Ci sono due passaggi del Canone che ho sempre considerato pornogafici.

Il primo è questo:

Holmes ritorna a casa, insolitamente di buon umore, con un arpione sottobraccio come se fosse un ombrello. In risposta alle domande stupefatte di Watson risponde che è stato dal macellaio, e aggiunge:

"Se avesse potuto sbirciare nel retrobottega di Allardyce, avrebbe visto un maiale ucciso che penzolava da un gancio nel soffitto e un gentiluomo in maniche di camicia che lo colpiva violentemente con quest’arma. Ero io l’energico gentiluomo e mi sono accertato che, anche usando tutta la mia forza, era impossibile trafiggere il maiale con un colpo solo. Vorrebbe provarci anche lei?"

 Arthur Conan Doyle – L’avventura di Peter il Pirata – Il ritorno di Sherlock Holmes

Il secondo è questo:

"Adesso, mi leghi questo pezzetto di carta intorno al collo, che penda sul davanti, così. Grazie. Ora devo togliermi  scarpe e calze. Le porti giù con sé, Watson. Io devo fare una piccola arrampicata. E intingere il mio fazzoletto nel creosoto. Così va bene. Ora, venga un momento su con me nella soffitta."

[…]

"Mi sembrano impronte come tutte le altre."

"Niente affatto. Guardi qui! Questa è l’impronta di un piede destro. Ora, ne faccio accanto un’altra, col mio piede. Qual’è la differenza principale?"

"Le sue dita sono accostate l’una all’altra. Nell’altra impronta, invece, l’alluce è molto distaccato dalle altre dita."

Arthur Conan Doyle – Il segno dei quattro

Perché questi due passaggi? Non provo nessun particolare trasporto per i pedi (per le scarpe sì, ma si tratta di un feticismo non-sessuale). Le storie di Giovanna Casotto mi lasciano completamente fredda. I piedi non sono esattamente la prima cosa che guardo in un uomo nudo.

Inoltre:

– La carne di maiale non mi fa impazzire e anche se mi piace la boxe preferisco che l’avversario provi almeno a difendersi.

– La vita del baleniere non mi è mai parsa particolarmente sexy.

– Per completezza: neanche gli spettacoli di sospensione con ganci infilati in punti delicati mi hanno mai provocato un brivido che non fosse d’orrore.

Dico di più:

Ho sempre trovato incredibilmente sexy le grida di Robert Plant in Immigrant Song, mentre gli ansiti nella versione dei Frankies di Born to Run mi hanno sempre e solo fatto sghignazzare.

Questa lunga introduzione serviva, a modo mio, a dimostrare che non sappiamo mai con esattezza perché qualcosa ci piace.

Certo, potrei argomentare che, nel caso dei due passaggi sopra, le motivazioni sono principalmente lessicali. Rileggetevi i verbi e gli aggettivi, da soli, e poi ditemi un po’.

Ma si tratterebbe di una spiegazione macchinosa, tecnicistica e anche non del tutto esaustiva, visto che, in effetti, non so perché, ma un tizio in abiti vittoriani che si toglie le scarpe mi fa stampare in faccia un sorriso lubrico.

A molti di voi, probabilmente, tutto ciò non dice niente.

Boris Battaglia, nel suo blog e in merito alla nuova testata Bonelli Jan Dix, scrive:

[…] Questo fumetto è una pesante cornice barocca, fatta da artigiani addomesticati alla convenzione dell’autore unico che da il nome all’impresa.

E con niente dentro.

Un tipo di narrazione prefabbricato dal 1940, il cui stile diventa criterio infallibile per costruire storie. Un ordine del discorso sclerotizzato nel quale è stato assolutizzato come infallibile e invariabile un modello che non contiene più nulla da decenni, e al quale non bastano più i trucchetti plagiari (postmoderni si dice) con i quali, allora adolescenti, ci aveva ingannato l’illusionista Sclavi.

 

Dice Godard, in Je vous Salue Sarajevo (1994) che la cultura è la regola, l’arte l’eccezione. La regola ce la dicono tutti (computer, t-shirt,televisione, turismo), nessuno può dirci l’eccezione. L’eccezione non si può dire, si può scrivere (Flaubert, Dostoevskij), si può comporre (Mozart), la si può dipingere (Cezanne, Vermeer – guarda un po’… centra o no con il fumettucolo di Ambrosini?), la si filma (Antonioni, Vigo).

Il punto è che il fumetto Dix, come Volto nascosto e come tutte quelle robette a lui simili, tipo Cornelio, è regola – sclerotizzata e fragile e vincolata al mercato- che viene furbescamente detta –secondo gli insegnamenti del papà di Dylan Dog- come se fosse eccezione. Un inganno. C’è pure qualcuno che ci crede. Una inutile cornice. C’è pure qualcuno che gli piace e lo chiama fumetto.

Ma dato che per sua natura il fumetto è libero da quella pesante cornice che, noiso principio di imitazione del mondo, viene detta mimesi: per nostra fortuna, noi lo sappiamo, il fumetto sta altrove.  

(Potete leggere la relativa rissa su CUS, qua).

E non potrei essere più d’accordo, se non parlasse di Jan Dix.

L’impressione è che ci sia stato un terribile malinteso.

Negli ultimi anni si è assistito al ribaltamento dell’assioma "popolare=non-artistico". La posizione contraria è stata sostenuta fino alla demenzialità, tanto è vero che ormai non ci limitiamo più al concetto di "arte commerciale" ma andiamo oltre: tutto è arte, specialmente ciò che non lo sembra.

Alvaro Vitali. La Cuccarini. I Pooh.

Più qualcosa è serializzato, studiato al tavolino da uno stuolo di assistenti per il marketing, creato appositamente per piacere alle masse, più ciò è intrinsecamente artistico.

E’ il trionfo del merchandising.

Ora, molti di noi alla domanda "può un orinatoio essere arte?" rispondono che chiaramente, sì, può esserlo.

A ben pochi di noi viene il sospetto di stare pisciando dentro un’opera d’arte, se siamo nel bagno di Santa Maria Novella (anche se la necessità di un pedaggio farebbe ipotizzare che la valorizzazione del patrimonio artistico fiorentino si sia estesa ben oltre Santa Maria del Fiore o gli Uffizi).

E ovviamente non si tratta solo del fatto che gli orinatoi della stazione sono dritti.

Ma spingiamoci un poco oltre. Una caffettiera, ad esempio, può essere un’opera d’arte?

Un cane, un dromedario, una motocicletta, un tramonto, un terremoto, una scarpa, un giardino, un intero gruppo rock, anche mentre non suona, il cappello di Humphrey Bogart, uno sputo sul selciato?

Il fatto è che tutto può essere arte.

Ma tutto lo è?

Un fumetto popolare può essere artistico, nessuno lo nega, ma, in effetti, è alquanto raro che lo sia.

Jan Dix, nello specifico, parla d’arte, e questo è tutto. Ma essere arte non è suo compito, non lo è mai stato, né era un suo obbiettivo.

L’altro giorno, a X-factor (abbiate pietà di me) Morgan strillava che la musica, in Italia, è troppo popolare, non troppo poco.

Ecco, anche il fumetto, in Italia, è troppo popolare, ma prendersela con Bonelli perché non fa arte è privo di senso.

Non è mai stato suo desiderio farla.

Forse bisognerebbe avere il coraggio, piuttosto, di prendersela con il popolo. Ma, in fondo, è colpa loro?

Anzi: c’è una colpa?

Anzi: qualcuno ha visto in giro Pazienza, ultimamente?

Aspettiamo qualcosa, aspettiamo un grido, aspettiamo una cosa così potente da non poter essere ignorata.

Aspettiamo gli Zeppelin, aspettiamo Pazienza, aspettiamo Picasso.

Quando arriveranno chissà perché ci piaceranno.

Chissà perché un uomo perbene che se ne va in giro con un arpione sottobraccio come se fosse un ombrello…

 

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Quoto tutto tranne un punto che mi lascia piuttosto perplesso:

    Ma essere arte non è suo compito, non lo è mai stato, né era un suo obbiettivo.

    Non sono affatto sicuro che “fare arte” non era un obiettivo.

    Io ho l’impressione che negli ultimi anni in bonelli ci sia invece la pretesa di fare arte. Un’arte “pop” sulla strada intrapresa da sclavi e poi tradita da altri sceneggiatori incapaci di gestire il linguaggio del fumetto con la raffinatezza del creatore di DD. Ovviamente si tratta di un’eccezione. Fare arte non è possibile. Non in Bonelli dove oggi la regola sembra essere la mediazione fra le aspirazioni di sceneggiatori e disegnatori e i ben noti paletti imposti dalla politica dell’editore. I risultati non sono nè carne nè pesce (vedi Dix ma vedi anche Brad Barron).

    Per quanto riguarda il discorso in generale direi che NON SO cosa sia arte e cosa non lo sia. Ma LA RICONOSCO al volo quando la vedo.

    Armaduk

  2. brullonulla scrive:

    l’arte è come la matematica.
    quando la vedi capisci cos’è, quando devi definirla non lo sai più.

  3. utente anonimo scrive:

    Sono d’accordo con Susi riguardo il malinteso di fondo del pezzo di Battaglia (non nuovo a questo tipo di qui pro quo).

    Sono d’accordo in parte con Armando, in quanto Bonelli la “via dell’arte” (detto così sembra un percorso zen) non mi sembra l’abbia mai avuta tra i suoi desideri o prerogative.
    Quando ciò è avvanuto è stato (probabilmente) per caso.
    Dylan Dog ne è un esempio, certo, ma già prima gli era successo conKen Parker.

    La cosa che più mi vulcanizza le palle, in tutto ciò, è che da aspettative mancate (Battaglia-Dix) derivano le solite, pallosissime osservazioni su fumetto colto e fumetto ignorante.
    Cadendo nel solito snobismo culturale arido, noioso, oltre che deleterio.

    AleDiVirgilio

  4. gaccu scrive:

    partiamo da un assunto, magari situazionista, ma chi se ne frega.
    L’arte e’ un paradigma borghese, che serve alla borghesia per giustificare la propria presunta superiorita’ sulle classi inferiori. Analisi un po’ semplicistica, quella dell’IS, ma non totalmente sbagliata. Detto questo, un medium secondo me e’ tale quando e’ seguito da “di comunicazione”. Il fumetto in questione, Jan Dix, comunica il nulla. Assoluto.
    E resta il problema di un sacco di autori, in Bonelli che sembrano solo volere esercitare il mestiere, e non raccontare storie (l’arte, come vedete, la lascio fuori). Lancio una provocazione: ma non e’ che e’ tutto un malinteso e Sclavi e Berardi erano uguali agli altri, solo piu’ talentuosi nello svolgere lo stesso compitino?
    Se fosse cosi’ (cioe’ che le storie fossero buone solo per la maggiore perizia), si spiegherebbe tutto…

  5. AhrimanTheHarsh scrive:

    E perchè non può essere così alla fine…mi sa che gaccu non è andato poi così lontano…
    (Certo poi Sandman in che categoria va messo allora?)

    In ogni caso l’arte ha rotto le palle pure a me, già Picasso mi sta sul cazzo, con “Lo Stronzo dei barattoli campbell™” penso che sia iniziato il raggiro ultimo, la cui apoteosi è stato far passare della merda in scatola per arte. Sono dei geni, ma della truffa…

  6. sraule scrive:

    Ehlà, quanta bella gente!

    Armaduk: Io ho l’impressione che negli ultimi anni in bonelli ci sia invece la pretesa di fare arte.

    No, io ho più la sensazione che sia il Mondo, là fuori, che lo desidererebbe. E lo desidera così forte da proiettare le proprie speranze su prodotti che di speranze, invece, non ne darebbero.

    Brullo: intanto, guardati questo!

    Delizioso. Ma allora LO STAI LEGGENDO!
    Be’, così non sarò costretta a infilare l’intero Canone nel mio blog a forza di citazioni. Mi hai tolto un peso.

    Alessandro: Quando ciò è avvanuto è stato (probabilmente) per caso. [..]
    Cadendo nel solito snobismo culturale arido, noioso, oltre che deleterio.

    Su questo sono più d’accordo con Gaccu. In quanto allo snobismo, tu hai ragione, ma mi sembra che stiamo cadendo nel male opposto, in realtà.

    Gaccu: Lancio una provocazione: ma non e’ che e’ tutto un malinteso e Sclavi e Berardi erano uguali agli altri, solo piu’ talentuosi nello svolgere lo stesso compitino?

    Sono abbastanza d’accordo, tranne che DD a un certo punto è diventato un’icona pop. Sclavi voleva ciò? Bho. Però così è.
    Ken Parker era secondo me più ragionato. E scritto davvero bene. Su che cosa fosse non mi esprimo.

    Rilancio con una provocazione a mia volta: l’ultimo John Doe di Rosenzweig è a suo modo un esperimento artistico? A mio parere sì. Popolare? Temo proprio di no. Che poi lo sia per forza è un altro paio di maniche. I lettori regolari della serie se lo sono ciucciati, non so se l’avrebbero comprato se fosse stato un one-shot dal titolo “Il delirio alieno”.
    Probabilmente no.

    Ahriman: (Certo poi Sandman in che categoria va messo allora?)

    Eh, già. Dove va messo?
    Sandman era proprio una di quelle Cose molto speciali.

    Detto per inciso: io ho amato follemente il lavoro del Buon Vecchio Andy.
    E sono anche positiva verso la Merda d’Artista.
    Ma sul merito non era mia intenzione esprimermi, perché su questo non si può che dar ragione al Brullo: quando la vedi lo sai, ma a volte le opinioni divergono. 🙂

  7. AhrimanTheHarsh scrive:

    Si si chiaro che per quel che riguarda l’arte, fatti salvi alcuni casi ignominiosi, i gusti sono assolutamente soggettivi. Però se tralasci l’aspetto provocatorio, secondo me di wharol rimane solo il parrucchino. Dio se mi fa cagare.

  8. utente anonimo scrive:

    Bonelli la “via dell’arte” […] non mi sembra l’abbia mai avuta tra i suoi desideri o prerogative.

    Forse non Bonelli in persona ma i suoi sceneggiatori si. Mi pare che in quasi tutte le testate nate dopo DD si sia cercato di trovare una pretenziosa formula “artistica” pari a quella che aveva creato il fenomeno DD. Il punto è che devi davvero essere uno Sclavi o un Berardi per riuscirci facendo lo slalom fra i paletti. Come dice antonio, e qui concordo in pieno, questi ultimi due si sono dimostrati più talentuosi degli altri nello svolgere lo stesso lavoro ma non hanno dato nè preteso di dare ai loro lavori uno status artistico. Non sulle testate bonelli (ok, c’è stato il lavoro geniale di sclavi su Pilot edito da bonelli/dargaud, ma ci siamo capiti).
    Fatto sta che Battaglia ha ragione quando parla di modelli di narrazione sclerotizzati. A questo proposito ho fatto un piccolo esperimento: ho fatto leggere ai ragazzi del corso di fumetto dove cui insegno un albetto (fotocopiato) di Rin-Tin -Tin e ho chiesto loro di datarlo. Pur essendo l’albo del ’73 erano tutti convinti che si trattasse di un bonelliano contemporaneo.
    Traetene voi le conclusioni.

    Armaduk

  9. sraule scrive:

    Whahaha, ma è perché Rinti è molto moderno, caro!
    Questa non me l’avevi raccontata.

    Ahriman: eh, sì. Alla fine è proprio il vecchio degustibus non sputazzandum (Totò è arte? Per me decisamente sì!).
    Pensa che ho anche sempre amato la CHIOMA di Wharol.

  10. utente anonimo scrive:

    Sembrerei presuntuoso dicendo che potrei fare una sceneggiatura di getto senza ne’ capo ne’ coda, disegnare variando stile e sperimentazione a ogni vignetta e condire il tutto con inquadrature deliranti e avrei fatto un’opera d’arte?
    Si, sembrerei comunque presuntuoso, però in ogni caso a me piace inventarmi storie che abbiano almeno un senso logico e che magari siano anche accattivanti. Magari non ci riesco ma ci provo. E il mio modo di disegnare non è che sia molto variato da parecchio tempo, magari spero sia migliorato, questo si. Insomma, a me piace raccontare delle cose, delle storie, dei personaggi, in uno stile piuttosto realistico e non particolarmente innovativo. E’ arte? Non è arte? Non lo so, e forse non mi interessa nemmeno.
    Una volta, che capacità tecnica e significato dell’arte coincidevano meglio forse era più facile, ora personalmente non ci capisco più molto. La merda di Manzoni a me sembra una cosa geniale, mentre mezza mucca dentro un parallelepipedo di perspex mi lascia freddino. Boh…

    paolo

  11. brullonulla scrive:

    il commento di gaccu è la prova che il marxismo non ha fatto tanto male al mondo quanto male ha fatto all’interpretazione di esso.

  12. sraule scrive:

    Mah, come autrice per me l’arte ha molto a che fare con la libertà creativa, ma immagino sia un punto di vista parziale.
    Moltissimi, ad esempio, pittori del passato erano tutt’altro che liberi eppure hanno creato dei capolavori.
    Ma poi come abbiamo fatto a finire in questo dedalo? Un attimo prima stai dicendo che Jan Dix è una saponetta, un attimo dopo discetti dei massimi sistemi…

    […] potrei fare una sceneggiatura di getto senza ne’ capo ne’ coda, disegnare variando stile e sperimentazione a ogni vignetta e condire il tutto con inquadrature deliranti e avrei fatto un’opera d’arte?

    In realtà credo che quanto dici sia possibilissimo. Forse ingiusto nei confronti di quelli che fanno più fatica, ma possibile.
    Ovviamente con i nomi e i cognomi sarebbe stato più divertente.

    Brullo: bho? Non ho capito.

  13. utente anonimo scrive:

    potrei fare una sceneggiatura di getto senza ne’ capo ne’ coda, disegnare variando stile e sperimentazione a ogni vignetta e condire il tutto con inquadrature deliranti e avrei fatto un’opera d’arte?

    Non necessariamente. Dipende da COME lo fai.

    In Sandman non c’è niente di tutto questo eppure mer me è un’opera d’arte. In “Fuochi” di Mattotti volendo c’è questo e altro e per me è un’opera d’arte.

    Armaduk

  14. gaccu scrive:

    il commento di gaccu è la prova che il marxismo non ha fatto tanto male al mondo quanto male ha fatto all’interpretazione di esso.

    Non ho capito neanche io, ma se mi stai dando del marxista hai sbagliato indirizzo…
    In ogni caso, per aiutare l’interpretazione, il ragionamento sull’IS era per dire che a me di discettare dell’Arte in quanto categoria non me ne frega niente, soprattutto perche’ tirare in ballo l’Arte sembra un trucchetto per definire i propri gusti superiori a quelli degli altri.

    E non e’ proprio il caso delle minestre (No Campbell) riscaldate bonelliane.

  15. sraule scrive:

    Ragazzi, vi sto perdendo.

  16. gaccu scrive:

    Mi spiego meglio: secondo me tirare in ballo l’Arte per discutere di Jan Dix non ha senso. E’ solo un darsi un tono ridicolo e poco centrato. Il discorso e’ che Bonelli va avanti per minestre riscaldate. In quanto editore commerciale questa logica non fa una piega. Mi fanno tristezza, invece, gli autori che lavorano per lui, che non sanno proporre niente che non sappia di stantio e formulaico.

    Un’altra provocazione: ma com’e’ che nella musica ci sono degli sperimentatori che riescono a fare qualcosa di originale senza il citazionismo spinto, ed invece in Italia il massimo e’ un approccio post-moderno che a) si cita addosso e b) solletica solo il nerdumine piu’ becero?

    E lo dico (senza la minima piaggeria) in casa di gente che riesce a fare un fumetto come Ford Ravenstock, che fra i pregi ha certamente la capacita’ di non ricorrere alla citazione cinematografica “in your face” ogni due tavole e di non usare le facce di attori di Hollywood sputtanate, ad esempio…

  17. utente anonimo scrive:

    Ehm ma chi lavora per Bonelli non può. E’ un dato di fatto. DD c’è riuscito e quando il boss se n’è accorto, facendosi i conti in tasca ha deciso di soprassedere. Adesso però sta più attento e tiene tutti al guinzaglio (vedi Gea chiuso alla cazzo).

  18. sraule scrive:

    Mi spiego meglio: secondo me tirare in ballo l’Arte per discutere di Jan Dix non ha senso.

    Right. Mo’ ho capito e non potrei essere più d’accordo.
    Ma più che a darsi un tono “ridicolo e poco centrato” credo che il post di Battaglia fosse una risposta un po’ esasperata ai vari coretti di “Volto Nascosto? Oh-un-capolavoro!”

    In quanto editore commerciale questa logica non fa una piega

    Exactly my point.

    Un’altra provocazione: ma com’e’ che nella musica ci sono degli sperimentatori che riescono a fare qualcosa di originale senza il citazionismo spinto, ed invece in Italia il massimo e’ un approccio post-moderno che a) si cita addosso e b) solletica solo il nerdumine piu’ becero?

    Be’, ma anche in musica le major non approvano in modo particolare la sperimentazione o l’artisticità.
    Che poi credo che sia il motivo per cui i Soundgarden continuano a fare i Suondgarden e i Radiohead sono quasi andati a spasso.
    Cioè: quelli “fuori dal coro” di solito non firmano con la Emi (per dire), ma con la Geffen (sempre per dire).

    DD c’è riuscito e quando il boss se n’è accorto, facendosi i conti in tasca ha deciso di soprassedere. Adesso però sta più attento e tiene tutti al guinzaglio (vedi Gea chiuso alla cazzo).

    Ma no, io non credo che sia andata esattamente così, per DD.
    Io penso che SB sia rimasto piuttosto stupito del risultato e forse, all’epoca, anche disorientato. In Bonelli avrebbero potuto essere fulminati sulla via di Damasco dall’esperienza, ma invece hanno preferito continuare più o meno come al solito, consapevoli del fatto che si trattava di un’eccezione e che se avessero provato a “replicare” DD (cosa che in fondo è lo scopo ultimo di ogni grosso editore) per loro si sarebbe probabilmente risolto in un bagno di sangue.
    Ma non si può criticare una major per essere conservatrice, continuo a ripeterlo.
    Al limite si può criticare il pubblico perché non si compra nient’altro, o si può criticare il sistema distributivo, pubblicitario, quello-che-vuoi-tu, ma Bonelli vuole vendere prodotti, mica pugnette.
    Per Gea, come per moltissime altre cose, credo che abbia vinto l’ipercautela paranoica e ciclotimica che vige notoriamente in casa Bonelli.

  19. gaccu scrive:

    Quando parlavo di Arte (t)irata in ballo a sproposito, non mi riferivo a Boris Battaglia, ovviamente. Quella e’ la sua cifra espressiva (e mi sta benissimo un approccio cosi’ “sessantottino”, a parte alcuni eccessi di presunzione intollerabili). Mi riferivo invece a chi trasforma un discorso sui moduli narrativi triti e ritriti (che poi era il punto di Battaglia) in una dissertazione sui massimi sistemi artistici. Ripeto, non ha senso in generale, figuriamoci nei confronti di Jan Dix…
    Su Volto Nascosto, la mia idea e’ che Manfredi sia un bravo scrittore che fa un ottimo feuilleton. Per me VN e’ il fumetto che vuole Bonelli, ma fatto discretamente… tutto il resto e’ fuffa.
    Per quanto riguarda Dylan Dog, ripeto, la mia idea e’ che pure Sclavi abbia fatto il compitino. Solo che il talento dello sceneggiatore e la sua capacita’ di prevedere le mode (e non seguirle, come fanno in molti oggi) hanno sopperito. In qualche maniera, gli e’ scappata la mano e sono venuti fuori alcuni capolavori. Ma a rileggere i primi 50 DD con criterio, forse alcune forzature e didascalismi si trovano, se ci si libera dell’idea dell’incriticabilita’ dei mostri sacri che in Italia impera.
    Voglio dire, a me risultano insopportabili certi passaggi del Dark Knight, oggi…
    Per il resto, la mia frecciatina sui non-sperimentatori era destinata a quelli che pensano che la nuova originalita’ sia il citazionismo spinto, o l’aderenza hardcore a generi narrativi ultra-codificati (si puo’ dire “noir”?).
    Ma l’idea di raccontare una storia e basta e’ cosi’ obsoleta?

  20. AhrimanTheHarsh scrive:

    Ma se certa gente si limitasse a raccontare una storia e basta molto probabilmente renderebbe palese la propria incapacità, ed allora imbarocchisce il tutto per nascondere la piattezza sconfortante delle proprie narrazioni.
    E’ solo un’ipotesi…

  21. sraule scrive:

    Per il resto, la mia frecciatina sui non-sperimentatori era destinata a quelli che pensano che la nuova originalita’ sia il citazionismo spinto, o l’aderenza hardcore a generi narrativi ultra-codificati (si puo’ dire “noir”?).
    Ma l’idea di raccontare una storia e basta e’ cosi’ obsoleta?

    sai che su questo punto sfondi una porta aperta, con me.
    e chiaramente non è obsoleta: è (più) complessa. 😉

    no, no, noir ormai non si può più dire, decisamente. ormai anche la pubblicità della barilla è noir.

    Ma se certa gente si limitasse a raccontare una storia e basta molto probabilmente renderebbe palese la propria incapacità, ed allora imbarocchisce il tutto per nascondere la piattezza sconfortante delle proprie narrazioni.
    E’ solo un’ipotesi…

    ma io non penso che sia così, in realtà.
    io penso che sia più una sorta di spossatezza creativa e lavorativa che prende certi autori. a un certo punto non pensi che valga più la pena di sbattersi tanto, forse.

  22. brullonulla scrive:

    Non ho capito neanche io, ma se mi stai dando del marxista hai sbagliato indirizzo…

    no, non ti sto dando del marxista (non che sia un insulto).
    è solo che vedevo i sintomi del fallout di un certo tipo di pensiero.
    nulla di personale, don’t worry.

  23. brullonulla scrive:

    comunque mi riferivo a questo:
    L’arte e’ un paradigma borghese, che serve alla borghesia per giustificare la propria presunta superiorita’ sulle classi inferiori.

    quando iniziano i discorsi del tipo “X è un paradigma borghese/è uno strumento della classe Y” dove X è di volta in volta la scienza/l’arte/il sesso/l’odore di piedi marci, io non ci vedo più e metto mano alla pistola.

  24. AhrimanTheHarsh scrive:

    Al di la del discorso in se, che come ogni assioma fa venire voglia di affogare i sostenitori nel loro stesso sangue, trovo affascinante la definizione “Il fallout di un certo tipo di pensiero”…

  25. sraule scrive:

    ho creato un mostro.

  26. gaccu scrive:

    L’arte e’ un paradigma borghese, che serve alla borghesia per giustificare la propria presunta superiorita’ sulle classi inferiori.

    Se hai letto bene, non lo dico io, lo diceva Debord e i suoi amichetti dell’IS (in un’analisi che ho definito semplicistica, se vai a rileggere).
    Ma forse eri gia’ andato a prendere la pistola (atteggiamento, giusto per chiudere il cerchio, curiosamente goebbelsiano, se ci pensi bene: “Non parlatemi di paradigmi borghesi o prendo la pistola!”)…
    Comunque, io ho solo detto che quando si mette in mezzo l’Arte per giustificare discussioni su Jan Dix, siamo fuori strada.
    In ogni caso, anche se ti fa schattare la iulenza, e’ un fatto che “Arte alta” come definizione sia venuta fuori con la nascita della borghesia.
    Prima, per esempio, fra artista e artigiano non vi era distinzione.
    Puzza, no?

    Parentesi un po’ fuori tema: il discorso dell’artista come ricettacolo del genio di Jan Dix l’ho trovato, questo si, molto borghese. Saro’ ossessionato?

  27. sraule scrive:

    Parentesi un po’ fuori tema: il discorso dell’artista come ricettacolo del genio di Jan Dix l’ho trovato, questo si, molto borghese. Saro’ ossessionato?

    Più che altro ho l’impressione che tu abbia visto in Jan Dix molte più cose di quante ne abbia viste io 🙂

  28. utente anonimo scrive:

    […]atteggiamento, giusto per chiudere il cerchio, curiosamente goebbelsiano.

    LOL! Conoscendo brullo l’atteggiamento non è “curiosamente” ma “volutamente” goebbelsiano, e, no, non è destroide, almeno non nell’accezione comune del termine.

    il discorso dell’artista come ricettacolo del genio di Jan Dix l’ho trovato, questo si, molto borghese.
    Mah! A me più che un discorso di tipo “artista come ricettacolo del genio” mi pare che ci sia un discorso tipo “genialità dell’artista” che tutto sommato mi pare che ci possa pure stare.
    Ciononostante Dix mi ha fatto due palle così.

    Armaduk

  29. gaccu scrive:

    Armando, in Jan Dix c’e’ l’arte di Vandermeer che si deve manifestare per forza, anche attraverso il pittore pazzo.
    In Cornelio c’e’ lo scrittore in crisi creativa che non riesce a scrivere una riga.

    Questi spunti, di per se’ tutti molto americani, fanno pensare ad una specie di “possessione” da parte di una specie di Demone artistico che, oltre ad essere una cazzata, sono pericolosi.
    Mi azzardo a dire che e’ il principio di Amici (della DeFilippi). Li’ gli studenti si sentono “posseduti” dal ballo hiphop (che cazzo sara’, il ballo hiphop, poi?). Tutto il resto non conta (come lo studio): ti prende l’estro artistico e tutti dovrebbero riconoscerlo…
    E’ una mistificazione totale, per me.

    p.s.: ma quanti scrittori conoscete, che non riescono piu’ a scrivere una riga, per esempio?

  30. utente anonimo scrive:

    Vermeer, non Vandermeer, che era un giocatore della nazionale olandese ai tempi di Crujff e dei fratelli Vandekerkofe! 😉

    Poi… scirttori che non riescono a scrivere più una riga?
    Molti più di quanti possiamo immaginare.
    In fondo chiunque scrive (dalla lista della spesa a “il giovane Holden”) hanno sofferto della crisi del foglio bianco (quello stronzo!).

    AleDiVirgilio

  31. sraule scrive:

    Mah, Bukowski diceva di essere fortunato, perché quando aveva il blocco dello scrittore riusciva almeno a scrivere DEL blocco dello scrittore.
    Gipi sostiene di avere episodi di manomortite.
    Sclavi dice di continuare a scrivere per semplice professionismo, perché sono anni che non ne sente lo stimolo ed ha il blocco.
    Ci sono periodi in cui tutto quello che scrivo fa cagare (qualcuno potrebbe sostenere che questo periodo è “sempre”) o in cui non riesco a continuare a scrivere qualcosa di cui pure ho benissimo in mente la trama e il modo in cui voglio raccontarla.

    Ovviamente se dovessi essere posseduta dallo spirito di Shakespeare (io non dipingo, quindi Vermeer non mi servirebbe a molto) ne sarei inquietata, vista la distanza temporale, mentre ovviamente sono sempre disponibile farmi possedere dallo spirito di Vachss.
    Poi, siccome Vacchs non è morto, immagino che bisognerebbe trovare un’altra soluzione, non so (probabilmente il viagra).

    Ok, come al solito sono stata poco seria. Era per dire che secondo me l’estro creativo esiste, ma solo gli imbecilli lo prendono così fottutamente sul serio. Gli autori sanno di poter supplire fino a un certo punto con la professionalità, e sanno che comunque (forse) dell’estro possono fare a meno (ma secondo me NO), ma della professionalità assolutamente no.

    Adesso basta, però, gente: prometto che al più presto si parlerà di nastri ascoltati satanicamente al contrario, che so che sono i vostri topic preferiti.

  32. utente anonimo scrive:

    Riguardo Vachss ci sarebbe una sluzione più pulita del viagra: l’omicidio su commissione.

    Va bene per il topic sui nastri satanici, così mi spieghi come c***o ascoltarli al contrario! 😦

    AleDiVirgilio

  33. utente anonimo scrive:

    in Jan Dix c’e’ l’arte di Vandermeer che si deve manifestare per forza, anche attraverso il pittore pazzo.

    Oh. A me sembrava che che era Vandermeer (cioè, Vermeer) a manifestarsi attravero il pittore. Che pazzo non era ma semplicemente posseduto. Non l’allo spirito dell’arte ma dallo spirito di Vermeer. Cioè il pittore non era manco bravo ma quando era perfvaso dallo sporito di vermeer faceva le fotocopie dei quadri di vermeer. L’arte non c’entra niente. Se il pittore fosse stato ricettacolo dell’arte di Vermeer avrebbe realizzato nuovi quadri in stile vermeer. E sarebbe stato meglio per lui, per dix, per i mercanti d’arte. E anche per vermeer.

    Per l’estro creativo, PER ME esiste e si tratta di una semplice intuizione, che puoi sviluppare o meno. Va da sè che se la vuoi sviluppare e trarne qualcosa di compiuto devi possedere le conoscenze tecniche del linguaggio che hai scelto. Se ti manca la tecnica non ne viene fuori nulla di buono.

    Armaduk

  34. gaccu scrive:

    A me l’idea dello scrittore professionista che soffre “per sempre” della sindrome da foglio bianco mi pare una solenne stronzata. E’ vero che Gaiman ci ha fatto Calliope, ma dopo quello mi basta…
    Anzi dico che secondo me l’immagine molto hollywoodiana dello scrittore di successo che un giorno si scopre incapace di scrivere e’ proprio una truffa.
    Va da se che l’estro esiste (ma esiste anche chi giudica quell’estro, ricordiamoci: Gaugin fino alla morte era scarso, e un giorno qualcuno ha deciso che era un fenomeno), ma c’e’ tutto un discorso di professionalita’ dietro.
    Se no cosi’ sembra che chiunque possa essere “posseduto” dall’arte e diventare un mostro (principio di Amici). Poi un giorno, pluf, l’arte non ti possiede piu’ e non sai piu’ scrivere.
    E allora Sclavi come fa? E tutti i nostri mestieranti dei fumetti?

  35. sraule scrive:

    No, no, Armaduk: il pittore posseduto PRIMA aveva intenzione di fotocopiare tutti i Vermeer esistenti, POI avrebbe iniziato a dipingere i quadri che Vermeer aveva immaginato ma non aveva avuto il tempo di dipingere.
    Il perché con esattezza non è chiaro: forse anche gli spiriti possono essere ossessivo-compulsivi.

    Ale: il pezzo sui nastri al contario arriva, ma tu non avrai mica detto qualcosa di male di Vachss, eh?

  36. utente anonimo scrive:

    il pittore posseduto PRIMA aveva intenzione di fotocopiare tutti i Vermeer esistenti, POI avrebbe iniziato a dipingere i quadri che Vermeer aveva immaginato ma non aveva avuto il tempo di dipingere.

    Si, si. L’avevo capito. Però mi sembra una cazzata. Che gliene frega a vermeer di trovare uno che gli fa le fotocopie?
    Non ha nessun senso.
    Avrebbe avuto senso se il pittore avesse cominciato subito coi quadri nuovi. Vermeer sarebbe stato contento perchè avrebbe realizzato, sia pur per interposta persona, i quadri che non è riuscito a realizzare in vita. Il pittore sarebbe stato contento perchè avrebbe sostenuto di aver ritrovato i vermeer sconosciuti da qualche parte e si sarebbe sistemato per il resto della vita.
    I marcanti d’arte sarebbero stati contenti perchè avrebbero potuto speculare sui nuovi quadri.
    Dix sarebbe stato contento perchè si sarebbe risparmiato un sacco di rogne.

    Insomma, così com’è la cosa fa acqua da tutte le parti.

    Armaduk

  37. utente anonimo scrive:

    Va da se che l’estro esiste […], ma c’e’ tutto un discorso di professionalita’ dietro.

    quoto!

    Armaduk

  38. utente anonimo scrive:

    Su Vachss qualcosa di cattivo?
    Mai!
    Era solo per agevolare la seduta spiritica! :p

    AleDiVirgilio

  39. utente anonimo scrive:

    Ma gli mp3 si possono ascoltare al contrario? O il Satanasso s’è fatto fregare dal digitale?

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