Con l’età sto diventando terribilmente pigra. Pigra e irascibile. Mi dicono che sia un effetto dello sclerotizzarsi delle arterie, ma anche il fatto di vivere in un mondo popolato da, be’, PERSONE, non aiuta.
Con "persone" ovviamente intendo "persone chiassose, moleste, dalla mente chiusa, incapaci di rispettare i turni verbali in una conversazione e di mantenersi in-topic".
Anche se, a ben pensare, non sono mai stata particolarmente tollerante.
Questa premessa serviva a spiegare perché a parlare di questo specifico argomento me ne stia qua, invece che nel luogo dove è partito l’hype.
QUA, potevate dubitarne?
Allora, devo confessare che il blog di Roberto mi è un po’ indigesto. I suoi post sono argomentati e chiari, ma commentare nel suo blog è una di quelle cose che ho smesso di fare per la mia stessa salute mentale.
Se voi avete più pazienza (e più tempo) di me potete leggere la valanga di commenti che ha suscitato il suo ultimo post, QUESTO. Io ho saltabeccato nei primi 50, ho iniziato a scrivere un commento, ci ho ripensato e l’ho cancellato. Poi ho visto che Ausonia aveva scritto più o meno quello che volevo dire io (anche questa non è proprio una novità) e ho abbandonato definitivamente la scena.
Ma l’argomento E’ interessante.
Il post, amici indolenti, diceva più o meno: perché in Italia non c’è nessuno che si getta alla conquista di un fantastico segmento di mercato che è quello dei lettori adolescenti, lasciandolo nelle mani del fumetto nipponico?
Ora, la mia risposta, come potete immaginare era più o meno: e chi se ne frega dei segmenti di mercato?
Voglio dire, ci sono pochi argomenti più noiosi dei segmenti di mercato.
Anche immaginando che uno nel suo tempo libero non abbia niente di più avvincente da fare (perché non dedicarsi al sistema digerente dei suini, un argomento molto più affascinante?), non vedo come questa possa essere una preoccupazione dell’autore.
Chiarisco: sapere CHI legge i miei fumetti stimola il mio interesse solo blandamente. La domanda che mi sta a cuore, ovviamente, è PERCHE’.
Sapere che cosa ci trova la gente in Ford Ravenstock mi interessa moltissimo, ma mentirei se dicessi che questo mi interessa perché voglio scoprire il modo per dargliene ancora.
No, mi dispiace, non ho nessuna intenzione di mettermi a eseguire a puntino i desideri dei miei lettori.
Mi rendo conto che può suonare insensibile, ma credo di dover essere io a decidere che cosa scrivere. Altrimenti domani avreste un Ford Ravenstock che si riprende dalla depressione grazie all’amore imperituro di Marlene (non lo avrete) e tutti i diavoli di Inferno inizierebbero ad ascendere come dei matti verso il Paradiso (ne avrete un po’, forse).
Il fatto che io ho sempre pensato che i lettori non vogliono VERAMENTE quello che vogliono.
Ora, non fraintendetemi, non vivo fuori dal mondo. So che se scrivessi una storia con una (bella) giovane umana innamorata di amore romantico con un (bel) giovanile vampiro probabilmente agli adolescenti piacerebbe. So che gli adolescenti sono una fetta di mercato (Urg!) ampia e interessante.
E non è nemmeno che il solo pensiero di una fila di adolescenti che comprano le mie cose mi faccia venire l’orticaria (ok, quasi).
Il fatto è che non mi frega un cazzo di scrivere di giovani ragazze e giovanili vampiri innamorati.
Il giorno in cui mi sveglierò con un’idea del genere in testa (ok, sopprimetemi), probabilmente la scriverò (no, A QUESTO PUNTO sopprimetemi).
Non voglio fare la radicale. Sapete che per soldi farei più o meno qualsiasi cosa (ok, togliete il meno). E non è nemmeno che non ne sia capace (ok, NON NE SONO capace, ma si fa per parlare, no?).
Ma, insomma, la cosa bella di fare l’autrice di fumetti è che puoi scrivere esattamente quel cazzo che vuoi. Quello che ti interessa, Quello che per te è catartico. Quello che ti fa divertire e che ti fa commuovere.
Poi, è chiaro, gli editori possono decidere di non pubblicarlo (già fatto, grazie), i lettori di non leggerlo (be’, i dati vendita di Ravenstock non è che assomiglino a quelli di Federico Moccia). Ma, ecco, alla mattina, quando mi sveglio, il fatto di NON ESSERE Federico Moccia mi conforta. Così come, suppongo, alla mattina quando Federico Moccia si sveglia è fottutamente contento di ESSERE Federico Moccia, o almeno di NON ESSERE Susanna Raule (io sono più figa, però, il che è innegabile).
Allora, cerchiamo di chiarire. Non ho niente contro quelli che si svegliano e decidono che quel giorno si sollazzeranno un po’ con i segmenti di mercato.
Figuriamoci, non ho niente nemmeno contro quelli che si svegliano e decidono che quel giorno si sollazzeranno un po’ con l’omicidio del loro vicino di casa (ne ho alcuni ancora disponibili, se volete), perché dovrei avercela con quelli che si attizzano coi segmenti di mercato?
Ma, personalmente, non mi diverte, non mi interessa e non vedo perché dovrebbe interessare a un autore.
Scrivere storie che mi piacciono è già abbastanza difficile, grazie tante.
Scrivere storie PER UN TARGET mi ucciderebbe.
E se gli adolescenti rimangono senza i loro vampiri in amore, ecco… chi se ne frega? Troveranno qualcos’altro da fare. Giocare alla playstation, bulleggiare i propri compagni di classe, drogarsi, uccidere mamma e papà. Ci sono così tante cose da fare, a questo mondo. Leggere fumetti non è né la più fondamentale né la più divertente.
In effetti mi vengono in mente almeno tre cose più divertenti che leggere fumetti e una di questa è scriverli.
Se dovessi farlo così di cose divertenti me ne resterebbero soltanto due.
No, non è uno scambio vantaggioso.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    io sto ancora cercando qualcosa di intelligente da dire in quel post… nnn nnn mi sforrrzo ma non esce nulla.
    oh in compenso racconto questa cosa che mi è successa oggi e che secondo me calza a pennello con il topic:
    “ero in Laboratorio da Mielaus e stavo ovviamente cercando qualcosa di intelligente da postare sul blog di Rrobe, ma non mi veniva in mente nulla. Mentre mi trovo in questo impegnativissimo lavoro entra COCCO, cocco è un bimbello nijeriano fighissimo, figlio di questo secolo, di questo mondo di questa italia e di questo vicolo e probabilmente figlio di un po’ tutti quelli e quelle che questo vicolo lo passeggiano e frequentano, quindi ovviamente anche un po’ figlio mio. Cocco di nome fa Coraggio è un bimbo un po’ solo ma di una simpatia e sfacciatagine che il termine “solo” nei suoi confronti non avrà mai una valenza reale (spero). Cocco ha trovato da me un rifugio mentre aspetta la madre, entra e come prima cosa mi chiede una caramella “per piacere”, rosa che in linguaggio tecnico significa al mirtillo. Poi in genere o mi chiede di vedere dragonbolpauerrengegormitiwins tutto insieme, anche se a volte, però, vuole disegnare e quindi io ci sballo come uno scemo. Gli ho insegnato un sacco di cose e lui impara, oh ha 4 anni.
    Oggi mentre era lì che consumava il verde su un disegno di Hulk che gli ho fatto su un fogliaccio di riciclo mi dice che ha baciato una sua compagna dell’asilo. “URCA” penso e quando aggiunge che l’hanno baciata anche Maicol e un altro suo compagno il mio pensiero si tramuta in qualcosa di tridimensionale e plastico. Dissimulando disinteresse investigo sul turpe gesto dei tre gaglioffi 4enni. Cocco aggiunge che la maestra li ha sgridatiiii, “oh dio!!! cocco che hai fatto? figlio svergognato e traditore!!!” ovviamente il mio sguardo resta impassibile e tranquillo e le domande girano intorno all’argomento. A lui non gliene frega una cippa e a un certo punto mi dice che l’hanno baciata sulla guancia e lei ha detto che facevano schifo. Fine. Delusione pensavo già di aver scoperto il gruppo di violentatori del asilo. Ci avrei scritto una storia. Finita questa interessante analisi che ha irrimediabilmente rivelato che sono un porco, mi dice “HULK si arrabbia e dice ‘evvai!'”… gelo … “bimbo?” penso “ora ti rimando in africa se spari altre cazzate” gli dico “Ma no Cocco, sai cosa dice Hulk?” … silenzio … “evvai!” gli strappo il foglio con arroganza e gli faccio il balloon con Hulk che dice “HULK SPACCA!” gli dico “c’è scritto Hulk Spacca!” … Silenzio … “Hulk spacca tutto?” mi chiede, “Hulk spacca tutto” rispondo e lui ha iniziato a elencarmi tutto quello che spaccava Hulk era il bambino più felice del mondo. Poi è arrivato Hulk e gli ha spaccato pure il mondo.

  2. sraule ha detto:

    non ho capito il finale.
    peccato, perché mi ero avvinta, Pic.

  3. utente anonimo ha detto:

    ho dimenticato un po’ di virgole e punti, prendine una manciate a buttali a casaccio sul testo.
    Pic

  4. sraule ha detto:

    Cioè tipo:
    “Hulk spacca tutto” rispondo e lui ha iniziato a elencarmi tutto quello che spaccava, Hulk era il bambino più felice del mondo. Poi è arrivato, Hulk e gli ha spaccato pure il mondo.”?

    oppure:

    “Hulk spacca tutto” rispondo e lui ha iniziato a elencarmi tutto quello che spaccava Hulk, era il bambino più felice del mondo. Poi è arrivato Hulk, e gli ha spaccato pure il mondo.”?

    no, continuo a non arrivarci 🙂

  5. utente anonimo ha detto:

    il finale è una minchiata tanto per chiudere, volevo solo far notare che spesso superspippettiamo ragionamenti sul nostro lavoro, perché magari appaga la nostra distorta visione del mondo, ai bambini basta molto meno di quello che noi spippettiamo per fare robe originali e entusiasmanti.
    La verità è che siamo immancabilmente dei nerd e spippettiamo su tutto incastrando a forza ragionamenti. Molto spesso questo non serve a nulla.
    Pic

    p.s. mi devo ricordare di firmare sempre

  6. sraule ha detto:

    non ce n’è bisogno, credimi 🙂

  7. utente anonimo ha detto:

    Per come la vedo io, ci si può permettere di inventare le proprie storie senza pensare al target solo se:
    1) I propri gusti per puro caso coincidono esattamente con un segmento di mercato che tra tantissimo, e/o
    2) Si ha un nome abbastanza quotato da vendere comunque parecchio, indipendentemente dalla qualità del lavoro, e/o
    3) Si possiede un talento artistico talmente geniale da creare prodotti che possono prescindere dai “segmenti di mercato”, oppure
    4) Si ha un altro lavoro e non si dipende economicamente solo dalle prorie storie.

    Io appartengo all’ultima categoria: sul mio blog pubblico le mie storie e le mie vignette con i miei personaggi, che magari piacciono solo a me e una decina di altre persone in tutto il web, ma fortunatamente non devo vivere di quello. Lo considero un fatto positivo, mi lascia molta libertà.

    Luca.

  8. utente anonimo ha detto:

    No, scusa Susa’, ma questa volta proprio non sono d’accordo.

    Capisco che per te scrivere per target è una tortura, per carità, ma scrivi comunque fumetti, giusto?

    Beh, allora, se è una cosa che ti piace fare, dovresti anche essere interessata al futuro del fumetto.

    Mi spiego, il fatto che quel preciso target, che rappresenta il futuro lettore adulto, ha una scelta limitata alle solite cose trite e ritrite o a fumetti per cerebrolesi, è una cosa che dovrebbe interessarci.

    Non so tu, ma io sono cresciuto sulle pagine del Corriere (dei Piccoli e dei Ragazzi) e su quelle de il Giornalino.

    Poi, la vogliamo smettere con quest’atteggiamento lievemente snob del tipo “il lettore? Ecchisenefrega!”.

    Lo scrivere o disegnare fumetti, secondo me somiglia molto da vicino a fare sesso (lo so che sono malato, grazie!) e, se non te ne frega un’emerita mazza del partner, maglio farsi le pippe e amen.

    Lo so, quest’ultima parte era un po’ dura e me ne scuso, ma come genitore sono leggermente incazzato per la mancanza di fumetti fatti come si deve.

    Spostando il discorso sulla letteratura, come hai fatto anche tu, se è vero che le mie figlie leggono di maghetti e di vampiri innamorati, è pur vero che leggono altro, scritto per loro e di ben altro spessore (Coraline, per esempio).

    Nel fumetto tutto questo non c’è ed è questo il nodo della questione.

    AleDiVirgilio

    PS: ma perchè ‘sti caratteri di controllo sono sempre più difficili da decifrare?

  9. utente anonimo ha detto:

    No, a questo punto sono io a non essere d’accordo, Sandro. Se volevo fare un lavoro che non mi piaceva potevo tranquillamente continuare a fare il grafico (oppure fare, che so, il barista o il cameriere). Oppure potevo mettermi a disegnare fumetti mainstream. Perchè dovrei pensare al target? perchè dovrei mettermi a disegnare, che so, fumetti porno se la cosa non mi interessa? per accontentare quel segmento di mercato? stessa cosa vale per il fumetto per adolescenti. Non mi interessa. Non mi piace. Non avrei niente da dire. Perchè farlo? Se fare fumetti è come fare sesso (non sono d’accordo, ma per un istante facciamo finta che io lo sia) sarò anche libero di scegliermi il partner o devo andare con quelli che non mi piacciono perchè hanno una “scelta limitata”??

    Arm

  10. utente anonimo ha detto:

    Vabbé Arma’, ma allora significa che fai ‘sto lavoro solo per gratificare te stesso o perchè ti diverte?
    No, è chiaro, lo fai anche perchè c’è chi apprezza quello che fai.
    E sai come si chiama?

    Bravo, è il lettore.
    E non è questione di esserne schiavo, ma semplicemente di rispetto.

    Ma, a prescindere da questo.

    E’ chiaro che non voglio costringere nessuno a scrivere per gli adolescenti, né per il mainstream, ma mi fa incazzare il vuoto di mercato per due buone ragioni:

    1) come autore penso che se gli adolescenti di oggi crescono a puttanate, possiamo anche pensare, in un prossimo futuro, di vendere enciclopedie (cosa che ho fatto e che preferirei non ripetere).

    2) come genitore… beh, è inutile che mi spieghi, no?

    Riguardo la metafora sessuale, è chiaro che mi scelgo il partner, ma, una volta scelto, faccio di tutto per soddisfarlo, no?

    AleDiVirgilio

    P.S.: lo so che non dipende dalla padrona di casa, ma ‘sti caratteri di controllo mi stanno facendo diventare matto!

  11. sraule ha detto:

    ragazzi, qua questa cosa del sesso vi sta sfuggendo di mano, lasciatevelo dire.

    comunque, rispostone:

    @luca: no, qualunque sia la tua posizione, i segmenti di mercato non sono cazzi tuoi, ma del tuo editore. che è libero anche di segarti perché non vai bene per il suo segmento. il resto sono chiacchiere, magari interessanti (non per me, ma ok), ma solo chiacchiere.

    @sandro: no, a me interessano i miei lettori. sarei una bugiarda se ti dicessi che non mi interessa che comprino i miei fumetti e che non mi interessa perché lo fanno. ma non voglio scrivere per un target, perché non sono problemi miei.
    non solo non mi interessa, ma non ne sarei capace.
    e, in realtà, sono ben pochi quelli capaci di scrivere qualcosa di buono partendo dal loro target. la maggior parte sono cose senz’anima e poco belle. questo perché, correggimi se sbaglio, dentro un fumetto devi metterci qualcosa di tuo, se non hai niente da metterci non viene fuori un fumetto, viene fuori altro.
    gaiman, quando ha scritto coraline, voleva scrivere un libro per i suoi bambini. attenzione: voleva. lo sentiva, ne aveva bisogno.
    sono certa che nessuno ha detto a gaiman “no, guarda, adesso basta con i libri per adulti, buttiamoci sul segmento di mercato dei biNbi.”
    o, se gliel’hanno detto, be’, basta che ti fai un giro sul suo twitter per sapere quanto può essere incazzoso al riguardo.

    Mi spiego, il fatto che quel preciso target, che rappresenta il futuro lettore adulto, ha una scelta limitata alle solite cose trite e ritrite o a fumetti per cerebrolesi, è una cosa che dovrebbe interessarci.

    perché? perché sono la salvatrice dei poveri encefali degli adolescenti?
    ho imparato a mettere a cuccia il mio narcisismo quando aiuto gli adolescenti a non farsi più le pere, dovrei lasciargli briglia sciolta per quanto riguarda il mio lavoro di fumettista?
    be’, almeno voglio un costumino di latex nero. 🙂

    no, c’è un solo motivo per cui scrivo, ed è che mi piace e mi fa stare bene. se piace ad altri, meglio. ne sono davvero lieta, credimi. ma non posso fare questo lavoro per gli altri. in caso contrario, la croce rossa cerca sempre volontari, no?

    Beh, allora, se è una cosa che ti piace fare, dovresti anche essere interessata al futuro del fumetto.

    ovviamente.
    spero che il fumetto, in futuro, diventi un luogo diversificato, attraente, piacevole.
    spero che gli autori possano sempre di più proporre il loro punto di vista.
    spero che gli autori facciano qualcosa di importante.
    e spero che se ne fottano del target, lo spero proprio tanto.

    come vedi sono molto interessata, al fumetto.

    ps. non ho controllo alcuno sulle sigle di conferma. non posso nemmeno toglierle, cosa che se no avrei già fatto.

  12. sraule ha detto:

    ale hai postato mentre scrivevo.
    ma credo che la mia risposta sia ok lo stesso.

  13. sraule ha detto:

    no, credo di essere riuscita a togliere il catpcha. vediamo adesso che cosa succede.

  14. utente anonimo ha detto:

    Vabbé Arma’, ma allora significa che fai ‘sto lavoro solo per gratificare te stesso o perchè ti diverte?
    No, è chiaro, lo fai anche perchè c’è chi apprezza quello che fai.
    E sai come si chiama?
    Bravo, è il lettore.
    E non è questione di esserne schiavo, ma semplicemente di rispetto.

    Perfattamente d’accordo. Quello che non capisco è perchè devo essere IO a scegliere il lettore, soprattutto se questo implica dover adattare o, peggio, forzare in una direzione che non mi appartiene il mio intero lavoro. Mi pare che sia molto più naturale lasciare che sia il Lettore a scegliere (o non scegliere) me.

    E poi facciamo attenzione. Mi pare che sia esattamente questo dover studiare a tavolino un prodotto per quel segmento di mercato che abbia provocato questo”scelta limitata alle solite cose trite e ritrite o a fumetti per cerebrolesi”.

    Arm

  15. utente anonimo ha detto:

    OK.
    La pippa (per restare in tema) dei caratteri non c’è più.

    Tornando in tema, non riesco a farmi capire.
    E’ un problema mio, logicamente.

    Vabbé, vediamo di spiegarci meglio:

    nessuno vuole costringere Susanna Raule o Armando Rossi a fare fumetti per biNbi.
    Ci mancherebbe.

    Il discorso che faccio, da chi ama smisuratamente il fumetto, (e che mi sembra facesse anche Roberto) è: possibile che nessun editore sia disposto ad investire sul mercato per una certa fascia d’età?
    Perchè, in effetti, è una fascia d’età che non ha proposte qualitative.
    Ho citato Gaiman, non in quanto autore in sé, ma come esempio di offerta qualitativa per quella fascia di mercato librario, accanto ai soliti Geronimo Stilton o Vampiri in fregola.

    Infine: il sesso mi è scappato di mano?… In effetti hai ragione, anche se accorgersene dopo tre figlie è totalmente inutile! 😀

    AleDiVirgilio

  16. sraule ha detto:

    be’, è sempre utilissimo, se non ne desideri una quarta 🙂

    no, ok, ho capito. ma allora vedi che non è una roba che riguardi gli autori?
    parliamo di editori, piuttosto.

    poi, certo, bisogna trovare un autore che abbia nel cassetto un fumetto per adolescenti che non sia una cagata (e non, assoldarne uno per scrivere roba per adolescenti, neh?)

  17. utente anonimo ha detto:

    “poi, certo, bisogna trovare un autore che abbia nel cassetto un fumetto per adolescenti che non sia una cagata (e non, assoldarne uno per scrivere roba per adolescenti, neh?)”

    Eccomi! 😀

    Assoldare uno sceneggiatore ombra?
    Figurati, già è difficile trovare disegnatori!

    Ma da dove t’è uscito questo accento piemontese?

    AleDiVirgilio

  18. utente anonimo ha detto:

    no, ok, ho capito. ma allora vedi che non è una roba che riguardi gli autori?
    parliamo di editori, piuttosto.

    Anche. Ma non solo. Gli editori preferiscono puntare sul sicuro pubblicando le solite cazzate alla winx. Gli autori, dal canto loro, quelli che per passione o per predisposizione fanno roba per adolescenti, non riescono a proporre agli editori niente che vada al di là delle solite cazzate alla winx. Sia perchè spesso non sono in grado di di allontanarsi da canoni ormai massificati, sia perchè l’editore casserebbe progetti dalla struttura non collaudata.

    Arm

  19. sraule ha detto:

    non uno sceneggiatore ombra, uno sceneggiatore mercenario.
    e, credimi, non è affatto difficile trovarne uno.

  20. utente anonimo ha detto:

    “Sia perchè spesso non sono in grado di di allontanarsi da canoni ormai massificati, sia perchè l’editore casserebbe progetti dalla struttura non collaudata.”

    Giustissimo.
    Che dici, arriverà mai quell’editore disposto a pubblicare cose fatte bene?
    E per cose fatte bene non intendo che debbano per forza parlare, in modo reale, del mondo dell’adolescenza (l’ideale, ma assai difficile).
    Basterebbero anche storie d’avventura o, perchè no, anche un pizzico “politicamente scorrette”.
    L’importante è che non sia la solita minestra (ecco, sono passato dal sesso al cibo).

    AleDiVirgilio

  21. utente anonimo ha detto:

    @Susanna:
    E’ innegabile che l’editore possa segare un autore perchè non è in linea con la sua fascia di lettori. Non mi pare di aver scritto qualcosa di contrastante, anzi, mi ponevo proprio in un punto di vista diverso (di chi si può permettere di non tenere presente alcun target specifico perchè evidentemente non teme di essere segato da un editore). Probabilmente sono solo chiacchiere, come la maggior parte dei commenti nei blog, del resto.

    Comunque, per quanto riguarda il resto dei commenti, penso che ci sia del vero in tutte le posizioni: è un peccato che non ci siano fumetti italiani di qualità per adolescenti; però chi fa fumetti non può realizzare un buon prodotto se non ne è “ispirato” (passatemi il termine) nemmeno un po’…
    Ci vogliono gli autori giusti che realizzano il prodotto giusto nel momento giusto…

    Luca.

  22. utente anonimo ha detto:

    bè, adesso magari dico una gran cazzata (o no?) ma ci possono essere anche autori che vedono il loro lavoro come un lavoro.
    E quindi fanno anche cose che magari non hanno voglia di fare, o su commissione.
    Per poter poi fare quelle che veramente gli interessano.
    Mi viene in mente takeshi kitano che faceva il generale putzerstoffen a mai dire banzai per poi poter fare film come hana-bi o il silenzio sul mare che nessuno gli avrebbe mai prodotto.
    Simo

  23. sraule ha detto:

    sì, certo.
    tra l’altro ho il massimo rispetto per questo tipo di autore. dobbiamo tutti vivere.
    anch’io, come dicevo nel post, faccio un sacco di cose “per soldi”. ovviamente cerco di scegliermi quelle che mi sono più congegnali, ma non è certo esattamente quello che vorrei fare.
    ma di questo tipo di lavoro “mercenario”, in termini di fumetto di qualità, si potrebbe benissimo fare a meno.
    (e con “fumetto di qualità” non intendo per forza “fumetto autoriale” o “fumetto non-popolare”).

  24. utente anonimo ha detto:

    Che dici, arriverà mai quell’editore disposto a pubblicare cose fatte bene?
    no. non nel cempo del fumetti per adolescenti e non nei prossimi 4-5 anni.

    Arm

  25. sraule ha detto:

    disse nostradamus 🙂

  26. utente anonimo ha detto:

    da lettore e non da autore, condivido al mille per cento quanto dice susanna.

    se il fumetto per adolescenti (o per anziani -perche` hey, ci sara` ben pure quel mercato li`, quanti adolescenti comprano Tex?) crolla, ma chissenefrega? giuro che mi e` del tutto incomprensibile.

    il punto e` che non esiste “il fumetto”. esistono i singoli fumetti, cosi` come non esiste “il cinema” ma i singoli film, non esiste “la letteratura” ma i singoli libri. ed e` di questi che mi interessa il destino, mi interessa che ci siano da qualche parte libri, fumetti e film interessanti, anche se magari lo stato globale medio dell’insieme dei fumetti, film e libri e` catastrofico.
    (sono abbastanza avvertito da comprendere che esiste una correlazione, eh, ma ci siamo intesi).

  27. utente anonimo ha detto:

    senza contare che: ci serve il fumetto per adolescenti?

    voglio dire, prendiamo il cinema o la letteratura per adolescenti, e ci rendiamo conto che nessuna persona di gusto e senno ritiene significativo questo target per quanto riguarda lo status estetico globale del cinema o della letteratura. ci sono eccezioni, ovvero ci sono libri e film per adolescenti che sono ottimi libri e film, ma non sono certo il termometro della situazione.

    perche` per il fumetto, oggi annus domini 2009, dovrebbe essere diverso?

    per capire quanto sia comica la polemica, ve l’immaginate una discussione analoga per altre forme d’espressione? vi immaginate alla Biennale critici discutere del fatto che non si fa piu` “arte per adolescenti”? (ehm, ok, dai critici d’arte posso aspettarmi di tutto).

  28. utente anonimo ha detto:

    Amo incondizionatamente François Truffaut. E’ una doverosa premessa per quello che sto per dire. Truffaut, cominciato come critico spietato, ha diretto una ventina di film tutti (ad eccezione di uno) prodotti dalla sua casa di produzione. Scrivendo e dirigendo solo storie che lo appassionavano. E’ stato accusato di essere un regista popolare. Aveva rispetto assoluto per lo spettatore, diceva che non poteva tradire chi andava a vedere un suo film facendo qualcosa che non amava.
    Ecco, mi sembra che nella storia di quest’uomo morto troppo presto ci sia già tutto quello che si è detto. Certamente c’è la mia risposta.

  29. utente anonimo ha detto:

    il discorso è diverso, nel senso che il fumetto per adolescenti serve a creare una sorta di continuity, di affezione al media fumetto.
    io sui discorsi dei maghetti e vampiretti non sono d’accordo con voi: ben venga se i ragazzi leggono, qualsiasi schifezza. Poi quando si stuferanno scopriranno che ci sono tanti libri più meritevoli, e passeranno a quelli.
    Simo

  30. sraule ha detto:

    ma Simo, io sono completamente d’accordo con te. Solo, mi chiedo, perché mai dovrei mettermi IO a scrivere di streghe e maghetti? se non per sbarcare il lunario, ovviamente, ma per il momento la mia cronica povertà non mi ha portato a tanto (ok, forse sì, come avremo modo di dire, ma è un discorso uno zinzino diverso).

    per il resto: Paolo, ci siamo capiti perfettamente, e tu sai che sono d’accordo. personalmente non vorrei mai scrivere qualcosa di così ostico da non voler essere letto da nessuno, ma mi piace pensare di poterlo fare quando cazzo mi pare, se mi gira, anche se magari non troverò un editore che me lo pubblichi.

    Brullo: fratello mio, sangue del mio sangue.
    era tutto.

  31. utente anonimo ha detto:

    nel senso che il fumetto per adolescenti serve a creare una sorta di continuity, di affezione al media fumetto.

    e perche` dobbiamo creare artificialmente affezione a tale media?

  32. sraule ha detto:

    già, perché?

    potremo sempre avvincerli quando usciranno dalla loro trista condizione di adolescenti.

  33. utente anonimo ha detto:

    @Brullo: “ci sono libri e film per adolescenti che sono ottimi libri e film, ma non sono certo il termometro della situazione.”

    Ecco, la differenza è tutta lì. Ovvero nel fatto che non ci sono ottimi fumetti per adolescenti.

    @Susy: “già, perché? ”

    Per amore del fumetto?
    Dici che son troppo retorico?
    Esticazzi.

    AleDiVirgilio

  34. utente anonimo ha detto:

    Io una volta ebbi l’idea di iniziare una discussione simile a quella di Rrobe domando in un forum perché il fumetto umoristico stesse diminuendo sempre più, ne venne fuori una discussione abbastanza inverosimile e poco costruttiva o anche solo che offrisse buoni spunti di riflessione, capii che era come se degli operai della FIAT e alcuni appassionati di auto volessero parlare di come rimettere assieme il mercato dell’auto. Mancava il più cioè chi produce auto. Alla fine me ne uscii fuori con un post in cui asserivo che la maggior parte delle idee che venivano espresse erano non stava in piedi neanche con il vento a favore e mi risposero in un modo che mi aprì gli occhi. Capii che la loro gioia era quel sogno e non potevo infrangerlo così buttandola sul reale.
    Per quanto riguarda la libertà di esprimersi ovviamente non posso che pensare che debba essere totale, anche perché la ricetta per il successo non l’ha nessuno e neanche quella per arrivare al cuore dei lettori quindi ognuno faccia la strada che vuole, possibilmente quella che più gli piace come dice Susanna.
    Per quanto riguarda i lettori saranno loro a scegliere ma questo non deve interessare troppo l’artista a meno che non sia lui stesso a voler esserne interessato.
    Per chiudere con un altro paragone io non penso che le droghe leggere siano sempre un preludio delle droghe pesanti, ovvero non è chi non legge fumetti da piccolo è destinato a una vita senza pagine disegnate e l’inverso.

    Claudia_Chec

  35. sraule ha detto:

    molto d’accordo.
    specie sulla parte delle droghe pesanti: non togliamo ai nostri giovani la speranza di emanciparsi dalla loro condizione di cannaioli sfigati. 🙂

    ok, claudia, in questo momento sono troppo gasta per dare risposte sensate.

  36. utente anonimo ha detto:

    @ Susy: e io che pensavo che il tuo “Si:)”… vabbé.

    @Claudia: sul fatto che le canne non siano preludio alle droghe, sfondi una porta aperta.
    Bell’esempio, ma non calzante, per me.

    Comunque, la mia incazzatura deriverà dal fatto di essere genitore e di amare il fumetto come mezzo di espressione, ma mi lascia perplesso questa indifferenza.

    Per continuare sul piano delle metafore: se considero grave il fatto che nel 90% del continente Africa non ci sia acqua potabile, non è detto che il mio interesse derivi dal fatto che abbia una ditta di acque minerali. No?

    AleDiVirgilio

  37. utente anonimo ha detto:

    Dimenticavo: anch’io sono gasato.
    Domani inizia il Comicon!
    Quindi si tratta di cose serie, mica di chiodi lunghi 9 pollici! :p

    AleDiVirgilio

  38. utente anonimo ha detto:

    ok, è stato bello essere tua amica.

    sraule

  39. utente anonimo ha detto:

    Ti voglio bene lo stesso! 🙂

    AleDiVirgilio

  40. utente anonimo ha detto:

    ale, il tuo problema e` che pensi a questa magica entita` astratta nota come “Il Fumetto” invece che all’esistenza dei singoli fumetti (che sono gli unici oggetti concreti di cui si puo` parlare, il resto e` fuffa).

    quando capirai che a noi lettori interessano molto i fumetti ma non ce ne frega una ceppa nulla dell’ensemble termodinamico del fumetto, capirai il resto.

  41. utente anonimo ha detto:

    @brullo: più facile che continueremo a capire due cose diverse. 😉

    AleDiVirgilio

  42. sraule ha detto:

    per la serie “siamo d’accordo di essere in disaccordo”?
    mi commuovete.

  43. utente anonimo ha detto:

    Due modi di guardare il fumetto, anzi la vita, in modo differente.
    Tutto qui.

    Un po’ come preferire il caffé nella tazzina di porcellana o in quella di vetro.

    Però sono sicuro che anche lui odia quello nei bicchierini di plastica (ar prastico, come dicono a Roma).

    🙂

    AleDiVirgilio

  44. sraule ha detto:

    temo che quello del caffè – come di ogni altra bevanda potenzialmente corrosiva per lo stomaco – sia un punto dolente per Brullo.

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