Siamo onesti, astenersi dalle cazzate è più difficile di quello che pensassi. Evidentemente per me quella di cazzona è una seconda natura, se non proprio la prima. Il fatto è che rimanere arrabbiati e indignati ininterrottamente per settimane è piuttosto faticoso e stressante. E se uno stressato il suo naturale istinto di sopravvivenza lo porta verso il cazzeggio.
Spero che la mia elegante spiegazione vi abbia convinto.
"Cazzeggio", poi, è una parola grossa. Per me la musica non è mai stata una cazzata. E’ sempre stata una roba importante, una roba sulla quale, come minimo, si può discutere e litigare (il primo che obbietta che io sono pronta a discutere e litigare su qualsiasi cosa finisce dritto fuori dalla finestra).
Ora, a proposito di musica, bisogna che io sia sincera. Non sono mai stata una grande ascoltatrice di musica italiana. De André, sì, lo ascoltavo già in culla (e già lo amavo, che mancanza di originalità). Battiato, Conte. Insomma, ci siamo capiti.
Quando ero molto ma molto giovane ascoltavo i Litfiba (i primi tre album continuano a piacermi). Quando ero un po’ meno giovane solo musica punk-hardcore. Suppongo che Pullmanx e DDI non vi dicano molto.
Poi, un po’ di tempo fa, ho iniziato ad avere il sospetto che mi stavo perdendo qualcosa. Ancora una volta devo essere onesta: il sospetto mi è venuto al concerto degli Avion Travel.
Sapete che non sono velocissima ad elaborare nuove idee. Fino a quel punto la summa del mio darmi da fare in merito è stata pensare, circa una volta al mese, "dovrei ascoltare qualcosa di italiano", e poi andare a controllare sul sito dei Nine Inch Nails se per caso non era spuntata una data italiana (era scattato un collegamento).
Poi, due o tre mesi fa, una mia collega mi dice che dovrei davvero ascoltare i Subsonica, che lei adora e che, sempre secondo lei, mi piacerebbero.
Circa un mese dopo, una volta che il concetto è penetrato per bene nel mio cranio, ascolto per la prima volta Germi degli Afterhours.
Sì, ok, ve l’ho detto che il mio cervello segue strade tutte sue. Prometto che uno di questi giorni darò anche un ascolto approfondito ai Subsonica, lo giuro.
Insomma, ascolto gli Afterhours. Tutti gli ultimi album, perché sono una persona metodica, una volta che ho preso il via.
Se prima conoscevo 4 o 5 loro canzoni adesso ne conosco 40-50. Il che, suppongo, non fa di me un’esperta internazionale degli Afterhours.
Il che, inoltre, non fa di me l’iscritta numero uno dell’Afterhours Fan Club.
Ma il fatto che io stia facendo un post su di loro significa che sono incuriosita.
In questo momento sono nella fase della conoscenza superficiale. Moderato gradimento. Non so dove andrò a finire. Potrei diventare una fan indefessa del gruppo o potrei dimenticarmi completamente di loro dopodomani.
Comunque la curiosità è stata sufficiente per farmi guardare la prima puntata del Festival di Sanremo per un’oretta e mezza abbondante, cioé non proprio dall’inizio ma fino alla loro esibizione.
E, sì, questo significa che ho visto cose che avrei fatto a meno di vedere e che, sì, il volume è rimasto sullo zero quasi tutto il tempo (Benigni l’ho ascoltato con piacere).
Se gli Afterhours avessero fatto un’esibizione da far cambiare il colore di capelli a tutti quanti non mi sarebbe dispiaciuto, mi avrebbe dato una certa soddisfazione.
Ora, sono certa che su youtube quell’esibizione c’è già, andatevela a guardare. Sarete d’accordo nel dire che è tutt’altro che perfetta.
Musicalmente la loro canzone è una spanna sopra tutte le altre che ho ascoltato (oppure no) durante la serata.
L’orchestra non c’entra niente, ma uno dev’essere capace di fare la tara, in queste situazioni.
Bel sound, belle scelte ritmiche, bella linea melodica. Esecuzione nervosa, ma va bene.
Testo diretto, non allineato al festival (ma questa non è propriamente stata una novità), suppongo neanche malvagio dal punto di vista melodico, tranne che, insomma, è un po’ difficile a dirsi, dato che Manuel Agnelli era nel pallone e ha stonato praticamente tutto.
E accorgersi che una canzone che non hai mai sentito prima è stonata implica che l’esecuzione è stata veramente sommaria.
Voi direte: ora Susanna, che è una nota stronza, cancellerà dalla sua vita questo gruppo.
Non dico che abbiate torto sul mio conto.
Potrei fare davvero un ragionamento simile. L’ho fatto in varie occasioni, in altri ambiti.
Invece quest’esibizione degli Afterhours mi ha convinta ad ascoltarli meglio.
Il cantante, prima di Sanremo, aveva fatto un po’ lo sborone. "Non andiamo lì per vincere, andiamo lì a portare un messaggio". Mh-mh.
E’ anche questione di attitudine. Se Elio mio dice che di chi vince se ne sbatte il cazzo (e poi arriva primo, secondo, ora non ricordo), gli credo senza problemi.
Gli Elio e le storie tese, sul palco dell’Ariston erano pacifici, tranquilli, sicuri di sé.
Ma sono un altro gruppo. Hanno uno scudo bello grande che è il sense of humor e la demenzialità. Non sembra, ma un ombrellone del genere ti aiuta tanto.
Gli Afterhours non ce l’avevano e il signor Agnelli, che aveva rilasciato "Noi ce ne fottiamo" di qua e di là, si è beccato in testa tutta l’elettricità statica del festival e ha stonato. Anche le ditine, sulla chitarra, non sembravano proprio fluide.
Mi ero fatta l’idea, così, a naso, che questo tizio, nel privato, fosse antipatico come la merda. La mia impressione, inutile dirlo, non influiva minimamente sul mio apprezzamento o meno del gruppo. E’ pieno di bravissimi antipatici e non vedo che cosa dovrebbe importarmi di questo. Mica devo andare a cena con loro.
Questa esibizione, tuttavia, mi ha rassicurata sulla statura artistica del buon cantante, che forse è antipatico, chi lo sa, ma si fa prendere dal panico. E mi fa venir voglia di ascoltare meglio il suo gruppo.
Poi, magari, un’altra volta cerco di capire se la canzone, quella lì, Il Paese è reale, mi piace oppure no.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Sono d accordissimo su tutto..io a differenza tua ascolto Afterhours da più di 10 anni e sono un fan accanito!! più di 40 concerti visti!!Sono il mio gruppo rock preferito in più suono diverse loro canzoni..
    pensavo di essere l unico ad averlo notato..i primi 2 min..imbarazzanti secondo me..completamente fuori tonalità..non sapevo che dire..
    Luca

  2. sraule ha detto:

    poveretto, gli tremavano le mani. alla fine mi ha fatto simpatia e, nel complesso una buona impressione. mi piacciono gli esseri umani che sono capaci di andare nel pallone.

  3. utente anonimo ha detto:

    la mia personale opinione sugli afterhours è: un paio di pezzi da antologia qua e là (primo fra tutti il classico singolone Voglio la pelle splendida) sepolti in un mare di cose del tutto dimenticabili.

  4. utente anonimo ha detto:

    ho sentito adesso il pezzo di san remo. sono assai sorpreso, è effettivamente un bel pezzo (magari un po’ troppo barocco come struttura). ricco di citazioni indie (c’è un punto dove rifanno uno stop-and-go dei Polvo). e l’agnelli sembra addirittura una persona sopportabile.

  5. sraule ha detto:

    ehm. nella sua versione “come dovrebbe essere” non l’ho ancora sentito. non so se la stonatura ha avuto un peso sul tuo giudizio di ascoltabilità. conscendoti è anche possibile.
    ma no, facciamo i seri. il pezzo è bello e che li abbiano buttati fuori mi rassicura sull’equilibrio del mondo.
    ma temo che la collisione con il cantante dei marlene kuntz non gli farà propriamente bene.

    anche a me piaceva voglio la pelle splendida, e anche ossigeno, ma ora non mettetemi fretta, eh?

  6. Ethelred ha detto:

    Anche se non ho mai provato gli Afterhours, sì, ehm, effettivamente parrebbe un pelino stonato, almeno all’inizio.

    Pure io non ascolto molta musica italiana e, anche per quanto riguarda quella straniera, non posso certo dire di essere un genio in materia, ANZI, sono davvero caprina.
    Però, nonostante i miei gusti discutibili lunedì sono andata a vedere Tina Turner dal vivo e non diamole della vecchietta.

    Ma sono andata fuori tema come al solito: per i Subsonica, volevo dirti… Se sei metodica non ti devo dire di NON basare le tue opinioni sugli ultimi due album xD In ogni caso è uno dei pochi-quasi-nulli gruppi italiani che mi piacciono, quindi, io che sono di parte, li consiglio sempre 😛

  7. sraule ha detto:

    ha-ha, tranquilla. io comincio sempre con l’ascoltare le prime cose, anche se magari non le primissime per un fatto di pigrizia.

    ovviamente se ne parlerà tra un paio d’anni, lo sapete. devo ancora metabolizzare tutte quelle sillabe italiane degli afterhours.

  8. utente anonimo ha detto:

    continuo il mio piglio da critico spocchioso sputando le seguenti sentenze, così, a capriccione:

    – dell’ultimo loro disco salvo solo la title track
    – mi sono fatto un giro su youtube dei loro vecchi singoli e così a naso riesco a sopportare solo Voglio la pelle splendida , La sinfonia dei topi e Non è per sempre.
    – in generale però degli afterhours si potrebbe anche fare a meno.

  9. sraule ha detto:

    la buona notizia è che PUOI FARLO.
    la cattiva (o forse no) è che l’ultimo disco devo ancora sentirlo.
    sono una donna impegnata, io.

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