Armando ha iniziato a lamentarsi fin dal pomeriggio. "Non ci credo. Stiamo andando a spendere 15 euro per vedere un telefilm." E poi: "Se tirano fuori la sorellina io me ne vado." E poi: "E’ un cazzo di telefilm. Perché, se facessero il film del Dr.House tu andresti a vederlo al cinema?"

"SI!"

"Ah. E, scusa, tanto per sapere… tu sei andata a vedere al cinema anche il precedente film di X-files?"

"SI!"

"Oh, ok. 15 euro non sono nemmeno tanti. Prendiamo qualche chupa-chupa."

Tutto questo, badate bene, da uno che si è visto il telefilm fino all’ultima puntata dell’ultima serie. Non come la sottoscritta, che ha visto le prime tre serie, qualche puntata qua e là, e l’ultima puntata per vedere se finalmente Mulder e Scully scopavano (la risposta è ovviamente "no").

Insomma, alla fine entriamo nella sala, ci becchiamo qualche provino e una pubblicità progresso delirante che cerca di convincere i cocainomani a smettere di pippare per salvare la foresta amazzonica. Dico: non le proprie esauste cellule cerebrali che, hai visto mai, potrebbero ancora servire. Non il proprio portafogli o la propria prestanza sessuale.

No, la foresta amazzonica che viene disboscata per coltivarci la cocaina.

Come a dire, passate all’MDMA, che è più ecologica.

Va bene, eravamo già dentro un’atmosfera da X-files, poi è cominciato il film vero e proprio.

Diciamolo subito: Chris Carter non ha fatto un brutto lavoro.

Per prima cosa ha resistito alla tentazione di dare una bella lucidatina a tutto il prodotto. La fotografia è la stessa del telefilm. Non aspettatevi stop-motion, effetti speciali sorprendenti o scene mozzafiato.

Il set credo che gli sia costato venti dollari al giorno, visto che si tratta per lo più di spiane ghiacciate e strade di montagna altrettanto ghiacciate. A meno che non abbiano ricreato tutto in studio a LA, in quel caso mi rimangio tutto.

I panorami virtualmente mozzafiato sono ripresi con l’abituale sciatteria, onde evitare che lo spettatore si agiti troppo. Una sciatteria prevista, pianificata, ricercata.

Insomma, Carter è ancora Carter.

Il problema, quindi, non è una possibile perdita di identità, tutt’altro.

Col fatto che Carter è sempre Carter, si vede che ci ha pensato bene, a come fare questo film.

Per prima cosa i personaggi.

Nel tempo che Mulder e Scully ci hanno impiegato a darsi una stretta di mano alcune coppie hanno prodotto due o tre figli, questo lo sappiamo. Il film è ambientato nel tempo reale, quindi dall’ultima puntata sono passati circa 10 anni. Ora, in dieci anni, visto dove veniva tagliata l’ultima scena, noi pensavamo che persino Mulder e Scully potessero riuscire a.

Ma, siamo sinceri, se all’inizio del film ci avessero detto che no, niente da fare, ancora non se ne parla, non saremmo rimasti tanto stupiti.

Bene, sarete felici di sapere che Carter ha evitato con molta eleganza entrambe le trappole.

Molder e Scully sono ancora disfunzionali, non hanno messo su una famigliola con bimbo-cane-e-grigio-da-compagnia, ma non sono neanche così disfunzionali, grazie tante.

A parte che lui vive in una casa in cima a un monte con uno studio che, avete presente Russel Crowe in A beautiful mind? Ecco, un po’ meno ordinato.

Un’altra cosa che non si può negare è che il film prenda posizione. Forse con le elezioni alle porte anche Chris ha pensato di dover fare una scelta di campo.

La scena in cui i due protagonisti, di ritorno dopo anni nella sede dell’FBI, trovano fuori dalla porta della sala riunioni due fotografie, una di Hoover e una di W. Bush, e si scambiano uno sguardo perplessissimo è decisamente divertente.

Inoltre, sebbene tutto il film sia una difesa della fede ("Voglio crederci"!), non è sicuramente una difesa della fede cattolica.

Se non bastasse un sensitivo che è un ex-prete pedofilo agli arresti, se non bastasse il personaggio del prete ottuso e insensibile che lavora (e vuole comandare) nell’ospedale di Scully, proprio Scully è la dimostrazione del Carter-pensiero.

Insomma, X-files Voglio Crederci è fatto con grande cura.

Qual’è, quindi, il problema?

Il problema – questa è la mia impressione – è che Carter sia stato così attento a ricreare una certa atmosfera, a mantenere i personaggi in-character, a dare mille piccole soddisfazioni ai vecchi appassionati, che poi la trama gli è un po’ sfuggita di mano.

Il fatto è che – sempre idea mia – di quello che succede nel film, se non ci fossero Mulder, Scully ecc, ecc – non importerebbe niente a nessuno.

Il medium ex-pedofilo è fatto molto bene. I nuovi agenti dell’FBI sono anche loro fatti bene. Gli indizi più o meno si incastrano.

Sì, ok, ma in generale nessuno, tra il pubblico, avverte l’impellenza di sapere qual’è la verità, che cosa è successo o quale sia la spiegazione.

Non so, forse Carter ha pensato che, in fondo, non fosse quello l’essenziale.

In questo caso, da questo punto di vista, ha senz’altro ragione lui.

Anzi, per dimostrarlo, ha deciso di fare le cose per bene fino all’ultimo: il bacio quasi-in-finale di Mulder e Scully è la roba più antierotica che io abbia mai visto.

Bravo Carter, sono orgogliosa di te!

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Beh, IO non avrei speso 15 euro per vedere un telefilm. Ok, ho visto tutte le puntate alla tele ma A) alla tv sono gratis, B) alla tv me le posso vedere bello spalmato sul divano, C) alla tv posso fumare invece di spaccarmi i molari sui chupa-chupa. E poi un buon 30 per cento delle puntate non mi son piaciute. Tutte quelle con Fox che cerca quella deficiente della sorella e poi col su’babbo che non è il su’babbo e poi gli alieni che lo rapiscono e la storia del figlio di scully che non si sa chi è il babbo ma sappiamo che è Fox che non si sa bene come lo hanno fatto ‘sto figliolo e tutte le teorie del complotto che non ci ho capito ‘na fava.
    E io dovrei andare a vedere sta roba al cinema?
    NO! MAI!
    (cioè, poi l’ho fatto, ma solo perchè ho ceduto al bieco ricatto sessuale…)

    Armaduk

  2. utente anonimo scrive:

    uh, non ho chiuso i tag.

    Arm

  3. sraule scrive:

    visto. 🙂

    dopo aver guardato su wikipedia posso dirti che:
    1) la sorella l’hanno rapita gli alieni con l’appoggio di smoky e soci. alla fine mulder la ritrova ma lei poi scompare di nuovo e muore.
    2) il figlio è di mulder, a quanto pare tradizionalmente concepito (mi sembrava, che gli alieni si mettessero a fare l’inseminazione artificiale alle coppie frigide!), ma nella serie della botta e via che l’ha generato non ne parlano.
    3) smoky è in realtà il babbo di mulder.
    4) nel complotto erano “tutti contro tutti”, semplice 🙂

  4. gaccu scrive:

    E poi c’e’ pure Xzibit che fa l’agente federale. Non c’e’ piu’ religione…

  5. sraule scrive:

    vedi? tu non me lo dicevi e io non lo sapevo… santi numi, antonio, devi sempre darmi delle delusioni?
    (in questo caso, si fa per dire. ma la faccenda di adam ant non l’ho dimenticata)

    poi, c’entra niente, in un negozio di dublino c’era una maglietta piccolissima, nera, con scritto sopra in bianco “I listen to Led Zeppelin with my Dad”.
    se ci fosse stata “I listen to NIN” sarebbe stata perfetta per Ida!

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