Un po’ di argomenti all’ordine del giorno. Potrei fare un post per ognuno, suppongo, ma il tempo mi manca.
1) Sono stata a vedere la mostra su De Andrè a Genova. Adesso, cari amici di Genova, non iniziate a lagnare. Non vi ho detto che passavo e non vi ho salutato perché avevo giusto un’ora e mezza per vedere la mostra. So che Piccardo e Algozzino (che ha da poco scritto un fumetto proprio su De Andrè) ci hanno passato dentro cinque ore. Devo dire che li capisco benissimo.
La mostra non è particolarmente estesa, ma è di fatto immensa. Solo per vedere tutti i filmati o per leggere tutto il materiale cartaceo ci vorrebbero ore.
E’ anche fatta molto bene e vale la pena di visitarla indipendentemente dal gradimento personale della musica di De Andrè. I curatori sono riusciti a ricreare – e non era facile – un "effetto De Andrè". Quando entri nelle stanze buie hai l’impressione di essere entrato nel mondo interiore del cantautore. La mostra, inoltre, è un’opera d’arte su un’opera d’arte. Le installazioni video potrebbero essere esposte in quanto manufatti artistici, più che come semplici supporti.
Non ho trovato particolarmente interessante la parte interattiva, ma è una semplice opinione. Non amo essere dotata di gingilli che alzino il mio livello di coinvolgimento: se una cosa mi coinvolge, mi coinvolge anche se mi viene presentata sotto forma di polveroso tomo in corpo 6. Aldilà di questo, finalmente una mostra degna degli standard europei, fatta in modo creativo e non abborracciato. Si vede che le persone che ne hanno curato l’allestimento avevano qualcosa da dire, e che il loro modo di intendere la musica di De Andrè era viscerale e autentico. Queste piccole cose passano al visitatore.
Interessanti i filmati dei concerti, con performance insolite e quasi sconosciute. L’unica nota dolente, per quanto mi riguarda, è stata la carenza sul piano strettamente musicale, o forse dovrei dire musicologico.
La mostra è piena di musica, ovviamente, ma solo nella sua forma più compiuta e definitiva (il brano eseguito). Mi sarebbe piaciuto che, come c’era una sezione in cui veniva mostrato il processo creativo dietro alle liriche attraverso manosctritti, riscritture e note a margine sui libri, ci fosse stata anche una sezione in cui si potesse vedere il processo creativo dietro lo spartito (o, almeno, lo spartito).
Visto che De Andrè era non solo un amante, ma anche uno studioso della musica, e visto che, dagli esordi minimali, il suo mondo musicale si è andato via via arricchendo, mi sarebbe piaciuto osservare più da vicino questa evoluzione, ascoltare la musica di riferimento, da quella popolare a quella medioevale e barocca, vedere la creazione di un pezzo dal punto di vista dello spartito.
In ogni caso, fino al 3 maggio, al Palazzo Ducale, è davvero da non perdere.
2) Ora una nota dolente: chi di voi si aspettava di poter leggere il numero 3 di Ravenstock verso maggio resterà deluso.
L’uscita del numero 3 è slittata a settembre (questa volta improrogabilmente) a causa degli altri impegni di Armando. Ne abbiamo parlato. Non volevamo che l’oggetto finito risentisse del superlavoro di Armando in questo periodo. Vogliamo fare le cose per bene, e per fare le cose per bene ci vuole tempo, energia e spazio mentale. Armando sta finendo di disegnare un grosso tomo per Casterman – ve ne ho parlato in precedenza – e questo volume sta risucchiando tute le sue energie, fisiche e mentali. Fare bene tutte e due le cose semplicemente non era possibile. Alcuni progetti vogliono concentrazione. Vogliono il tuo tempo anche quando non ci stai lavorando. Vogliono la tua attenzione e il tuo amore. L’amore se diviso per due si moltiplica per due, l’attenzione no.
Abbiate pazienza.
3) Continuo ad essere molto preoccupata – e sempre più incazzata – per la situazione nel nostro paese.
Ogni giorno vengono fuori dei ragionamenti pericolosi che mi spaventano, e mi sembra che il timore che viene espresso sia scarso e centrato su aspetti irrilevanti. Questo mi spaventa ancora di più.
Vengono fatte passare per "parità tra i sessi" ruberie nei confronti di entrambi i sessi. Viene fatto passare il messaggio che "parità" significhi che le donne devono essere sostenute sul piano materiale perché hanno un "doppio lavoro" di lavoratrici e di madri, quando invece il concetto che dovrebbe passare che le donne e gli uomini dovrebbero essere sostenuti nel loro progetto di vita, in modo che entrambi possano farsi carico della vita domestica e della prole, in modo che entrambi abbiano il tempo per cucinare o fare i piatti o accompagnare il figlio a scuola. Dare aiuto alle sole donne significa legittimare il fatto che prendersi cura della casa e dei figli sia il LORO lavoro, e di nessun altro. E, scusate se lo ribadisco, QUESTA è una visione del mondo e dei ruoli sessista e patriarcale. QUESTA è una legge per uomini che vogliono stare sul divano a bere birra mentre la moglie spignatta. Sarei curiosa di sapere quante donne desiderano realmente queste perle dell’umanità nel proprio soggiorno e nel proprio letto.
4) L’hype "stupro" sta raggiungendo vette di demenza inaudite. Abbiamo dati che ci dicono due cose: lo stupro è in calo (malgrado le denunce, fortunatamente, siano in aumento rispetto all’enorme sommerso) e lo stupro avviene principalmente tra le mure domestiche o nella cerchia degli amici (e guarda caso questi sono gli stupri meno denunciati).
Si sta conducendo una lotta (di dubbia efficacia ma dall’alto potere demagogico) contro lo stupro per strada ad opera di sconosciuti. Non si sta facendo niente per fornire alle donne che giornalmente vengono stuprate dai propri compagni i mezzi economici e mentali per sfuggire alla loro sorte.
Si bela dei diritti di donne e bambini (anche non ancora nati o perfino concepiti) e non si fa nulla di concreto per loro.
Si tagliano le gambe all’istruzione, così sempre meno persone, in futuro, potranno accorgersi della magagna.
Io vorrei fare un test del QI a tutti i nostri governanti e ricollocare quelli palesemente inadeguati e incarcerare quelli dall’intelligenza normale, perché solo palesemente dei criminali in cattiva fede.
Potremmo prendere alcuni dei lavavetri che ci sono sulle nostre strade per sostituirli e la nostra politica avrebbe un picco di qualità improvviso. Una come la Carfagna, d’altronde, sembra fatta apposta per fare la lavavetri. Quello o altro lavoro prettamente fisico, in ogni caso.
5) Sono affaticata, ma ho voglia di fare delle cose. Alcune le sto facendo, in effetti. Stay tuned.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison ha detto:

    ahimè condivido le tue preoccupazioni. aspetterò impaziente il nuovo ravenstock, vorrà dire che non potrò farvelo autografare al salone del libro.
    per quanto riguarda de andrè, non stupisce la mancanza di materiale musicologico: ci sono saggi e discussioni (l’ultima delle quali ha avuto luogo nella mailing list italiana dell’international association for the study of popular music, iaspm, alla quale ho partecipato) a riguardo, ma vengono sempre dimenticati. questo perchè le musiche non erano praticamente mai di de andrè (anche quando tutto era depositato a nome suo), o erano per la maggior parte frutto di collaborazioni, e da quando è morto si vuole propagandare l’immagine del “poeta-musicista” senza mettere in mostra i collaboratori; tra l’altro essere onesti al riguardo non significherebbe sminuire la sua opera ma solo ridefinirla sotto un’altra ottica ben più complessa.

  2. utente anonimo ha detto:

    sì, pensavo che questa mancanza derivasse da qualcosa del genere.

    sraule

  3. utente anonimo ha detto:

    Non sono un economista ma una cosa mi sembra palese. Cosa fai se hai un’azienda che produce manufatti piuttosto comuni in momenti di crisi (ma anche no), anche solo per sopravvivere, meglio se per essere competitivo e ritagliarti buone fette di mercato? Hai due strade
    1) comprimi il più possibile i costi e vendi a minor prezzo un prodotto non dissimile dagli altri ma che presto diventerà obsoleto. Oppure
    2) investi sulla ricerca, migliori il prodotto, lo rendi molto competitivo nel suo settore, addirittura crei un prodotto nuovo, cresci, crei ricchezza per te e per chi lavora con te.

    Ora, questi liberisti del cazzo, padroni di un’economia asfittica che non sanno e non vogliono vedere un palmo oltre il loro tornaconto personale, cosa fanno con l’Italia? Applicano ovviamente la prima strategia.
    Senza una scuola che formi, che abbia soldi e risorse, che cacchio di paese diventeremo?

    Era un po’ che volevo dire questa cosa. Ho un bambino che in questo autunno comincerà la prima elementare e già so che ci dovremo, io e la mamma, prendere cura della sua educazione che non potrà ricevere come dovrebbe essere attraverso una scuola che ormai si regge solo sul volenteroso e stoico entusiasmo di alcuni, e per fortuna nemmeno pochi, docenti sottopagati e insultati sistematicamente da questo governo di farabutti.

    Paolo Raffaelli

    (grazie cara, sei sempre fonte di riflessioni che fan bene)

  4. sraule ha detto:

    no, caro, grazie a te per le tue considerazioni e per averle divise con noi.

  5. utente anonimo ha detto:

    Purtroppo anch’io sono piuttosto preoccupato.
    Ho appena letto sul sito del Corriere la nuova proposta del solito Mr. B, che vuole far votare non più tutti i parlamentari, ma solo i capigruppo.
    Cribbio, non è al governo nemmeno da un anno e già sta distruggendo il parlamento…
    Se continua così, entro la fine della legislatura si farà chiamare “il caro leader” come in Corea del Nord…

  6. sraule ha detto:

    sì, “leader maximo” non sarebbe nelle sue corde.

  7. utente anonimo ha detto:

    maccome e non ce lo hai dettoooo!??? 🙂 Dovevo, scusa.

  8. utente anonimo ha detto:

    Dimentichi la nuova legge contro l’anonimato in rete…

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