Attenzione: le immagini presenti in questo post possono essere disturbanti.

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In un numero di “Gea”, non ricordo quale, gli amici orsi (nell’accezione di “grossi gay”) della protagonista andavano al concerto di un tizio che in realtà era Eminem.

Si mettevano sotto il palco e iniziavano a gridargli: “Salta, salta!” Quando finalmente il cantante provava a fare stage diving, loro si scansavano di colpo e lui cadeva a terra di faccia da tre metri di altezza.

Era una scena divertente. Se l’ho citata non era certo per denigrare il lavoro di Enoch, che tra l’altro è uno dei pochi ad inserire il suo fumetto in un contesto politico, ma per usarla come base per sviluppare il mio concetto.

Sarei potuta partire da Columbine, ma sai che palle.

E poi, diciamocelo, partire da Columbine sarebbe stato sbagliato per due motivi. Il primo, di ordine meramente pratico, è che Columbine con l’estetica dell’odio in realtà non c’entra niente, mentre c’entra molto con il mero disagio psichico. Per vario tempo una certa parte di popolazione poco acuta e poco informata l’ha pensato, e questo forse è interessante, ma ne hanno anche già ampliamente parlato (v. M. Moore).

In secondo luogo, e da un punto di vista retorico, partire da Columbine non sarebbe corretto perché facendolo si sarebbe obbligati ad affrontare il discorso “a ritroso”, ovvero a partire dalle (per un periodo supposte) conseguenze.

No, meglio Eminem e lo scherzo dello stage diving.

Quello che ho pensato, leggendo quella scena, è: perché mai un gruppo di gay dovrebbe avercela con Eminem?

I testi delle sue canzoni? Semplice mancanza di sense of humor (nel caso dei gay di Enoch no di certo, ma là fuori nel mondo “vero” ci sono anche gay privi di sense of humor)?

Penso piuttosto che il disagio – condiviso probabilmente anche dall’autore – derivasse dall’estetica dell’odio del cantante.

Abbiate ancora un attimo di pazienza e lasciatemi digredire.

L’odio è un sentimento spiacevole, deprecabile, scomodo. Chi odia non ne ricava alcun utile (o così dicono), chi viene odiato ne ricava del male, chi assiste è sempre un po’ sulle spine.

La nostra società, il sentire comune, anni di film hollywoodiani, ci hanno insegnato a sentirci profondamente a disagio nei suoi confronti.

Se l’invidia è comprendibile (ma “meschina”) e l’ira è quasi giustificabile (ma inelegante) l’odio non piace proprio a nessuno. È esecrabile.

È, specialmente, il sentimento più censurabile del XXI secolo.

Negli Stati Uniti – ma credo che il corrispettivo esista anche nella legislatura italiana – è stato istituito il “crimine d’odio”, che costituisce un’aggravante rispetto al crimine simplex.

Se un gruppo di rapinatori picchia a morte il gestore del negozio che si è rifiutato di consegnare il totale di cassa, in quest’ottica, è leggermente meglio che se un gruppo di naziskin picchia a morte un barbone: il secondo è un crimine d’odio.

Lo trovo un equilibrismo mentale pressoché privo di senso, ma immagino di capire le motivazioni dei legislatori, che non possono fare a meno di calcolare l’intenzionalità.

Dicevamo, l’odio è un sentimento che fa divincolare la gente sulle seggiole, a disagio.

Se canti dell’amore, naturalmente, piaci a tutti.

Non sto parlando di Sanremo, e nemmeno della chart di MTV. Sto parlando anche di amore in senso lato, amore stravagante, intelligente, anormale.

Più o meno tutti sono disposti a dare una chance all’amore.

Lo stesso, ovviamente, non vale per l’odio, che destabilizza, che sembra qualcosa di brutto e inutile, che ci fa sentire tutti un po’ confusi.

L’odio, molte volte, è troppo sincero per essere sopportabile.

È tremendamente grezzo, brutale, ci ricorda sgradevolmente i nostri istinti più bassi, le nostre imbarazzanti origini scimmiesche.

Se Eminem dice che odia la sua mamma e che spera che muoia, anzi, che gli farebbe proprio piacere sfondarla di botte, ucciderla lui… bene, che cosa ne pensa la gente?

Tagliamo quel 50, 60, 90%, non so, a cui scatta il relè del “la mamma è sempre la mamma”, a cui rispondo volentieri: ok, ma c’è qualcosa che faccia più cagare della carne in scatola?Parliamo della percentuale  rimanente, degli esseri umani senzienti.

Probabilmente una parte di loro giustificherà la frase, a patto che la mamma di Eminem fosse proprio una stronza schifosa, che quand’era piccolo l’ha fatto soffrire, lo picchiava, lo lasciava morire di fame ed era anche una puttana alcolizzata.

Il “senziente buonpensante” pensa: “L’odio è un sentimento bruttissimo, spero che Eminem arrivi a liberarsene, anche se, certo, sua mamma si meriterebbe la camera a gas.”

Mi sembra il momento giusto per puntualizzare che la summa delle mie conoscenze sulla mamma di Eminem proviene dal film “8 miles”, che il Moroso mi ha costretta a guardare. E anche ad ascoltare, temo.

Comunque, dicevamo: quanti sono disposti ad accettare la dichiarazione di Eminem come una forma d’arte?

Non i gay di Enoch, evidentemente.

Non una certa parte di sinistra che non è disponibile a riconoscere, ad esempio, i meriti del futurismo.

Si ritorna al vecchio concetto della moralità dell’arte.

Facciamo un altro esempio.

Secondo Patricia Cornwell il noto pittore impressionista inglese Walter Sickert fu il vero Jack lo Squartatore.

Per provare questa teoria non ha esitato a spendere qualche milione di sterline per comprare un suo quadro e DISTRUGGERLO per potervi eseguire dei rilievi scientifici.

È chiaro che secondo Patricia il fatto di essere (molto forse) un pluriomicida escluderebbe ogni merito artistico di Sickert.

Una visione del mondo non meno vittoriana dei crimini di Jack (a questo proposito, mi sento di segnalare, anche se non so dove sia possibile reperirlo se non sullo Strand Magazine, organo ufficiale di Uno studio in Holmes, l’articolo “Uno studio in verde” di Michele Lopez – da non confondere con “Uno studio in smeraldo” di Neil Gaiman –  che parla della vita di Thomas Griffiths Wainewright, ritrattista e avvelenatore di inizio ‘800, definito da Holmes in L’avventura del cliente illustre “un artista non certo mediocre”).

L’estetica dell’odio è forse la più discussa forma d’arte di sempre. Discussa in ambito morale, dico, invece che nell’ambito che gli competerebbe: l’arte, appunto.

Un certo tipo di estetica fascista o militareggiante, molto amata da vari gruppi goth o a vario titolo indipendenti (solo raramente fascisti o militaristi essi stessi) è stata fonte di infinite diatribe con quella stessa sinistra che ha sempre propugnato la libertà d’espressione, tranne poi criticarla quando non si rifà alle culture africane o alla spiritualità tibetana (e cosa c’è di meno spirituale dell’odio?)

La stessa estetica fascista o nazista è stata origine di dolorosi (talvolta in senso fisico) fraintendimenti con i gruppi effettivamente neonazisti.

Poco tempo fa mi ha raggiunta un’email (bufala) in cui si diceva, in tono allarmato, che la Biennale Centroamericana di Arte aveva intenzione di far ripetere a Guillermo Vargas Habacuc la sua installazione con il cane legato che muore di fame.

Vorrei che fosse chiaro: non dico che sia ok lasciar morire i cani di fame e sete, ma dico che questa installazione E’ una forma d’arte.

Arte dell’odio all’ennesima potenza. Può piacere o non piacere, ma è in campo artistico che va giudicata, non in campo morale.

Poi, certo, il cane non viene ucciso “davvero”. È l’idea quel che conta, ed è l’idea ad essere arte.

In Closer (NIN, scusatemi, ma in questo periodo mi è presa così) Reznor canta: “mi lasci violarti, mi lasci dissacrarti, mi lasci penetrarti, mi lasci complicarti” e più avanti: “ ti voglio fottere come un animale, ti voglio sentire dall’interno, ti voglio fottere come un animale, la mia intera esistenza è difettata, tu mi avvicini a dio.”

Naturalmente l’idea di un’ascensione spirituale, di avvicinarsi a dio attraverso la violenza, può essere un po’ disturbante (mi verrebbe da commentare che i cristiani, comunque, hanno una plurisecolare esperienza in questo campo) e magari la canzone può farvi cagare, ma il giudizio non può venir espresso in un ambito diverso da quello artistico.

Altrimenti dobbiamo dare ragione a quanti considerano le espressioni artistiche alla stregua di un infelice lucchetto mentale, mentre invece devono essere un grimaldello.

Closer non sarà Love minus zero (e Guillermo Vargas Habacuc non sarà Picasso), ma quando, in perfetta continuità con le premesse, conclude: “attraverso ogni foresta, sopra gli alberi, dentro in mio stomaco, graffiato sopra le mie ginocchia, bevo il miele dentro il tuo alveare, sei la ragione per cui sono vivo” ne capisco l’intento estetico.

 

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Post da applausi, Susanna.

    RRobe

  2. brullonulla scrive:

    cristo, sembra che mi hai letto nel pensiero.

    firmo col sangue ogni singola parola di ciò che hai scritto.

    è in questi momenti che capisco che sei davvero la mia sorellina.

  3. sraule scrive:

    Sì, gente. La verità è che anche se il post era sull’estetica dell’odio questo è il Regno dell’Ammmmore.

  4. brullonulla scrive:

    se ne deduce quindi che l’odio è il padre dell’amore?

    (a questo punto bisogna inserire la cosa nella genealogia che stavo costruendo col mio coinquilino. dunque, l’ozio è il padre dei vizi, la morte è la madre della bellezza*, il sonno è fratello della morte, mentre l’amore è sposo della morte. cosa manca?)

    *cfr.i Limbo

  5. sraule scrive:

    a questo punto bisogna inserire la cosa nella genealogia che stavo costruendo col mio coinquilino. dunque, l’ozio è il padre dei vizi, la morte è la madre della bellezza*, il sonno è fratello della morte, mentre l’amore è sposo della morte. cosa manca?)

    Così a occhio direi Delirium, Despair, Destruction, Destiny e la/il sempiterna/o Desire.

  6. lulabelle scrive:

    non so. sono pressoché incapace d’odio. un tempo ci ho provato e l’unica cosa che sono riuscita a fare è massacrare me stessa. ma lo sapevo, per esempio, che Roberto ti avrebbe adorata. e non è che non comprenda, o non sia affascinata. perché anche a me l’odio tocca, e non ne ho paura, né la metto su alcun tipo di piano morale. è che, su un piano del tutto personale – e fisico, e psichico – mi rovina. come un acido, suppongo. e allora ho smesso. I guess I suck, eh?

    (lo so, lo so, c’entra relativamente. ma sul resto sono con te. voglio dire, sull’odio come forma d’arte, eccetera)

  7. sraule scrive:

    non so. sono pressoché incapace d’odio.

    è per questo che sono una tua fan, baby.
    io sono una dispensatrice autorizzata d’odio: quando a scuola abbiamo fatto ilfamoso test “io amo, io odio etc” la mia pagina dell’odio prendeva mezzo quaderno.

    giusto l’altro giorno brullo mi diceva che non sapeva come facessi a dispensare tanta calma e serenità con i miei pazienti, mentre con il resto del mondo sono un cane ringhioso.

    ovviamente la risposta è: bho?

    si vede che ho studiato, eh?

  8. lulabelle scrive:

    bho è sempre e comunque una risposta meravigliosa, io trovo

  9. sraule scrive:

    già, non capisco perché la gente rimane delusa se rispondi “bho”.
    è praticamente olistica, che oggi va tanto di moda.

  10. utente anonimo scrive:

    Tornando alle canzoni di Eminem e dei NIN, penso che magari agli esordi fossero espressioni d’odio “sincero”, però quando si arriva ad essere famosi a livelli planetari subentra anche un bel po’ di “mestiere”. Cioè: quegli artisti hanno visto che le canzoni “arrabbiate” gli riescono bene, si sono creati una loro nicchia, guadagnano parecchio… Ovviamente non posso esserne certo, ma secondo me non ci credono proprio fino in fondo ai testi che scrivono, e allora l’estetica dell’odio si riduce ad una mera pratica commerciale…

    Personalmente non sono un grande estimatore dell’estetica dell’odio, così come non sono un estimatore del romanticismo stucchevole e del buonismo a tutti i costi.

    L’estetica dell’odio non mi piace perchè è distruttiva. Odiare e distruggere è molto più facile che amare e costruire, quindi con chi parla (o canta) solo di distruzione mi viene da pensare “è troppo comoda”.

    Il buonismo stucchevole, invece, non mi piace perchè può essere un modo per sentirsi migliori degli altri e non mettersi mai davvero in discussione. Anche in questo caso “è troppo comoda”.

    In favore dell’odio come forma d’arte resta il fatto che, appunto, preso a piccole dosi ti costringe in qualche modo a metterti in discussione, cosa che penso sia sempre positiva (anche se può essere sgradevole…).

    Ciao.
    Luca.

  11. sraule scrive:

    L’estetica dell’odio non mi piace perchè è distruttiva. Odiare e distruggere è molto più facile che amare e costruire, quindi con chi parla (o canta) solo di distruzione mi viene da pensare “è troppo comoda”.

    Luca, se continui così ti spedisco da Maurizio Costanzo.

    Ma, visto che hai sollevato il discorso, ti dirò quello che penso: che scrivere di odio (rabbia, distruzione, etc) e scrivere d’amore (costruzione, amicizia e piccioni che vivranno insieme su un cornicione per tutta la vita – e sai che allegria!) è ESATTAMENTE LA STESSA COSA.
    Il grado di difficoltà varierà per sensibilità del cantante/scrittore, per il suo agio con l’argomento e per la sua impostazione tecnica.
    Ma, aihmé, non bisogna essere più “bravi” per parlare d’amore. Al limite bisogna essere più “buoni”, ma questo esula nettamente dal discorso.

    Immagino che i vari gruppi “arrabbiati” siano sinceri né più né meno dei vari gruppi di “bravi ragazzi”: o loro invece credono intensamente nei buoni sentimenti che professano? Ma il punto è: la sincerità o l’insincerità cambia di una virgola il loro lavoro?

  12. utente anonimo scrive:

    Non sono capace di molto odio, trovo che sia molto faticoso, e impegnativo odiare qualcuno.
    Quasi come amarlo.

  13. utente anonimo scrive:

    Si, è indubbio che l’estetica dell’odio è affascinante.
    Così, però, si può dire del suo opposto.

    Un’opera d’arte, che sia di uno o dell’altro versante, l’importante è che sia NON BANALE.

    AleDiVirgilio

  14. brullonulla scrive:

    trovo peraltro l’odio un sentimento molto più umano, e più pulito, dell’amore.

  15. sraule scrive:

    trovo peraltro l’odio un sentimento molto più umano, e più pulito, dell’amore.

    e così torniamo al discorso che siamo fratello e sorella, caro.

  16. utente anonimo scrive:

    Ma proprio perchè l’odio è un sentimento sicuramente più umano, è forse più facile rappresentarlo in maniera meno stereotipata, anche se, certe volte, i suoi “prodotti” sanno troppo di costruito.

    Invece l’amore… beh, l’amore è tutto un altro paio di maniche.
    Forse l’unico che è riuscito a rappresentarlo in modo vero e profondo è stato Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

    AleDiVirgilio

  17. sraule scrive:

    Forse l’unico che è riuscito a rappresentarlo in modo vero e profondo è stato Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

    A dire il vero non lo so. Sicuramente con l’odio aveva buona familiarità 😉

  18. utente anonimo scrive:

    Forse hai ragione, aveva un’ottimo rapporto con l’odio, ma la sua è stata un’estetica del sublime, che, forse, in quanto tale è al di là di bene e male.

    AleDiVirgilio

  19. sraule scrive:

    Forse hai ragione, aveva un’ottimo rapporto con l’odio, ma la sua è stata un’estetica del sublime, che, forse, in quanto tale è al di là di bene e male.

    E così abbiamo fatto il giro, Ale! Siamo tornati alle argomentazioni del post.

  20. utente anonimo scrive:

    Esatto.
    E qui mi fermo, perchè, di contro, mi verrebbe da porre la domanda fatidica “che cos’è arte?”… e non la finiremmo più.

    AleDiVirgilio

  21. sraule scrive:

    Eh, in effetti…

  22. AhrimanTheHarsh scrive:

    Che argomento sublime questo accostamento tra Odio ed Arte…e quanto piacere da sapere che non sono l’unico a considerare il provare uno sclero di Odio una cosa “sbagliata”…effettivamente il tabù sull’odio che ci viene inculcato fin da piccoli è interessante, il cercare di limitare questo sentimento è piuttosto pericoloso, chi non si sa abbandonare ad esso per gustarlo senza degenerare in inutili azioni violente, a furia di reprimersi prima o poi arriverà al punto di rottura e combinerà una cazzata…vedi ad esempio Erba e le due larve umane che incapaci di gestire un così forte impulso si son fatti prendere la mano.

    Certo, l’Odio è, come dire…un sapore acquisito, le prime volte può far stare male, ma come con l’alcool si diviene presto avvezzi all’inebriante esperienza di rovesciare su un soggetto tutto il livore che la mente può concepire…
    Ed onestamente il sublimarlo, metti a parole, metti anche solo in voli pindarici interiori, fa stare meglio…anche perchè tutti hanno pensato prima o poi di voler il male di qualcun’altro…e mentre chi sa apprezzare la cosa per il peso che ha, si gode la cosa e se ne dimentica, chi bigottamente si vergogna di questo, reprime tutto e di certo sarà più facile tornare “a livello” e sbroccare di nuovo.

    E poi, ma questo è un mio sfogo personalissimo, trovo estremamente riprovevole che qualcuno ritenga sbagliato il mio desiderare la rovina di chi riesce ad interferire con la mia esistenza fino al punto di saturazione.

    P.S.: ho fatto un account di splinder anche se avevo giurato di non farlo…mi odio… 🙂

  23. gaccu scrive:

    Due cents sull’odio. Perche’ di spunti ce ne sono migliaia…
    Il problema, come hai fatto notare giustamente tu, e’ che l’estetica e l’etica dell’odio vengono scisse a fatica dagli spettatori.
    E poi esiste, nelle teste di alcuni ipocriti, un odio “giusto” (tipo quello che molti riservano agli avversari politici), e un odio “sbagliato” (quello degli altri).
    Nei NIN ed in Eminem io ci trovo tanto amore, ad esempio…
    Ah, Susanna, 8 Mile non e’ la bio di Eminem, per la cronaca.
    E la madre e’ una stronza (ma di quelle vere)!
    Capitolo gay: si vocifera (cosa mai smentita, per altro) che Dr. Dre sia gay, eppure Eminem ci lavora benissimo. Questo dovrebbe fare riflettere i gay privi di senso dell’umorismo.
    Fra l’altro, oggi viviamo in un’epoca in cui criticare diventa odiare. Se dici che un disco hip hop fa schifo, diventi un “playa hater”, per esempio.
    Per cui il confine fra opinione e odio si sta assottigliando sempre di piu’.
    Nel mio caso, odi, ergo sum.
    Spero che alcuni di questi sproloqui abbiano senso: sai cosa odio? Quando Ida non mi fa dormire la notte…
    ma non per me, per lei, che piange e ti strazia l’anima! (e si torna all’odio-amore)…

  24. sraule scrive:

    Ciao Gaccu,
    i tuoi 2 cents erano come al solito molto sensati, malgrado la carenza di sonno (povera Ida! Ma vedrai che passa. Io ho urlato tutte le notti per i primi… hem, 6 mesi, ok. Però poi ho smesso).
    D’accordissimo sul fatto che nei NIN ci sia anche una cospicua quantità d’amore – non fosse altro che nei confronti della musica stessa. Di Eminem, no, dico: bho? Lo sai che non bazzico quei territori.
    Avevo capito che 8 miles era vagamente ispirato alla sua vita e che la mamma vera era davvero stronza. Non che quella del film sia un amore, comunque. Ovviamente simpatizzo con lui a prescindere, anche se non riesco assolutamente ad apprezzare la sua musica (non ci crederai, ma piace AL MOROSO!).

    L’altro giorno proprio con lui si discuteva in merito. Il Moroso notava come molte di queste manifestazioni artistiche “odiose” poi fossero dei pacchi. L’esempio era su Broken-il film, che obbiettivamente, a parte poche scene, è imbarazzante.
    Da lì, però, siamo arrivati ai Pistols e compagnia cantante e il Moroso ha riveduto le sue affermazioni iniziali.
    Il fatto è che non potrebbe mai dire qualcosa di negativo su Joe Strummer, anche se magari, con un po’ di sforzo, su Jhonny Rotten sì 🙂

  25. gaccu scrive:

    Su Eminem ho emozioni contrastanti anche io. Come rapper e’ tecnico ai limiti dell’assurdo, ma le produzioni le trovo troppo pulite. Ci vorrebbe un approccio piu’ “polveroso”…
    Vero che l’odio dichiarato e’ di solito un pacco, pero’ dipende dai casi. Tutto cio’ che viene sbattuto in faccia e’ sospetto (pensa anche ai seni di certe soubrettes, palesemente falsi, haha).
    Sicuramente certi gruppi metal mi fanno cagare, ma e’ vero, come disse Zach de la Rocha che “anger is a gift”…
    E comunque, all’estetica dell’odio preferisco quella, contigua, del disagio.
    Vedi certi video di Reznor o Marilyn, per esempio. O i Public Enemy.

  26. sraule scrive:

    Non c’entra niente, ma i Pubblic Enemy sono l’unico gruppo rap che mi sia mai piaciuto di brutto.

    Sai che ho apprezzato il “tuo” Saul Williams, ma devo dire che il 90% del merito va alle lunghe mani di Trent. Magari l’80, va’!

    Poi, bho, l’odio e il disagio io li mettevo nella stessa categoria. Entrambe sono emozioni negative e abbastanza distruttive, sia auto che etero of course. Forse nel caso dell’odio la cosa è più lampante.

    Poi, giustamente, nessuno aveva ancora citato i Rage, che solo il nome…

  27. gaccu scrive:

    Susanna, non voglio aprire nidi di vespe, ma l’arte nasce dal disagio, oppure non e’ arte… fosse solo il disagio di sentirsi mortali.

  28. sraule scrive:

    Susanna, non voglio aprire nidi di vespe, ma l’arte nasce dal disagio, oppure non e’ arte… fosse solo il disagio di sentirsi mortali.

    non dirmi niente.
    io al momento vivo il disagio di essere in bolletta, non so se conta.

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