E’ un sacco che non ho tempo per scrivere. Non scrivere qua, due stronzate. Non per email (solo oggi ho scritto da poco un’email interessante e una decina di email puramente funzionali). Non pezzi di sceneggiatura per questo o quello.
In realtà, in generale, il numero di parole che scrivo in un giorno è semplicemente esagerato.
Se ci pensate, nell’epoca di internet siamo diventati tutti scrittori.
Ma non è questo, quello che intendo.
Quello che mi piacerebbe davvero fare è mettermi a letto, con il mio vetusto laptop sulle ginocchia, che mi scalda le gambe e ronza un po’, con solo una piccola luce accesa. Oppure portare sempre il vetusto laptop (devo davvero comprarmi un portatile nuovo) sul tavolo di vetro della sala, con la luce che entra dalla finestra e dà anche un po’ fastidio, nel mattino. Guardare fuori tra un pensiero e l’altro, i tetti rossi delle case davanti, con quelle mansarde contro il cielo che mi chiedo da sempre come sono fatte dentro, con la matta del balcone più in là, che passeggia avanti e indietro in mutande, parlando in una lingua che non si capisce se è inglese o chissà (e che, anche lei, disturba un po’).
E, mentre guardo fuori, raccogliere i pensieri, fare strane deviazioni dalla trama che sto intrecciando. A volte, avere idee improvvise che, a volte, mi sfuggono subito dopo.
Certo, è banale, ma sedersi davanti allo schermo sapendo già quello che stai per scrivere è un’esperienza diversa.
Mi piace mettermi da qualche parte e cominciare una storia.
Ultimamente non ho tempo per farlo.
Non posso concedermi il lusso di iniziare a scrivere qualcosa che non so dove andrà a a parare.
Intendiamoci. Non sono grandi cose. La maggior parte delle volte è roba che davvero non ha alcun valore. Non solo inpubblicabile, ma anche brutta.
Ecco, vorrei potermi concedere il lusso di scrivere roba brutta. Ma brutta davvero. Non mediocre (di quella ne sto scrivendo a bizzeffe).
Vorrei non scrivere trame, sinossi, riassunti veloci, per uso futuro (quando mi metterò davanti al computer sapendo già quello che sto per scrivere).
No, voglio fare come facevo: pensare a un personaggio, dargli un volto, un nome (sono così difficili i nomi, servono almeno dieci minuti a guardare la matta che passeggia avanti e indietro sul balcone), una storia, un passato, qualche tic, un paio di scheletri nell’armadio, e poi piazzarlo da qualche parte (Sì, ma dove? Altri dieci minuti a guardare la matta, chiedendomi con un angolo del cervello se quello è proprio inglese), pronto a partire.
Verso dove? E chi lo sa?
Io no, lui (lei, perché no?) forse. Lui, forse, crede di sapere dove sta andando, ma non fa i conti con queste mie dita svelte (e con il tasto della "o", che a volte si incanta) che lo faranno deviare cento volte, che lo incastreranno nel traffico perché ho voglia di parlare del traffico, che gli faranno incontrare un cane, perché mi piacciono i cani e poi sono buffi, che forse, presto, lo uccideranno in modo sanguinoso.
Non mi piace uccidere i miei personaggi. Non mi piace, ma a volte è giusto così. Una piccola lezione per me e per loro.
Vorrei giocare ancora con vecchi amici inutili. Personaggi superati, sorpassati da altri, con la prima bozza di personaggi che poi ho usato.
Vorrei giocare un po’ con quel killer un po’ melanconico che ancora non faceva suicidare nessuno. Vorrei vedere che cosa combina quel demone decisamente stronzo che ancora non possiede una multinazionale dello spionaggio, ma se ne va semplicemente a zonzo per i mondi.
Vorrei vedere se il cieco, il matto e lo storpio che mi piacevano tanto hanno esaurito per sempre le loro potenzialità o se davvero possono andare da qualche parte.
Poi c’è la mia galleria di fantasmi, che forse hanno trovato una casa, o forse no.
C’è una rockstar decisamente smidollata che vorrebbe fare qualcosa di decisamente smidollato, ma né io né lui sappiamo ancora che cos’è.
C’è uno stregone, ve lo ricordate, che è appena scappato da un lago in fiamme, attraverso i sogni di una ragazza.
C’è uno spettro che poteva essere altro, e invece, ecco, è brutto a dirsi, ma è diventato buono.
C’è l’unica psicopatica sana del mondo. Si sentiva sola, e le ho regalato un feebee masochista.
Ci sono tutti quei personaggi che ho pensato solo per un istante, senza mai scrivere una riga (alcuni li ho dimenticati, chissà se sono nella biblioteca di Sogno?).
Ma dovranno aspettare.
Voi meno, spero. Molto meno.
E poi, voi, avete una vita, là fuori. Non avete bisogno di me, per immaginare.
Loro sì. Sono tutti fermi. Aspettano me. E sai che palle, quando ci si mettono fanno una gran confusione.
Piano, no? Che il portatile è vetusto, l’abbiamo già detto. Potrebbe persino schiantare con dentro voi tutti. Sai che fine ingloriosa, morti dentro un computer.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Appena letto FR.
    Mmm, come supponevo. Sei brava, porca miseria.

    Ciao
    Tito

  2. sraule ha detto:

    no, sono rossa di vergogna, al momento 🙂

  3. mrharrison ha detto:

    se questo non è un commento che vale…

  4. utente anonimo ha detto:

    Niente da dire: Tito è uno che ci capisce!

    E tu, Susy, piantala di fare la modesta! 🙂

    AleDiVirgilio

  5. sraule ha detto:

    ok.

    baciatemi il culo, allora.

    mah.

  6. utente anonimo ha detto:

    E dei disegni? Cosa vogliamo dire degli splendidi disegni, eh? Ingrati che non siete altro!

    Armaduk

  7. sraule ha detto:

    ehy, vacci piano… questo è il MIO blog!
    aggiorna il tuo (una buona volta) e ne riparliamo! 🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    ma se sto pensando di chiuderlo.

    armaduk

  9. utente anonimo ha detto:

    “Mi piace mettermi da qualche parte e cominciare una storia.
    Ultimamente non ho tempo per farlo.
    Non posso concedermi il lusso di iniziare a scrivere qualcosa che non so dove andrà a a parare.”
    è questo il problema, almeno per me, che cominci a pensare all’utilità di quello che fai, non a lasciar fluire i personaggi, le ambientazioni, i sapori, le luci…

    e non ho nemmeno la matta in mutande…

  10. sraule ha detto:

    ormai sto per diventarla io, la matta in mutande che vaga declamando robe in inglese.

    le chiamano “traduzioni”. forse anche lei ha iniziato così.

  11. utente anonimo ha detto:

    Saranno contenti i tuoi vicini!

  12. sraule ha detto:

    li ho già sterminati tutti. ora sono in frigo.

  13. lulabelle ha detto:

    oddio, susanna. dalla mia sala vedo più o meno la stessa cosa. più un vecchietto che fa giardinaggio. e porca troia, tra zero tempo e duemila piani, manca anche a me quel portatile sulle ginocchia. tanto.

  14. sraule ha detto:

    già, secondo me la fregatura è quella. più scrivi per lavoro e meno scrivi per tuo piacere.
    ma secondo me ci se la può fare!

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