Mitris rientra dopo qualche ora.

Sida l’ha visto volteggiare sopra la città per quasi mezz’ora, prima di virare verso la pianura, ebbro dell’eccitazione del volo.

Tutta Sol era con il naso per aria e gli occhi spalancati. Per la paura, per la meraviglia, per l’orrore, non ha importanza. Mitris ha ottenuto quello che voleva. Nel trambusto generale Sida ha fatto in tempo a portare via la maggior parte degli oggetti di casa sua. Le mancheranno le alte stanze luminose, là nel sottosuolo.

Mitris rientra e le va incontro con gli occhi splendenti e i capelli arruffati. È eccitato, anche se cerca di non darlo a vedere. Sente di aver riportato una vittoria personale: nessuno del Consiglio ha tentato di sfidarlo.

Tiene le braccia leggermente discoste dai fianchi, i palmi rivolti verso l’interno. Sida sorride.

“Ti fanno male le articolazioni,” indovina, divertita. Naturalmente Mitris non è abituato a volare.

Anche lui sorride, senza dire niente. Sida lo scorta fino al letto, gli sfila la casacca ed inizia a massaggiarlo sulle spalle e sugli avambracci.

Mitris non ha voglia di parlare, di dare o chiedere spiegazioni. Sida capisce che non vuole rovinare quel momento con le parole. Il suo momento. Improvvisamente le fa tenerezza.

Lui socchiude gli occhi, si lascia manipolare da lei, la guarda. Sida gli siede sulla pancia per raggiungere entrambe le sue spalle con le mani e Mitris le scopre i seni. Li bacia ogni volta che lei si avvicina, lasciandole continuare il suo lavoro.

Quando lei ha finito le appoggia le mani sui fianchi, la attira verso il basso. La bacia sulla bocca, sul collo, sui seni. La accarezza e la coccola. Fanno l’amore in silenzio, pelle contro pelle, il loro fiato si confonde, i loro sguardi si inseguono.

Giacciono l’uno accanto all’altra per qualche tempo prima che Sida dica: “Parliamo?”

Mitris annuisce. La sua espressione serena torna ad essere la consueta espressione seria, ma almeno non è nel pieno di una delle sue lotte contro se stesso e contro tutti.

“Parliamo,” acconsente.

 

—-

“Quando Vandooler ti ha costretto ad assorbire tutta la sua magia,” dice Sida, “ti sei trasformato nell’unico animale che brucia al suo interno, fatto di magia esso stesso. Un drago, ma come?”

Mitris si stringe nelle spalle. “Non lo sono diventato. Lo sono sempre stato, proprio come tu sei sempre stata un gatto.”

Lei sorride. La diverte che lui la chiami “gatto”.

“Un Metamorfo che diventa un drago. Mai sentito. Devi sempre essere il più originale, vero?”

Stranamente Mitris non si irrita per il suo tono scherzoso.

“Ci sono sempre stati draghi tra i Metamorfi. Solitamente vengono lasciati dormire. Non sono servizievoli come i mammiferi o gli uccelli.”

“Che cosa intendi?”

Mitris si rivolta sulla pancia, si stiracchia, sembra indeciso se spiegarle tutto o meno. Alla fine sceglie la via più facile, accontentarla per non dover lottare.

“Quando tu ti trasformi in una pantera continui a pensare come un essere umano?”

Sida riflette. Non ci ha mai davvero riflettuto.

“Più o meno. C’è come… bha, come una sorta di istinto, di sesto senso. Sono un po’ più impulsiva, un po’ più… animale, direi. È normale, in quel momento sono un animale.”

Mitris le accarezza la schiena. “E quando sei un essere umano? Non c’è più niente della pantera dentro di te?”

Sida ronfa e si struscia contro il lenzuolo.

“Credo che questa sia una risposta,” conclude Mitris. Sida trasforma solo la sua coda, e la sventola in aria. È piuttosto fiera di essere in grado di trasformare solo una parte di sé, non tutti i Metamorfi ne sono capaci.

Mitris si avvolge la sua coda attorno alla mano, poi la lascia scivolare via.

“Un drago ha un cervello più complicato di quello di un gatto, anche di un grosso gatto come te. Un drago vuole prendere il controllo… un drago è un animale intelligente.” Mitris sorride. “E anche un po’ crudele,” aggiunge, inclinando la testa. “I draghi hanno il sangue caldo e il cuore freddo. Sono superbi, anche. Marcano il loro territorio, non sopportano rivalità. Ci può essere un solo drago per territorio, non appena un altro arriva è lotta all’ultimo sangue.”

Sida gli appoggia la testa contro al petto. “Inizio a capirci qualcosa,” dice.

“Bene,” commenta Mitris, in tono distaccato. “Chi sa di essere un drago preferisce che questa sua parte dorma fino alla fine della propria vita. È così faticoso tenere un drago sotto controllo… spesso è impossibile.”

“Tu hai dovuto risvegliarlo quando tuo padre ti ha quasi distrutto.”

“Sì,” risponde, semplicemente, Mitris.

Sida lo bacia, accoglie la sua testa, non di porcellana ma di pelle di drago, sui suoi seni, gli lascia chiudere gli occhi e riposare.

 

—-

Niu ha evitato Vandooler e l’ha fatto con premeditazione. Non è ancora pronto a parlare di sua sorella e, specialmente, vuole sapere quali sono le giuste domande da fargli.

Il fatto che Mitris si sia trasformato in un drago l’ha lasciato sconvolto, ma spiega un sacco di cose e, in effetti, le spiega meglio delle precedenti parole di Vandooler. Mitris non è semplicemente pazzo: ha un drago da tenere sotto controllo, un drago che non ci sta. Il fatto è che a Niu, quella mattina, è sembrato piuttosto sano di mente.

Significa che ormai ha la bestia sotto controllo?

Niu sa tutto dei Metamorfi e delle loro caratteristiche, ma sui draghi ci sono troppe leggende e pochi fatti. Il drago è il simbolo di Sol, le sue mura sono considerate le spire di un drago che dorme proteggendola con il suo corpo, il fiume Tarma ha la forma della coda di un drago. O di qualsiasi altra cosa, se per questo.

Niu, in ogni caso, non ha mai visto un drago vero fino a quella mattina, esattamente come tutti gli altri.

Tra la gente corre ogni sorta di voce.

La principale, pensa Niu con una smorfia, è che Mitris sta per sferrare il colpo finale al Consiglio e lo farà usando il suo drago. Ben pochi hanno capito che il drago non è l’animale domestico di Mitris ma Mitris stesso.

Niu sta riflettendo su questo, finalmente solo, guardando giù dalla finestra del suo ufficio il Tarma che scorre placido. Le chiatte sono sagome nere nel suo corso d’argento, segnato dai riflessi rosati del sole che sta calando.

Le luci iniziano ad essere accese nei palazzi di Sol.

Non più nel grande edificio che è stato di sua sorella. L’ha svuotato completamente, approfittando della confusione. Niu immagina che il Consiglio lo esproprierà per rivenderlo.

Ed ecco che, mentre guarda la terrazza buia del palazzo, un sottile filamento di magia lo raggiunge. Non riesce a capire da dove provenga, ma ne capisce il significato.

 

—-

È seduto su una panchina di pietra quando lei arriva. La luce della luna filtra a chiazze su di lui, attraverso le fronde della bouganville.

La terrazza che un tempo era sua ha il pavimento bianco per i raggi lunari e offre una vista riparata della maestosità del Tarma.

Niu è solo, proprio come Sida ha richiesto. Lei non si è fidata e ha controllato con immensa attenzione prima di presentarsi a sua volta.

Si siede accanto a lui in silenzio.

“Sorella,” dice Niu. “Mi hai voluto vedere, esponendomi al tradimento.”

Sida ride. “Tradimento!” Si appoggia con i gomiti sulle ginocchia. Le sue lunghe gambe sono fasciate di nero, oggi, e indossa degli stivali di cuoio. Niu nota che ha un’espressione serena.

“Che cosa resterà da tradire quando il Consiglio non ci sarà più?”

“Sono comunque qui, ad un incontro segreto con l’amante del nemico di Sol!” sbotta Niu, sottovoce.

Sida ride ancora e Niu si indigna. “Credi che non lo sappia? Credi che non sappia che ti ha mandato lui?”

“E allora perché sei venuto?” ribatte Sida, pronta.

Niu si fissa ostinatamente le mani. “Sei pur sempre mia sorella.”

“Neanche sapevi che esistessi.”

Lui alza lo sguardo. È amareggiato, confuso, forse ferito. “E che importanza ha?”

Sida scuote la testa, ridendo ancora, silenziosamente.

“Molto bene. Mitris mi ha chiesto di incontrarti, come hai giustamente intuito. Secondo lui sei molto diverso da suo padre. Hai veramente a cuore gli interessi di Sol, tanto per cominciare, non solo quelli della vecchia egemonia che la sta uccidendo.”

“Secondo lui,” ripete Niu.

Sida solleva le sopracciglia. “Mi fido di lui.”

Niu non dice niente.

“Non è come pensi, fratello…” dice lei.

“Forse no.”

“Ha i suoi problemi, non è certo il più equilibrato degli uomini. Come vedi non ti sto mentendo. Ci sono alcuni momenti in cui vuole semplicemente distruggere tutto quello che ha attorno.”

“Perché dovrei ascoltarti?”

“Perché malgrado tutto è un uomo che ha una disciplina. Che tenta di non cedere al suo istinto.” Sida si stringe nelle spalle. “A volte non ci riesce. Non è facile. Ma l’ho visto tentare.”

“Sida…”

“Ascolta. So che convincerti non sarà semplice… perché è tutto così complicato… non c’è mai una sola risposta ragionevole. Ma questa volta Mitris riuscirà a rovesciare il Consiglio, lo sai che ce la farà.”

Sida si alza, passeggia avanti e indietro davanti a Niu. “Tu sai che è giusto che il Consiglio cada. E che Mitris è l’unico che può farlo.”

“Non è solo questo,” aggiunge. “Lui merita di riuscirci. Ne ha diritto. Questa volta niente lo fermerà.”

Niu fa schioccare la lingua. “Ma guardati. Vivi nel culto della sua personalità. Cosa fai, lo lavi e lo vesti? Sei la sua…”

Il ruggito di Sida lo ferma. Un ruggito da pantera, che ha riecheggiato sulla terrazza come un tuono lontano. “Fratello,” lo mette in guardia Sida. “Ho venduto il mio corpo dall’età di otto anni. Non parlare di argomenti che non conosci… e non mettere in discussione quello che c’è tra me e lui.”

Niu sospira. Alza le mani.

“Sida, metterà tutto a ferro e fuoco e dopo non ci sarà niente per nessuno,” dice, con voce stanca.

“Ti sbagli,” risponde Sida, incrociando le braccia. “Taglierà la testa del Consiglio e lascerà che il resto venga da sé, senza danno per la popolazione. Non trovare una scusa per non schierarti dalla parte giusta.”

Niu scuote la testa, amareggiato.

“Non cerco scuse. Avrebbe potuto uccidere Vandooler non appena tornato. Che cosa aspetta?”

Sida gli rivolge una lunga occhiata.

“È solo un uomo. Un uomo speciale, ma pur sempre un uomo. Aspetta di trovare la forza per uccidere suo padre.”

 

—-

Niu tentenna. Gli è stato insegnato a obbedire. Gli è stato insegnato ad essere fedele.

Osserva il nastro argentato del Tarma dalla fuga di bifore del palazzo delle Guglie ancora semi-distrutto e si interroga sui legami che intercorrono tra lui e sua sorella, tra lui e Mitris, tra lui e Vandooler e tra lui e Sol.

Sol. La città cinta da un drago addormentato.

Chiunque abbia un minimo di cervello può vedere che le mura sono opera dell’uomo, eppure molti preferiscono credere alla leggenda. Forse… forse è rassicurante pensare di essere stretti dall’abbraccio di un drago. Quale difensore più potente?

Niu si chiede se in fondo non sia questo il motivo che ha spinto sua sorella ad affidarsi a Mitris. Non capisce perché senta un legame così forte con lei, perché desideri tanto intensamente la sua felicità. È tutto semplicemente racchiuso in quella parola, “sorella”, o non stava invece aspettando una scusa per ribellarsi alla generazione dei padri, di suo padre, dell’uomo che ha governato con pugno di ferro la sua infanzia, terrorizzandolo fin nel profondo?

Niu guarda il corso argentato del fiume Tarma, mentre il sole si alza sempre più alto nel cielo chiaro del mattino, e cerca di prendere una decisione.

La città sembra come il giorno prima, ma lui sa che è solo apparenza. Il drago ha volato sopra di lei, che cosa si sta preparando, nelle sue viscere?

 

—-

Sono presenti tutti i luogotenenti di Mitris. Tra le Maschere non c’è una gerarchia ufficiale, ma quella notte, in quella stanza sotterranea, se una gerarchia esistesse ci sarebbe tutto il corpo maggiore.

Sida è in piedi accanto ad una colonna, in disparte. Nessuno le ha chiesto di partecipare, ma nessuno le ha neanche chiesto di andarsene.

Mitris è appoggiato ad un sedile di pietra intagliato nella parete. Sida si chiede che cosa fosse quel posto prima di diventare una delle innumerevoli stanze del loro regno sotterraneo e quali fossero i suoi scopi.

Le altre Maschere sono sparpagliate sulle altre tre pareti, tutte sedute più o meno compostamente su sedili simili. Il centro vuoto della stanza è illuminato da un candelabro sospeso, mentre i bordi rimangono nella penombra. Il luogo presso cui staziona Sida, poi, è ancora più in ombra degli altri. Lei non ne è consapevole, ma dai sedili si scorge solo il bagliore dei suoi occhi. Il bagliore degli occhi di una fiera.

L’aria è umida, fredda, e tutti indossano palandrane di lana. Sida avverte il leggero odore delle muffe che si stanno sviluppando sui muri di pietra.

De Romains ha preso la parola a nome di coloro che stanno attendendo un segnale per rivelarsi come Maschere e iniziare la rivolta.

“Lasciamo che Sol aspetti. Lasciamo che la paura del Consiglio cresca. Lasciamo che le voci diventino nostre alleate nel creare il caos,” risponde Mitris, in tono distaccato.

La sala è percorsa da un mormorio.

Aspettare? Aspettare ancora? Non ha forse Mitris volato sopra Sol come a prenderne possesso? Non è forse vero che la gente attende che scoppi la guerra?

Nessuno, tuttavia, osa parlare.

Sida fa un passo in avanti, emergendo dall’ombra.

“Il Consiglio non rimarrà fermo ed impaurito ad attendere che qualcosa avvenga, Mitris,” dice, con voce bassa ma precisa. “Richiameranno gli uomini da tutta Eye. Saranno loro a muovere guerra a te.”

Mitris la scruta in silenzio e Sida legge nei suoi occhi la verità. Non è ancora pronto. Ancora tentenna. Ancora non è sicuro di poter uccidere suo padre.

Vuole ancora tempo.

“Non c’è più tempo,” dice.

“Oh, sei un’esperta di strategia, ora?” ribatte Mitris, con voce irritata. Non gli piace che gli si legga dentro, né tanto meno che lo si faccia in pubblico. Mitris teme che anche gli altri vedano la sua paura. Teme, e forse a ragione, che quella sarebbe la fine.

“Potrei parlarti in privato?” mormora Sida. Non avrebbe voluto pronunciare quella frase, ma non ha avuto alternative. Continuare quella discussione in pubblico potrebbe essere dannoso per Mitris. Chiedere un favore da amante è dannoso solo per lei.

Nella sala c’è un altro mormorio. Le Maschere si chiedono che diritto abbia di fare una simile richiesta. Sida vede un guizzo di rabbia – rabbia rosso sangue, rabbia di drago, crudele – guizzare in fondo allo sguardo di Mitris.

Fa un gesto sprezzante con la mano. “No, Sida. E adesso vattene, qua non sei richiesta.”

Un altro mormorio scorre lungo le pareti. Soddisfazione da parte della gerarchia. Sida coglie un commento a mezza voce. “Sì, questa non è una camera da letto.” È abbastanza forte perché tutti lo sentano e c’è qualche risatina. Anche Mitris ha sentito, ma ripete il gesto con cui le ingiunge di andarsene.

“Più o meno è così,” dice.

Sida rimane immobile per qualche secondo. Scuote le spalle e se ne và.

—- 

Ancora il Tarma.

Sida lo osserva dall’alto della Torre Est. Il cielo è rosso sangue, le acque riflettono lo stesso colore. Intorno alla città le mura sono diventate un animale vivo. Non il drago della leggenda, questo no, ma un essere affamato delle anime dei ribelli.

Nere, in controluce, si stagliano le sagome dei soldati richiamati dalle province. Sono migliaia, fitti come cavallette, in piedi sui contrafforti, gli archi in mano. Guardano verso l’interno delle mura, ora, non all’esterno come hanno sempre fatto.

“L’avevo detto. Non mi hanno ascoltato,” commenta, osservando i primi fuochi che vengono accesi per la notte. Presto le mura saranno un cerchio di fiamme.

“Era ampiamente prevedibile, direi,” risponde Niu, distaccato. “Chiunque ci sarebbe arrivato.”

Sida sospira.

“Forse dovrei semplicemente andarmene,” mormora. “Qua non c’è più niente per me. Questa città non è più la mia, tu non sei davvero mio fratello, che Mitris vinca o perda che cosa cambia per me?”

“Non lo so,” risponde Niu. “Pensavo che fossi disposta a morire per lui.”

“Per quello che rappresenta, sì. Forse… forse non sono più disposta. Forse mi sono impicciata di qualcosa che in fondo non mi riguarda. Sol! Perché dovrei fare qualcosa per Sol? Forse che Sol ha mai fatto qualcosa per me?”

Sida sente la mano di suo fratello che si posa sulla sua spalla. Si volta e osserva quegli occhi così simili ai suoi che esprimono una certa preoccupazione.

Fa un profondo respiro.

“Io ho deciso di fare qualcosa per Sol,” dichiara. “Dillo a Mitris, quando lo vedi. Poi, qualsiasi cosa tu decida, ricorda che io ti aiuterò come posso.”

Un lieve sorriso. “Sono davvero tuo fratello, anche se non so perché.”

—-

Personaggi: Sida, Niu Ardati, Mitris, Vandooler, Astor De Romains (lupo)

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Prima di quest’ultimo capitolo avrei detto che Mitris fosse il gemello fantasy del Dottor Manatthan.

    Triste è quando le rivelazioni giungono tardive.

  2. sraule ha detto:

    Più che a Osterman – dopo averlo scritto – mi pareva avesse dei punti in comune con V di V for Vendetta, tanto per rimanere sul plagio di Moore 🙂

    Se ne riparlerà, comunque.

  3. utente anonimo ha detto:

    oh no, lei vuole parlare subito dopo aver fatto sesso mentre tutto quel che vuole lui è guardare una partita in tv! grosso errore.

    Sida: orgogliosa, risoluta, istintiva – sovversiva
    Mitris: incerto, schivo, irritabile – autoritario
    Niu: inquieto, coscienzioso, sensibile – democratico
    Vandooler – autoritario
    De Romains – fiero, irruente – sovversivo

    madmac

  4. mrharrison ha detto:

    sida: sempre uguale (è l’unica di cui non scopriamo niente, tranne i seni, dall’inizio della storia), primadonna – sovversiva;

    niu ardati: umano, spiazzato – autoritario;

    mitris: arrogante, complesso – autoritario;

    vandooler: temuto – democratico;

    astor de romains: lucido – autoritario.

  5. sraule ha detto:

    Grazie ragazzi, vi giuro che è quasi finita!

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