NOTA PER I PARTECIPANTI ALL’ESPERIMENTO: Lo so che durante le feste in realtà il tempo scarseggia più del solito, e non voglio obbligarvi a fare gli straordinari natalizi (come me, tra l’altro, ma questo è un altro discorso). Continuo a postare il racconto per quelli che lo stanno seguendo e che si annoiano ad aspettare. Per tutti gli altri ci sarà tempo alla fine, compreso per i ritardatari cronici (sapete a chi mi riferisco, vero?)

Niu è rannicchiato nel letto come un bambino piccolo quando i colpi alla porta, due stanze più in là, lo svegliano.

Da settimane non mette piede nella tenuta degli Ardati, la grande tenuta dal verde giardino sul Tarma, allietata dalla vista dell’isola Maggiore. In realtà sono anni che ci va il meno possibile, preferendo le spartane comodità del suo pied-à-terre a quattro isolati dalle Guglie.

Si solleva dal letto stretto e semplice con un grugnito, accumulando le lenzuola ai suoi piedi.

I colpi alla porta si ripetono.

“Sto arrivando!” grida, ma la sua prima voce del mattino gli raschia la gola.

Attraversa velocemente il piccolo salotto e l’anticamera ancora più piccola. La magia che permea la sua casa non gli segnala alcun pericolo e Niu capisce da vari inequivocabili indizi che si tratta del suo vice.

Non ultimo il fatto che continua a tempestare la porta di pugni come se volesse abbatterla.

“Sì, Ghar?” dice, con flemma studiata, osservandolo dalla soglia appena aperta.

L’altro è sconvolto.

“Le Guglie… il tuo ufficio… tutto bruciato…”

Niu prende fiato lentamente e altrettanto lentamente lo rilascia.

“Maschere?” chiede, ma conosce già la risposta.

 

—-

L’ha lasciata solo quando sono atterrati sulla punta della Torre dell’Est. Il sole ormai è sorto completamente e la città, sotto di loro, è sveglia e pulsante. La notizia dell’attacco alle Guglie viene urlata di tetto in tetto.

Mitris lascia il suo braccio e si siede per terra sulla cima piatta della torre, il viso che riflette la luce del sole come uno specchio.

Sida trova la perfetta analogia: la sua pelle è come la sabbia dopo che è stata colpita da un fulmine.

Si siede accanto a lui in silenzio, guardando il cielo, seguendo il volo di alcuni gabbiani che si buttano in picchiata verso il Tarma.

“Non ho lasciato andare niente,” gli dice. “Nessuna informazione. È tutto pronto per essere scritto, se ha ancora importanza.”

“Forse,” risponde Mitris, irritato. Sida si chiede se sia consapevole della sciocchezza che ha fatto perdendo la calma in quel modo. Decide che ne è perfettamente consapevole.

Le passa un braccio dietro al collo. Essere onesta non è bastato. Lui vuole ancora ucciderla per quello che ha accidentalmente saputo alle Guglie. Su di lui, sulle sue origini.

“Aspetta,” dice Sida, in fretta. “Aspetta, voglio prima raccontarti qualcosa.”

La mano si appoggia mollemente sulla sua spalla e Sida quasi sospira. Non ha la forza di combattere contro di lui. Non ha la forza necessaria per batterlo, forse neanche per uscirne viva.

“Lo sai dove sono cresciuta, no?” gli chiede.

“Laggiù.” Mitris indica con l’altra mano e un raggio di sole rimbalza sulla sua nocca.

Sida sospira. “Quindi sai tutto, no?”

“Vuoi dire se so come sei andata via? O meglio, chi ti ha portato via? A che età… per quali scopi? È questo che vuoi sapere?”

“Sì.”

Mitris annuisce. “So anche di più. Riguardo a quell’uomo… be’, si è portato via una ragazzina di dieci anni. Gli piacevano le bambine. Non ci vuole molta fantasia.”

“Oh, quello… lo facevo già prima.”

“Ti ha pagato il training per diventare una maga.”

“Fino a un certo punto,” ammette Sida.

Mitris le appoggia una mano sul ventre. “Cosa pensi che non sappia? Che hai ucciso suo figlio? Che lo hai annientato personalmente? È quello che tuo padre avrebbe fatto con te, se solo avesse saputo della tua esistenza. È quello che mio padre avrebbe fatto con me.”

Sida prende fiato e coraggio. “Non è quello che ha fatto?” chiede. Lo vede ancora che arde sopra il Tarma. Come un stella cadente. Come uno strappo.

Mitris abbassa la testa.

“Sì,” sussurra.

La sua mano le accarezza il collo quasi dolcemente ora. “Sai, quando sei tornata a Sol ho pensato che era strano. Proprio lo stesso giorno in cui Niu Ardati è stato installato alle Guglie. Per ordine, anche se non lo ammetteranno mai, di Vandooler.”

Sida lo guarda. “Non ho mai incontrato Niu Ardati,” gli dice, per la seconda volta quel giorno.

Mitris si acciglia. “Ma senza dubbio sai chi è,” replica.

La risposta si legge sulla faccia di lei. Mitris sembra stupito.

“Oh, Niu Ardati. Lascia che ti parli di lui,” mormora. Le accarezza ancora il collo e Sida deve combattere con l’impulso di buttarsi a pancia all’aria e di strusciare la testa contro le sue cosce. “Niu Ardati, della nobile ed antica stirpe degli Ardati, quarantatre anni lo scorso Gennaio. Un bel giovane dal passo elegante, dai capelli lisci e neri, dagli occhi grigi. Un Metamorfo. Chi l’ha visto trasformato dice che diventa una lunga pantera nera, una bestia davvero formidabile. Non ha macchie bianche, però, immagino.”

Sida rimane quasi senza fiato.

“Mio… fratello?” tartaglia.

La mano di Mitris la gratta delicatamente sul mento. “Fratellastro,” precisa. Un lievissimo sorriso: “Ma ti somiglia molto. Meno forte di te, credo.”

Sida si piega da un lato, abbandonando la testa sul suo grembo. Lui le pettina i capelli neri con le dita. “E così mi vuoi convincere a non ucciderti. Vuoi convincermi che lasciare in vita una persona a conoscenza del mio segreto sia saggio.”

Sida chiude gli occhi. “Non l’ho già fatto?”

Lui sbuffa. Le gratta la nuca, le spalle, dietro alle orecchie. Sida ronfa. La sua coda spunta, percuote l’aria, nervosa. Sida si allunga, diventando la snella pantera con il muso e il petto bianco, si rotola sulla schiena e strofina il grosso muso sulla spalla di Mitris. Lui allontana con un piede il mucchio aggrovigliato dei suoi abiti e gratta la pantera sotto al mento, dietro alle orecchie, sopra alla testa.

“Sei l’unica che conosca che si lasci toccare da me,” dice Mitris, mentre il ronfo di lei sale di volume. “È vero, quindi, che i gatti sono ruffiani… vogliono solo buone cose da mangiare e una mano che li gratti dietro le orecchie…”

“Non è colpa mia,” ribatte lei, e si rotola alla luce del sole, felice di ricevere il bacio caldo dei suoi raggi sulla pelle. Mitris la osserva in silenzio per un instante, poi riprende ad accarezzarla sul lato del collo. Lei socchiude gli occhi ed emette un ronfare molto simile a quello della pantera. I suoi capelli, neri e lisci, scorrono tra le dita di lui.

Torna alla sua forma animale, con le zampe all’aria e la coda che si arrotola sul pavimento del tetto della Torre dell’Est.

Mitris le tocca il naso, riceve la ruvida carezza della sua lingua su una mano, osserva le sue zanne, candide e affilate. Le accarezza il collo e la pancia. Sida torna ad essere una donna quando le sue mani sono sopra i suoi seni, sorride, gli sale sopra.

Mitris la rovescia, la schiaccia contro il suolo, la percorre in fretta lungo i fianchi, si fa spazio dentro di lei senza lasciarle il tempo di pensare. Le affonda dentro una, due, tre volte. Ancora e ancora, mentre lei emette un suono sordo di piacere.

Sida si inarca contro di lui, cerca di raggiungere con la bocca la sua pelle splendente di sole. Ne vuole assaggiare il sapore.

Mitris non la fa avvicinare. Non alla sua bocca, non alla sua spalla. Non le consente di spogliarlo, si limita a possederla con rabbia, con distaccata determinazione, fino a costringerla ad arrivare al piacere. La segue senza un suono e Sida sente qualcosa di freddo entrarle dentro, impetuoso.

Mitris si alza in piedi, la osserva sotto di sé. È una sagoma nera stagliata contro il sole, con una sorta di aureola di riflessi attorno alla faccia.

Poi scompare.

 

—-

Gli è capitato di vedere una stanza dopo l’esplosione di una bomba, a volte. Niu non riesce a trovare nessuna differenza sostanziale rispetto allo spettacolo che ha davanti agli occhi.

Ghar gli ronza attorno come un’ape, come se continuando a muoversi potesse cambiare qualcosa.

“È  stato lui in persona, lo sai,” continua a ripetere.

Niu gli risponde per la millesima volta: “È probabile, ma non possiamo esserne certi. Di sicuro non è rimasto molto su cui lavorare.”

“Ma come ha fatto?” non si dà pace Ghar. “Credevo che fosse semplicemente impossibile…” la frase si perde in un borbottio indistinto, ma il significato è chiaro: Niu è sicuro di aver fatto le cose nel modo migliore?

Niu naturalmente non ne è sicuro, ma sa di aver creato le difese migliori che ha potuto.

“Se non avesse distrutto tutto probabilmente saprei dirti come ha fatto.”

Ghar ride amaramente. “Se non avesse distrutto tutto non ci sarebbe bisogno di sapere come ha fatto a distruggere tutto!”

Niu lo guarda per qualche secondo, chiedendosi incongruentemente se non sia un trabocchetto, se per caso Ghar non correrà in tutta fretta da Vandooler a riferirgli ogni sua risposta inadeguata. Per il momento inadeguata è la domanda.

“Già, immagino che i documenti che erano nel mio ufficio non gli interessassero,” dice, in tono neutro.

Ghar deglutisce, rendendosi conto di aver fatto una gaffe e che Niu, naturalmente, intendeva dire che avrebbe voluto sapere come aveva fatto Mitris ad entrare, non a distruggere tutto.

Niu lascia vagare lo sguardo sulle rovine carbonizzate che lo circondano e cerca di immaginare Mitris seduto alla sua scrivania (alla scrivania di Hui), che sfoglia i suoi documenti, che legge le sue lettere.

“Sai, non sono del tutto sicuro che far saltare in aria tutto rientrasse nei suoi piani,” commenta.

“Chi può sapere che cosa gli passa per la testa,” è il commento distaccato dell’altro. “È pazzo,” aggiunge.

Niu fa dondolare la testa, pensieroso.

“Dicono che la Principessa Felix fosse strana,” aggiunge Ghar, a voce più bassa. E poi si sente in dovere di precisare: “Vandooler non poteva saperlo, naturalmente.”

“Nessuno è perfetto,” dice Niu, distaccato. L’argomento non lo interessa, non ora, con il suo ufficio carbonizzato.

“Santi numi, se pensi al sangue che ha nelle vene…”

“Mio padre era un sadico bastardo, e io ho il suo sangue nelle vene. Che cosa c’entra?”

Ghar vorrebbe replicare, ma un altro membro della Prima Cerchia entra di corsa.

“Gli archivi sono stati violati!” ansima.

Niu sente il bisogno di chiudere gli occhi per qualche secondo.

 

—-

Non ci ha messo molto a rintracciarlo. Il marchio magico che ha impresso sotto la sua pelle è come un leggero prurito in un punto la cui sede Niu non è in grado di identificare.

L’approccio è violento.

Prima che si accorga della sua presenza lo sbatte contro la parete. Forte, con tutto il suo peso. Una nuvola di calce forma una sorta di sbuffo attorno alle sue spalle.

Niu avvicina la faccia alla sua e ruggisce.

Non è il vero ruggito di una pantera, visto che è nella sua forma umana, ma è ugualmente un suono capace di fare accapponare la pelle all’altro.

“Perché non me l’hai detto?” ringhia, tornando a strattonarlo.

Sa che gli sta facendo male, può sentire l’odore della sua paura e non è del tutto sicuro che non gli piaccia. “Hai già dimenticato come mai sei ancora vivo?” insiste.

L’uomo è completamente terrorizzato, tremante. Balbetta, non riesce nemmeno a mettere insieme due parole. Niu lo tiene schiacciato contro il muro mentre lo colpisce due volte in mezzo alle gambe con il ginocchio. Mentre lo fa gli rivolta velocemente la testa indietro, sbattendogliela sulla parete come se fosse una noce di cocco che non riesce ad aprire.

È una mossa talmente rapida che l’altro si morde la lingua e il grido di dolore che stava emettendo gli si strozza in gola.

“Piccolo, lurido, escremento… Credi che mi sia piaciuto ritrovarmi l’ufficio flambé?”

L’uomo singhiozza qualcosa, balbetta. Un filo di muco sanguinolento gli cola dal naso.

“Perché non mi hai avvertito?” ripete Niu, e la sua voce e’ bassa, minacciosa, simile ad un ringhio.

“N-n-non lo… giuro che io… non l-lo sapev-

Niu gli mette una mano tra le gambe e stringe. Attraverso il tessuto della sua veste sente la mascolinità dell’altro ridursi ai minimi termini. Dalla sua bocca esala un lamento flebile, simile ad una sirena smorzata, mentre dagli occhi sgorgano le lacrime.

“Sai che cosa posso farti, perché mi prendi in giro?” ringhia Niu, senza mollare la presa. Il predatore che è in lui vorrebbe strappare e dilaniare, ma è costretto a trattenersi.

“M-mi dispiace… io… non potevo, non potevo proprio, Niu… non potevo…”

Niu ruggisce ancora.

Le spalle della veste nera dell’altro sono imbiancate di calce, che continua a sgretolarsi ad ogni scrollata. “Forse dovrei darti un piccolo assaggio di quello che ti posso fare…” minaccia Ardati, allentando lievemente la presa.

Concentra una piccola quantità di magia attorno a sé e inizia a fare leva sul fulcro che ha marchiato tempo fa sul corpo dell’altro, sul suo spirito e sulla sua mente. Sa che la sensazione dev’essere simile a quella di bruciare vivo, essere attraversato da un fulmine, qualcosa di spaventoso.

Può annusare la sua paura, la sua sofferenza, il suo senso di impotenza.

Qualcosa di caldo inizia a scorrergli tra le dita mentre i lamenti dell’altro diventano uggiolii patetici. Ardati disperde la magia e solleva la mano. La asciuga dell’urina dell’altro sulla sua veste.

Lui non muove un muscolo, grato di essere stato graziato. Non gli importa di aver appena pisciato sulla mano del suo carnefice, gli importa solo di essere sopravvissuto.

“Sei disgustoso,” dice Niu, ma non è sicuro di sapere a chi si riferisce.

 

—-

È di umore nero, e Sida lo percepisce non appena lo vede. Lui non si accorge nemmeno che è entrata o se se ne accorge non lo manifesta in alcun modo. È seduto in posizione semi-piegata sul suo trono di legno, un gomito posato su un bracciolo, la testa sulla mano e le gambe accavallate. Lo sguardo è puntato fissamente al suolo e la sua postura ripiegata indica chiaramente che non vuole essere disturbato.

Sida prosegue senza esitazione verso il tavolo attorno a cui si stanno raccogliendo varie Maschere. Rivolge un cenno di saluto ad Aristides e a De Romains, che stanno spiegando varie carte in un angolo del tavolo. Tre uomini e una donna stanno parlando a bassa voce in un crocchio, come se fossero ad un club privato.

Sida appoggia sul tavolo la risma di carta che ha portato, poi si siede su una delle poltrone raccogliendo le gambe sotto di sé ed inizia a concentrare la magia che le serve per fare quanto le è stato chiesto di fare.

Raggiunge il suo magazzino di memoria ed inizia a stampare una pagina dietro l’altra, passandovi sopra la mano. Dove passa la sua mano il foglio si riempie degli identici caratteri usati nei dossier della Prima Cerchia.

Sta replicando anastaticamente ognuno dei documenti riguardanti i presenti, come le è stato ordinato.

Dopo qualche minuto le altre maschere la stanno guardando. Sida conclude e inizia a passare i fasci di fogli ai propri destinatari senza fare commenti.

Aristides sfoglia velocemente il suo e sorride. Sida sa che la Prima Cerchia è molto lontana dall’avere notizie sensibili sul suo conto. De Romains, d’altro canto, aggrotta la fronte e appoggia i fogli sul tavolo davanti a sé con un gesto seccato.

“Che cosa significa, Sida?” chiede, in tono teso.

Lei fa un sorrisetto di circostanza. “Quella è la replica esatta di quello che hanno nei loro dossier quelli della Prima Cerchia. Mi è stato chiesto di farne avere una a tutti quelli attorno a questo tavolo.”

De Romains aggrotta nuovamente la fronte.

“Non sapevo neanche che fossi una maga,” dice. Poi aggiunge: “I dossier della Prima Cerchia, eh? E tu come li hai avuti? Nemmeno Aristides è mai riuscito a…”

“È entrata e li ha presi,” lo interrompe la voce metallica di Mitris. Tutti, attorno al tavolo, si azzittiscono e gli rivolgono piccoli inchini. Mitris gira attorno alla poltrona su cui è seduta Sida e si lascia cadere su quella accanto.

Si tira indietro i capelli d’argento con un gesto stanco. “Hanno un dossier su quasi ogni Maschera e, più preoccupante, su tutti quelli che siedono a questo tavolo.”

Un gesto distratto. “A parte Sida, ovviamente. Qualche commento?”

De Romains scuote la testa. “Non ho idea di come abbiano saputo queste cose, Maestro.” Il resto dei presenti emise un mormorio dello stesso tenore.

“Su di me non hanno un granché,” dice Aristides. I suoi piccoli occhi lampeggiano di orgoglio represso. Mitris inarca appena un labbro. “Tu sei una maledetta spia, Jensen. Non dovrebbero neanche sapere che esisti. Sono stato molto deluso di scoprire che esisteva un dossier a tuo nome.”

Il volto del Metamorfo è attraversato da un lampo di terrore. “Maestro…” inizia con voce pigolante.

“Taci. Le tue patetiche scuse non sono all’ordine del giorno. Quello che voglio sapere è come è potuta succedere una cosa simile. E lo voglio sapere al più presto.”

I suoi occhi passano lentamente dall’uno all’altro.

“Potrebbe esserci un traditore,” dice, alla fine, in tono grave.

Il tavolo è percorso da un brivido collettivo. Mitris si alza e volta loro le spalle. “Organizzatevi,” ordina, mentre se ne sta già andando.

Il silenzio perdura finché il suono dei suoi passi non svanisce in lontananza. Sotto terra i rumori si propagano in modo strano, così, per precauzione, le Maschere tacciono ancora per qualche secondo.

“Un traditore,” mormora De Romains, alla fine, accarezzandosi il mento con aria vagamente scettica. “Abbiamo tutti l’occhio, no?”

“Non è per forza significativo,” ribatte Aristides. “Il fuoco giudica nel momento in cui tocca la persona da marchiare.” Si stringe nelle spalle. “La gente cambia.”

“Potreste iniziare ad elencare, per ognuna delle informazioni riservate che c’è sui vostri dossier, chi ne era a conoscenza a parte voi,” suggerisce Sida. Non capisce come quella riunione possa in qualche modo riguardarla, ma è chiaro che se Mitris l’ha lasciata lì c’è un motivo.

De Romains fa schioccare la lingua. “Questa sì che è un idea a cui nessuno aveva pensato!”

Aristides gli dà una gomitata. “Scusa il mio amico, Sida. È di pessimo umore perché l’hanno scoperto con le braghe calate.”

De Romains lancia una lunga occhiata ad Aristides e poi annuisce. “Già, è vero. Scusa.”

“Non sprecare il tuo tempo a leccarmi il culo. È il culo sbagliato. L’unico giusto, da queste parti, è quello smaltato, credo.”

Le persone attorno al tavolo la fissano con orrore.

Sida rotea gli occhi. “È dietro le mie spalle, giusto?” È già pronta ad una baruffa galattica, forse anche alla morte repentina. Lei e la sua linguaccia lunga…

“No,” risponde Aristides, dopo – Sida ne è sicura – essersi goduto per qualche secondo la sua agonia. “Solo che normalmente noi non ci riferiamo in questo modo alla… mmh… menomazione del nostro Maestro.”

Sida gli strizza l’occhio. “Puoi star sicuro che Mitris conosce per filo e per segno l’idea che ognuno di voi ha al riguardo. In ogni caso… lo so che come idea non era il massimo dell’originalità, De Romains, però è stata anche l’unica che mi è venuta in mente. Se qualcuno ne ha una più intelligente…”

“Non è detto che ci sia una spia…” ipotizza un uomo calvo e riccamente abbigliato sulla cinquantina.

“La semplice sciatteria non riceverebbe un trattamento migliore,” replica Aristides. “No, credetemi: è meglio per tutti che una spia ci sia.”

Ci sono vari segni di approvazione attorno al tavolo.

“C’è anche un altro modo,” interviene Sida. Di nuovo gli sguardi si spostano su di lei. “Se c’è una spia qualcuno alle Guglie deve sapere chi è.”

Aristides le rivolge un sorriso viscido: ha trovato il modo per darle fastidio in qualche modo.

“Buona idea. Di questo potresti occupartene tu, visto che sei l’unica a non avere ancora un dossier.”

Sida se l’aspettava. Sorride candidamente e risponde: “Perché no.”

 

—-

È disgustato da quello che ha visto e nello stesso tempo esaltato dai risultati.

Quasi barcolla mentre sale le scale di marmo che dalle celle portano all’archivio. Il muro di spine che lo proteggeva fino a pochi giorni prima è stato sostituito da una maglia di ferro, secondo Ghar inviolabile. Niu lo ritiene principalmente un rimedio muscolare, ma ha pensato che fosse più saggio che se ne occupasse il suo vice in modo che, in caso di guai, potesse provare il piacere di condividere con lui il fallimento.

Si è solo permesso di aggiungere una protezione in più, qualcosa di piccolo e quasi invisibile, come una piccola coccinella appoggiata sul muro.

Il compito della coccinella non è di dare l’allarme, ma di osservare e basta.

Niu ha pensato a lungo a tutti i possibili modi in cui il suo ufficio potrebbe essere stato violato, ci si e’ spaccato letteralmente la testa. L’ha addirittura sfiorato l’idea che sia stato Vandooler stesso ad entrare, per mettere alla prova i suoi nervi o per qualche altro assurdo motivo.

Un’altra persona avrebbe cambiato immediatamente le protezioni, ma Niu si è limitato a cambiare di posto alle cose. Nel suo ufficio non tiene più niente, la protezione è sempre la stessa.

Lui e i suoi uomini adesso archiviano tutti i documenti nei loro banchi di memoria, senza lasciare più un foglio scritto.

Avrebbero dovuto farlo da un pezzo.

Niu scioglie le maglie della rete magica che ora copre la porta dell’archivio. Vuole entrare solo per controllare la coccinella, nient’altro.

Si accorge che c’è qualcosa di strano per puro caso.

Uno scintillio nell’aria, un lieve movimento percepito con chissà quale senso.

Le catene sono intatte, la coccinella non ha visto niente, eppure c’è qualcuno nella stanza.

Niu raccoglie attorno a sé tutta la magia di cui può disporre, pronta ad essere usata. “Arrenditi, sei ancora in tempo,” dice, a voce alta.

Non si aspetta di ricevere una risposta che non sia un attacco ed infatti è quello che riceve.

 

—-

La sua principale paura è che la persona che l’ha colta di sorpresa la stia seguendo con la magia.

Per questo non osa entrare direttamente a casa sua, anche protetta ed invisibile. Si tuffa nel Tarma e scompare sotto la superficie dell’acqua grigia e fredda.

Non è brava nelle magie acquatiche, ma riesce comunque a sospingersi verso l’argine rimanendo sotto la superficie. L’acqua non è limpida come sperava e deve estendere dei sottili filamenti di magia per orientarsi. Quando raggiunge il canale che circonda il suo palazzo Sida ormai è molto infreddolita e stanca. Respirare attraverso l’acqua le è faticoso, non padroneggia completamente la tecnica ed è costretta a rinunciare ad una parte della magia che aveva raccolto, visto che corre il rischio di non riuscire a mantenere il controllo.

Quando emerge nel suo sotterraneo, fradicia, tremante ed esausta, si ferma un istante a respirare.

“I gatti non amano l’acqua. Così dicono.”

La voce, leggermente beffarda, è naturalmente quella di Mitris. Si stacca dall’ombra che lo avvolge e raggiunge Sida. Lei si abbraccia, rabbrividendo. Non ha la forza per…

“Non sono qua per punirti. Non potevi sapere che Ardati sarebbe entrato.”

Sida alza la testa di scatto: “Ardati?”

Un lampo di divertimento maligno attraversa il volto di lui. “Certo. Chi altri? C’è un risvolto positivo: neanche Niu ama l’acqua.”

Sida si strizza i capelli, furiosa con se stessa per non essersene accorta. Suo fratello era lì, sangue del suo sangue, e lei non ne ha avuto la minima percezione. C’è voluto Mitris perché lo sapesse.

“E tu come fai ad esserne sicuro?” ribatte.

Il sorriso di lui si allarga. “Ti ho osservata.”

Sida scuote la testa e fa per andare verso le scale. Mitris la ferma per un braccio. “Non sottovalutare l’acqua. Devi imparare ad usare la magia dentro il fiume. A Sol è essenziale.”

Lei alza il viso verso il suo. “Chi mi insegnerà? Tu?”

Mitris sospira. “Se è necessario.”

“Ho freddo, Mitris. Sono stanca, e arrabbiata e, sì, sono un gatto zuppo, quindi perché non…” Sida si interrompe, capendo che non è il momento giusto per essere brusca.

Mitris la fissa in silenzio.

Lei scuote la testa e si tira indietro i capelli zuppi. “Scusa,” dice, con un mezzo sorriso. Prende una delle sue mani e lo conduce lentamente al piano superiore. È stupita che lui la segua senza resistenza, senza una battuta tagliente o un moto d’irritazione.

Le teste occhiute di Minni e Rori spuntano da dietro un angolo, ma basta uno sguardo di Sida per farle battere in ritirata.

Conduce Mitris fino alla sua stanza, dove si spoglia dei suoi vestiti fradici e lo fronteggia. Lui la guarda inespressivo, quasi interdetto. Sida si avvicina, si alza sui piedi e gli sfiora le labbra con le sue.

Non sono calde, non sono fredde. Sono della medesima temperatura della stanza.

Lui rimane fermo, come se dovesse ancora decidere cosa fare, come se ci stesse pensando. Sida gli slaccia il collo del mantello e lo lascia cadere a terra. Inizia a slacciargli lentamente i bottoni della veste, guardandolo negli occhi.

“Non riesco a capirti,” le dice Mitris, mentre lei lo bacia ancora.

“Che cosa c’è da capire?”

Sida finisce di spogliarlo prima che lui le risponda. “È esattamente quello che desideri?”

Lei ride. “No, quello che desidero è che tu ti sdrai su quei cuscini con me.”

Mitris sembra divertito, la bacia sul lato del collo, le accarezza la pelle. Si inginocchiano l’una davanti all’altro, si distendono tra i cuscini.

Questa volta Mitris le lascia le redini. Sulla schiena, gli occhi socchiusi, le permette di baciarlo, toccarlo, leccarlo. È come baciare, toccare, leccare una statua di porcellana che magicamente si muove.

Sida gli sale sopra, lo accoglie dentro di sé, sospira e ronfa e miagola, mentre si rotola con lui sopra i cuscini. Quando tutto è finito è stanca, sudata, ha bisogno di riprendere fiato. Mitris è imperturbabile. L’unico indizio del fatto che ha provato piacere è il liquido freddo che lo ha lasciato e la rilassatezza delle sue membra. Sida avvolge entrambi in una sottile coperta di seta trapunta. Appoggia il viso vicino al suo, osservandone il profilo.

Raduna quel poco di magia che si sente in grado di maneggiare e si asciuga i capelli dall’acqua del Tarma e dal sudore.

Ripensa a suo fratello e reprime una smorfia, ma Mitris se ne accorge ugualmente.

“Che cosa vorresti? Che ti corresse incontro e ti abbracciasse… la sua sorellina ritrovata? Non sa neanche che esisti.”

“Lo so, Mitris,” risponde lei, paziente. Lui le rivolge un sottile sorriso, la cinge con un braccio per la vita e la sistema contro di sé. “Mi fai venire voglia, di essere sgradevole con te, Sida. È un impulso costante. Chi lo sa, forse significa qualcosa.”

Lei ronfa piano, strusciandoglisi contro.

“Ti infastidisco,” mormora, a mo’ di spiegazione.

Mitris ride sottovoce. “Oh, non sono così eccentrico da rifiutare le tue attenzioni. È solo che mi disturba non saperne il perché. Ti ho capita a sufficienza da aver notato che il potere e il prestigio non ti fanno molta impressione.”

“Come ho avuto modo di dire qualche giorno fa tra la costernazione generale…”

“… è il mio culo smaltato quello da leccare. Lo so.”

Sida sbuffa, divertita che lui lo sappia, si alza su un gomito e guarda il suo viso. “Forse è un po’ più complicato di quello che credi, Mitris,” dice, a voce bassa. “Tu sei un simbolo.” Sida scuote la testa. “Quando mi tocchi mi fai venir voglia di strusciarmi contro di te. Immagino sia inutile puntualizzare che sono un grosso gatto. Visto che non è magia… devi essere tu.”

Sida si stende accanto a lui e inizia a baciarlo lentamente su una spalla, su un fianco.

Mitris la guarda come se stesse per perdere la pazienza.

“Giusto,” dice. “In fondo non mi incuriosisci così tanto.” Se la scrolla di dosso e si alza in piedi. Per un istante il suo corpo di porcellana luccica al sole, poi è di nuovo nascosto dai vestiti, che gli si sono riformati direttamente sulle membra.

Si dirige a lunghi passi irritati verso la porta, ma scompare prima.

Sida guarda l’arco vuoto e sospira.

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Personaggi: Sida, Niu Ardati, Mitris, Vandooler, Jensen Artides (furetto), Astor De Romains (lupo), Rentor.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison ha detto:

    le mie idee potrebbero essere dovute all’ascolto dell’ultimo dei radiohead, in reazione ad un best of dei toto…

    sida: prevedibile, monocorde, manovrabile – sovversiva;

    niu ardati: pericoloso, calcolatore, impreparato – autoritario;

    mitris: lucido (in senso epidermico e cognitivo), manipolatore – autoritario;

    vandooler: temuto – democratico;

    jensen artides: sarcastico, cinico, un po’ spaccone (mi sta simpatico) – autoritario;

    astor de romains: arrogante, caratterialmente debole – autoritario;

    rentor: sottomesso, defilato – autoritario

    è simpatico che tu abbia accostato la quasi castrazione di un personaggio (per me rentor che fa qualcosa tipo il doppio gioco) a due copule.

  2. sraule ha detto:

    MrHarrison, grazie per le risposte lampo!
    Ormai Sida la detesti, eh? :))

    A dire il vero al “club sandwich” di copule non ci avevo pensato (strano, eh?), volevo solo far vedere cose nuove del “dolce” Niu.
    Ma mano che rileggo mi accorgo di miriadi di cose che in un primo momento avevo piazzato distrattamente qua e là.

  3. utente anonimo ha detto:

    più sesso, più intrighi, più azione nel nuovo episodio di “Ricche spietate ninfomani”!

    Sida: intelligente, spavalda, focosa, sovversiva (oh, sta cosa politica la cambio continuamente, spero di non dover votare alla fine)
    Niu: scrupoloso, riflessivo, aggressivo, autoritario (idem)
    Mitris: duro, scostante, autoritario
    Aristides: subdolo, maligno, sovversivo
    De Romains: fiero, ardimentoso, sovversivo

    Vandooler e Rentor non appaiono. Non è che volevi mettere Ghar?

    madmac

  4. sraule ha detto:


    Vandooler e Rentor non appaiono. Non è che volevi mettere Ghar?

    No, Ghar non conta, ai fini statistici 🙂
    Di Vandooler, credo, ci facciamo un’idea dai discorsi degli altri.
    Rentor… hem. Meglio che non continui, forse. 😉

  5. mrharrison ha detto:

    sida non mi piace perchè sono un adoratore dei felini, dei gatti soprattutto, e trovo non renda giustizia alla categoria. e poi mi pare che un po’ se la tiri… più di quanto non facciano normalmente i felini

  6. utente anonimo ha detto:

    ma no, come può essere Rentor? lui ha l’occhio di Mitris in fronte, NO, NON PUO’ ESSERE!
    mi chiedo cosa inventerà l’autrice per giustificare tutto ciò 😮

    madmac

  7. sraule ha detto:

    Io non ho detto niente.

    Ecco.

  8. mrharrison ha detto:

    io sono un po’ distratto quindi è quasi sicuro che mi sbagli ma magari ha l’occhio di mitris in fronte e quello di niu nascosto. magari glielo ha messo perchè decisamente insospettabile; quando ha preso l’occhio di mitris era fedelissimo, ma siccome la gente cambia… è tutto sforacchiato da occhi altrui.
    ma, ripeto, è molto probabile che mi sbagli, sono un lettore distratto che cade in molti tranelli.

  9. mrharrison ha detto:

    doverosa precisazione prima dell’ultimo capitolo: fino ad ora tutte le opinioni che ci siamo fatti sono quelle che ci è stato concesso sviluppare dall’autrice. come dissi nel primo commento al racconto, mi aspetto di cambiare idea quasi su tutti.
    ah, che senso di onnipotenza dà lo scrivere…

  10. utente anonimo ha detto:

    Sida: infantile, innamorata, impettita, intimamente soddisfatta, arrapata, stampante. AUTORITARIA

    Niu Ardati:meditabondo, avvilito, violento, AUTORITARIO

    Mitris: parzialmente zoofilo, frigido, malvagio, autoritario, AUTORITARIO

    Vandooler: non c’è, gli altri ne parlano ma potrebbero anche farsene un quadro sbagliato, quindi è senza voto, ma comunque AUTORITARIO perchè a quanto pare a Sol è di moda.

    Jensen Artides: ambiguo e pavido. AUTORITARIO

    Astor De Romains:riflessivo, avveduto.AUTORITARIO

    Rentor: lacchè. AUTORITARIO

    Arm

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