Se non hai mai vissuto a Spezia non puoi capire che cos’è uno spezzino. Se, poi, hai vissuto solo a Spezia, lo puoi capire ancora meno.
Come dire, la spezzinitudine si apprezza (nel senso che si può analizzare)  solo da una certa distanza.
Permettetemi un piccolo esempio.
In questi giorni in città si tiene la rassegna Exodus. Potete immaginare da soli quale sia il leitmotiv.
Sono invitati autori di un certo calibro: Tahar Ben Jallun, Moni Ovadia, Brune Segre, Lidia Ravera, Piergiorgio Odifreddi, Alessandro Piperno…
Di sentire Odifreddi non ne ho voglia, e nemmeno di sentire la Ravera. Jallun è in un orario scomodo.
Piperno mi interessa.
L’incontro si tiene al Camec, il museo di arte contemporanea. Da quando ha aperto ci sono passate dentro circa 12 persone, poi hanno iniziato a farci cineforum e incontri vari – e specialmente a scrivere ben in grande nei programmi che E’ PREVISTO UN BUFFET.
Oltre ad Alessandro Piperno c’è anche un certo Roberto Piperno.
Visti i precedenti inizio a temere che siano due fratelli e che magari abbiano scritto una graphic novel.
Arrivo a mezzogiorno e cinque, solo lievemente in ritardo. La sala è semi-vuota, forse non hanno pubblicizzato a sufficienza quella cosa del buffet.
Roberto Piperno è un signore sulla settantina che negli anni ’60 ha scritto un libro sull’antisemitismo, che ora è stato ampliato e ripubblicato.
Tiene incontri sull’antisemitismo nelle scuole e si vede. Nel suo intervento di venti minuti non riesce a dire una sola cosa della quale l’opinione pubblica non sia già largamente informata.
Aggiunge che è molto importante che i giovani vengano istruiti sull’antisemitismo (sono la persona più giovane in sala, biondo platino oltretutto, e mi guarda fisso). Mi verrebbe da rispondere che i giovani sono già ampiamente istruiti sull’antisemitismo, basta che si faccia un giro in curva ad una partita della Roma.
Alessandro Piperno risolleva un po’ le sorti dell’incontro. Dice che il suo libro non parla strettamente di ebraismo, ma piuttosto della sensazione di estraneamento che provano i figli di una doppia cultura, spesso rifiutati da entrambe le culture o giudicati solo per "l’altra metà".
Parla dell’influsso della cultura ebraica sulla letteratura americana e italiana.
Verso l’una varie persone in sala cominciano ad alzarsi per dirigersi verso il buffet. Gli autori stanno ancora parlando.
Suonano dei cellulari, tra cui anche quello della presentatrice. Visto che in quel momento non sta presentando alcunché non si sente in imbarazzo a rispondere.
E’ chiaro che, delle 30 persone in sala, "Con le peggiori intenzioni" non l’ha letto nessuno, nemmeno la presentatrice.
Mentre la perdita umana a causa buffet si fa sempre più sensibile si alza Lui: l’oratore folle. Chiunque abbia mai preso parte in qualunque forma ad una presentazione sa di chi parlo.
E’ un signore di mezza età, apparentemente innocuo. Ha atteso con il fiato in gola il momento delle domande, così eccitato per la sua imminente performance da non aver ascoltato niente.
Quando finalmente ha il microfono in mano si lancia in una disorganizzata conferenza di 30 minuti, volta principalmente a dimostrare che ne sa di più degli autori invitati e che, comunque, è più intelligente.
Ricordo che una volta Nanni Moretti azzittì uno di questi individui dopo cinque minuti dicendo qualcosa tipo: "Scusi, provi a parlare come mangia, che forse ci capiamo qualcosa."
Nessuno dei due piperni ha l’ardire di fare qualcosa di simile. Lo ascoltano pazientemente, mentre il resto degli spettatori immagina le scene di massacro che sicuramente si stanno svolgendo in quello stesso momento al buffet.
L’oratore folle ciancia e ciancia e, alla fine, riesce a produrre una frase con un punto interrogativo meramente formale. Sfortunatamente la frase riguarda la questione palestinese.
Come dire: perché non La critica della ragion pura?
Seguono le risposte dei piperni che, prudentemente, tentano di tenersi ai margini dell’argomento.
L’oratore folle ormai si sente l’unico interlocutore del duo: ha instaurato un dialogo personale e intende portarlo avanti.
Commenta, prolunga l’agonia, pone nuove domande in forma di prolisseide.
Finalmente la cosa ha fine. Nessuno osa fare domande leggermente più attinenti alla questione letteraria, primo perché nessuno ha letto i libri, secondo perché, insomma, ormai del buffet non sarà rimasto più niente.
Saliamo tutti (noi quattro rimasti) in terrazza, dal buffet.
Ora, io sono una buona forchetta e lo sanno tutti, ma di questi salatini dalle forme buffe riesco a mangiarne solo un numero minimo. Insieme alle tartine riesco a tracannare solo una modica quantità d’alcool.
Lo so, è terribile non essere un animale da party, pronto ad aprirsi la strada verso il buffet con ogni mezzo, lanciafiamme compreso.
Mi dispiace, ma io non riesco.
Mangiucchio un po’, mi guardo intorno.
Roberto Piperno commette l’ingenuità di avvicinarsi allo stesso accrocchio di tartine dal quale si sta servendo l’oratore folle. Le conseguenze solo prevedibili.
Vedo con la coda dell’occhio Alessandro Piperno, che è quasi riuscito a infilarsi in bocca un crostino, venire approcciato da un altro ben noto oratore folle locale. Quest’ultimo ha anche scritto vari libri sulla storia spezzina e io so con certezza che non ha alcuna remora di parlarne diffusamente.
Che l’ascoltatore sia d’accordo o meno.
Per un momento penso quasi di accorrere in soccorso del povero scrittore, che in fondo mi procura sempre minuti di divertimento con i suoi pezzi su Vanity.
Lui mi sta guardando, con viso accuratamente neutro. Conosco benissimo quell’espressione: ce l’hanno tutti quando stanno valutando le vie di fuga.
Finisco il prosecco, mollo il bicchiere su un tavolino e giro sui tacchi verso la via di fuga più ovvia: l’uscita.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. CCri ha detto:

    Ma sei di Spezia! 😀 Io addddoro La Spezia!
    I negozi di Via del Prione, la pizza della Pia, Portovenere e la festa della Madonna Bianca, la spiaggia di Fiascherino…
    Mi piace tutto… anche i parcheggi che non si trovano mai! ^__^
    Ormai però saranno 3-4 anni, che non vado… 😦

    Va beh, ora finisco di leggere il post… ^^;;

  2. sraule ha detto:

    ecco, possiamo fare scambio di casa, se spezia ti piace così tanto.

  3. utente anonimo ha detto:

    Però potevi dargli una mano, poverino…
    Anche io, che vengo chiamato pattumiera e T-rex da mio figlio per la mia ben nota propensione a mangiare qualsivoglia alimento, purché in abbondanza, ai buffet mi vergogno come un ladro, specialmente per gli altri…

  4. sraule ha detto:

    sì, per qualche motivo i buffet scatenano il peggio dell’umanità!

    comunque sono sicura che alla fine piperno si è divertito un mondo, ascoltando gli ultimi due o tre secoli della storia architettonica e militare di spezia.

  5. brullonulla ha detto:

    all’ultima presentazione di un libro a cui sono andato il tipo noioso che fa la domanda chilometrica e spaccacazzo della situazione ero io, e adesso me ne vergogno molto.

    mai più.

  6. CCri ha detto:

    Ma perché un incipit così autocritico, raule? L'”oratore folle” e l'”attila del buffet” non sono mica copyright spezzino!

  7. kromaccio ha detto:

    …anch’io mi comporto come te ai buffet, ma credo più che altro per la mia mole (già è un casino così, in più farsi largo tra quelle “cose” è impossibile).
    mi viene in mente l’autobus da ragazzino… la stessa foga da sfondamento del rugby messo in atto dalle vecchiette quando si liberava un posto… quelle maledette.
    ho un amico che per 7 anni ha fatto il cameriere per i ricevimenti… altro che addestramento jedi!!!
    ciaociao K.

  8. utente anonimo ha detto:

    L'”oratore folle” e l'”attila del buffet” magari non saranno copyright spezzino, comunque questa è l’ennesima figura di merda di una città aculturale e cialtrona.

    Lady Vega

  9. sraule ha detto:

    brullo: posso sperare che almeno la tua domanda chilometrica fosse a) una domanda e non uno statement e b) comprensibile?

    CCri: l’oratore folle e l’attila del buffet, sì. quelli che vanno al buffet PRIMA della fine della presentazione, o direttamente AL POSTO della presentazione credo che siano un’esclusiva locale.

    kromaccio: secondo me i camerieri sviluppano una sorta di umor malto di tipo difensivo. ad esempio, quando vedono un tizio con entrambe le mani occupate da strabordanti piattini si avvicinano e, con aria servizievole, domandano: “gradisce un po’ di questo eccellente vino?”

    Lady Vega: secondo me non è spezia ad assere aculturale e cialtrona. secondo me lo sono quelli che dovrebbero essere deputati alla diffusione e “gestione” della cultura. è poi ovvio che i cittadini assorbono subito i difetti di chi li “governa”.
    è ovvio che se la presentatrice risponde al telefono senza nemmeno allontanarsi dal microfono poi non si può sperare che gli ascoltatori siano più educati.
    la gente si scialla facilmente.

  10. utente anonimo ha detto:

    Riguardo ai cittadini che assorbono i difetti di chi li governa sono d’accordo solo in parte, a Spezia ci sono anche tanti cittadini che chiedono da tempo una diversa gestione e promozione della cultura, e non vengono messi in condizione di esprimersi. Poi è vero che, se il popolo chiede panem et circenses, questo gli si dà, soprattutto il panem. Mi ricordo ancora una delle tanti notti bianche al Camec in cui, accanto alla sala dov’era in corso una proiezione di cortometraggi, c’era l’immancabile banco per le “degustazioni enogastronomiche di prodotti tipici” (orride parole!).
    Insomma, qui, se c’è da magnà, bene, altrimenti è il deserto.

    Lady Vega

  11. sraule ha detto:

    Uno spezzino mangerebbe anche pane e merda, se fosse gratis 🙂

  12. brullonulla ha detto:

    comunque io da spezzino che ha vissuto 9 anni a bologna ho scoperto una curiosa fierezza delle mie origini, che a priori giammai avrei detto.

    tra una compagnia di bolognesi e una di spezzini, spezzini tutta la vita.

  13. sraule ha detto:

    come dicevo, la spezzinitudine si apprezza solo da lontano.

  14. mrharrison ha detto:

    ahimè, credo che tutti gli italiani mangerebbero pane e merda, se fosse gratis. forse non i milanesi – di origine, non solo di nascita – eviterebbero, tutti gli altri si strafogherebbero.

    ho fatto giusto ieri l’oratore folle senza fare domande ad una conferenza con Elio, ma di questa cosa non mi vergogno, forse perchè credo avesse un senso ciò che avevo da dire. ciò non toglie che abbia veramente a noia gli oratori folli e che pensi sia meglio sommergerli di botte; o meglio, godermi il loro pestaggio durante il buffet, magari supervisionando e in compagnia di qualche pulzella.

  15. utente anonimo ha detto:

    Magari vado “off topic”…
    non so nulla sugli appetiti degli spezzini, ma a me il libro di Piperno è piaciuto molto.
    ciao
    Emiliano

  16. sraule ha detto:

    Emo: non ti preoccupare, nel resto del mondo Piperno ha venduto milioni di copie, a Spezia tre. E’ tutto sotto controllo.

    MrHarrison: Acc! Un’altro oratore folle che fa coming out sul mio blog!

    Riguardo le tartine: i piemontesi sono un po’ liguri, dài. E anche i romani.
    Ma andare direttamente al buffet senza passare dal dibattito credevo che lo facessero solo i clochard 🙂

  17. utente anonimo ha detto:

    Daje co’ sto Emo.
    Ma non passi mai il mouse sulla “casetta” alla sinistra di “utente anonimo”? Non posso farmi un profilo splinder solo per commentare il tuo blog.
    🙂
    Emiliano M.

  18. sraule ha detto:

    Oddio, Emiliano! Sono mortificata, lo giuro!
    Vabbe’, la prossima volta andrò sul blog di Emo a fargli i complimenti per i disegni! 🙂

  19. utente anonimo ha detto:

    Perché, Emo non disegna?!? 🙂
    (ciao Emi…)

  20. utente anonimo ha detto:

    “Oltre ad Alessandro Piperno c’è anche un certo Roberto Piperno.
    Visti i precedenti inizio a temere che siano due fratelli e che magari abbiano scritto una graphic novel.”

    Questa la stampo e l’attacco nello studio!
    Mi farai morire. 🙂

  21. utente anonimo ha detto:

    Ops!
    Logicamente ero io!

    AleDiVirgilio

  22. sraule ha detto:

    Io non penso. Sennò OWC se lo disegnerebbe da solo, no?
    (la gaffe è sempre in agguato)

    Ale: lieta di aver fatto involontariamente umorismo 🙂

  23. utente anonimo ha detto:

    a Spezia sono legati alcuni dei miei ricordi più belli. quindi, Spezia è incontestabilmente una bellissima cittadina.
    Riguardo Emo/Emiliano, invece, posso solo farmi una bella risatina.
    Mi spiace per Emiliano, però :asd:

    [emo]

  24. sraule ha detto:

    Emiliano LONGOBARDI: stato poco da queste parti, eh?

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