Sono continue umiliazioni.

Ieri sera, concerto di Leonard Cohen. Io e Brullo lo amiamo fin da adolescenti. Lui non fa un tour da 15 anni, ne ha 70, insomma. Quest’inverno, dopo aver saputo che veniva in Italia, ci siamo messi una mano sul cuore e ci siamo chiesti: "Vogliamo noi perdere l’occasione probabilmente unica di vedere Cohen perché il biglietto costa troppo caro?"

La risposta è stata: "Hey, ma ci sono anche i posti in piedi, che costano meno."

Brullo annuisce. "Siamo giovani e forti," conferma.

Entrambi fingiamo di non avere più malanni di un’enciclopedia medica e, ormai auto-suggestionati, compriamo i biglietti in piedi, che costano 20 euro in meno di quelli seduti lontano.

Arriviamo al concerto e scopriamo che per i fan di Cohen sinceri ma squattrinati sono stati previsti due comodi recinti-bestiame ai lati della platea. Visibilità del palco, zero. Visibilità dei megaschermi, scarsa.

Io e Brullo iniziamo subito a mettere in moto le nostre machiavelliche menti. Come entrare a sgamo nel luogo con le sedie?

Giriamo intorno al recinto come due squali, cerchiamo (cerco) roadies da corrompere (ma da quand’è che ai concerti ci sono solo hostess femmine ed educatamente glaciali?), luoghi dove scavalcare inosservati (non ce n’è), di farci passare per vip per accedere all’omonima tribuna (senza risultati).

Architettiamo piani degni di Cattivik per penetrare passando dal cortile del palazzo dietro, chiuso da una pesante porta di ferro. Ci agitiamo e ci lamentiamo.

Niente.

Ci rassegniamo a stare nel recinto-bestiame.

Cohen arriva sul palco alle 9.30 spaccate, saltellando. Ha 70 anni, l’ho già detto? Sembra che se la stia spassando. Attacca subito con Dance me to the end of love. Fa subito 3 o 4 canzoni di fila, prendendole un po’ (poco) dagli ultimi album e un po’ (tanto) dai primi, ma riarrangiate.

Dopo poco io e Brullo smettiamo di dimenarci per scavalcare e ascoltiamo tutti rapiti. Quando fa Suzanne io inizio a commuovermi.

Cohen dice che faranno un intervallo di pochi minuti. Non sembra affaticato. Sembra che se la stia spassando un mondo.

Durante l’intervallo, Mario (il boss di Arcadia, che ha avuto l’accortezza di procurarsi un posto in terza fila, seduto) ci passa i biglietti per entrare dalle sbarre. Non cerca di nascondere la cosa. Io e Brullo gioiamo.

Da veri sgamoni entriamo nel recinto sventolando i biglietti con aria saccente davanti ai rodie. Abbracciamo Mario, gridandogli i nostri ringraziamenti, in piena vista.

Tempo un microsecondo i rodie ci vengono a riprendere e ci ributtano fuori. Ora siamo considerevolmente più lontani dalla sbarra che avevamo raggiunto a furia di gomitate.

Il concerto riprende. Cohen è in piena forma. Fa I’m your man, Alleluja, Tower of song.

Anche se il concerto è molto quieto, la gente canta con lui. Nel nostro settore da derelitti tutti sanno tutti i testi di tutte le canzoni, cantiamo tutti insieme, ma sottovoce per non disturbare.

Cohen fa 3 ore nette di concerto. 70 anni. Un discorsetto sui tempi oscuri in cui viviamo. Chiede se vogliamo conoscere il fine ultimo dell’universo. Urliamo di sì. Lo chiede ancora, se la mena. Altre urla dal pubblico.

Il fine ultimo dell’universo è il Ta-da-da-dam di Marianne. Ridiamo.

Cohen fa due bis. A First we take Manhattan sembra che la piazza cada giù.

Continua a cantare. 70 anni. E’ fresco come una rosa.

Io e Brullo (quelli giovani e forti) siamo due stracci. Forse Cohen vuole prenderci per sfinimento, ma noi non ci caschiamo e continuiamo a chiedere bis.

Lui ridacchia, ammicca, si vede che è contento di essere lì.

Ci prende in giro. Attacca I tried to leave. Quando dice "Goodnight, my darling, I hope you’re satisfied" con quell’aria un po’ sorniona ci mettiamo tutti a ridere.

Alla fine il concerto finisce. Siamo degli stracci, Cohen, che se n’è andato saltellando, ha umiliato pubblicamente tutti i giovanotti presenti, che si massaggiano la schiena e che camminano con cautela, perché hanno i piedi gonfi.

Per quanto mi riguarda può rifarlo quando vuole.

Annunci

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

»

  1. brullonulla ha detto:

    per quanto mi riguarda la prossima volta rinuncio ad ulteriori 20 euro e MI SIEDO.
    cazzo.

  2. brullonulla ha detto:

    ah, according to wikipedia, leonardo coen ha più di 70 anni.
    ne ha almeno 74, visto che è del 1934.

    quell’uomo va per gli 80 e non solo ha uno charme che minchia dubito della mia eterosessualità, ma ci fa il culo rivoltato quanto a energia e salute.

    devo chiedergli il numero del monastero dove si è rifugiato.

  3. sraule ha detto:

    quindi il piano se ho ben capito è:
    -prima fare in modo di stare seduti
    -poi ritirarsi in un convento ebreo dove stare seduti a piacimento.

    mi piace.

    cazzo, la prossima volta non fregano neanche me col posto in piedi, fratello. pensavo che fosse come con boiv, zuffa gioiosa per arrivare vicino al palco e panchina o muretto )o terreno) quando eri stanco di azzuffarti.
    così no.

    comunque mi sono già creata una bambolina voodoo somigliantissima al rodie che ci ha buttati fuori e sto per iniziare da dietro le orecchie.

  4. utente anonimo ha detto:

    ma io vi adoro!!

  5. utente anonimo ha detto:

    certo che abbiamo beccato l’unico addetto alla sicurezza che, in Italia, non si fa i cazzi suoi….
    gran concerto davvero, comunque: io mi sono emozionato già all’accoppiata “The Future/Ain’t no cure for love” (seconda e terza canzone…). Cohen è dotato di un carisma pazzesco e si direbbe che sia solo migliorato, con l’età.
    Sono arrivato a casa alle cinque del mattino, ed ho iniziato a lavorare alle dieci, ma ne è valsa maledettamente la pena…

    ro-mario

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...