Lo saprete già. Oggi Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm, Peter Sunde e  Carl Lundström sono stati condannati ad un anno di reclusione e a un risarcimento di circa due milioni e mezzo di euro per complicità nella violazione dei diritti d’autore.
La buona notizia è che non si tratta di una sentenza definitiva (i quattro, ovviamente, faranno ricorso) e che Pirate Bay è perfettamente operante.
Quello di cui tutte le persone intelligenti, o semplicemente di buonsenso, si sono già accorte è che il file sharing non si può fermare. Che per ogni milione che i pirati saranno costretti a rimborsare le case discografiche e i colossi del software ne perderanno altri dieci.
Entrambi, tra l’altro, hanno scritto la propria rovina con le loro mani, creando i supporti digitali.
Ora, le solite persone intelligenti – o semplicemente di buonsenso – di cui sopra, hanno anche già capito che l’unico modo che hanno per salvarsi è fare qualcosa che non hanno mai fatto, e non hanno neanche mai pensato di fare: fidarsi dei propri acquirenti.
Scusate se questa cosa mi dà una profonda soddisfazione.
Ora, è chiaro che come produttrice di opere in licenza (e anche come persona, credo) io pensi che gli artisti vadano pagati per il loro lavoro. Come acquirente, ovviamente avere qualcosa gratis mi piace.
Ovviamente io, in quanto autrice, non ho questo problema. Le case editrici non sono state ancora abbastanza stupide da mettersi a pubblicare i loro libri su cd (o, quanto meno, lo sono state solo in parte).
Ma se un giorno lo faranno io mi rivolgerò ai miei lettori chiedendogli di spendere qualche centesimo per acquistare i miei libri. E’ chiaro che stiamo parlando di centesimi, di pochi euro: non c’è la carta, non c’è la distribuzione.
Come feticista del prodotto cartaceo questo mi fa una certa impressione.
Ora, se questo accadesse – e forse accadrà – succederebbe anche a noi quello che è successo ai nostri "colleghi", si fa per dire, musicisti.
Dovrei esserne terrorizzata, in realtà sono piuttosto interessata a tutta la cosa.
Ma partiamo dall’inizio. I nostri colleghi musicisti, se erano fortunati, firmavano con una bella e grassa major, la quale gli produceva un album. Spese della major: studio di registrazione, acconto sui diritti d’autore, pubblicità, distribuzione.
Se un cd veniva messo in vendita a 20 euro il musicista ci guadagnava più o meno 80 centesimi, se era fortunato.
Non so a voi, ma non sembra particolarmente equo.
E’ anche vero che non conosco i meccanismi delle case discografiche in dettaglio. Tralasciamo per un attimo il fatto che tutto questo non c’è più o sta crollando e parliamo del mondo editoriale, dove tutto questo continua come di prammatica.
Parliamo di libri. Uno scrittore lavora sul suo romanzo, diciamo, tra i tre mesi e l’anno. La sua casa editrice gli dà un anticipo sui diritti d’autore che varia a seconda del calibro dell’autore. Diciamo che gli dà 8.000 euro. Inoltre gli dà una percentuale sulle vendite, di solito tra il 5 e il 10 percento, a volte di meno, a volte (ma quasi mai) di più.
Il libro esce in prima edizione, diciamo cartonata, a 20 euro. La distribuzione si prende il 60%. Di questa percentuale fanno parte anche gli utili del commerciante, che sono circa sul 35%. Il resto è della distribuzione. Il che significa, se ve lo state chiedendo, che per ogni libro da venti euro spostato la distribuzione incassa circa 5 euro, mentre l’autore, per ogni libro da venti euro venduto, guadagna 1 euro. Il libraio guadagna circa 7 euro, la casa editrice (che ha pagato la stampa, l’acconto, l’editing e la promozione) circa 7 euro.
Parliamo di fumetti.
Se pubblico un fumetto in Italia, di solito mi viene dato un acconto sul diritto d’autore di, diciamo, 30 euro a tavola sceneggiata. Al disegnatore va un acconto di, diciamo, 100 euro a tavola disegnata. Royalties = 0.
Il fumetto esce a, diciamo, 5 euro. La distribuzione si prende il 50% su ogni libro. L’editore il 50%. Molto semplice.
Se pubblico in Francia, oltre al mio anticipo, avrò anche una percentuale del 5% sul venduto, diciamo.
Ora immaginiamo di vivere in un mondo dove il fumetto elettronico è una realtà.
La distribuzione non c’è, il venditore, se è furbo, è sempre l’editore. Ma, poi, che cosa fa l’editore?
Diciamo che il un mondo dove il fumetto elettronico è una realtà, se sono abbastanza furbo, IO posso essere l’autore, il distributore e l’editore.
Sono completamente autartico. L’unica cosa che devo temere è che i miei lettori mi mollino. O che mi derubino.
Ma si è visto che i consumatori, se gli viene data un po’ di fiducia e se gli viene chiesto di spendere una somma che giudicano onesta, e, specialmente, se pensano che il tuo lavoro abbia un valore perché è bello, non ti derubano.
Certo, qualcuno che ti frega qualcosa ci sarà sempre. Ma si tratta di una minoranza.
Torniamo al discorso peer to peer.
Ho notato alcune cose che mi hanno un po’ stupita (favorevolmente). Parliamo, di nuovo, in via del tutto ipotetica.
Se io usassi, diciamo, eMule (ma non lo uso, è chiaro), avrei un bel po’ di musica salvata sull’hard disk (ma non ce l’ho). Se io usassi questo nefando programma che lede le nostre amatissime major, non solo potrei scaricare musica, ma potrei anche vedere che cosa la gente scarica da me.
Ora – non che io sia molto informata sulla questione, visto che non uso programmi per il peer to peer – diciamo che ci sia una cartella del mio computer in condivisione. Chiamiamola, diciamo, "incoming". Solo per ipotesi supponiamo che in questa cartella finisca tutta la musica che scarico, divisa, ipotizziamo, per genere o per autore. Se mia sfrenata fantasia mi portasse a immaginare che dentro questa cartella non ci finisca solo la musica scaricata con, diciamo, eMule, ma anche la musica scaricata con, bho?, Soulseek, Bit Torrent… e anche la musica scaricata legalmente e a pagamento dai siti dei gruppi e da, qua non ipotizziamo più, Pure Groove.
Dunque, se una tale cartella esistesse, chiunque potrebbe collegarsi e uploadare musica da me.
Ora entriamo nella fantascienza più pura, attenzione. Osservando gli upload da questa ipoteticissima cartella, io noterei certe tendenze.
Noterei che, se mai la possedessi, la discografia completa degli Zeppelin va fortissima. Che i Cure se la cavano sempre. Addirittura c’è qualcuno (cioé, ci sarebbe) che si scarica i TLASILA, gli Alkehol, Intonarumori.
Ci sono 3 dischi che finora nessuno ha (avrebbe) scaricato.
Sono:
– Niggy Tardust di Saul Williams
– The Slip dei NIN
– Ghosts dei NIN
Il primo si può scaricare a circa 3 euro (o anche gratis). Il secondo si può scaricare SOLO gratis. Il terzo si può scaricare a circa 3 euro o anche gratis. Le versioni gratuite del primo e del terzo sono di qualità inferiore rispetto alle versioni a pagamento. Insomma, quelle che ho (avrei? no, dai, che ho) io nel mio hd sono di qualità superiore.
Ma non me le caga (cagherebbe) nessuno.
Why?
Aggiungiamo che i NIN hanno guadagnato da Ghosts, un album completamente strumentale, più soldi che da Year Zero, ovvero l’album non-strumentale immediatamente precedente a questo e uscito per una major (Interscope – Universal).
Voi non iniziereste a farvi delle domande?

Annunci

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

»

  1. utente anonimo ha detto:

    mi pare che i fumetti scaricabili sui telefonini evoluti vadano alla grandissima in giappone. Ma li hanno un mercato differente rispetto all’italiano, e gli stessi fumetti se li comprano appena escono nelle rivistazze giganti e poi in tankobon più lussuosi. Quindi non credo che il mercato sia destinato a collassare nell’illegalità, credo solo che le major ci abbiano lucrato troppo negli anni e la gente si è rotta le balle.
    Per i “poveri” musicisti un sistema per fare cassa c’è comunque: andare a suonare dal vivo. L’esperienza di assistere ai concerti non è scaricabile da emule.
    Cmq apro una parentesi: qualche anno fa organizzai una festa privata di capodanno con una trentina di amici, in un bar che però per l’occasione teneva chiuso.
    E’ passato il tipo della siae e abbiamo dovuto pagare tipo 100 euro per le canzoni che abbiamo trasmesso quella sera, come diritto d’autore. Anche se la festa non era a pagamento.
    Ecco il livello vampiresco della siae.
    Comunque sono contento di aver contribuito alla pensione dell’autore del: “mio amico charlie brown”

    Simo

  2. sraule ha detto:

    ma ora la perplessità è: chi ha scritto quella canzone (e non ho idea di chi sia) avrà pagato qualcosa a shulz?

  3. utente anonimo ha detto:

    Bel post!
    Sono interessanti sia le cifre che snoccioli, sia il concetto che ci sta dietro (l’equo contributo volontario).
    In effetti anch’io ho acquistato qualche fumetto americano online, esono rimastosoddisfatto del risultato. La qualità del PDF era la stessa di un normale fumetto cartaceo, ed il prezzo era di soli 75 centesimi di euro.
    Trovo ingegnoso anche il meccanismo dei webcomic veri e propri: tre strisce -o una pagina di fumetto- alla settimana, visibili gratuitamente su un sito contenente pubblicità. Al lettore non costa nulla, pagano le rendite pubblicitarie.

    Il vero problema in entrambe queste soluzioni per un autore che si vuole auto-produrre è riuscire a raggiungere una visibilità sufficiente per poter vendere abbastanza prodotti o avere abbastanza visitatori…

    Luca.

  4. sraule ha detto:

    già, per questo non escludevo totalmente l’utilità di un editore/sponsor.

  5. utente anonimo ha detto:

    comunque io già ti risposi con la soluzione totale e globale… INDIEEEE

  6. sraule ha detto:

    ecco pic, non ha nemmeno bisogno di firmarsi.
    e cerca di consolidare il suo mesmerismo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...