Sabato 27 settembre. Io e Armando siamo d’accordissimo di partire per la Fiera della piccola editoria di Belgioioso (PV) alle undici del mattino, in modo da essere là subito dopo pranzo, vedere gli stand con calma e, alla fine presentare il nostro libro, alle sei di sera.

Ore 10.45. Armando mi telefona spiegandomi che gli ultimi due minuscoli pezzetti di sapone sono scivolati a tradimento dentro lo scarico della doccia. Acutamente intuisco che non partiremo alle undici. La partenza è rimandata alle 11.30.

Ore 11.45. Nominalmente partiamo da Spezia. Avviso telefonicamente Veronica, una delle segretarie della Rebus Edizioni, dei nostri movimenti.

Ore 11.55. Ci fermiamo in autogrill. Abbiamo bisogno di un cappuccino. Armando è ancora scosso per quella faccenda del sapone. Ha dovuto lavarsi con il bagnoschiuma, ma senza spugna, perché sulla spugna c’erano delle strane tracce fossili. Acquistiamo due cappuccini e una bottiglietta d’acqua da euro 1.60. Sticazzi.

Mentre sorseggio il cappuccino consulto la mappa di Google per arrivare a Belgioioso. Attaccato alla mappa c’è il post-it con il fondamentale numero di telefono di Veronica e quello altrettanto fondamentale di Bruno (l’editore). Usciamo dall’autogrill e io sto ancora guardando il percorso (io e Armando siamo bravissimi a perderci in autostrada), quando un colpo di vento fa volare via il mio post-it.

Lo guardo attonita svolazzare sotto un tir parcheggiato un po’ più in là.

Dico, con una certa flemma: “Armando è appena successa una cosa orribile.”

Armando capisce al volo. Io e lui, perfettamente sincronizzati, scattiamo verso il bigliettino, che nel frattempo svolazza sotto un altro tir. Armando appoggia la bottiglietta dell’acqua là-da-qualche-parte. Susanna scatta, striscia sotto due tir, rotola sulla schiena, si raddrizza e blocca il bigliettino con il piede, ledendosi gravemente la caviglia. Dopo aver uggiolato per un po’, torna verso la macchina. Armando le spiega che, nella concitazione del momento, ha appoggiato la bottiglietta dell’acqua sopra un cassonetto della spazzatura. Di quelli con il ribaltino.

A quel punto ho un moto d’orgoglio. Cerco di infilare la mano dentro il cassonetto, quasi mi fratturo un polso, lascio che ci provi Armando. Lui riesce nella dubbia impresa di recuperare una bottiglietta nuova dalla spazzatura.

Ore 12.15. Due clienti, nel bagno delle donne dell’autogrill, osservano con un certo sconcerto una tizia che strofina energicamente una bottiglietta d’acqua con il sapone, per poi risciacquarla con altrettanta energia. Probabilmente un’ossessivo-compulsiva, forse è meglio andarsene, potrebbe essere pericolosa.

Tempo speso per non voler abbandonare una fottuta bottiglietta nella spazzatura: circa un quarto d’ora.

In compenso abbiamo risparmiato ben un euro e sessanta. Mentre ripartiamo ci chiediamo se vivere a Spezia non abbia leso seriamente il nostro sistema nervoso.

Ore 14.30. Dopo una pausa al ristorante Ciao di Fiorenzuola, usciamo finalmente a Casalpusterlengo, come dice Google.

Da lì a Belgioioso basta andare dritti. Noi viviamo in Liguria, dove “dritto” è un concetto sconosciuto. Ogni 5 minuti ci fermiamo, ci guardiamo intorno (campi di granoturco a destra, campi di granoturco a sinistra) e siamo sicuri di esserci persi. Sui muri compaiono ricorrenti scritte “Grazie Bossi. Viva la Padania.” Molto bene.

Ore 15.00. Alla fine arriviamo a Belgioioso. Abbasso il finestrino e chiedo a un gruppo di autoctoni se sanno dov’è il castello. Uno di loro mi indica il torreggiante edificio che svetta di fronte a noi. Io ringrazio umilmente.

Ore 15.30. Abbiamo parcheggiato, ci siamo organizzati, abbiamo vagato come stronzi nei due metri quadrati del paese. Finalmente telefono a Veronica che, impeccabile, viene a darci i pass per entrare.

Allo stand della Rebus ci sono degli altri autori, tra cui Muro Fiorio, l’autore di Low Cost, e la sua ragazza, che vivono a Dublino.

Io e Armando siamo appena tornati da Dublino e passiamo circa 40 minuti a prendere in giro insieme le abitudini dei dublinesi. Fiorio ci ha scritto addirittura un libro, segno che non sono solo io a trovarli un po’ strani.

Poi conosciamo Gianni Zanata, e sua moglie. Altre chiacchiere.

Poi un tizio di passaggio mi chiede se la maglietta che spunta dal mio maglione è dei Cure. La è. Parliamo un po’ dei Cure. Poi arriva Bruno. Il discorso scivola su altri gruppi. Davanti allo stand della Rebus ce n’è uno che vende cd jazz. Il tizio dietro al banco inizia ad agitarsi, fa il giro dello stand e si piazza di fronte a me, Bruno ed Armando.

“Qualcuno ha detto Led Zeppelin?!” esclama.

Lo stronzetto, si scopre poi, li ha visti dal vivo in Svizzera nel ’71. Poi ha visto i Deep Purple, poi ha visto Frank Zappa. Anche Bruno ha visto Frank Zappa, che ha aperto il concerto con il Bolero di Ravel. Cristo. Poi è l’ora della presentazione, e io e Armando abbiamo appena fatto in tempo a vedere il libro stampato. Ci siamo, però, accorti subito che era molto lussuoso. Ottima stampa. Bellissima carta avorio patinata opaca. Ottima legatura. Cartonato pesante.

23 euro. Ehò, che volete? [Le immagini si riferiscono a me, questa sera, a casa, che scarto il libro. Le fasi sono 1. con il cellophane, 2. senza cellophane, 3. aperto su una pagina tipo “Brooklin dreams”, 4. aperto su un’altra pagina.]

Ore 18.00. Nel frattempo è arrivato anche Massimo “Polpo” Neriotti, il protagonista del libro, nonché l’autore del romanzo da cui è tratto. Vederlo in carne e ossa è un po’ strano. Per lui, invece, non è strano vedersi disegnato, ma veder disegnata la sua moto. È un endurista, in fondo.

“È uguale!” esclama, estasiato.

“Sì, l’ho copiata dalle foto,” dice Armando.

“Ma anche questa parte consumata, qua, è proprio uguale!”

“Sì, l’ho copiata dalle foto della tua moto,” dice Armando.

“È incredibile!”

“E dovresti vedere come sono venuti gli alberi.”

Luca Venturi Grande, il nostro editor, endurista anche lui, nonché moderatore della presentazione, continua a dargli corda.

Ore 19.00. La presentazione c’è stata. Io mi sono tenuta sul tecnico-fumettistico per paura di lasciarmi sfuggire qualche castroneria sulle moto, Armando ha detto che, secondo lui, questa è gente pericolosa per sé e per gli altri, ma ha cercato di farlo passare per uno scherzo, e Massimo ha fatto notare a tutti quanto fosse incredibile che Armando avesse disegnato la sua moto proprio uguale a com’è veramente. A quel punto sospetto che lo stesse prendendo per il culo.

Il resto del tempo lui e Luca hanno cercato di far capire al pubblico che l’enduro è anche una cosa poetica, così come il libro, che è divertente, ma anche poetico, ma chiaramente dopo che Armando ha descritto i salti mortali che fanno in moto nessuno ci ha creduto.

Durante la presentazione è entrato Ivo Milazzo, ha guardato il libro e se ne è andato. A quella cosa dell’enduro non ci ha creduto neanche lui, ce l’aveva scritto in faccia.

Ore 19.45. Si decide di dirigersi verso il ristorante, anche se è prenotato solo per le nove e mezza. Tutti hanno fame.

Veronica parte alla testa della colonna di macchine, con la sua. Dotata, dice lei, di satellitare. Dopo circa un quarto d’ora di stradine buie ci accorgiamo che sta tornando indietro. Poi ci precede lungo una serie di strettissime strade tra i campi.

Buio a destra e a sinistra. Silenzio. Macchie di alberi che formano archi bassi sopra le nostre teste. Davanti a noi c’è Veronica e la macchina di Bruno, con a bordo lui, sua moglie, Luca e Massimo. Dietro abbiamo altre tre macchine: Alessandra (l’altra segretaria) e il suo compagno, i Zanata e Fiorio e Giorgia.

Silenzio assoluto. Cielo coperto. Freddo. Nessuna traccia di umanità in vista. Alberi bassi, ad arco, e poi campi di grano.

A un certo punto ci fermiamo, tutti in coda, davanti a un passaggio a livello abbassato. Il treno non passa mai.

Armando si mette a canticchiare la sigla di X-files.

Ore 20. 30. Finalmente arriviamo. I tre navigatori di tre delle macchine avevano indicato tre percorsi diversi, tanto per la cronaca.

Ore 20.35. Il ristorante si chiama Green Park. Scrivetevelo da qualche parte, tipo sul vostro testamento biologico.

Il Green Park sta a un ristorante come un multiplex sta ad una sala d’essai.

Ha tre piani, mille coperti, un ingresso che è simile al foyer di un albergo, con tanto di divanetti per attendere. Dentro c’è una festa di matrimonio e centinaia di persone.

Non abbiamo alcuna speranza di sederci prima delle nove e mezza, ovvero quando abbiamo la prenotazione.

Moriamo tutti di fame.

Ore 20.40. Alessandra galvanizza la folla chiedendo qualche spuntino per l’attesa. Ci danno una pizza tagliata a fette, che mangiamo con le mani mentre aspettiamo di entrare. Bruno e sua moglie, che vivono a Parigi, sghignazzano senza ritegno.

Ore 21.35. Entriamo. La cena si protrae inevitabilmente fino alle 24.20. Massimo deve tornare a Belgioioso (ora ci troviamo in un punto imprecisato tra Pavia e Milano, forse nella Twilight Zone).

Bruno dice: “Ci penso io. Il mio satellitare è mica come quello di Veronica, che ci ha fatto finire dentro Twin Peaks.”

Io e Armando scopriamo di essere nel suo stesso albergo, a Pavia. Possiamo seguirlo fino a Belgioioso e poi a Pavia, oppure andare all’albergo per conto nostro.

“Siamo realisti,” dice Armando. Ci accodiamo a Bruno, che nell’arco di venti minuti ci guida fino ad una strada sterrata, dentro la casa di un contadino.

Ore 2.10. Arriviamo all’Hotel Moderno e strisciamo nelle nostre camere. Inspiegabilmente, nella nostra, c’è un telefono anche nel bagno, accanto al bidè. Io e Armando commentiamo in lungo e in largo i possibili utilizzi della cosa.

In frigo c’è una bottiglia di Moet Chandon e alla tele ci sono i porno (c’è anche non so quale gara di moto-gp che Luca ha intenzione di guardare), ma tutto quello che vogliamo noi è dormire.

Domenica 28 settembre.

Ore 10.00. Suona la sveglia.

Ore 10.30. Suona di nuovo la sveglia.

Nella doccia l’acqua proviene da tutte le parti. Io resisto alla tentazione di cercare di fregare l’accappatoio dell’albergo. Non prendo nemmeno le ciabatte, ma cosa dico, neanche il vanity-kit!, per dimostrare che io sono superiore a certe cose.

Ore 12.20. Arriviamo a Belgioioso. Abbiamo giusto perso quelle due volte la strada (nonostante all’hotel ci avessero fornito una cartina con il percorso evidenziato, ma è quella cosa delle strade dritte che ci scombussola, è chiaro) e siamo incappati in una manifestazione ciclistica.

Ore 14.00. C’è la presentazione di “Benvenuti a Valleaurora” (Veronica Pollini), “Low Cost, Torino-Dublino solo andata” (Mauro Fiorio Plà) e “Prestami una vita” (Gianni Zanata). Ormai con gli altri siamo diventati affiatati. La presentazione è affollatissima, ma ciò non impedisce che si trasformi in un’unica gag. Di questi libri vi parlerò con calma, sappiate solo che la parola “stronzetto” è stata ripetuta più volte, spesso da signore dall’apparenza insospettabile.

Uno degli amici di Mauro ha un cane identico a quelli di Ravenstock (ovviamente è un greyhound, ovvero tutt’altra razza rispetto a quella presa come modello da Armando), che è coccolosissimo.

Ore 15.00. Luca verrà con noi fino a Spezia. Il fatto è che i tabaccai, qua, complottano contro i fumatori, contro ogni logica di mercato: sono tutti chiusi. E Luca ha finito i sigarillos.

Ovviamente prima dobbiamo salutare tutti.

Ore 16.30. Ci buttiamo nel primo autogrill. Per raggiungere l’autostrada ci siamo persi solo due volte. Devo davvero studiare questa cosa delle strade dritte. Sono inequivocabilmente insidiose.

Non hanno i sigarillos che fuma Luca.

Ore 17.00. Finalmente, all’autogrill di Fiorenzuola, i sigarillos (“i petardi”, come li chiama lui) vengono reperiti.

Ore 19.00. Consegniamo Luca alla sua ragazza e filiamo verso Spezia. Non è ancora chiaro perché Belgioioso si chiami così, se non per il fatto che una volta all’anno ci fanno la Fiera della piccola editoria.

Quella è davvero bella.

PICCOLO SPAZIO COMMERCIALE: se qualcuno di voi volesse procurarsi uno dei libri citati qua sopra può trovare più informazione su dove e come comprarli sul sito dell’editore: www.edizionirebus.it

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Straordinario resoconto.
    Essendo stato testimone oculare di buona parte di ciò che hai raccontato, posso dire: è tutto (bel)gioiosamente vero!
    Attendo di leggere il resto.

    Gianni, Lo Sdoganatore Di Stronzetti

  2. utente anonimo scrive:

    Ah, dimenticavo.
    I ragazzi con il cagnolone coccolosissimo sono Miei amici, non di Mauro!!!
    Cioè, ora sono anche amici di Mauro…

    Sempre Gianni.

    ps – con Armando fate una coppia Spettacolare!

  3. sraule scrive:

    ciao Gianni, e benvenuto!
    ops! amici tuoi? comunque io e armando stiamo ancora parlando del cane con ammirazione. era troppo bello.
    fai tu quanto siamo dementi 🙂

  4. utente anonimo scrive:

    Sì, sono due cari amici di Bologna. Il greyhound si chiama Jackson. Mi sembra un nome appropriato…
    Io e mia moglie, Viviana, abbiamo riletto il tuo post e siamo rimasti un bel po’ piegati in due dalle risate. I miei dischi intervertebrali non l’hanno presa bene, ma pazienza.
    Curiosamente ho scoperto che il nostro concetto di “strade dritte” è molto simile al vostro. Forse è per questo che anche noi abbiamo impiegato quasi un’ora per uscire da Pavia e trovare la strada per arrivare a Milano, giusto in tempo per acciuffare l’aereo.
    abbraccibelgioiosi
    gz

  5. utente anonimo scrive:

    sul sito della casa editrice si possono “aquistare” i libri

  6. sraule scrive:

    Jackson è un nome appropriatissimo. Quasi come “Scott” e “Mitchell” – che sono i supposti segugi di Ravenstock.
    Poi, un post a parte lo meriterebbe il Green Park, ma mi sono trattenuta 🙂

    madmac: certo, esatto. era quello il punto del post: “aquistate”!

  7. utente anonimo scrive:

    Sul sito delle edizioni rebus c’è però anche la lista delle librerie in cui poter acquistare il pregiatissimo tomo.

    Arm

  8. sraule scrive:

    giusto. per non dire che prossimamente verrà distribuito anche in fumetteria.

    ora la smettiamo con gli spot?

  9. mrharrison scrive:

    guarda, se questo mese riesco a uscire dalla mostruosa penuria finanziaria in cui l’estate mi ha lasciato, potrei anche farci un pensierino. sicuramente è in programma inside… lo so che ti do delle soddisfazioni.

    chi ha detto led zeppelin?

  10. sraule scrive:

    sì, mrharrison, tu sei il lettore che tutti vorrebbero, non scherzo!

    chi ha detto led zeppelin?

    vero? l’ho sentito anch’io 😀

  11. mrharrison scrive:

    io ti ringrazio. sono il lettore che tutti vorrebbero, l’amico che tutti vorrebbero, il chitarrista che tutti vorrebbero, il compositore che tutti vorrebbero, lo studente che tutti vorrebbero, la mamma che tutti vorrebbero e mai nessuno che mi si voglia fare.

    tra l’altro io i fumetti italiani a parte rarissimi casi, come dicevo l’ultima volta ad armando, non li leggo, quindi per voi faccio proprio eccezione alla regola… sentitevi doppiamente lusingati, mi raccomando.

  12. sraule scrive:

    io ti ringrazio. sono il lettore che tutti vorrebbero, l’amico che tutti vorrebbero, il chitarrista che tutti vorrebbero, il compositore che tutti vorrebbero, lo studente che tutti vorrebbero, la mamma che tutti vorrebbero e mai nessuno che mi si voglia fare.

    e armando dove lo metti?

    tra l’altro io i fumetti italiani a parte rarissimi casi, come dicevo l’ultima volta ad armando, non li leggo, quindi per voi faccio proprio eccezione alla regola… sentitevi doppiamente lusingati, mi raccomando.

    armando si sente più che lusingato, a buon intenditor…

  13. utente anonimo scrive:

    Uh, non guardate me. Ho appena fatto il test “a quale poeta assomigli” su facebook ed è venuto fuori che sono Saffo. Questa fa probabilmente di me un lesbico, In qualsiasi modo la giri sono fuori dai giochi, sorry.

    Arm

  14. sraule scrive:

    al limite questo fa di te un abitante di lesbo. che d’estate, tra l’altro, non dev’essere male.

  15. utente anonimo scrive:

    Sono Veronica. Segretaria a chi??

  16. sraule scrive:

    ecco, il problema è che non sono mai riuscita a capire con esattezza qual’è il tuo mestiere!
    lo so che è patetico, ma è così 🙂

  17. utente anonimo scrive:

    Uh! Sono Gianni. Questa è una discussione tremendamente interessante. Ma mi sono perso. Tutto come da copione. Credo che Armando abbia ragione. Non chiedetemi su cosa. Veronica pure. Su cosa? A proposito: foto e didascalie at http://www.myspace.com/giannizanata

    buonanotte/buongiorno/buontutto
    gz

  18. sraule scrive:

    noi, qua, ci perdiamo per principio, gianni, quindi vai tranquillo!

  19. utente anonimo scrive:

    Dunque, per la Rebus ho ben due biglietti da visita: uno recita “Coordinamento Editoriale” l’altro “Marketing e Comunicazione”. Per Polp Fiction non ho coordinato molto, effettivamente… dopotutto sono arrivata a metà dell’opera…

  20. sraule scrive:

    mi cospargo il capo di cenere.

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