Ancora una volta: chi è rimasto indietro non si preoccupi, ci sarà tempo alla fine per mettersi in pari. Io procedo.

—-

Sida si sveglia lentamente in un letto non suo. La stanza ha ancora la medesima illuminazione bassa, ma le candele sono disposte diversamente, segno che qualcuno è entrato a cambiarle.

Si sente stanca e sa che non sono passate molte ore da quando si è addormentata.

Mitris, accanto a lei, sembra la statua di un uomo addormentato cui lo scultore abbia lasciato i capelli in sospeso, sostituendoli, momentaneamente, con un velo di sottili fili d’argento.

Sida abbassa lentamente il lenzuolo, rivelando il suo corpo pallido, magro, fatto di porcellana lavorata nel più fine dei modi. I muscoli sottili e attentamente delineati, le costole che si sollevano lentamente mentre respira, i nodi della colonna vertebrale. Sida si china a baciargli la schiena e le spalle, svegliandolo.

Mitris si rivolta e la lascia fare, fino a che le sue labbra non gli fanno raggiungere il piacere. Sida osserva il colore argentato del suo seme, freddo come se provenisse da un contenitore di metallo.

Avverte il suo fastidio, lo bacia ancora, si arrampica sopra di lui, circondandolo con le gambe e passandogli un braccio dietro alla testa.

Mitris emette un verso da brontosauro. Si stiracchia lentamente ma senza scrollarsela di dosso. Le accarezza una natica, un seno, poi sbadiglia.

“Ho avuto risvegli peggiori,” commenta, ancora assonnato.

 

—-

Niu cammina avanti e indietro davanti ai suoi uomini schierati. Sono un piccolo gruppo, un manipolo di sei, me tra loro ci sono i maghi più potenti della Prima Cerchia.

“È forte,” li avvisa. “Davvero forte, quasi quanto Mitris. Non dimenticatelo.”

Ci sono vari gesti di assenso. Decisi, tranquilli. Quello è il loro lavoro, la loro missione: proteggere Sol.

“Abbiamo motivo di ritenere che sia in termini di grande intimità con Mitris, quindi eseguite la ricognizione della zona con la massima attenzione.”

Altri assensi.

“Mi hanno detto che attraverserà il ponte Kir verso le sei, dirigendosi verso la sua residenza sul Tarma. Ci sarà molta gente in giro, a quell’ora. La discrezione è d’obbligo.”

Li guarda uno ad uno, leggendo la determinazione sulle loro facce e anche una leggera eccitazione, ma molto ben dissimulata. Niu approva. Va bene così, ci sono sentimenti che non devono emergere e l’anticipazione della violenza è uno di questi.

“Andate,” conclude.

 

—-

Quando entra nella cella Sida ha ormai smesso di dibattersi.

Il suo collo è graffiato dalla catena che lo stringe, i polsi sono contusi e sanguinanti per lo stesso motivo, ma ha ritrovato la calma.

Si sta preparando all’inevitabile. Le torture, la vergogna del tradimento – rimandata il più possibile – e l’inevitabile conclusione.

Niu entra nella penombra della cella e osserva la donna incatenata. C’è qualcosa di familiare in lei, qualcosa che non riesce a mettere a fuoco.

È molto bella, con la figura sottile, gli zigomi alti e gli occhi grigi da gatto.

Solleva lo sguardo su di lui e Nui potrebbe giurare che è invasa da una forte emozione. Riconoscimento, odio, qualcos’altro che non riesce a definire, ma che è molto forte e sovrasta tutte le altre sensazioni.

“Sono Niu Ardati e sono a capo della Prima Cerchia,” dice, cercando di accantonare quell’impressione di familiarità che non se ne vuole andare. Si accovaccia davanti a lei, mostrandosi paterno e disponibile.

“Sappiamo che sei una Maschera, ma sappiamo anche che non è da molto che sei entrata nella loro cerchia. Forse non era tua intenzione unirti a loro, forse sei stata costretta. Anche se non è così, ricorda che parlare con noi va solo a tuo vantaggio. La collaborazione porta a pene più lievi.”

Lei lo guarda con il viso che diventa di secondo in secondo più duro e più sarcastico, con una smorfia appena accennata della bocca che gli ricorda, stranamente, la smorfia che faceva suo padre quando pensava che Niu stesse dicendo qualcosa di ridicolo.

Ardati cerca di superare la sensazione di disagio e continua: “Se non dimostri una qualche volontà a collaborare, d’altronde…” si guarda intorno, lasciando sfumare la frase.

Avrebbe voluto metterci dentro una sfumatura ben percepibile di minaccia, ma non gli pare di esserci riuscito. La donna lo guarda in modo sprezzante, privo di paura. Lo guarda con, ora Ardati se ne rende conto, superiorità.

Sospira. “Inizia col dirmi il tuo nome. I miei uomini dicono che ti chiami Sida Kamai. È vero?”

Lei quasi sorride. “In un certo senso,” dice. A Niu la sua voce ricorda bizzarramente quella della nonna paterna. Osserva il suo viso, smarrito.

“Mi sarei potuta chiamare Sida Ardati, suppongo,” aggiunge la prigioniera, e Niu barcolla. Fa un passo indietro, poi riprende il controllo dei propri nervi.

Torna a guardarla: i tratti regolari del viso, i capelli lisci e neri, il colore e la forma degli occhi, la mascella volitiva, la bocca piena, dalla curva decisa…

“Somigli a mio padre,” mormora.

Lei gli getta una strana occhiata. “Anche tu,” replica.

Niu scuote la testa. “Non è possibile,” dice, in tono insicuro. “Mio padre me l’avrebbe detto… una lontana parente… una coincidenza, sicuramente…”

Sta arretrando, e la cosa non gli piace neanche un po’.

La donna ride e, in un attimo, si trasforma in una lunga pantera dal muso e dalla pancia bianca. Non esce dal vestito che indossa, con un effetto che in altre circostanze sarebbe comico o forse persino tenero, ma per Niu è abbastanza.

Un attimo dopo la prigioniera è di nuovo in forma umana e guarda la sua espressione sconcerta con aria sorniona.

“Allora… caro fratello… che cosa vuoi sapere da me?” lo sfotte.

Niu si affloscia accanto a lei.

“Ma come è possibile? Mio padre non mi ha mai detto niente… non ho mai sospettato…”

“Tuo padre non ha fatto abbastanza attenzione a dove lo ha infilato, tutto qui. Non c’è nessun mistero in questo.” Un’alzata di sopracciglia. “Mia madre mi ha tenuta nascosta, poi mi ha fatta allontanare da Sol. Mi piacerebbe poterti dire che la mia vita è stata semplice e felice, caro fratello, ma non bisogna mentire all’Autorità, vero?”

Niu la guarda in silenzio per qualche secondo.

“Sida…” dice, alla fine, con voce addolorata. “Ti prego, io non sapevo niente di te… non sono come mio… nostro padre. Posso trovare il modo per tirarti fuori da questa situazione…”

Un attimo di pausa, poi le prende una mano. “Posso farlo davvero.”

Sida ritrae dolcemente la mano e lo accarezza su una guancia, facendolo trasalire.

“Saresti il mio fratello maggiore, sai? Maggiore di qualche anno…”

Lui annuisce.

“… Ma non puoi esserlo, ormai. Non puoi esserlo perché quando tua madre ha visto nella culla un tenero gattino nero ha urlato di gioia, la mia mi ha picchiato per paura che lo facessi ancora… Mentre tu giocavi con i tuoi balocchi da ragazzino ricco io rubavo quello che potevo per le strade… la prima volta che hai amato una donna io avevo già odiato mille uomini.”

Sida scuote leggermente la testa.

“Ma certamente…” inizia Niu.

“Ma certamente non è tutto qua. Se fossi nata nella tua famiglia e avessi vissuto in grembo alla classe dirigente di Sol non avrei potuto rendermi conto di una semplice verità, che tuttavia spicca ogni giorno nettissima per la maggioranza degli abitanti di questa città…”

“Il sistema non è perfetto, ne sono consapevole, ma non è una buona scusa per cercare di distruggerlo,” ribatte Niu, senza farla finire, ma senza acrimonia.

“Non si tratta di una semplice imperfezione, fratello, si tratta di un vizio costitutivo. Una società in cui il potere si tramanda con la stirpe, in cui niente altro ha importanza: non il valore, non la capacità, non la morale. È una società immobile, che soffoca nel suo stesso sangue, in cui la gente non ha futuro, perché non ha speranza di una vita migliore.”

Niu rimane in silenzio, a disagio.

“Che importanza ha se io sono sangue del tuo sangue? Tu hai ricevuto un’istruzione migliore, eppure io sono il mago più potente. Perché sei tu, e non io a sedere a capo della Prima Cerchia?”

Sida scuote la testa. “Non che desidererei un posto da repressore. Eye è un paese senza speranza, e la colpa è vostra.”

“E qual’è la soluzione?” sbotta Niu, alzandosi in piedi ed iniziando a misurare la cella a lunghi passi da predatore in gabbia. “Anche ammesso che io veda del giusto nel tuo ragionamento, qual’è la grande idea che hai avuto e che hanno avuto quelli come te? Distruggere tutto e mettersi agli ordini di un folle la cui dichiarata aspirazione è la costituzione di un impero personale?”

Anche Sida si alza, e lo fronteggia. “Tu non capisci, noi non seguiamo Mitris, seguiamo un simbolo.”

“Un simbolo!”

“Mitris si è caricato dell’onere di essere un simbolo per coloro che vogliono un futuro, Niu, e un ragazzino cresciuto nella bambagia non dovrebbe permettersi di giudicarlo!”

L’altro scuote la testa. “Ma cosa ne sai tu della bambagia!” ribatte, colpito nel vivo. Si avvicina di un passo.

“Mitris è folle, Sida… un pazzo pericoloso affetto da manie di grandezza! Un concentrato d’odio senza costrutto!”

“Forse anche tu saresti arrabbiato se tuo padre avesse provato a bruciarti vivo!”

Niu rimane congelato per qualche istante.

Incrocia le braccia. “Dunque lo sai,” dice.

“Già,” risponde Sida.

“Vandooler doveva farlo. Mitris minacciava di distruggere Sol, l’ordine costituito… tutto quanto…”

“Buffo come i suoi piani abbiano funzionato. Ha un figlio bastardo e lo lascia a marcire in un orfanotrofio, dove chiunque può usarlo come meglio crede, quando lui solleva la testa e riesce a frequentare una scuola di magia gli chiude gentilmente ogni porta in faccia, quando il figlio si ribella a questa palese ingiustizia lo dichiara criminale e fuorilegge…”

“Ma cosa stai dicendo… cosa…”

Sida gli rivolge un sorriso sarcastico. “Oh. Forse tu hai una versione diversa.”

Niu le rivolge un gesto esasperato. “Mitris è sempre stato instabile, pericoloso, Vandooler non poteva permettere che…”

“Lui l’ha fatto diventare quello che è, e comunque non ci è riuscito del tutto! Mitris, con tutti i problemi che ha, è ancora un leader migliore di quanto Vandooler sarà mai! Almeno lui permette ad ognuno di tentare!”

Niu scuote la testa, furioso.

“Non sai di cosa stai parlando, Sida. Le cose sono più complicate di come appaiono dal di fuori, le persone non hanno mai una sola faccia, le…”

“Non è un po’ tardi per fare il fratello maggiore?”

Niu le si avvicina nuovamente e le punta un dito contro.

“Io ti posso aiutare. Sei disposta a morire per Mitris?”

Ed ecco che le vede passare sul viso una strana espressione, quasi languida, di abbandono. Si chiede perché sua sorella stia scegliendo di lasciarsi andare.

“Sì,” risponde, semplicemente.

 

—-

Niu siede nel suo ufficio perso in pensieri troppo cupi per poter essere pensati fino in fondo. Suo padre, la sua infanzia, la sorella che mai avrebbe sospettato di avere, a cui si sente legato suo malgrado, che vorrebbe avere l’opportunità di conoscere, che sarebbe disposto a salvare, se solo facesse un piccolo passo verso di lui.

Che cosa le è successo che l’ha indotta a diventare una seguace di Mitris?

Quale profonda disperazione l’ha convinta che sia meglio seguire un folle che vivere così come è… normale?

Ed è, poi, Mitris, così folle? Aggiunge una voce sottile, proprio in fondo al suo cervello. Sida, in poche battute, gli ha suggerito una versione dei fatti dotata di una certa, subdola, eleganza. Ma sicuramente Vandooler non avrebbe mai potuto… no, di certo no.

Niu vorrebbe esserne sicuro.

Vorrebbe avere la possibilità di guardare ancora una volta le fotografie di quel ragazzino magro in divisa, vorrebbe poter scrutare ancora una volta in quegli occhi di carta, alla ricerca di un indizio.

Raccoglie la magia intorno a sé. Come ha detto Sida, malgrado i lunghi studi non può considerarsi del tutto soddisfatto dei suoi risultati.

Cerca di ricreare le fotografie a partire dai suoi ricordi, stendendo un velo di magia su un foglio di carta.

Le immagini pian piano affiorano. Bambini in piedi su una spiaggia, il Tarma sullo sfondo, le povere divise. Gli altri bambini sono immagini sfocate, poco chiare, perché Niu non li ha mai osservati con attenzione, ma Mitris è abbastanza ben definito.

Naturalmente Niu ha notato prima di allora che quello nella fotografia non è un bambino felice, ma ora si chiede se per caso il suo sguardo cupo, tempestoso, non sia il frutto dei suoi nuovi pensieri.

“Perché sei così insoddisfatto?” mormora.

“C’erano dei bambini ricchi, poco più avanti, sulla spiaggia.”

Niu solleva la testa di scatto. Davanti a lui c’è Vandooler, ma si sta velocemente trasformando in Mitris. Solo mentre vede il viso dell’uno sfumare nel viso dell’altro si rende conto della somiglianza che c’è tra loro. Vandooler è grasso, e questo basta a nascondere una parentela che altrimenti sarebbe ovvia.

La pelle di Mitris si fa come di porcellana, i suoi occhi d’argento, così come i capelli. Si massaggia gli zigomi e la fronte con una smorfia di dolore.

Niu è come paralizzato dall’enorme massa di magia che grava sopra di lui.

“Penso che dovresti accompagnarmi da tua sorella, ora.”

Niu rimane seduto al suo posto.

“È quello che desideri, in fondo,” suggerisce l’altro. “Non vuoi che muoia. Mi confortava pensare che, come me, il sangue del suo sangue l’avrebbe distrutta, ma non è mai stato vero. Andiamo, ora. Sei suo fratello.”

Niu osserva la figura lucente dell’altro, i vestiti scuri e un po’ polverosi, il contegno tranquillo.

Come Vandooler, emana carisma.

Si alza e gira attorno alla scrivania. Apre la porta ed esce dall’ufficio. Mitris non è più visibile, ma non vuol dire che non sia più lì.

Niu ne percepisce il minaccioso strascico di magia, che lo opprime quasi fisicamente.

È magia pesante, potente, fitta, pronta a concentrarsi e a colpire con la forza di un maglio. Ancora una volta, l’unica persona che abbia mai visto maneggiare con tanta disinvoltura una quantità così enorme di magia è Vandooler.

Scende in silenzio la scalinata di marmo, con gli occhi a terra, il cuore pesante.

Percorre i corridoi sempre più angusti che portano alle celle.

Davanti a quella di Sida si ferma.

Sospira. La apre.

Nell’umida penombra della cella Sida è stesa contro al muro nel corpo della pantera macchiata di bianco. Quando Niu entra torna in forma umana e si guarda attorno con aria confusa e speranzosa.

“Ben fatto, Niu Ardati,” gli giunge la voce di Mitris, da dietro le spalle. Sida è già in piedi.

E, per un istante, la concentrazione del negromante vacilla. Niu riesce ad estendere un filamento magico, un sottile, impalpabile filamento che corra dai suoi uomini, chiamandoli in suo aiuto. È convinto che, comunque, non arriveranno in tempo, anche se non ha il coraggio di esprimere compiutamente il pensiero.

Mitris gira attorno a Niu e prende le mani di Sida, rompendo le catene che la intrappolano con un filamento tagliente di magia. La guarda negli occhi.

“Sono incazzato nero con te,” dice. Sospira. “Ma mi passerà.” Le avvolge il suo mantello attorno alle spalle.

“Saluta tuo fratello, gatta pezzata.”

Niu ha appena il tempo di vedere gli occhi luminosi di sua sorella sorridere verso Mitris (Perché, perché sua sorella è felice? Come può essere ancora felice dopo la vita che ha avuto e perché lui, Niu, non lo è?) prima che la porta si spalanchi e i suoi uomini irrompano.

Sida, libera dalle catene magiche, alza entrambe le braccia e crea un robusto scudo per lei e per Mitris.

Lui si volta, sicuro, pensa Niu, di avere la schiena coperta, e convoglia una quantità impressionante di magia contro il soffitto della cella, squarciandolo come se fosse di carta.

Ghar prova ad abbattere lo scudo, mentre Mitris e Sida si innalzano verticalmente nello squarcio aperto nel soffitto.

Non stanno scappando, pensa Niu, tentando di legare un filo di magia ad uno dei due, per non perderli. Stanno scegliendosi il campo di battaglia.

“Sul tetto!” grida.

Lui e i suoi uomini usano il medesimo squarcio aperto da Mitris per risalire i quattro piani del palazzo. Non riesce ad immaginare cosa stiano pensando i dipendenti e le guardie, vedendo una voragine attraversare il loro edificio.

Il tetto è piatto e bianco, sormontato dalle guglie brillanti delle torri.

Mitris e Sida li attendono a braccia conserte, evidentemente non intenzionati alla fuga.

Niu non capisce del tutto. Dietro di lui ci sono sei membri della Prima Cerchia, quasi tutti ad un ottimo livello di addestramento. Loro saranno anche potenti, ma sono…

“Non crederai che fossi venuto da solo?” dice Mitris, beffardo, come se gli leggesse nel pensiero.

Due sagome scure calano dal cielo, veloci come meteore.

Altri due maghi atterrano dietro di loro, i visi coperti dalle maschere.

“Vattene, Niu!” grida Sida. “Voi tutti! Andatevene finché siete in tempo!”

“Dolce Sida dal cuore gentile…” commenta Mitris, sprezzante. Poi, semplicemente, investe i sette membri della Prima Cerchia con un fascio di magia di grandissima forza.

Niu e i suoi uomini costruiscono velocemente degli scudi, ma gli altri due maghi attaccano lateralmente, molto meno potenti ma perfettamente coordinati.

Niu si innalza sopra ai suoi compagni e tenta un attacco diretto contro Mitris, ancora concentrato sul loro scudo. È sua sorella a mandarlo a gambe all’aria, con un getto di magia quasi gentile, che lo spedisce ruzzoloni dieci metri più indietro.

Niu rimbalza e si rivolta sulla schiena, ormai pantera. Ode il ruggito gemello di una pantera femmina.

Sida gli è addosso, le fauci scoperte e Niu quasi ne ammira la grazia e la potenza. Si rotolano cercando di mordersi a vicenda, gli artigli sguainati affondati nel pelo. Lei gli arriva dannatamente vicina alla giugulare e Niu è costretto a darsi alla fuga.

Spicca un salto, ritorna uomo, con i vestiti che gli ricrescono addosso. Prima che possa attaccare con la magia la pantera gli è sopra.

È tutta una questione di tempi. L’animale non usa la magia, ma l’uomo senza magia è più debole dell’animale. Niu annusa l’alito dolciastro di Sida per un istante, prima che lei alzi la testa, preoccupata.

I suoi uomini, sei contro tre, sono riusciti a colpire entrambi gli stregoni che coprono i fianchi a Mitris.

Sida scatta davanti a lui, ruggendo. Torna ad essere una donna e crea diligentemente uno scudo davanti al proprio maestro. Niu, ancora a terra, la vede fremere di rabbia. Per lei è inconcepibile che qualcuno voglia ferirlo.

Niu si alza su un gomito, affascinato suo malgrado. Ormai Vandooler e i Consiglieri saranno stati avvisati. Manca poco alla fine della battaglia, la Prima Cerchia ha solo bisogno di qualche minuto.

Poi Mitris apre le braccia a croce. Il sole risplende sulla sua pelle di vetro.

Ed ecco, lentamente, la sua sagoma diventare due, tre, cinque volte più grande. Le braccia non più braccia ma ali, il viso il muso crudele di un rettile, i capelli una cresta ossea che balugina d’argento.

Si ode un rumore, uno schiocco di scaglie, e il grande drago bianco si alza nel cielo, copre il sole, compie una virata e ritorna verso le Guglie.

Dalle sue fauci erompe un torrente di fuoco. No, non fuoco: magia. Magia pura, libera, letale.

Niu, senza parole, vede una parte del tetto liquefarsi, mentre il grande drago bianco (che altro può essere se non un drago?) vira nuovamente e risale.

Le sue scaglie lucide brillano al sole.

Sida lo guarda a braccia conserte, mentre gli altri due maghi si rialzano.

Ad un suo gesto si allontano in silenzio. Nessuno dei suoi uomini cerca di fermarli. Guardano tutti il cielo come bambini, spaventati ed affascinati nello stesso tempo.

Un drago.

Mitris si riabbassa, sputa un’altra fiammata da cui Niu e i suoi uomini devono scansarsi alla svelta, distrugge un altro pezzo di Guglie.

Quando Niu guarda di nuovo Sida non c’è più e il drago bianco dagli occhi e dalla criniera d’argento vola sopra Sol dimostrandole il suo quieto possesso.

—-

Personaggi: Sida, Niu Ardati, Mitris, Vandooler, Jensen Artides (furetto), Astor De Romains (lupo) [Artides e De Romains sono le due Maschere che compaiono alla fine della puntata].

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison scrive:

    non sono stato celere come solito perchè ho stato impegnato con un esame e un concerto ieri. mi è spiaciuto che nessuno abbia ripreso perchè abbiamo suonato bene, e soprattutto big show è venuta da dio.
    passando al racconto, che ci ha riservato spunti politici nonchè fellatio:

    sida: riottosa, schietta, impetuosa – sovversiva
    niu ardati: diplomatico, intrallazzatore, impreparato – autoritario;
    mitris: teatrale, carismatico, deciso – autoritario;
    vandooler: importantissimo, potente, carismatico, temuto – democratico (finchè non scopro le sue motivazioni, per me rimane “quello buono”);
    jensen artides: insignificante – autoritario;
    astor de romains: insignificante – autoritario.

    ovviamente i giudizi politici su chi praticamente viene solo nominato derivano dalle vecchie puntate, altrimenti mi sarei dovuto astenere.

  2. sraule scrive:

    Avevo letto del concerto di venerdì sul tuo blog e sono contenta che sia andato bene.
    Anche l’esame, spero!

  3. mrharrison scrive:

    ma certo che è andato bene, per chi mi hai preso… ^_^ (è la prima volta che uso questa faccettina, mi fa sentire gggiovane)

  4. sraule scrive:

    Perchè, scusa, sei vecchio, razza di mostro?!?

    Certa gente non ha pudore…

  5. mrharrison scrive:

    se ti può far piacere, non siamo passati al concorso… hai proprio ragione quando dici checerta gente (la giuria) non ha pudore

  6. sraule scrive:

    Sai cosa si dice dei concorsi, no? Non tutti, ma molti…

  7. utente anonimo scrive:

    la mia scusa è che ero convinto di aver già fatto il compito di questa puntata, ma evidentemente me l’ha mangiato il cane

    sida: fiera, disillusa, impetuosa – sovversiva
    niu: insicuro, volubile, ingenuo – democratico
    mitris: potente, sicuro, rabbioso – sovversivo
    vandooler: astuto, subdolo, ipocrita – autoritario
    jensen: sovversivo
    astor: sovversivo

    madmac

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