Quest’anno è un anno di cene/pranzi conviviali. Di solito a Natale la condanna è quella del 24, del 25 e, a volte, se uno è ancora vivo, del 26.

Di solito io il 26 mattina chiedo un secchio per vomitare, alla moda degli antichi romani.

Quest’anni, non so perché, è un fiorire di cene.

Si è iniziato in modo “soft” con una serata a casa di Andrea Campanella (è giusto fare i nomi e i cognomi, secondo me) per “un brindisi natalizio” (parole di sua moglie – Isabella – che poi viene anche a fare la spiritosa sul blog quindi, ecco, guarda che lo so che sei lì!).

Io e il Moroso arriviamo e, dopo qualche chiacchiera introduttiva e un po’ di musichette natalizie per espiare in anticipo, la suddetta moglie ci mette di fronte alla scelta amletica tra il panettone “normale” (1500 calorie a sguardo circa) e il panettone “porco”.

Il panettone “porco” in realtà non può essere considerato sotto nessun aspetto un panettone. Le piccole dimensioni non devono ingannare: non è innocuo. La cioccolata e i grassi insaturi (o saturi, bho?) ne sgorgano a fiumi, ingentiliti da graziose decorazioni di… cioccolata e grassi insaturi. È come le mine a forma di bambola, per far saltare le gambine ai bambini.

Lo guardi e il tuo colesterolo sale a 450. lo annusi e ti scoppia una coronaria. Lo tagli e il triplo by-pass ti si installa autonomamente nel torace.

Noi l’abbiamo mangiato, naturalmente.

Inutile dire che ogni grammo ingerito produce, magicamente, 2 cm nel girovita dell’ingeritore.

Tra me e me ho soprannominato il panettone “porco” the widow-maker, che forse è più adatto.

Dovevamo essere intorno al 15 di dicembre, se non prima.

Pochi giorni dopo c’era il pranzo natalizio del Servizio.

L’idea brillante era stata: mettiamolo dopo la riunione d’equipe, così è comodo per tutti.

Certo.

Questa era l’innocenza novembrina, ma a dicembre è tutta un’altra cosa.

Innanzitutto subito dopo l’equipe viene piazzata una riunione ai servizi sociali. In orario prandiale.

Per la serie: inebetite dalla fame e dalle precedenti ore d’equipe le povere psicologhe non opporranno resistenza alcuna a qualsiasi richiesta e sarà la rotta di Caporetto 2.

E infatti.

Tramortite e disorientate, battute su tutta la linea, raggiungiamo in ritardo di circa un’ora il ristornte. Gli altri hanno ordinato anche per noi.

Lamentele da animali feriti mentre ci ingozziamo senza ritegno di sgabei e salumi. Con la scusa che bisogna riattivare il ciclo della serotonina ne chiediamo anche ancora.

Scopriamo poi che quelli erano gli antipasti.

Seguono panigacci al pesto (se non sapete cosa sono, credetemi, meglio non chiedere) e CINGHIALE CON POLENTA, baby.

Io adoro il cinghiale.

Non posso resistere al cinghiale.

Ok, avete già capito.

Ben imbottiti torniamo verso valle. Io, personalmente, rotolo.

Per fortuna la paziente del pomeriggio tira il pacco, ne no non so.

Presa dall’entusiasmo, non so perché, verso metà del mese avevo deciso di darla IO, una cena.

In pratica la catena del male che si autoalimenta.

Inizio con l’invitare i soliti Campanella e consorte, ma poi mi allargo e includo nell’invito mezza Madadh.

Per chi non lo sapesse Madadh è il fantastico fumetto sceneggiato da Destefanis e disegnato, tra gli altri, da Michele Bertilorenzi e Matteo “Image” Scalera (lui capirà).

Tutta allegra (leggi: completamente esaurita e forse anche socialmente pericolosa), li invito tutti.

 

[Apro un’altra parentesi. Dopo aver letto in anteprima la sceneggiatura di Madadh 2 e dopo aver letto in un’intervista che Tommaso aveva intenzione di aprire anche a nuovi sceneggiatori, gli ho telefonato implorante chiedendo se potevo fare un mini-episodio.

Tommaso, ci carattere, è troppo gentile, così mi ha detto di sì, e che mi avrebbe anche trovato un disegnatore. In realtà, per motivi che non ho l’ardire di chiedere, quando Bertilorenzi ha seputo la cosa si è offerto si sua sponte di disegnarlo lui e quindi io sto toccando il cielo con un dito.

Anche se in realtà mi aspetto da un momento all’altro che Michele mi chieda i tremila euro che gli spettano per l’operazione o simili.]

 

Riprendiamo.

Visto che ho pericolose manie di grandezza, dopo aver avvertito tutti che sono completamente incapace di cucinare decido di dimostrare di essere una cuoca Cordon Blue in incognito.

Molto in incognito, in effetti.

La mattina di venerdì (ieri), quindi, la passo a preparare i crostini e le fettine di scamorza per gli spiedini di scamorza con salsa di acciughe.

Visto che l’operazione sembra andare a buon fine, tutta galluzza corro verso il lavoro.

Ovviamente una paziente è appena stata portata al pronto soccorso e verrà ricoverata in psichiatria.

Che bello, è Natale.

Al Servizio c’è aria di delirio ma questo è normale.

Io sto manifestando tutti i sintomi della temibile sindrome ansiosa da moscardino (il mio secondo piatto, al momento in via di scongelamento nel lavello).

Arrivo a casa agitatissima. Il Moroso è bloccato nel traffico. Il panico sale.

Inizio la preparazione dei moscardini attenendomi in modo quasi irreprensibile alla ricetta, poi arriva il Moroso e salva la situazione.

Alle 20.45 metto gli spiedini in forno.

Sulla ricette c’è scritto (giuro) che devono starci 20 minuti. Se gli ospiti arrivano alle 21.00 tutto torna.

E invece no. La ricetta mente.

Dopo 10 minuti gli spiedini sono pronti (gli gnocchi alla romana ce ne avrebbero messi 20 in più, in compenso) e io spengo il forno.

Penso:

“Li lascio

dentro

così

rimangono

caldi.”

Mi reco tranquilla a controllare la posta.

Arrivano gli ospiti.

Scambio di convenevoli, riposizione di giacche, presa di possesso dei posti a tavola.

La scamorza giace, liquida, in fondo alla teglia.

Nel panico, la taglio a fette e la avvolgo attorno agli spiedini.

Comunque di salsa alle acciughe – stranamente ben riuscita – non ce n’è abbastanza. Fortuna che Scalera è vegetariano.

Rinfrancata dal fatto che nessuno ha vomitato a getto dopo aver mangiato gli spiedini, tra un pettegolezzo fumettistico e l’altro, inforno gli gnocchi alla romana.

A parte i sopraccitati 20 minuti in più al tempo di cottura previsto, sono quasi-edibili.

Scalera e Bertilorenzi ne prendono addirittura galantemente due porzioni.

Il Moroso interrompe il suo digiuno rituale e lo riprende quasi immediatamente, povera anima.

In sottofondo c’è Marylin Manson e anche questo lo rende infelice, credo.

Nel frattempo lui e Bertilorenzi stanno mettendo a punto un sistema per l’eliminazione fisica di Scalera, che fa una tavola e mezza al giorno. Pare che alla presentazione di Madadh a Mestre abbia umiliato Michele pubblicamente creando una pila di disegnini già pronti mentre lui stava ancora facendo il primo.

Il Moroso, conosciuto anche come Mano-Lenta.Rossi, è cianotico.

Trallallà, vado a recuperare i moscardini alla corsara.

Essi hanno l’aspetto di un grumo marròn (detto proprio così, con greve accento piemontese).

In parte il marròn è dovuto al fatto che non ho tolto la pellicina interna ed esterna dei polpetti come chiaramente specificato nella ricetta, ma d’altronde non sapevo come fare. Madre Natura ha attaccato la pellicina ai polpetti col mastice, che colpa ne ho io?

Inoltre il sughetto si era leggermente ristretto.

Va bene.

Con la nonchalance proveniente dai numerosi bicchierozzi di vino bevuto, scodello il grumo marròn su un bel piatto da portata candido e lo servo annunciando a tutti che la pizzeri all’angolo è aperta tutta la notte.

Il Moroso, quando vede quello che ho fatto ai suoi moscardini, ha un fremito.

Subito dopo afferma signorilmente di essere strapieno.

Scalera è vegetariano e quindi si salva, Bertilorenzi non mangia pesce e quindi è in salvo anche lui.

Si beccano un uovo con la paprika a testa e sono felici così.

Destefanis lascia tutti di sasso finendo i moscardini e ripulendo la teglia. Sapendo che fa il cuoco sono presa da una sottile inquietudine. Inizio a pensare a lui come a The Toxic Avenger.

Andrea e la Isa, molto più ragionevolmente, ne mangiano il minimo indispensabile.

Poi la Isa lo fa.

Tra la costernazione generale ne tira fuori due.

Sono loro, i panettoni “porci”, gli Widow-Makers.

Preferisco non soffermarmi su quello che accade in seguito.

So solo che a un certo punto eravamo al pub e il magico trio stava ordinando una BROCCA di birra.

Ora su di me incombono due inviti genovesi e un invito senese, durante le vacanze o subito dopo.

Credo che dovrò come minimo raddoppiare le ore di acquagym, se ne voglio uscire viva.

Quello oppure passare all’eroina, che dicono che è tanto buona.

Voi, comunque, non siete esentati dai compiti: scendete e date i vostri aggettivi lla terza parte del Racconto Senza Nome.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison ha detto:

    TOXIC AVENGER!!! l’eroe della troma… da quanto tempo non ne sentivo parlare!
    un saluto da un grande scansatore di cene di qualsiasi tipo.

  2. utente anonimo ha detto:

    A proposito di “panettoni porci”, stasera io e Campanella abbiamo un’altra cena (!!!), e ho scovato un “Tronco di Natale” ricoperto di puro cioccolato, con farcitura di crema nocciola e pasticcera, ispirato – si legge – alla “Bu^che de Noel”. Addirittura, sul retro si legge che è certificato anti Ogm.
    Continuamo così…

  3. sraule ha detto:

    A proposito di “panettoni porci”, stasera io e Campanella abbiamo un’altra cena (!!!), e ho scovato un “Tronco di Natale” ricoperto di puro cioccolato, con farcitura di crema nocciola e pasticcera, ispirato – si legge – alla “Bu^che de Noel”. Addirittura, sul retro si legge che è certificato anti Ogm.
    Continuamo così…

    Non c’è scritto che può causare l’esplosione improvvisa dell’aorta?
    No, perchè a sentire la descrizione potrebbe. Altro che OGM, quella è una mina inesplosa.

    MrHarrison: So che probabilmente non è un grande vanto, ma credo di averli visti quasi tutti i film della Troma. Toxic Avenger era, a modo suo, struggente.

  4. lulabelle ha detto:

    hahahah cristo santo come ti capisco

  5. sraule ha detto:

    la prossima volta faccio sofficini e bastoncini findus.

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