O meglio. Le vorrei anche, ma questa volta decisamente non le sono state. Farvi una cronaca puntuale della permanenza mia e del Moroso a Dublino prenderebbe nove pagine di questo blog. Potete farvi un’idea sfogliando il nostro nutritissimo album su Flickr (e metà delle foto non le abbiamo neanche messe!)
Invece ecco a voi la

piccola guida di Dublino per turisti sprovveduti

Meteo:
Se state per recarvi nella verde Irlanda, sappiate che se è verde un motivo c’è. Piove praticamente sempre. C’è piuttosto freddo. All’inizio di settembre si viaggia in media sui dieci gradi. Dico "in media" perché nel corso della stessa giornata l’escursione termica copre praticamente tutte le temperature, dai 16 ai 5 gradi circa. E se pensate che 16 gradi ci siano attorno a mezzogiorno vi sbagliate di grosso.
Le previsioni del tempo in Irlanda non sono impossibili, sono inutili. Vi conviene uscire sempre con un guardaroba completo, dal cappotto alla camicia hawaiana.
Se, inoltre, state programmando di portarvi un ombrello, sappiate che è inutile anche quello. Dublino è forse il luogo più ventoso del pianeta. Al massimo l’ombrello può servirvi come arma contundente, ma in quel caso vi consiglio piuttosto un martello, che può essere utile anche come zavorra per non volare via.

Viabilità:
Dublino è piena di autobus a due piani, che rombano felici tutto il giorno. Dove stiano andando nessuno lo sa, infatti non ci sono mappe che ne illustrino il percorso. Se sulla vostra piantina c’è scritto che per andare da qualche parte vi serve l’autobus numero 10, dovrete chiedere a qualcuno dove si trova la fermata più vicina di quell’autobus. E potrebbe essere dall’altra parte della città.
Inoltre è possibile che il dublinese vi mandi volontariamente fuori strada, per il gusto di vedervi arrancare nel vento per mezz’ora.
Lo farà, comunque, in modo molto gentile.

Pedoni:
Sono completamente sprezzanti del traffico. I semafori rossi per loro non significano assolutamente niente, e a ragione. Infatti al turista sprovveduto può succedere di stare delle ore fermo a un semaforo, con le macchine ferme anche loro, aspettando forse un segno cosmico perché la circolazione riprenda.
I ciclisti sono ancora più sprezzanti. Filano in mezzo alle macchine, sotto pioggia e vento, e sono, di fatto, i padroni del loro ecosistema.

Irlandesi:
A quanto ho potuto vedere esistono solo due fenotipi femminili di irlandesi, a fronte di un unico fenotipo maschile. Le femmine irlandesi possono essere basse, biondicce e tarchiate, oppure alte, filiformi e brune. Le prime hanno facce paffute, pelle pallida, occhi glauchi leggermente scesi, naso da pocellino e cosciotte cicciotte delle quali non hanno alcuna vergogna. Di solito l’irlandese del fenotipo 1 ha la capacità di indossare l’abito che meno valorizza le sue tozze sembianze, come ad esempio vestitini a palloncino e calze colorate dai disegni longitudinali. Le irlandesi col fenotipo 2, invece, tendono ad avere nasi importanti, forse retaggio ancestrale vichingo, viso lungo, pelle pallida e occhi piccoli e blu. Il fenotipo 2 veste senza alcun rispetto per gli accostamenti cromatici esattamente come il fenotipo 1, ma col fatto che è snella, giustamente se ne può fottere e le sta bene tutto.
Il fenotipo maschile tende ad essere tarchiato, nella variante magro o grasso, non molto alto, biondiccio, con i capelli praticamente rasati, l’ossatura rozzamente concepita, occhi piccoli e incassati (solitamente azzurri) e le membra ricoperte da abiti standard, composti per lo più da felpe e pantaloni con i tasconi.
Esiste forse un altro fenotipo maschile, rappresentato da un esile minoranza di piccoli maschi ossuti ed efebici, dai capelli castani e occhi blu, ma ho l’impressione che quelli siano di importazione inglese.

Moda:
Non c’è praticamente niente che un irlandese non indosserebbe. Il concetto di "accostamento" è qua completamente sconosciuto. Per il turista sarà un sollievo sapere che sia che esca con addosso l’ultima creazione di Prada sia che si infili un sacco di poliestere fucsia, l’irlandese non sarà in grado apprezzare alcuna differenza.
Forza con i sacchi di poliestere, quindi! Quando mai vi capiterà di poterli indossare ancora?

Cibo:
Contrariamente alle credenze diffuse qua nel Belpaese (ovvero che tutto il cibo, all’estero, faccia schifo, con la possibile eccezione della Francia) il cibo a Dublino non è male.
E’ male, invece, il costo medio di qualsiasi sostanza che apporti calorie non-alcoliche. L’acqua costa più o meno come da noi il vino, i tramezzini vanno sui cinque euro e così via.
Consigliate le zuppe locali, per prima cosa perché, se andate a Dublino, avrete presto bisogno di qualcosa di caldo, secondariamente perché il loro costo, a paragone di un bagel, è irrisorio.
Potrete compensare con le prime colazioni. Mai scegliere un albergo che non prevede una prima colazione all’inglese, che vi consentirà di iniziare la giornata con: uova, pancetta, salsicce, pressatine di carne variamente aromatizzate, pomodoro, pane tostato con burro salato e marmellata, cornflakes, talvolta aringhe, succo d’arancia, caffè e latte. Tutto questo prima delle 10 del mattino.
Se proprio non riuscite a buttare giù tutto, non preoccupatevi: la cameriera arguirà che la sera prima avete bevuto quantità di birra davvero industriali e che è per questo che avete lo stomaco un po’ chiuso.

Alcolici:
Gli irlandesi sono convinti di aver conseguito il pieno successo in tutti i campi dell’induzione-di-sbornia. Sebbene siano molto orgogliosi del loro Jameson (whisky) e Bayles (crema di qualcosa-di-molto-alcolico-che-dovrebbe-essere-whisky), non è esattamente così.
La scelta preferenziale, quindi, se viaggiate in Irlanda, sarà sempre e comunque birra Guinness.
La Guinness costa poco, è buona, non è eccessivamente alcolica e aiuta moltissimo la diuresi. Se le vostre tabelle nutrizionali personali non sono troppo rigide sulla presenza di frutta e verdura, potete benissimo sopravvivere una settimana in Irlanda nutrendovi solo di Guinness.

Locali:
In Irlanda c’è un solo tipo di locale, il pub. Potrà essere mimetizzato sotto varie denominazioni. Bistrò. Cafè. Ristorante. Osteria. Club. Non lasciatevi ingannare, si tratta comunque di un pub.
Dentro potrete trovarci birra, superalcolici, cibo a prezzi inavvicinabili, e molta, molta, molta gente che alza il gomito. La più alta concentrazione di pub, a Dublino è nel Temple Bar, una sorta di distretto "giovane" lungo il fiume. Si varia dal trappolone per turisti al pubbino defilato, basta fare un minimo di attenzione (e comunque dopo la quarta Guinness non ha più importanza).
Il Mezz, consigliato da un lettore di questo blog, è il Baraonda. Uguale indentico, tranne che per gli specchi dietro al palco, sul serio. Chi sa, sa.
Il Foggy Dew ha appesi sulle pareti dei dischi che all’Hard Rock Café se li sognano.
Al Foggy Dew hanno una sana venerazione per il rock d’antan, dagli Stones, a Hendrix agli Zeppelin. Il luogo è affollato, ma relativamente tranquillo.
La cosa più positiva dei pub dublinesi è, tuttavia, il fatto che la vendita di alcolici è vietata agli eseri umani sotto i ventun anni. Avete capito qual’è il vantaggio?

Divertimento:
L’unico divertimento conosciuto in Irlanda è la sbornia. Ne fanno un vanto nazionale, vendendo magliette che inneggiano all’incoscienza alcolica. Il coma etilico non viene considerato un serio problema medico, ma il segno che la serata è andata bene. Dopo le sei di sera (ovvero l’orario massimo in cui potete sperare di avere una cena) frotte di giovani donne sommariamente vestite (leggi "Moda") si aggirano, allacciate a braccetto, verso il centro, in cerca, apparentemente, di enormi quantità di pene. Malgrado il freddo pungente, e forse per merito dell’alcol ingurgitato, le pulzelle sono più nude che vestite. Non riescono, tuttavia, ad essere sexy, a causa dell’abbinamento casuale dei pochi pezzi che le rivestono.
Il maschio italiano standard non esiterebbe davanti ad un messaggio così chiaro.
Il maschio irlandese guarda timidamente nella propria pinta, ordina dell’altra birra, beve un altro po’ per farsi forza, fa gruppone con i suoi amichetti, canta due canzoni, beve altra birra, fino a che non ha raggranellato abbastanza coraggio per tentare un approccio. A quel punto cade di faccia sul selciato, troppo ubriaco per rialzarsi da solo.
E’ comunque evidente che, a volte, anche il maschio irlandese riesce a concludere: i numerosi passeggini portati in giro da irlandesi di fenotipo 1 sui sedici anni ne sono una prova.

Musica:
L’Irlanda è davvero la patria della musica. Ne puoi trovare ovunque, dai pub alle strade. Esiste un tour guidato ai musicisti celebri d’Irlanda. Nei grandi magazzini, nei bar e ovunque, passano musica mediamente buona. Non ti capita di sentire roba tipo Pausini o disco-music.
Principalmente si ascolta rock classico e musica tradizionale irlandese, che assomiglia al rock classico con l’aggiunta di qualche strumento folk.
In tutti i pub e nelle strade c’è musica dal vivo. Gli irlandesi partecipano gioiosamente, cantando in coro, ballando e incitando i musicisti come se fossero a un concerto dei Rolling Stones.
I cantanti spesso non sono esattamente dei campioni nel loro ramo, ma non importa.
L’Irlanda è un paese dove chiunque faccia musica riesce a sopravvivere, anche se è un cane.
E vedere una signora sessantenne scuotersi tutta, gridando "bravo!" a un cantante di strada di nessun talento e cantando con lui è una scena stranamente commuovente, che ti riappacifica con tutto: la pioggia, il cibo, la moda e sì, persino con il vento.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    ieri qua ha piovuto per la prima volta dopo un mese e mi son beccato un raffreddore notevole. soltanto a leggere il tuo post sento la polmonite ghermirmi.

  2. utente anonimo scrive:

    sì, be’, sono stata a dublino una settimana. mi ha piovuto in testa, sono andata in giro intirizzita e zuppa, con il vento gelido che mi soffiava addosso.
    niente.
    sono tornata in italia e ho appena preso l’influenza.

    sraule

  3. utente anonimo scrive:

    Non è influenza.
    E’ la maledizione di qualche banshee, indispettita da questo post.
    🙂

    Bentornati.

    AleDiVirgilio

  4. utente anonimo scrive:

    Il Mezz, consigliato da un lettore di questo blog, è il Baraonda.

    No, il mezz è meglio. ci sono le carampane. che dio le benedica.

    armaduk

  5. sraule scrive:

    Ale: sì è probabile. Comunque ora sto meglio 🙂

    Arm: be’, sì, ma “una carampana non fa la serata” come dice il proverbio.

  6. brullonulla scrive:

    bentornata batuffola! spero tu & armando ora siate allegri e riposati, a compensare la mia orrida deprivazione da sonno.

  7. utente anonimo scrive:

    batuffola?

    va’ a dormire, va’!

    La Padrona della Baracca

  8. utente anonimo scrive:

    ciao, mi spiace che il mezz non ti sia piaciuto. io purtroppo non sono mai stato al baraonda, ma al mezz ho preso le migliori sbornie e conosciuto le migliori persone della mia esperienza irlandese.
    comunque bentornata.
    ciao andrea

  9. utente anonimo scrive:

    “una carampana non fa la serata” come dice il proverbio.

    stai scherzando, vero??! :asd

  10. sraule scrive:

    ciao, mi spiace che il mezz non ti sia piaciuto. io purtroppo non sono mai stato al baraonda, ma al mezz ho preso le migliori sbornie e conosciuto le migliori persone della mia esperienza irlandese.

    ah-ah, non ti preoccupare. è solo che fa un po’ strano entrare in un pub di dublino e rendersi conto di essere finiti nella propria adolescenza.
    comunque, per essere sinceri, il mezz è meglio del baraonda. ad esempio non c’è gente come me da adolescente (e, in verità, ci sono solo adolescenti sopra i 21).
    ma, purtroppo, il riflesso automatico di prenderli tutti a manate non passa facilmente.

    “una carampana non fa la serata” come dice il proverbio.

    stai scherzando, vero??! :asd

    noooo.

  11. skiribilla scrive:

    Con l’ultima frase del tuo racconto mi son definitivamente convinta a dare un’occhiata a Dublino, prima o poi. Ci starei a nozze.

  12. sraule scrive:

    skiribilla, a questo punto posso permetterti di consigliarti inizio agosto, come periodo?

    o se no, chiaramente, gennaio: uno se deve fare la cazzata che la faccia per bene, no? 🙂

  13. skiribilla scrive:

    Non avevo ancora pensato al periodo ma a ‘sto punto va benissimo dopo la befana, ché le cazzate, brava, van fatte fino in fondo.
    Come i peccati, per dire.

  14. sraule scrive:

    esatto.
    e poi, non per dire, ma “pioggia e vento” è una soft option, quando puoi avere “neve e vento”.

  15. mrharrison scrive:

    dear ole dublin. dopo aver letto ulisse, un po’ vi invidio per esserci stati.
    e certo che ascoltano praticamente solo rock classico: praticamente lo hanno inventato loro (insieme a quelli di quell’altra isoletta vicina), ed è chiaro quindi il perchè la loro musica tradizionale sia il rock classico con magari qualche strumento folk.
    ahimè patirei molto l’incapacità di fare accostamenti con i vestiti, ma da sempre mi vesto con almeno 4 o 5 strati…

  16. sraule scrive:

    ah, ma loro sono democratici: non ti obbligano a malvestire.
    solo che non fanno caso se sei vestito bene.
    gli manca proprio l’organo sensitivo deputato.

  17. gaccu scrive:

    Susanna, vattene a vivere 5 anni a Southampton e poi ne riparliamo…

  18. sraule scrive:

    mi immagino.
    e infatti non è mia intenzione 🙂

    comunque anche 3 anni a spezia non scherzano!

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