Quando Sida rientra nel suo palazzo percepisce qualcosa di strano. Le sue difese magiche sono intatte e le due Oni dormono tranquille, accatastate accanto ai cuscini che usa come letto.

Depone la maschera in uno scrigno di legno dipinto che sembra fatto apposta per contenerla e cambia la veste nera e ora umida che ha indossato durante la prima parte della nottata con un lungo abito di velluto verde così scuro da sembrare nero.

La sensazione che qualcosa non sia come dovrebbe ritorna.

Sida si fida delle proprie sensazioni. Ha i sensi di un predatore: sarebbe sciocco non ascoltarli.

Qualcuno, decide, è entrato in sua assenza, superando le sue difese magiche. Sono difese che Sida ha ritenuto quasi insormontabili. Può pensare solo a due maghi che le abbiano superate senza farsi largo con la forza bruta (in realtà può pensare solo a due maghi anche che potrebbero farsi largo in casa sua con la forza bruta, ma non è questo il caso: è tutto tranquillo). Uno è Mitris, l’altro e Vandooler.

Non riesce a immaginare cosa Vandooler possa volere da lei, quindi probabilmente si è trattato di Mitris.

Un controllo? Sida è quasi offesa dal fatto che il negromante possa aver pensato che, se fosse stata una spia, avrebbe tenuto qualcosa di compromettente in casa.

Solleva il piede sinistro, scalzo, e osserva il simbolo che vi è impresso per sempre. L’occhio di Mitris.

Scende al piano terra, si aggira furiosa per le vaste stanze. Non le piace che qualcuno abbia invaso il suo territorio.

Sta per trasformarsi in pantera quando scorge un’ombra che si stacca dalle tende del salone.

Si ferma, immobile, con i muscoli tesi, pronta ad attaccare.

Un raggio di luna si riflette su una superficie lucida. Nell’oscurità quasi totale della sua casa non basterebbe ad un occhio umano per capire di cosa si tratta. Gli occhi di Sida, però, si adattano automaticamente al buio anche quando lei è in forma umana. Le sue pupille si fanno verticali e poi si allargano fino ad occupare tutta l’iride.

“Mitris,” dice. Nel suo tono c’è una nota dura, risentita, che non può sopprimere. I suoi tendini sono ancora pronti a flettersi ed a scattare come molle.

Quando salta e si trasforma nello stesso tempo la coda è uno dei primi dettagli a comparire, visto che serve a bilanciarla. Ora la sua coda non spunta, ma è quasi sul punto di farlo. Coda e zanne sono le prime cose che cambiano in Sida, e ora deve trattenersi per non fare spuntare entrambe.

Mitris avanza tra i bassi divanetti del salone, apparentemente a suo agio nell’oscurità. Sida più che vederlo lo sente muoversi. La sua veste di spessa stoffa nera fruscia sui tappeti.

“Dovresti inchinarti, Sida. Gettarti a terra, pancia all’aria, come un gatto domestico.” Mitris ha parlato con grande precisione, le parole nette, sprezzanti. Sida avverte un senso quasi fisico di minaccia man mano che lui si avvicina. Vorrebbe appiattire la pancia a terra, raccogliere le zampe e prepararsi al balzo. Rimane immobile.

“Dovrei?” ribatte, inarcando un sopracciglio.

Mitris la raggiunge e le appoggia una mano tra il collo e la spalla. È una mano dura e fresca, anche se non proprio fredda. La spinge per terra con un piccolo movimento del braccio. È spaventosamente forte, molto più forte di quel che dovrebbe essere un uomo magro come lui, molto più forte di un uomo del quadruplo della sua stazza. Emana tranquilla violenza. Sida viene praticamente scaraventata al suolo, dove rotola su se stessa e si rialza su un gomito.

“Vedi,” dice lui, in tono discorsivo, girandole lentamente attorno, “Non sopporto le persone che credono di non dovermi totale obbedienza. Quelli che hanno l’impressione di costituire un’eccezione, di meritare un trattamento particolare…”

Allunga una mano e la aiuta a rialzarsi.

“Una volta chiarito questo punto, non c’è motivo per cui tu non possa diventarmi estremamente utile, Sida.”

Le dà un buffetto su una guancia e i suoi occhi di argento risplendono beffardi nell’oscurità. “Perché sei tu che devi essere utile a me, capisci? Non il contrario.”

Sida raddrizza le spalle, estende il collo. “Capisco,” risponde, freddamente.

Mitris la colpisce sulla guancia sinistra, buttandola nuovamente a terra. Questa volta Sida rotola all’indietro e si rialza in piedi, pronta a contrattaccare.

Il negromante ride freddamente, poi estende un braccio verso di lei. Sida si sente tirare da quella parte, come se l’aria stessa la stesse trascinando. Punta i piedi contro il tappeto, ma ottiene il solo risultato di portarlo con lei. Mitris l’afferra per il collo con la sola mano destra, il braccio steso davanti a sé.

“Fai male a non avere paura. Mi incuriosisci, ma sei sciocca. Potresti morire per avermi incuriosito nel modo sbagliato.”

Sida raccoglie lentamente attorno a sé tutta la magia che può riuscire a controllare. Parte da una situazione svantaggiata, ma la sua mente calma e ferma la aiuta. Mitris percepisce la magia, la misura, la valuta.

“Tu non puoi uccidermi,” sibila Sida.

La presa di lui sulla sua gola non si allenta. “Per la magia che puoi usare?” sussurra, sprezzante. “Tutto qua? Io posso usare la magia di venti maghi, e la posso usare in ogni momento. Venti maghi che morirebbero per me se solo glielo chiedessi. Hai capito perché posso ucciderti per capriccio, ora? Io non sono da solo. Anche se da solo, credimi, sono già abbastanza.”

Mitris la conduce con sé tenendola per la gola come se avesse un collare. Sida incespica sul tappeto che è arrotolato attorno alle sue caviglie. Viene scaraventata su un divano, dove si risolleva su un gomito. Mitris accende alcune candele con la mente, si siede compostamente sul divano, accavalla le gambe e la fissa in modo distaccato.

Sida è ancora in forma umana, ma somiglia ad una pantera bassa sulla pancia, pronta al balzo. Mitris non sembra farci caso.

“Il punto è, Sida, che io vedo delle potenzialità, in te. Il fuoco ti ha marchiata sotto al piede, hai idea di che cosa significhi?”

Sida scuote la testa, ancora sulla difensiva anche se Mitris sembra aver deciso di non attaccarla più.

“Ah. Rentor, ad esempio, è stato marchiato in piena fronte.” Un lieve sorriso. “Molto raro. Unico. Questo ne ha fatto il mio servitore personale, naturalmente. Dove potrebbe andare, con un marchio tra le sopracciglia?”

Mitris batte qualche leggero colpetto su una spalla di Sida, proprio come se lei fosse un animale domestico.

“La mia migliore spia ha l’occhio inciso all’interno della bocca. Inizi a capire?”

“Rentor è troppo fedele per dissimulare la cosa in pubblico?”

Mitris annuisce e le dà una grattatina dietro ad un orecchio. Prima la violenza e ora questa sorta di trattamento affettuoso, pensa Sida, confusa.

“Bene. Proprio così. Anche gli altri mi sono fedeli… ma sono più intelligenti. Tu pensi di non essermi davvero fedele, invece. Tu pensi di aver semplicemente seguito la tua curiosità. Ma il fuoco sa quello che fa. Quelli che non mi sono fedeli li uccide… semplicemente.”

La sua mano scende lungo il collo, la gratta dietro alla nuca.

“Quindi, ricorda… magari non sei fedele a me, alla mia… persona. Ma sei fedele a quello che rappresento e dovresti cercare di esserne consapevole prima di tentare di nuovo di ribellarti.”

Le gratta sulla schiena, tra le scapole, attraverso il vestito, e Sida si allunga sul divano, invasa da sensazioni gradevoli.

“Pensavi che non sapessi che sei una maga? Potente, anche?”

La accarezza sulla schiena, sulla nuca, sul collo. Sida si volta pancia in su, allunga le braccia, si stiracchia e si inarca, con gli occhi socchiusi.

“Pensavi che non sapessi che sei una Metamorfa? Ecco: ora sei a pancia all’aria esattamente come ti volevo. Sei un gatto…” mormora, quasi ipnotico “…fammi vedere che sei un gatto…”

Sida si trasforma. Una lunga pantera snella, dal muso e dalla pancia bianchi scivola fuori dal vestito di velluto, posa la testa sopra alle gambe di Mitris, ronfa con gli occhi chiusi.

Mitris la accarezza dietro alle orecchie e ascolta il suono melodioso delle sue fusa.

“Una Metamorfa molto veloce a trasformarsi, sempre così vicina all’animale dentro di lei…”

Sida si rotola di nuovo a pancia in su, con le zampe in aria, la coda distesa. Mitris le accarezza la pancia e la gola, e le fusa di lei diventano ancora più rumorose.

“Che bravo gattone…” commenta Mitris, alzandosi e avviandosi verso il buio.

Quando Sida ritorna in forma umana, nuda e confusa, lui non c’è più.

 

—-

Il Tarma è colore della pece, fuori dalla finestra dell’ufficio di Niu Ardati. Non è ancora abituato a considerarlo il suo posto, gli sembra in qualche modo troppo grande e freddo.

Forse il problema è che lo considera ancora l’ufficio di Hui.

Non può nascondere a se stesso di aver desiderato di succedergli, a volte anche di soppiantarlo, ma ora che è successo davvero prova una strana vertigine. Gli sembra di essere in piedi sulla cima di un promontorio, con vento forte tutto attorno e nemmeno un piccolo appiglio.

Non è solo questo.

Non è solo la nuova responsabilità, l’impressione di essere un trapezista senza rete di sicurezza.

E’ qualcosa di più sottile.

La circolare di cui Vandooler gli ha parlato giace a faccia in giù sulla sua scrivania (la scrivania bianca di Hui). È in giro da giorni. Niu gli ha cambiato posto mille volte, come se il pezzo di carta col sigillo del Consiglio fosse un parente imbarazzante che vaga di casa in casa scroccando da mangiare.

Nei giorni precedenti gli è capitato di chiedersi se non sia stata quella la ragione delle repentine dimissioni del suo predecessore, o se almeno non gli abbia dato la spinta definitiva.

Forse inizia ad essere paranoico, ma di questi tempi è così difficile distinguere tra paranoia e prudenza…

Rivolta ancora una volta il foglio, osservando la grafia nitida, automatica, in cui è scritto.

Chissà perché lo trova vagamente repellente.

Gli hanno detto che i negromanti immergono le mani nelle viscere ancora calde delle persone appena morte per sentirne la vita sotto le dita. Se immagina il pulsare degli intestini che rivelano a malincuore i loro segreti Niu prova una forma di disgusto simile.

Dicono che per un negromante sia più facile ucciderti e farsi rispondere dal tuo corpo. Niu non sa se sia vero, ma non è molto distante da quello che c’è scritto sul foglio che giace – ora a faccia in su – sulla sua scrivania.

Sono parole molto precise, prese singolarmente. Nel complesso sembrano comporre un discorso vago, ma dal significato inequivocabile.

I punti chiavi sono tre: reati politici, interrogatori e uso della forza.

Consentito.

Niu lascia vagare lo sguardo sullo specchio di ghisa nera del Tarma. Osserva le piccole luci gialle delle chiatte muoversi piano, come lucciole intirizzite in una notte fredda.

Chissà perché i suoi pensieri tornano alla violazione definitiva della dignità delle spoglie che implica la negromanzia.

Piega il foglio in quattro, con grande attenzione, e lo chiude nel primo cassetto della scrivania.

 

—-

La attende in una grande stanza dal pavimento di parquet, insolitamente calda e secca per essere sotto terra.

È chinato su un tavolo e accanto a lui ci sono Artides e Rentor. Stanno studiando attentamente una mappa.

“Avvicinati, Sida,” dice Mitris, senza voltarsi. Gli altri due, loro si voltano eccome. Artides sembra quasi seccato, Rentor si limita a soppesarla in silenzio.

Senza maschera è esattamente lo stesso ometto insignificante che è quando la indossa, solo che ha l’occhio di Mitris proprio in mezzo alle sopracciglia.

Sida si avvicina in silenzio.

“Lo riconosci?” chiede Mitris, indicando qualcosa sulla piantina. Si tratta di un grande edificio sul Tarma, di forma rettangolare, privo di giardino.

“Le Guglie,” risponde lei, aggrottando la fronte.

Mitris alza lo sguardo d’argento su di lei. Uno penserebbe che sia difficile capire dove guardano due iridi prive di pupilla, ma nel caso di Mitris non è così. Sida si sente trapassare dal suo sguardo.

“Molto bene… per una straniera,” commenta, mellifluo. Il suo dito si ritira dalla piantina. “Te la senti di fare una scampagnata là dentro?” chiede. Il suo tono è indifferente, ora.

Sida sorride: una sfida.

Scuote la testa. “Non ne ho idea. Immagino che tu conosca per filo e per segno tutte le misure di sicurezza.”

Artides la guarda con espressione dura, Rentor sembra quasi spaventato.

Mitris se ne accorge senza neanche guardarli. Ridacchia (non è un suono particolarmente rassicurante). “Sì…” dice, in tono pensieroso, “Sida si sente in grande familiarità col sottoscritto. Non pensa di dovermi alcun tipo di rispetto formale.”

Sida china la testa. Si aspetta uno schiaffo, invece riceve una grattata sulla nuca. Il tocco di Mitris è strano: le fa venire voglia di fare le fusa. Non sa se faccia questo effetto a qualcun altro, ha notato che i suoi seguaci si tengono a distanza di sicurezza e ne hanno un lieve, quasi impercettibile, ribrezzo.

“Signore…” inizia Artides, cauto.

“Ti possiamo usare con più profitto come spia, Jensen,” lo interrompe Mitris, e l’altro china il capo. “Verrà Sida con me.”

È un ordine e la fine delle trattative, se mai una trattativa è stata possibile. Artides stringe le labbra come se avesse mangiato qualcosa di amaro. Rentor sembra ancora una volta spaventato.

Un vigliacco fedele, pensa Sida: a cosa può mai servire?

“Prendi il mio mantello,” gli ordina Mitris e questa è, in un certo senso, una risposta.

 

—-

Sono due le caratteristiche che fanno di un mago un grande mago. La prima è il livello del suo training. La magia è ovunque, un grande lago infuocato che ci circonda come isole, luminosa e bruciante. Chi usa la magia la raduna, la incanala, la adopera. La prima cosa che insegnano a un mago è ad usare solo la quantità di magia che è in grado di controllare. Altrimenti, semplicemente, il mago non c’è più, la magia lo divora. E lui brucia.

Più un mago è allenato, più conosce con precisione ed esattezza i suoi limiti. Il training serve a superare i propri limiti in tutta sicurezza.

Il modo più semplice e brutale in cui due maghi possono combattere è costringendo l’altro a farsi carico di una quantità di magia che non può gestire. Non è facile come sembra ed è un gioco più complesso di quanto creda la gente comune, ma se funziona uno dei due brucia come una torcia e di lui non rimane più niente.

A meno che, naturalmente, non si chiami Mitris. Lui era bruciato, ma era ancora lì.

La seconda caratteristica di un grande mago è il talento. È una caratteristica naturale, squisitamente casuale. La capacità di controllare la magia si tramanda col sangue, non c’è niente di democratico in questo. Va con gli occhi azzurri o le lentiggini e spunta fuori di generazione in generazione, facendosi sberleffi della volontà dell’aspirante mago.

Per quanto uno si alleni non può diventare un mago se non ne ha il sangue.

La maggior parte dei maghi sono nobili e molti pensano che si tratti di una sorta di diritto di schiatta, come se gli dei sancissero la loro superiorità facendogli dono della magia. Bastano cinque minuti di riflessione per capire che è esattamente il contrario. Quelli col sangue di mago partono avvantaggiati nella scalata sociale, fino a che prendono semplicemente il controllo e si auto-definiscono superiori.

Sida è una maga molto potente, con un grande talento ma con un training per certi versi incompleto. Oltre un certo livello non è semplice trovare maestri.

Se solo il suo training fosse completo, pensa, potrebbe gareggiare con Mitris e con Vandooler.

Segue il primo con passo leggero, nascosta da un velo di magia.

Mitris si è avvolto nel suo mantello di stoffa beige ed è semplicemente scomparso. Anche Sida è scomparsa, ma la sua magia è di un livello inferiore. Lei ha dovuto correggere la sua ombra e, mentre si muove, la sua ombra si mimetizza con una frazione di secondo di ritardo. Nessuno se ne può accorgere, non di notte e non se è normalmente attento, ma Mitris è semplicemente sparito. La sua ombra non c’è più.

Lui c’è ancora. Un sottile filo di magia le fa da guida, permettendole di seguirlo.

Su per vicoli sotterranei, scale e passaggi di pietra, nell’aria della notte, attraverso la brezza che soffia sopra il Tarma.

Sorvolano il fiume come due grossi condor e Sida si chiede che cosa provi Mitris a tornare nel luogo della sua sconfitta. Il ponte Kir è sotto di loro.

Atterrano delicatamente sul lungofiume delle Guglie.

Il palazzo è buio e silenzioso, le tre guglie dorate delle torri sotto la luce lunare sembrano d’argento.

Mitris si dirige semplicemente verso l’ingresso. Il portone è chiuso e guardato dalla magia. Sida può percepirla che lo copre come un velo.

Sono molti i talenti di un mago. Maneggiare grandi quantità di magia è quello più evidente, ma anche saperne maneggiare quantità molto minute è un esercizio che richiede abilità.

Sida percepisce il tocco vellutato di Mitris mentre lavora il sottile velo che ricopre il portone. Con calma, con cautela, ne scioglie l’ordito, lo separa in due parti che è possibile attraversare come se fossero le ali di una tenda.

Mentre fa questo Sida convince dolcemente la serratura ad aprirsi. Poi convince le particelle del legno a farsi rade, e scivola attraverso un battente. Crea un varco per Mitris, che non può distrarsi dal velo di magia, e anche lui scivola dentro.

L’atrio delle Guglie è alto e impressionante, dal soffitto ricamato di tasselli di marmo.

Mitris prende verso destra senza esitazioni, passa accanto a due guardie semi-addormentate sulle lunghe picche, avanza verso il fondo di un corridoio. Sida lo segue.

Si fermano davanti ad un’altra porta. Su questa la magia compone una sorta di corazza spinosa, che si allunga su entrambe le pareti, sul soffitto, in tutte le direzioni.

Mitris la osserva, le mani sui fianchi, studiandola. Sida non può vederlo, ma il filamento di magia che li unisce canta questa storia nelle sue orecchie.

Anche Sida osserva l’intrico di spine che hanno davanti. Riflette.

Farsi così piccoli da passarci in mezzo… Prova a rimpicciolire, ma più diventa minuscola più nota spine più piccole sulle spine più grandi, ancora e ancora. Torna delle sue dimensioni normali.

Mitris accarezza con il suo tocco magico il pattern che compone l’intrico, cercando di farlo diventare liscio ed ordinato, in modo da poterlo poi sfilare.

La parete di spine si increspa sotto la sua magia, poi emergono nuovi denti, nuove spine, e si rivela ciò che era nascosto: non c’è pattern, non c’è ordine nella parete. È stata filata parte per parte, in modo caotico.

Sida osserva le caratteristiche dell’ostacolo che ha di fronte.

È evidente, riflette, che chi ha filato questa barriera si è ispirato alle volute di un rovo rampicante. Sida cerca di immaginare una pianta parassita con le caratteristiche giuste per contrastare l’azione del rovo.

Pian piano, con grande cautela, si fa d’edera. Prova ad attecchire su un lato, accanto alla porta. La barriera di rovi cede alla sua avanzata, facendosi metabolizzare da lei.

Lentamente cresce fino ad assorbire buona parte della barriera. Quando è cresciuta a sufficienza Mitris la attraversa cautamente, aprendosi un varco dentro di lei con dolorosa precisione, ed entra.

Quando Sida ritorna alla sua forma naturale, cade in ginocchio sul pavimento di marmo di un ufficio coperto di schedari.

“Molto bene,” le sussurra Mitris, sollevandola per un braccio. Sida sente un po’ della sua energia abbandonarlo in un rivolo e riversarsi dentro di lei. Beve avidamente a quella fonte, ma il contatto si interrompe quasi subito.

Mitris volge lo sguardo verso gli enormi schedari.

Sono coperti di lucchetti magici.

 

—-

Di nuovo nel corridoio Mitris si ferma come se stesse pensando. Sida si ferma accanto a lui. È stanca, tesa, avverte la fatica delle informazioni che sta trasportando.

“Non sei curiosa di visitare l’ufficio del nuovo capo della Prima Cerchia?” le sussurra Mitris, quasi malizioso. Sida può percepire che è soddisfatto, euforico.

“Sai dov’è?” gli chiede.

“Ma certo. Credo che dovresti proprio vederlo, sai? Sarebbe… istruttivo, per te.”

A Sida non è ben chiaro che cosa intenda, ma si limita ad annuire. È così stanca, ma non ha il coraggio di dirlo. Il suo orgoglio non glielo permette.

Mitris la precede su per le larghe scale che partono dall’atrio, superando altre quattro coppie di guardie sull’attenti.

Il corridoio del secondo piano, con la sua fuga di bifore, lascia Sida senza fiato. L’alba grigeggia sul Tarma, illuminando d’oro i tetti dei palazzi che emergono dalla foschia sull’altro lato del fiume.

Una striscia come di porpora tinge l’orizzonte.

“Mi sono mancate le albe di Sol,” mormora Mitris, fermo davanti ad una bifora. Sida scorge la sua figura snella come un’impercettibile increspatura nell’aria, abbastanza da immaginarselo con una mano sulla colonna, la testa incurvata in avanti come quella di un falco. “È l’unico posto al mondo dove ci sono questi colori.”

Si scosta dalla finestra e si dirige verso la porta in fondo al corridoio.

Sida la osserva incredula. Non ha protezioni.

“Non è possibile,” dice.

“No, infatti,” concorda Mitris.

Poi è come se ci fosse uno sbuffo di magia. Mitris sta diffondendo magia a piene mani, spargendone ovunque. Sida comprende che è sua intenzione scoprire dove si annidano le difese magiche per semplice contatto. La magia attira la magia, tende a coagularsi in grumi.

Compaiono alcuni sottilissimi filamenti, che attraversano il loro cammino.

“Ancora non ci siamo,” dichiara Mitris. Allunga una mano fin quasi a sfiorarne uno. Vuole capire come è fatto, a che cosa serve, qual’è la sua funzione.

“Secondo me bisogna passarci attraverso,” dice Sida. “Secondo me servono a capire chi sei, punto e chiuso.”

“E se sei la persona giusta ti lasciano entrare,” concorda Mitris.

Rimangono per un istante in silenzio.

“Non ho mai nemmeno visto questo Niu Ardati,” conclude Sida, come se si deprecasse per questa mancanza.

Mitris torna ad essere perfettamente visibile, e sul viso ha un’espressione intenta.

“In ogni caso non basterebbe,” dice, socchiudendo gli occhi. Sida lo vede cambiare lentamente, titubante, sotto i suoi occhi.

Si abbassa e si fa più largo. Molto più largo. Gli spuntano uno, due, tre menti lisci, la sua pelle si fa rosea, umana… Ciuffi bianchi di capelli spuntano in mezzo all’argento dei suoi, gli occhi diventano castani e piegati verso il basso.

Vandooler, le mani pingui e il sorriso mite, incrocia con calma le braccia sulla grossa pancia.

Mitris grugnisce.

“Vediamo ora se lui può entrare,” commenta, con la voce di Vandooler.

Allunga la mano e, con la massima naturalezza, apre la porta. Sida irrigidisce i muscoli. Non succede niente di strano. Non sente la magia diffondere silenziosi messaggi d’allarme.

“Entra pure con me, cara,” dice Mitris, imitando ora anche il tono paternalistico di Vandooler. Sida scivola dentro, tesa.

Ancora una volta non succede niente.

Mitris si guarda attorno nell’ufficio di Niu Ardati illuminato dall’alba, alla ricerca di altre trappole. Si chiude la porta alle spalle e ritorna con uno schiocco al suo aspetto precedente. Si massaggia il viso in punta di dita e Sida si rende conto che per lui trasformare la sua pelle vetrificata dev’essere spaventosamente doloroso.

“Io mi prendo la scrivania,” comunica, in tono asciutto, e va a sedersi con noncuranza dietro al massiccio tavolo di legno bianco. “Non ha cambiato molto, rispetto al suo predecessore. Solo le difese, naturalmente. Quelle di Hui erano meno raffinate, ma più perfide. Guarda dentro quei cassetti,” aggiunge, indicando un basso mobile del medesimo legno bianco della scrivania.

Sida, obbediente, si accoscia lì davanti ed inizia a frugare coscienziosamente.

Ci sono vari fascicoli dentro cartellette di pergamena colorata. Hanno l’odore dei documenti spesso sfogliati, sfogliati da mani nervose, sudaticce, agitate. Si tratta di dossier su varie Maschere. Quello che si sa di loro, delle loro famiglie, amicizie, della loro magia e delle azioni a cui hanno partecipato.

Il cervello di Sida coglie veloce le implicazioni di quello che ha davanti. Sfoglia freneticamente tra le pratiche mentre Mitris è immerso nell’esame del contenuto della scrivania.

Il suo fascicolo è più sottile di molti altri.

Sida lo apre con una certa attenzione. Ci sono fotografie antiquate di un gruppo di bambini in divisa. Orfani disposti rigidamente davanti al Tarma, dritti su una spiaggia, forse in vacanza. Tra di loro, magro e cupo, un ragazzino dai capelli scuri, con lo sguardo puntato a terra, infelice e arrabbiato. Mitris.

Altre immagini di lui in mezzo ad altri bambini, mentre lavorano in un orto, durante una partita in un cortile polveroso, con i calzoni troppo corti, la giacca troppo leggera.

Poi una fotografia di Mitris con indosso una toga di seconda o terza mano, che guarda l’obbiettivo con aria soddisfatta mentre stringe un rotolo di carta, probabilmente un diploma. Mitris non sorride, il suo viso ha i tratti di una bellezza distante e poco cordiale. L’uomo che, in ricchi abiti, gli ha appena consegnato il diploma è grasso e bonario: Vandooler, più di quaranta anni prima.

Sida sfoglia velocemente il resto del dossier, apprendendo altri dettagli che non conosceva, ma niente è sconvolgente come le prime immagini.

Come può Mitris reclamare la guida di Eye, se è un orfano, probabilmente un bastardo come lei? Sida immagina che ci sia qualcosa di molto complicato sotto. Mentre siede sul pavimento di marmo dell’ufficio del capo della Prima Cerchia, con l’alba che ormai è tutta rosa, si rende conto senza possibilità di errore, che niente di quello che è dentro quel fascicolo ha importanza. Sarebbe come ammettere che gli anni in cui ha teso la mano in cambio di ogni genere di cose la rendano qualcosa in meno di quello che è.

“Mitris,” chiama, a bassa voce.

Lui solleva la testa da alcuni documenti. I suoi occhi di argento riflettono per un attimo la luce rosa del cielo.

Sida si alza lentamente e gli porge i fascicoli.

Mitris guarda con sguardo impassibile quello in cima alla pila, poi lo apre lentamente. Le fotografie sono la prima cosa che si nota.

Quando i suoi occhi si posano sul se stesso giovane e sparuto in posa davanti alla spiaggia con i suoi sfortunati compagni il suo viso si deforma lentamente in una smorfia d’odio.

Non dice una parola, ma Sida può vedere che è scosso da una emozione di incredibile forza, sotterranea e malvagia, forse di graffiante dolore, disgusto, vergogna e odio, specialmente odio.

Stringe una mano a pugno accartocciando una fotografia.

“Si accorgeranno che siamo stati…” inizia Sida, ma si interrompe. L’intera pila di fascicoli ha preso fuoco.

“Come osano…” ringhia Mitris, con voce bassa ma non per questo meno terribile. “…come osano… catalogarmi come un… insetto…”

Si alza e le fiamme si alzano attorno a lui, furibonde.

Il pavimento si crepa, la scrivania esplode in schegge di legno candido, il vetro della finestra schizza da tutte le parti.

“Mitris!” esclama, ma lui ovviamente non la ascolta.

La magia che innerva tutto il palazzo sembra contrarsi e poi espandersi.

Scoperti oltre ogni possibilità.

Sida percepisce le guardie, in fondo al corridoio, iniziare a correre da quella parte, mura di magia ergersi tra loro e l’uscita, i muri stessi contrarsi in modo da intrappolarli.

La furia di Mitris cresce e cresce, incendiando e distruggendo attorno a lui come un turbine.

Sida, riparandosi con le mani dalle schegge, inizia a cercare un varco per scappare.

Allarga un buco che si è aperto accidentalmente nelle difese del palazzo, creato senza che lo intendesse dall’attacco contro il niente di Mitris.

“Andiamo via di qua!” grida. Convoglia tutta la magia che ritiene prudente verso il varco, cercando di allargarlo a sufficienza per fuggire. Prende Mitris per una manica, strattonandolo, e lui finalmente torna in sé.

Finisce di aprire una via di fuga convogliando una quantità impressionante di magia da quella parte, ultimo sintomo della sua furia, stringe Sida per un braccio e salta nel vuoto.

Vola verso il sole, ancora troppo furente per parlare.

 

Personaggi: Sida, Niu Ardati, Mitris, Vandooler, Jensen Artides (furetto), Rentor.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison scrive:

    sida: monocorde (comincia ad annoiarmi la ragazza…), accorta, autocompiaciuta – sovversiva;

    niu ardati: impreparato, spaventato, inetto – autoritario;

    mitris: irascibile, potente, dispotico, furbo – autoritario;

    vandooler: risoluto – democratico (scusa se ne metto solo uno, ma non si è visto!);

    jensen artides: controllato, frustrato – autoritario;

    rentor: assogettato, impersonale – autoritario.

    per gli ultimi tre è stata dura, ma qualcosina ho cercato di cavare fuori.

  2. sraule scrive:

    Grande MrHarrison!
    “Monocorde” è stato fantastico! 🙂

  3. utente anonimo scrive:

    Ma uno che vuole sovvertire un sistema autoritario per sostituirlo con un altro sistema autoritario come va considerato?

    Arm

  4. sraule scrive:

    Ma uno che vuole sovvertire un sistema autoritario per sostituirlo con un altro sistema autoritario come va considerato?

    Stronzo.

  5. mrharrison scrive:

    e autoritario. autoritario^2

  6. sraule scrive:

    Ma anche “politico qualsiasi” va benino. 🙂

  7. utente anonimo scrive:

    Sida – fiera, aggressiva, intelligente, autoritaria
    Mitris – impulsivo, violento, manipolatore, autoritario
    Niu Ardati – inquieto, apprensivo, scrupoloso, democratico
    Jensen Artides – maligno, velenoso, sovversivo
    Rentor – servile, debole, codardo… Sandro Bondi

    madmac

  8. sraule scrive:

    Rentor – servile, debole, codardo… Sandro Bondi

    LOL!

  9. utente anonimo scrive:

    SIDA: morta di belino, paranoica, infantile, fascistoide, stavolta ha un po’ meno manico di scopa infilato su per il culo ma solo perchè spera di risolvere problemi derivanti dalla prima definizione. AUTORITARIA

    MITRIS: sicuro, melodrammatico, saccente, brutto, arrogante, presuntuoso, irascibile e ha ancora la scopa ecc. ecc. AUTORITARIO

    NIU: insicuro, indeciso, paranoico. AUTORITARIO

    VANDOOLER: invisibile. AUTORITARIO

    JENSEN: infido, frustrato. AUTORITARIO

    RENTOR: pavido, laido, servile e lacchè. AUTORITARIO

    Questo per la terza puntata. Per la quarta ci vediamo l’anno prossimo.

    Armaduk

  10. sraule scrive:

    Come controbattere a tale presa di posizione? 🙂

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