconfinamento di campo. Anche perché la mappa "standard" di un corpo umano, nel nostro cervello, termina con la spalla. Quello che c’è oltre è "non-corpo".
Immaginate un cieco, con il suo bastone bianco.
Per noi vedenti il bastone non è una parte del corpo del cieco. Possiamo toccare il suo bastone senza sconfinare minimamente nel suo corpo.
Per il cieco, d’altro canto, il suo bastone è parte del suo corpo. Il suo cervello, addirittura, possiede una mappa somatotopica del suo bastone, ovvero lo identifica come una parte di sé. Il cieco riceve dei messaggi sensoriali dal suo bastone, attraverso la mano che lo tiene ed è addirittura in grado di "sentire" la consistenza del terreno attraverso di esso.
E’ come se il bastone fosse per lui un lungo dito, non molto sensibile, forse, ma pur sempre una parte di sé.
E le ali per un demone?
E le corna? Le corna, come vedremo sono un argomento a parte, perché al contrario di quello che credono gli umani sono molto sensibili e delicate. Parliamo delle ali.
Per Andras le sue ali sono parti del corpo in senso stretto? O piuttosto sono appendici sensibili ma irrilevanti dal punto di vista della prossemica?
La mia idea è che le ali di Andras, per lui, non siano affatto irrilevanti dal punto di vista della prossemica. Ho idea che, ad esempio, se qualcuno gliele accarezzasse lui sarebbe soddisfatto o insoddisfatto a seconda dell’accarezzatore. E che se con la punta di un’ala toccasse la spalla di Sarah per lui questo sarebbe un contatto, mentre per lei probabilmente no.
Il problema, in questo caso, viene risolto dalle leggi della composizione.
Se Armando disegnasse, nella vignetta 1, l’ala di Andras che sfiora la spalla di lei, visivamente sarebbe "brutto" (leggi "sbilanciato").
Potrebbe mettere lei SOTTO la sua ala, ma non andrebbe bene per la sceneggiatura (e probabilmente neanche Sarah ne sarebbe felice – o, dopo tutto, forse sì).
Quindi, prossemica o non prossemica, ala o non ala, questo contatto non ci sarà.
La questione, però, rimane.

Prossimamente: il sesso degli angeli (o dei demoni, in effetti).

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    bellissimo e un po’ inquietante (non avevo mai considerato la chirurgia che metti nella sceneggiatura).

    comunque lo sappiamo tutti che strizzi le palle agli sconosciuti, dai.

  2. sraule ha detto:

    be’, ora non c’è bisogno di dirlo pubblicamente, dai.

  3. mrharrison ha detto:

    le ali sono effettivamente un problema, perchè si dovrebbe definire già da principio come stanno messe in posizione “da riposo”. ripiegate su loro stesse, tipo piccione, renderebbero il personaggio, visivamente, poco più che un gobbo. se invece sonopiù o meno spiegate, è un problema ulteriore. è il problema degli animali che hanno 4 zampe (ok, due braccia e due gambe, o quasi tre, come mi pare di aver capito essere il caso del demone in questione) e in più delle ali, cosa che non mi pare esistere in natura, ma potrei sbagliarmi. ho sempre trovato eccessivamente naif il fatto che angelo degli x-men, quando in borghese, se la cavasse con un semplice busto. una massa del genere non la nascondi.
    sono d’accordo con te sul fatto che sarebbe un contatto per andras ma non per il lei quello della punta delle ali, e avrebbe risvolti psicologici non indifferenti. e credo si possa fare lo stesso discorso anche per la coda. anche qui gli x-men – nightcrawler – tornano alla mia memoria.

    in ultima battuta, mi dico molto amareggiato dal fatto che quando ci siamo conosciuti tu non mi abbia strizzato le palle.

  4. utente anonimo ha detto:

    io la vig.3 l’avrei fatta di tre quarti, o quasi di profilo, e non di fronte. dove sbaglio?

  5. utente anonimo ha detto:

    (che ci sono già troppi profili? mmm. però boh, di fronte, non so.)

  6. sraule ha detto:

    @brullo: la domanda è: come faccio a far vedere che entrambi guardano l’infinito leopardiano fianco a fianco, se li metto di profilo (e quindi uno non lo vedo o lo vedo proprio poco)?
    il 3/4, come dicevo, ci poteva stare.

    dio, come mi sento figa quando faccio la meastrina 🙂

    @mrharrison: davvero non l’ho fatto? strano, di solito è sempre la prima cosa. 🙂

    le ali di andras, comunque, non sono ripiegate “tipo piccione”. in effetti se avesse le ali ripiegate tipo piccione, mazza o non mazza il suo sex appeal ne risentirebbe.
    e non ha neanche la coda tipo nightcrawler, che però è un gran peccato. ma credo che armando, dopo corna e ali fosse, come dire, saturo.

  7. utente anonimo ha detto:

    Vuoi dire che potrei impunemente toccarti il culo con le mie ali e per te non sarebbe un “contatto”?

    paolo

  8. sraule ha detto:

    paolo, mi scoccia fartelo notare, ma tu non hai ali.
    a meno che tu non mi abbia nascosto qualcosa di molto importante.

  9. utente anonimo ha detto:

    Ahahah! Meno male che non mi sono lanciato dalla finestra!

    Comunque mi sembrano considerazioni molto interessanti

    p.

  10. sraule ha detto:

    certo, non come quelle sulle fighe strettissime di qualche post fa, lo so, ma che ci vuoi fare, non si può sempre mantenere uno standard così alto.

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