Ho visto che è un po’ che non faccio un post semi-serio. In altre parole è un po’ che non vi scasso con le mie seghe mentali.
E allora rimediamo. Oggi vorrei parlarvi dei pensieri che mi sono venuti oggi rileggendo La tecnica del fumetto, volume vetusto quanto indispensabile per qualunque aspirante sceneggiatore.
La mia riflessione più o meno era questa: il fumettista deve essere, in qualche modo, un uomo rinascimentale.
Il termine ormai è abusato, lo so, fatemelo passare nell’accezione originale del termine: una persona che si intende un po’ di tutto, a livello buono ma non professionale.
Nel bagaglio culturale di un fumettista, pensavo, dovrebbe esserci anche un quid di conoscenza della comunicazione non-verbale, meglio, della prossemica.
La premessa è semplice: due esseri umani, in qualsiasi circostanza, comunicano, avvertitamente o inavvertitamente, usando diversi canali.
Nel caso del fumetto una persona (leggi: un personaggio) comunica anche se è da solo, perché "da solo" non è mai. C’è sempre un lettore, un osservatore quindi, che con il suo stesso osservare modifica l’oggetto di osservazione. La storiella la conoscete già, non fatemi dilungare.
Dunque, dicevamo, è impossibile non comunicare.
Una parte della comunicazione, nel fumetto, passa attraverso il canale visivo, inteso come scelta dell’inquadratura e scelta della sequenza. Una parte del canale visivo sarà occupata dalla composizione.
Fin qua nessun mistero.
Una parte della comunicazione passa dal canale verbale. Anche qua nessun mistero.
Ma parliamo della parte più negletta del mestiere di sceneggiatore. La comunicazione non-verbale. Che nel fumetto si articola su diversi livelli.
C’è la parte non-verbale della comunicazione verbale (lo so, inizia a farsi contorta). Se i nostri personaggi fossero di ciccia diremmo che la parte non-verbale della comunicazione verbale è data da tutte le informazioni comunicative contenute in un discorso che non sono espresse verbalmente: l’accento regionale, l’intonazione, il volume. Se parlate con, mettiamo, un sardo, è difficile che insieme ai contenuti espliciti del suo discorso non notiate anche un contenuto implicito: sono sardo o ho vissuto molto tempo in Sardegna. Lo stesso vale anche per le altre regioni, ovviamente. Altre possibili informazioni possono riguardare il livello di istruzione, lo stato d’animo e via discorrendo.
Sono informazioni che non riguardano il livello semantico e neanche il livello retorico, ma che sono contenute in essi, oltre che, ovviamente, in quello grammaticale e sintattico.
Nel fumetto questo tipo di informazioni passano attraverso l’uso della punteggiatura, dei caratteri speciali (grassetto, corsivo, ecc.) e attraverso il livello grammaticale vero e proprio.
Immaginate questo dialogo:
Diana dice a Tim: 1) Josef è proprio uno stronzo.
Si tratta di una constatazione. Oppure:
2) Josef è proprio… uno stronzo!
3) Josef è PROPRIO uno stronzo.
4) Josef è proprio uno STRONZO.
5) Josef è proprio uno… hem, stronzo.
In ognuno di questi casi, sebbene il messaggio verbale sia fondamentalmente lo stesso, c’è una diversa sfumatura non-verbale.
C’è poi il livello non-verbale della comunicazione visiva.
C’è un livello che potremmo definire "percettivo" che dipende dall’inquadratura, dalla composizione e dalla gestione della sequenza. In qualunque corso base di fumetto ti spiegano che se inquadri un personaggio dall’alto o dal basso dai una diversa impressione. Preferisco non soffermarmi su questo punto.
Parliamo, piuttosto, della comunicazione non-verbale DEI personaggi.
Ovviamente il gesticolare, la postura, i tic. Ma anche l’aspetto fisico (nel fumetto più che nella vita reale ciò che sembri è ciò che sei), l’abbigliamento, il modo di muoversi (sì, anche se i personaggi sono "fermi").
Ovviamente l’espressione del viso e del corpo.
Immaginiamo il dialogo di prima.
6) Diana, seduta su una sedia, testa incassata, ripiegata su se stessa, con le braccia strette attorno al corpo, le ginocchia unite e i talloni leggermente sollevati da terra, dice a Tim: Josef è proprio uno stronzo.
La ragazza è ferita.
Oppure 7) Diana, in piedi, le braccia conserte, la testa leggermente ruotata verso l’alto, le gambe tese, leggermente divaricate, ridendo, dice: Josef è proprio uno stronzo.
La ragazza chiaramente di Josef se ne fotte.
E ora parliamo di prossemica: come le persone orientano il proprio corpo nello spazio fisico.
Ovvero parliamo di Diana e di Tim.
Prendiamo la situazione 7). 7i) Tim, rispetto a Diana, è dall’altra parte della stanza, le dà le spalle e guarda fuori dalla finestra.
Oppure 7ii) Tim è molto vicino a Diana, disposto a 45° rispetto a lei, chino su di lei, con le sopracciglia scese.
In 7i) Tim onestamente è disinteressato, forse sulle spine, non vuole lasciarsi coinvolgere. In 7ii) Tim è partecipe, dispiaciuto (e, aggiungono i maligni, forse ci proverà con Diana). Ma quello che aggiungono i maligni non è campato in aria. Tim, diminuendo lo spazio interpersonale tra sé e Diana lancia un preciso segnale.
Immaginiamo adesso un’altra scena:
8) Tim e Diana, di spalle, camminano per strada. Diana dice: Josef è proprio uno stronzo. Lei e Tim sono:
8i) separati da un metro abbondante. Se non sappiamo che Tim e Diana si conoscono possiamo addirittura pensare che Diana stia parlando da sola.
8ii) affiancati. Sono due amici che stanno parlando di una terza persona assente (Josef).
8iii) molto vicini, le loro spalle si sfiorano. Vicinanza emotiva. A meno che Tim non sia il fratello o l’amico del cuore di Diana, tra loro probabilmente c’è qualcosa.
8iv) a braccetto. Come sopra, ma in modo più marcato.
Quando uno scrive una sceneggiatura a tutte queste cose deve pensarci. Se non ci pensa lui ci penserà il disegnatore.
Lo spazio interpersonale, nel mondo della gente di ciccia, è molto importante. A tutti sarà successo di trovarsi in imbarazzo di fronte ad un interlocutore che si avvicina troppo. Alcune volte nascono quasi dei bizzarri "balletti" al contrario, con un interlocutore che si avvicina e l’altro che arretra progressivamente per mantenere lo spazio interpersonale sufficiente per il proprio comfort psichico.
Il livello di spazio interpersonale confortevole per due occidentali medi, ad esempio, se sono l’uno di fronte all’altro, equivale più o meno alla distanza di un braccio. Ma se due persone sono esattamente l’una di fronte all’altra il loro dialogo non potrà essere privo di una certa dose di aggressività, e più si avvicinano più l’aggressività sale. La posizione del dialogo disteso e amichevole è con i due interlocutori messi ad angolo. Fateci caso quando chiacchierate con qualcuno per la strada.
Se qualcuno vi sta dietro, poi, potete immaginarvi da soli che tipo di distanza preferirete. E provate un po’ a non voltarvi.
Infine, da un certo punto di vista, potremmo considerare anche le inquadrature dal punto di vista della prossemica. E’ un altro modo per guardare alla cosa.
Noi tutti sappiamo che più ci avviciniamo al nostro protagonista più quello che dice sarà impattante. Possiamo vedere questa regola anche dal punto di vista di "prossimità al lettore", tenendo presente che, ovviamente, il suo spazio fisico non può mai essere davvero minacciato dal nostro personaggio. Ogni vicinanza, quindi, dovrà essere letta sul piano della vicinanza emotiva al personaggio.
Bene, di cose da dire ne avrei ancora molte, ma mi rendo conto che la vostra sopportazione per le mie seghe mentali è agli sgoccioli.
Vedrò di ritornare al più presto alle due colonne portanti di questo blog: la lagnanza e l’improperio.
Salud.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Invece dovresti allargare, approfondire, integrare e rendere MOLTO frequenti questi post.
    Bellissimo, interessantissimo e stimolantissimo.
    Chapeau 🙂

    Le cose da dire sarebbero tantissime, ma la mia pigrizia è feroce, quindi mi limito a una domanda: avvicinarci “troppo” al personaggio non rischierebbe di costringerci a troppi PP/PPP e dettagli?

    [emo]

  2. Ethelred ha detto:

    Le tue seghe mentali sono molto interessanti, secondo me xD

    La 5) «Josef è proprio uno… hem, stronzo» potrebbe dirla sono un’ochetta bigotta, vero?

  3. sraule ha detto:

    avvicinarci “troppo” al personaggio non rischierebbe di costringerci a troppi PP/PPP e dettagli?

    sì, infatti se ci fai caso ci sono alcuni fumetti in cui ci sono moltissime parti composte quasi esclusivamente da piani ravvicinati.

    La 5) «Josef è proprio uno… hem, stronzo» potrebbe dirla sono un’ochetta bigotta, vero?

    direi proprio di sì 🙂

  4. utente anonimo ha detto:

    così si ottiene un fastidioso effetto “talking heads” (meno poeticamente: capoccette che parlano).
    A meno che non si collabori con un disegnatore che sappia REALMENTE far recitare i personaggi, gli ambienti (sì, a mio avviso recitano pure loro) e che abbia il senso dell’inquadratura (compagno ideale del senso della frase per lo sceneggiatore)…

    [emo]

  5. utente anonimo ha detto:

    La 5) «Josef è proprio uno… hem, stronzo» potrebbe dirla sono un’ochetta bigotta, vero?

    Beh, anche solo uma ragazza molto perbene ed educata che si vergogna a dire parolacce.

    Se non ci pensa lui ci penserà il disegnatore.

    HA!! E sarebbe tanto male?

    Armaduk

  6. utente anonimo ha detto:

    a seconda del disegnatore, sì :asd:

  7. utente anonimo ha detto:

    a me l’idea delle capoccette che parlano (magari vere, di legno) piace,e mi piacerebbe anche che questi bei post contenessero ANCHE lagnanze e improperi, così da unire l’utile al dilettevole.

    quanto a La tecnica del fumetto , che non ho mai letto, hai mai letto questo? (io non ho letto neanche quello, ma volevo un tuo parere)

  8. sraule ha detto:

    a me l’idea delle capoccette che parlano (magari vere, di legno) piace,e mi piacerebbe anche che questi bei post contenessero ANCHE lagnanze e improperi, così da unire l’utile al dilettevole.

    quanto hai ragione, cercherò di rimediare al più presto.

    quanto a La tecnica del fumetto , che non ho mai letto, hai mai letto questo? (io non ho letto neanche quello, ma volevo un tuo parere)

    E’ molto famoso, ma no. ho letto quello di will eisner, invece, che è noioso ma bello (o, come direbbe il brullo, noioso E bello).

    così si ottiene un fastidioso effetto “talking heads” (meno poeticamente: capoccette che parlano).
    A meno che non si collabori con un disegnatore che sappia REALMENTE far recitare i personaggi, gli ambienti (sì, a mio avviso recitano pure loro) e che abbia il senso dell’inquadratura (compagno ideale del senso della frase per lo sceneggiatore)…

    be’, ma un disegnatore così è fondamentale comunque.
    in ogni caso alternare pp con mb e ppp è senz’altro un altro buon modo per risolvere la cosa.
    ma… hai presente kyle baker? ecco, lui è un genio dei primi piani e l’effetto talkin’ heads non lo fa di sicuro.

    che poi, dai, a me i talkin’ heads piacciono 🙂

    Se non ci pensa lui ci penserà il disegnatore.

    HA!! E sarebbe tanto male?”

    se il disegnatore è armando rossi, no. va là che te la sei andata a cercare per benino, questa.

    ma, in generale, almeno uno dei due dovrebbe saperlo. come cantava cohen one of us cannot be wrong

  9. utente anonimo ha detto:

    Gran bel post!
    Queste cose le leggerei per ore!
    Hai messo in evidenza un aspetto (la distanza fisica tra i personaggi) che non avevo mai approfondito.
    A proposito di libri, ti segnalo anche “the DC comics guide to writing comics”. L’ho acquistato su Amazon.com e l’ho trovato molto interessante. E’ “tarato” soprattutto sui fumetti di supereroi americani, ma è fatto benino.
    Per il prossimo post di questo tipo propongo un altro argomento di solito poco trattato: come si costruisce un “cattivo” (nel senso di “nemesi”, “antagonista”, “arcinemico dell’eroe”) convincente.

    Luca.

  10. utente anonimo ha detto:

    Dimenticavo: carina la nuova veste grafica del blog! ^__^
    E’ più elegante del precedente verde acido.

    Luca.

  11. utente anonimo ha detto:

    bellissimo post. dai, scrivi sto benedetto manuale (sul fumetto, eh, non sul lagnarsi)

  12. sraule ha detto:

    sì, eh, ci manca solo quello (il manuale, intendo, Caro Sarcastico Madmac).
    in realtà tempo fa avevo preparato proprio una lezione sui villain per il corso di fumetto che tenevo (uno deve ben darsi un tono). Potrei anche ammanirvelo uno di questi. 🙂

  13. utente anonimo ha detto:

    Molto interessante, anche se giocare troppo con i grassetti o i corsivi mi fa un po’ come le didascalie, che cerco di evitare quanto più posso. Però è vero, consente di avere più sfumature.
    Leone diceva che un primo piano a volte E’ un paesaggio, lo penso anche io, ma forse questo è un altro discorso…

  14. sraule ha detto:

    mmh… io sono una media amante dei corsivi, mentre non amo affatto i grassetti.
    ovviamente non a livello dei comics americani, dove praticamente c’è un corsivo e un grassetto in ogni balloon, questo è chiaro.

    una faccia più essere un paesaggio, sicuro. spesso nemmeno bello, anche nel mondo vero.

  15. mrharrison ha detto:

    assolutamente interessante. mi spiace non aver letto prima il post, ma sono contento di averlo fatto ora che ho la mente un po’ più libera, dopo 2 esami. a breve scriverò delle osservazioni a complemento di ciò che hai scritto

  16. utente anonimo ha detto:

    nessuno scrive delle capoccette?

  17. sraule ha detto:

    no, brullo, sei sfortunato.

    mrharrison, attendo le considerazioni.

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