Due Metamorfi hanno provato ad introdursi nel suo palazzo. Non sapevano che le mura sono intrise di magia e che un simile tentativo può essere letale. Sono scappati via con la coda tra le gambe, lasciandosi dietro qualche ciuffo di pelo.

Sono tornati la notte dopo, in forma umana.

Sida sapeva di essere osservata e li ha mandati via. Dopo gli ha mandato dietro Rori perché desse loro delle istruzioni. La piccola Oni aveva una gran paura, ma Sida ha ringhiato e Rori ha obbedito.

I due Metamorfi sono entrati da una porta nascosta nel giardino.

Quando Sida apre la porta sul retro la Oni  schizza dentro correndo quasi a quattro zampe, terrorizzata. Sida, immobile sull’uscio, osserva i due Metamorfi che si guardano nervosamente attorno.

Il giardino schiocca e sibila ed emette, insomma, tutti i suoni inquietanti che può emettere un giardino di notte. Sida si fa da parte per farli entrare.

Il primo Metamorfo è alto e dalle spalle larghe. Biondo e irsuto, Sida l’ha visto aggirarsi nel suo giardino sotto le spoglie di un lupo, la sera precedente. Un lupo biondo che forse può girare per le vie di Sol facendosi scambiare per un cane. L’altro Metamorfo è più piccolo e scuro. Un visone, con piccoli occhi neri e una bocca malvagia.

Sida chiude la porta alla loro spalle senza dire una parola e li precede nel medesimo salotto in cui ha ricevuto i due funzionari.

Due e due, pensa, con un sorriso mentale. Due è il numero degli ambasciatori.

Sono entrambi avvolti in mantelli neri, ma non indossano le maschere. È un peccato. Sida ha sempre voluto osservarne una da vicino e capire se sono davvero antiche o sono solamente, come crede, delle repliche.

“Accomodatevi,” li invita a sedere su un divano. “Gradite qualcosa da bere? Del vino forse?”

I due si scambiano un’occhiata.

“È molto gentile da parte tua,” dice, alla fine, il lupo. “Sei stata molto gentile a riceverci,” aggiunge.

Sida batte le mani e Missi e Rori arrivano di corsa. Dice loro di portare del vino specificando il tipo e l’annata. Le due Oni schizzano verso la cantina. Lei si siede di fronte ai suoi ospiti e raccoglie le gambe sotto di sé. Indossa un vestito lungo di velluto nero, privo di maniche, e non porta le scarpe.

Il visone tossicchia. “Lascia che ci presentiamo,” dice, “io sono Jensen Artides, e il mio compagno è Astor De Romains. Siamo entrambi…”

“Metamorfi,” dice Sida. “E Maschere. Lo so.”

I due si guardano ancora tra di loro. Artides sembra seccato e forse anche spaventato, mentre De Romains è quasi divertito. È lui a esclamare: “Bene! Saltiamo le formalità!” Le mostra il palmo delle mani. “Siamo anche maghi.”

“Davvero perfetto,” commenta Sida.

Arriva il vino. Le due Oni lo servono a lei e agli ospiti in alti calici di vetro.

“Non si vedono molte di queste bestiole, a Sol,” dice De Romains, osservandole di soppiatto. Sembra che stia decidendo se sono buone da mangiare oppure no.

“A Kenda sono servitori comuni. Sono molto fedeli,” risponde Sida.

“Così dicono,” lascia cadere il discorso Artides. È evidente che non è a suo agio.

Sida beve un sorso e lo guarda. I suoi occhi color ghiaccio possono mettere a disagio chiunque anche nella situazione più amena. Sono, anche se Artides non lo sa, gli occhi di un grosso predatore. Un predatore più grosso di lui.

“Il nostro maestro…” inizia a dire, forse per sottrarsi al suo sguardo inquisitore “… ci manda a chiedere il tuo appoggio per la sua causa.”

Sida si alza. Passeggia avanti e indietro con il bicchiere in mano, come un felino che pensa e muove nervosamente la coda, misurando il suo territorio a passi eleganti.

“Non so nemmeno se è vivo, il vostro maestro,” dice, alla fine, in tono secco.

De Romani allarga le mani in un gesto conciliatorio. “Se decidi di unirti a noi lo vedrai con i tuoi occhi molto presto.”

“E se decido altrimenti?” li provoca Sida.

I due si lanciano un’occhiata imbarazzata e si preparano a mentire. Tendono anche i muscoli, pronti, dopo alle menzogne, ad eseguire una veloce sentenza di morte.

Sida sorride, lasciandoli perplessi.

Con le braccia conserte guarda il pavimento e ridacchia, come seguendo un pensiero personale e divertente.

“Molto bene,” dice, “perché no, in fondo? Incontrerò questo Mitris, poi vedremo…”

I due Metamorfi sembrano turbati dalla sua esternazione. Sida può percepire che pensano che si stia comportando in modo decisamente avventato e irresponsabile, e che non si renda affatto conto che, una volta in presenza di Mitris non avrà nessuna possibilità di cambiare idea.

Sida sorride ancora.

Non si considera avventata né sprovveduta. Sono loro che non hanno idea della sua reale forza.

Aspetta che finiscano il loro vino prima di congedarli.

 

—-

Niu Ardati è un po’ sulle spine.

Ha incontrato Vandooler prima, ma ora da lui ci si aspetta qualcosa di diverso. Ora gli deve dei risultati non solo a livello personale, ma anche a da parte di tutta la Prima Cerchia.

Il palazzo del Consiglio, splendido al centro del Tarma, gli sembra un luogo sinistro, questo pomeriggio. Mentre lascia l’imbarcazione che l’ha accompagnato fino all’isola Maggiore non riesce a scacciare la sensazione di dovere a Vandooler qualcosa di più dei risultati della Prima Cerchia.

Qualcosa di personale.

Non consente ai suoi pensieri di spingersi troppo oltre.

Il cancelliere lo invita a salire le scale ricurve dell’ala sud del palazzo, precedendolo nello studio dell’anziano consigliere.

È la sua voce ad invitarlo ad entrare, molto prima che il cancelliere possa bussare.

Ardati viene abbandonato sulla soglia ed è costretto ad avanzare da solo sullo spesso tappeto verdastro.

Dall’ultima volta in cui si sono incontrati Vandooler è ancora ingrassato. Ormai somiglia ad un otre di pelle molle, sormontato da un viso placido dagli occhi penetranti. Al contrario di altre persone enormemente grasse, Vandooler non ha alcun odore particolare. Non sembra appesantito dalla sua mole, ma un poco rallentato dall’età.

“Entra, Niu, mi fa piacere vederti. Siediti qua, davanti a me…” La voce del vecchio consigliere è rassicurante, paterna. Ardati si siede davanti a lui, su una poltroncina foderata di pelle verde, e accavalla le gambe.

“Suppongo che i primi giorni del tuo mandato siano stati frenetici.”

Ardati sorride appena. “Proprio così, signore.”

“Vorrei che tu sapessi che ho appoggiato personalmente la tua nomina.”

Ecco. Ardati vorrebbe quasi chiudere gli occhi. Ecco che il pensiero che non voleva pensare gli viene sbattuto in faccia.

“La ringrazio,” dice, un po’ freddamente.

“Avrei potuto non dirtelo e lasciarti nell’incertezza, ma volevo che lo sapessi. Non mi aspetto che tu cerchi di compiacermi.”

Il tono è schietto, il viso sincero, ma Niu non sa come interpretare la frase.

“No, signore,” risponde.

“Eri già la prima scelta di Hui. Nessuno potrà mai accusarti di niente. Ma non era di questo che intendevo discutere con te, oggi.”

Ardati attende in silenzio, ma Vandooler, dopo aver affermato di voler parlare d’altro, non sembra decidersi a farlo. Alla fine l’anziano consigliere sospira. I suoi tre menti sospirano con lui.

“La situazione con la folle campagna di Mitris si va aggravando. Sei stato informato, credo…”

“Si’, signore.”

“È davvero un costante dolore. Le sue Maschere,” la bocca di Vandooler si distorce pronunciando la parola, “diventano sempre più sfacciate. Si comportano come se non gli importasse di essere scoperte. Come se non temessero alcuna punizione.”

“Agli ultimi processi le pene sono state esemplari, signore,” dice Ardati, cupamente.

Gli occhietti di Vandooler si fissano nei suoi. “Le prigioni sono state assalite una volta, Niu. Possono esserlo ancora.”

L’altro apre le mani, impotente. La sicurezza della carceri non riguarda la Prima Cerchia.

“Questa mattina è passata una nuova risoluzione. La circolare ti attende in ufficio.”

Niu non è in grado di capire il motivo del brusco cambio d’argomento, ma immagina che riguardi la cattura delle Maschere. Vandooler sembra stanco, svuotato, un po’ triste.

“Non ero d’accordo, vorrei che lo sapessi. Ho votato contro, per quel che vale. Ma quello che davvero mi spaventa è questa domanda…”

Gli occhi di Vandooler, nei recessi della sua carne, mandano un lampo di dolore.

“…Se davvero non avessimo altra scelta?”

 

—-

Sida ha già sentito parlare delle catacombe di Sol, ma non le ha mai viste prima. Quando era una ragazzina, ricorda, tra i mocciosi del quartiere circolavano leggende di ogni tipo. Un branco di bambini ignoranti, sporchi ed accattoni, tuttavia, non è una fonte di informazioni sicura.

Si parlava di come il sottosuolo di Sol fosse percorso da stanze, grotte, passaggi e chissà cos’altro.

Sida, ora, seguendo la sua guida alla luce danzante di una torcia, inizia a comprendere con maggiore chiarezza.

Il passaggio inizia nello scantinato di un palazzo nel quartiere Salvino, uno dei più poveri e cadenti di Sol. Una scala di pietra, ripida e stretta, scende per quasi dieci metri, poi c’è una svolta e il passaggio diventa un condotto pianeggiante scavato nell’arenaria.

Attraversano alcune stanze di mattoni dal soffitto a cupola, forse parti inutilizzate delle fognature. Scendono e salgono di nuovo, a volte attraversando le camere abbandonate di un antico palazzo, a volte seguendo l’andamento naturale di grotte ormai dimenticate.

È un labirinto e i sensi da predatore di Sida non l’aiutano in quella polverosa confusione di muffe, salnitro e calcare.

La sua guida è una donna silenziosa, avvolta in un mantello di seta verde privo di segni di riconoscimento. Indossa un’elaborata maschera bianca e dorata, con il viso paffuto da bambola circondato da raggi solari d’ottone. Gli occhi si scorgono appena attraverso i fori degli occhi.

I capelli scuri sono legati in una crocchia sulla nuca e Sida ha l’impressione che sia giovane. I suoi passi sono elastici, la sua figura è flessuosa.

Si è limitata a guidarla senza rivolgerle parola.

Due giorni prima De Romains è tornato alla sua casa per darle delle istruzioni. Sida le ha eseguite alla lettera. Indossa un’ampia veste nera e dei sandali, ed ha i capelli sciolti sulle spalle.

Finalmente la sua guida la introduce in un’ampia sala sotterranea.

Le pareti rosseggiano alla luce delle numerose torce, ma è specialmente l’alto fuoco che ruggisce al centro della stanza ad attirare l’attenzione.

È certamente un fuoco magico. Non è alimentato da legna ma parte direttamente da una sorta di cerchio di pietre posate sul suolo. È alto quanto una persona, caldissimo e rumoroso.

A Sida ricorda il fuoco magico che ha consumato Mitris fino alle ossa, tanti anni prima.

Sui lati della sala, che è di forma irregolarmente circolare, stanno in piedi una quarantina di persone con i visi nascosti dalla maschere.

Ognuna è diversa: dai tratti infantili o grifagni, delicati o grotteschi, bianche, con le gote e le orbite colorate, istoriate da motivi simili a pizzo, circondate o meno da raggi, corna, boccoli di ceramica.

Alcune hanno la bocca aperta in un grido, altre dischiusa in un sorriso eccessivo, altre ancora piegata verso il basso in un eccesso di tristezza, e alcune, rare, non la possiedono e basta.

L’unico tratto in comune è rappresentato dai buchi ovali degli occhi.

Le Maschere sono avvolte in mantelli anonimi, colorati, che celano la maggior parte delle loro caratteristiche. L’aria è percorsa da un mormorio quasi del tutto eroso dal ruggito del fuoco.

Ci sono altre quattro persone  con indosso delle tuniche nere e nessuna maschera. Stanno diritte davanti al fuoco magico con aria tremante, in attesa.

La guida di Sida le fa cenno di attendere con loro.

Si tratta di tre uomini e una donna. Lei è molto giovane, forse sedicenne, con labbra morbide e guance rosee. Anche uno degli uomini è giovane, poco più di un ragazzino biondo e spaventato, che cerca di darsi un tono, ma non riesce a guardare il fuoco.

Gli altri due sono uomini ben pasciuti sulla cinquantina. Hanno mandibole pavide e occhi guardinghi.

La loro pelle, i loro capelli, la qualità dei loro vestiti, rivelano che sono di una classe sociale abbastanza alta.

All’improvviso il mormorio delle Maschere cessa.

Dall’altra parte della sala, oltre il fuoco, due uomini hanno portato una grande sedia di legno istoriato. L’hanno posata a terra per poi ritirarsi rispettosamente di lato, rimanendo dritti lì accanto come due guardie.

Un uomo alto, avvolto in un pesante mantello di velluto nero, entra a passi lunghi e veloci nella stanza. Rispetto all’atmosfera cerimoniale dell’adunata i suoi gesti sono prosaici, bruschi, quasi innervositi.

Si siede sullo scranno senza nessuna eleganza e solleva lo sguardo sulla sala.

I suoi occhi sono d’argento liquido, privi di pupilla, sottili e malevoli.

La sua pelle è come di ceramica. Lucida, lustra, simile ad una maschera. La fronte è alta, il naso affilato, la mandibola dura e le labbra sottili.

Le Maschere, tutto attorno, si inchinano servilmente. I quattro compagni di Sida si gettano a terra, lasciandola sola e esposta allo sguardo di Mitris. Sida china la testa.

“Perché ci riuniamo stasera, Rentor?” chiede lui, voltandosi verso l’uomo basso e vestito di scuro che è apparso accanto al trono. La sua voce è metallica e penetrante, quel tipo di voce dalla sonorità particolare, capace di farsi udire anche quando è un sussurro.

“Altri cinque sostenitori chiedono di unirsi a noi, Maestro,” risponde l’ometto, gracchiante. La sua maschera è bianca e tonda, insolitamente semplice.

La bocca di Mitris si piega in un lento sorriso. È una maschera viva, lustra, scintillante. Non si capisce come possa muoversi senza incrinarsi, creparsi, spezzarsi. È come se la materia di cui è composta fosse fluida e solida nello stesso tempo. I suoi capelli argentei gli cadono dritti sulle spalle, frusciando come fili vivi e metallici.

“Molto bene. Signori? Uno per volta dentro il fuoco.” Intreccia le mani in grembo. “Il dolore sarà momentaneo.”

Si volta nuovamente verso l’ometto che ha chiamato Rentor, sussurrandogli qualcosa all’orecchio, come ormai disinteressato alla sorte dei nuovi adepti.

Due Maschere si avvicinano ad uno dei due uomini adulti e lo afferrano per le braccia. Lo spingono dentro al fuoco senza tanti complimenti.

L’uomo incespica, poi dalle sue labbra si alza un grido di dolore belluino. Dentro alle fiamme, sembra lottare per uscirne, senza riuscirci.

Gli occhi delle Maschere fissano la scena inespressivi. Ci sono delle sommesse risate divertite.

L’uomo viene espulso dal fuoco, ancora urlante. La sua veste nera è perfettamente intatta, come anche la sua pelle e i suoi capelli.

“Dove si è apposto l’occhio di Mitris?” inquisisce una Maschera, in tono brusco, avvicinandosi a lui. L’uomo sembra confuso. Si guarda attorno, si tocca la pelle, incredulo.

La Maschera gli abbassa un lembo della veste, scoprendogli una spalla. Una porzione della pelle dell’uomo è vetrificata in modo simile alla pelle di Mitris. Quella porzione ha la forma di un occhio largo circa tre centimetri ed alto uno e mezzo, dotato di lunghe ciglia.

La Maschera sembra soddisfatta e fa cenno alle due oltre il fuoco di procedere.

Il giovane viene spinto dentro le fiamme magiche. Come l’uomo prima di lui inizia ad urlare come se lo stessero torturando.

Sida, indifferente alla sue grida, guarda in direzione di Mitris.

Il “maestro”, seduto mollemente sul suo trono, sembra del tutto disinteressato ai suoi nuovi seguaci. Non fa loro promesse né li ringrazia in qualunque modo per l’adesione. Si limita a marchiarli come bestie e Sida è sicura che il simbolo dell’occhio sia ben più di quello che sembra.

Probabilmente consente veramente a Mitris di seguire le sue Maschere ovunque vadano.

Si guarda freddamente intorno. Non è certamente il momento migliore per tirarsi indietro. La cosa non la preoccupa come dovrebbe.

La giovane donna viene costretta ad entrare nelle fiamme. Il ragazzo è stato marchiato sul lato del collo. Sida immagina che sia il fuoco a “decidere” dove apporre l’occhio. Apprezza silenziosamente la complessità della magia che lo anima.

La giovane grida e grida con voce acuta, cercando di liberarsi dalle fiamme finché non sono loro ad espellerla gettandola davanti al trono.

Mitris si allontana momentaneamente dall’orecchio di Rentor e le lancia un’occhiata inespressiva dall’alto in basso. La ragazza è stata marchiata in fondo alla schiena, sulla colonna vertebrale, subito sopra al sedere. Mitris distoglie lo sguardo con una smorfia di disgusto mal celata, tornando a rivolgersi al suo scherano. L’altro annuisce servilmente, continuando a stropicciarsi le mani.

Sono rimasti solo Sida e l’altro uomo sulla cinquantina. Le Maschere stanno per afferrare lui, ma Sida si fa tranquillamente avanti, entrando con passo sicuro nelle fiamme.

Attraverso il muro di insopportabile calore osserva Mitris distogliere nuovamente lo sguardo da Rentor e posarlo sul falò con vago interesse.

Il fuoco sembra divorarti le carni. Il dolore è quasi insopportabile, ma Sida si rifiuta di gridare. Atteggia il viso in una maschera impassibile e sopporta senza un suono. Conosce troppo bene il dolore. Non è la prima volta che ne prova uno quasi insostenibile.

Il fuoco la spinge fuori con mani roventi e Sida rimane in piedi di fronte a Mitris.

Lui inclina la testa da una parte, socchiude gli occhi senza parlare. La Maschera che controlla dove è stato apposto il marchio si avvicina quasi a disagio.

Sida si sfila un sandalo, in equilibrio come un acrobata sulla corda, e gli mostra divertita la pianta del piede.

Anche il viso di Mitris viene attraversato da un impercettibile sorriso, poi distoglie lo sguardo e torna a parlare con il suo servitore. Sida coglie alcune parole nel suo sussurro. Sono “avventato”, “colpire” e “parlare con loro”.

Viene scortata ad un lato della sala, mentre, nel fuoco, l’ultimo accolito grida.

 

—-

“Che cosa succede adesso?” chiede alla Maschera a lei più vicina, in tono freddo.

“Aspetta e vedrai,” ringhia lui, di rimando.

Sida ha già notato che per la maggior parte le Maschere sono uomini.

Mitris si alza dal suo trono e nella sala torna il silenzio. Lui si mette le mani sui fianchi e abbraccia l’intero auditorio con uno sguardo quasi scontroso.

“Il nostro numero aumenta,” dice. “Tenetevi pronti.” Un lieve sorriso gli increspa le labbra. “Tenetevi pronti a colpire.”

Volta le spalle a tutti loro ed esce dalla stessa porta da cui è entrato. Sida è confusa da quella manovra, ma una mano la spinge da quella parte, premendole tra le scapole. Se la scuote di dosso come un gatto infastidito, avanzando verso la stessa porta in cui è scomparso Mitris.

Nel frattempo Rentor ha fatto un passo avanti ed ha iniziato a parlare. Evidentemente sta comunicando alle Maschere gli ordini del loro maestro.

Sida percorre un lungo corridoio scavato nella roccia. È freddo e umido, e le torce ai suoi lati lo illuminano appena. Il pavimento è polveroso, sotto ai suoi sandali. L’occhio di Mitris, sulla pianta del piede sinistro, non le dà alcun fastidio. È come se non ci fosse.

L’ambiente in cui vengono introdotti è lungo e scuro. Al centro Sida scorge una vasca di pietra calcarea, liscia, priva di spigoli. Mitris è in piedi dietro alla vasca.

Le Maschere li abbandonano sulla porta, richiudendosi alle spalle i due pesanti battenti.

“Sedetevi,” dice Mitris, indicando col capo il pavimento ai loro piedi.

Sida obbedisce per prima, mollemente, raccogliendo le gambe sotto di sé e appoggiandosi su un braccio. Anche gli altri si siedono, vicini gli uni agli altri ma un po’ più distanti da lei.

Mitris gira attorno alla vasca e si appoggia al bordo. Sida non riesce a capire se dentro ci sia dell’acqua, ma l’aria umida e fredda della grotta sembra deporre in quel senso.

“Che cos’è una maschera?” dice Mitris, osservandoli con espressione distaccata. “Qualcosa che cela il nostro vero viso o un viso essa stessa? Impedisce agli altri di capire chi siamo o dà loro un preciso messaggio sulla nostra identità?”

Fa un gesto con la mano nell’aria. Le sue dita sono lunghe e scarne, di porcellana come il resto di lui.

“Ci protegge o ci espone ai loro sguardi?”

Sorride appena. “Meritava, una maschera, tanto dolore?”

Sida sente la giovane donna fremere accanto a lei. Freddo o paura? Sida non ha freddo, non ha paura. La pantera dentro di lei sbadiglia allargando le fauci e mostrando i denti quasi per caso, la lunga coda felpata si muove avanti e indietro, spazzolando il suolo.

Mitris immerge una mano nella vasca dietro di sé, senza cessare di guardarli. Quando la estrae dalla vasca è bagnata e ancora più lucida del solito. La usa per modellare una maschera trasparente nell’aria. Prima è composta d’acqua, senza forma. Poi diventa vetro e assume le vaghe sembianze di un viso. Le dà punte morbide e gocciolanti, un nasino all’insù, una boccuccia di rosa.

Tenendo la maschera con le mani davanti a sé, vi soffia sopra dolcemente sopra e il vetro si fa porcellana bianca. Sfiora le gote in punta di dita, conferendo loro sfumature rosate e bluastre. Ognuno dei raggi si fa blu e brillante, le labbra rosse e leziose.

Allunga la maschera verso la giovane donna.

“Puoi andare Erin. Quando avrò bisogno di te, saprò dove sei.”

Lei, confusa, prende la maschera e la tiene tra le mani come se fosse fatta di carta velina. Gli occhi le si illuminano, sorride.

Mitris, senza più guardarla, immerge nuovamente la mano nella vasca dietro di sé.

“A volte abbiamo paura di quello che c’è dietro la maschera,” mormora, distratto. “A volte è così deludente.”

Plasma una nuova maschera, un matto ridente, per il giovanotto. Gli dipinge sulle labbra una smorfia che sembra un sorriso, ma invece è un ringhio aggressivo.

“Vai, Leonard,” lo congeda. Anche lui, come la giovane, lascia la stanza.

Mitris si sporge verso Sida, la scruta con espressione quasi divertita.

“Tu hai già una maschera, non è vero? Alzati, vieni a prendertela.”

Sida si alza e finalmente può scrutare dentro la vasca. Non c’è proprio niente di speciale. Solo acqua.

Il corpo di Mitris, da vicino, sembra non emettere calore, sembra dello stesso materiale freddo ed inerte della vasca. I suoi abiti hanno un vago profumo di essenze speziate, ma non la sua pelle.

Sida guarda l’acqua dentro la vasca. Dovrebbe succedere qualcosa di particolare?

“Ah, ma devi specchiatici dentro, Sida,” dice Mitris, in tono assolutamente neutro.

Lei allunga la testa fino a che il suo vago riflesso non compare nell’acqua. Più che di un riflesso, visto che la stanza è buia, si tratta di una sagoma.

Nell’acqua, lentamente, emerge qualcosa proprio là dove c’è il riflesso della sua testa. Mitris allunga una mano e prende l’oggetto. È una maschera candida, contornata di nero, dai lineamenti delicati di una donna dagli occhi allungati, dalle labbra chiuse e vagamente sorridenti, dalle sopracciglia che sono due perfetti archi neri.

“Ti riconosci?” chiede Mitris. “Questa è la maschera che indossi, non è così?”

Sida la prende dalle sue mani, se la rigira tra le dita, se l’appoggia sul viso.

La toglie e sorride. “Siamo così simili?” chiede.

“Decisamente. Puoi andare, ora. Seguirò i tuoi passi.”

—————-

Personaggi: Sida, Niu Ardati, Mitris, Vandooler, Jensen Artides (furetto), Astor De Romains (lupo biondo), Rentor.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Cazzo, Susà, correggi quel “minni” che dovrebbe essere “missi”. Qua è già dura così, con tutti sti nomi.

    Arm

  2. mrharrison ha detto:

    ragazzi quanti personaggi… cerco di non ripetermi (più che altro non inserendo cose già scritte, non mi sembra ancora il caso)

    sida: altezzosa (poteva andare bene anche l’altra volta…), sicura, ambigua – sovversiva

    niu ardati: avventato, immaturo (per il ruolo che deve ricoprire) – autoritario

    mitris: superbo, potente, sicuro (il preferito della scrittrice…;) – autoritario

    vandooler: calmo, deciso, avveduto – democratico

    astor de romains: diplomatico, furbo – autoritario

    jensen artides: violento, schietto, impaziente – autoritario

    rentor: servile, impersonale, assogettato – autoritario (nel senso che crede nell’autoritarismo e lo applica per mitris)

    adesso guardo un paio di cose e ti mando un PVT!

  3. sraule ha detto:

    Scusate, pietà! Correggo subito i nomi scazzati.

    Basta, prometto che dopo questi non ci sono altri personaggi, siamo arrivati alla saturazione.

    MrHarrison: ripetiti tranquillamente, se pensi che si applichino ancora. Anzi, è proprio il tuo “lavoro”.

    Scusa l’ignoranza, ma che cos’è un PVT?

  4. sraule ha detto:

    Ho capito cos’è il PVT, lì. Grazie.

    Dimmi se posso postare la parte “sintattica”.

    S.

  5. mrharrison ha detto:

    posta pure, non c’è problema! 🙂

  6. sraule ha detto:

    Eccolo (il corsivo è di MrHarrison):

    > pag. 1, terzo capoverso “Sida sapeva di essere osservata e li ha mandati via. Dopo gli ha mandato dietro Rori perché desse loro delle istruzioni. La piccola Oni aveva una gran paura, ma Sida ha ringhiato e Rori ha obbedito.” quel “gli” non va bene dal momento che si parla di due persone; forse è da riformulare, per non ripetere il “loro”. vedi tu, ripeto che non voglio fare il prof!

    In questo caso e nel successivo: In effetti è un errore, però è un errore che sapevo di commettere e che è ormai ampliamente accettato anche in letteratura. Dire: “Dà quella cosa a loro, mamma” è troppo circonlocutorio per la lingua moderna e anche un po’ cacofonico. E’ in effetti un problema abastanza ricorrente nei libri e ci sono due correnti di pensiero: quelli che usano sempre “loro”, “a loro” ecc e quelli che lo usano solo dove “ci sta bene” anche se è scorretto.
    Ovviamente io appartengo alla seconda categoria 🙂

    > pag. 2. più o meno a metà: ““È davvero un costante dolore. Le sue Maschere,” la bocca di Vandooler si distorce pronunciando la parola, “diventano sempre più sfacciate. Si comportano come se non gli importasse di essere scoperte. Come se non temessero alcuna punizione.”” stessa cosa.
    >
    > ultima pagina, terzo capoverso: “Sida ha già notato che la maggior parte delle Maschere sono uomini.” il soggetto è “la maggior parte”, e il verbo dovrebbe essere coniugato al singolare. ma forse è meglio riformulare. sono proprio sviste che io faccio a bizzeffe, ripeto che non voglio fare il saccente!

    Sì, questa è proprio una svista! Ora lo correggo!”

    E infatti l’ho corretto!

  7. utente anonimo ha detto:

    prima di tutto, mi sa che nei commenti si sta cominciando a confondere l’orientamento politico con l’indole del personaggio. mitris avrà anche un carattere autoritario, ma è politicamente sovversivo perché “vuole rovesciare il sistema politico esistente senza che sia chiaro con che cosa lo vuole sostituire” per rifarmi alle parole di Susanna.
    vado con gli aggettivi:

    Sida: fiera, spavalda, sfrontata – sembra giocare con tutto, distaccata, difficile collocarla politicamente… per ora dico Sovversiva

    Niu Ardati: impreparato, insicuro, ansioso – Democratico

    Vandooler: passivo, infiacchito, assuefatto ai giochi di potere – un politico italiano a caso… diciamo, a fatica, Democratico

    Jensen Artides: infido, vile – Sovversivo

    Astor De Romains: vigoroso, grossolano – Sovversivo

    Mitris: gelido, potente, autoritario (come carattere!) – Sovversivo

    Rentor: devoto, remissivo – Sovversivo

    madmac

  8. sraule ha detto:

    Grazie Madmac.

    La tua interpretazione può essere opinabile, infatti uno potrebbe obiettare che il personaggio x, facendo parte di un’organizzazione democraticamente eletta sia per forza democratico, oppure che il personaggio y, essendo, poniamo, un lord della camera dei lord inglesi sia per forza autoritario.
    Be’, immagino che nove su dieci sia così (forse più nel secondo caso che nel primo), ma non è detto, no?

  9. utente anonimo ha detto:

    uhm, allora probabilmente non ho ben capito io, faccio un po’ di confusione tra carattere del personaggio, orientamento politico e scelta politica effettiva. ad esempio Sida per me potrebbe essere una dal carattere autoritario, d’orientamento democratico che sceglie di affiliarsi ai sovversivi… quindi quale dovrei indicare?

    OT grande come una casa. giorni fa avevo scritto a Cut-up per acquistare Madadh ma non ho avuto risposta. puoi aiutarmi?

    madmac

  10. sraule ha detto:

    Telefono a Fabio, va’.

    Riguardo alle scelte politiche non so. Io definirei l’orientamento. Quindi, secondo il tuo esempio, metterei “democratico”.
    Ma in effetti non ha importanza, perché questo esperimento si riferisce alle percezioni del lettore, quindi se tu percepisci Sida o chiunque altro come “autoritario” in realtà non importa se intendi il suo orientamento, la sua affiliazione effettiva o il suo carattere.

  11. mrharrison ha detto:

    io considero l’orientamento politico come parte del carattere del personaggio: mitris è, per me, evidentemente autoritario, lo dico vedendo come si comporta con i suoi seguaci. per me un sovversivo non è uno che in quella determinata situazione vuole ribaltare il governo per prenderne il posto, è un che lo mette in discussione sempre. lo stesso valga per gli altri due orientamenti.

  12. mrharrison ha detto:

    ah, giusto per non fare il perfettino, ho appena scritto un post completamente sgrammaticato…

  13. utente anonimo ha detto:

    Sida: altezzosa , snob, furba, sembra che abbia una scopa infilata su per il culo. AUTORITARIA

    Niu: ambizioso, un po’ tonto, fighettino, rampante. AUTORITARIO

    Mitris: creativo, furbissimo, cinico, cagacazzi, anche lui come Sida sembra che abbia una scopa infilata su per il culo. AUTORITARIO

    Vandooler: forte, saggio, stratega, intrallazzatore. AUTORITARIO

    Artides: svagato, pavido. AUTORITARIO

    Astor: attento, coraggioso. AUTORITARIO

    Rentor: anonimo, però anche lui come Sida e Mitris sembra che abbia una scopa ecc. ecc. Probabilmente AUTORITARIO

    Armaduk

  14. utente anonimo ha detto:

    Dimenticavo.
    Mitris: misantropo.

    Armaduk

  15. sraule ha detto:

    Grazie Armaduk!

    Anch’io la vedo in modo simile a te, mrharrison, ma come dicevo in realtà non importa davvero in che modo uno lo intenda. Quello che conta è l’impressione.

  16. utente anonimo ha detto:

    Rispetto al primo episodio ho riveduto un pò le mie opinioni.
    Sida: Enigmantica, Anarchica, Risoluta – SOVVERSIVA.
    Ardati: Fedele, Prudente, Responsabile – DEMOCRATICO.
    Mitris: Rozzo, Violento, Furbo, Affascinante – AUTORITARIO
    Vandooler: Saggio, Pingue, Addolcito, Confuso – DEMOCRATICO.
    Artides: Traditore, Veloce, Nervoso, Vigliacco – AUTORITARIO.
    De Romains: Feroce, Forte, Aggressivo, Sciocco – AUTORITARIO.
    Rentor: Viscido, Astuto, Maligno, Intrigante – SOVVERSIVO.

    Non escludo di cambiare ancora idea in seguito 😉
    Nomad

  17. sraule ha detto:

    Grazie, Nomad.
    Cambiare opinione è un tuo diritto, direi! 😉

  18. utente anonimo ha detto:

    SIDA: fine-furba-sexy-sinuosa-autoritaria.

    NIUARDATI:
    insicuro-ambizioso-leale-democratico.

    MITRIS:
    ambizioso-cinico-coriaceo-idealista-stratega-sovversivo.

    VANDOOLER:
    ambizioso-cinico-autoritario-stratega.

    JENSEN ARTIDES:
    incazzato-impulsivo-iracondo-autoritario

    ASTOR DE ROMAINS:
    cinico-subdolo-spietato-sovversivo.

    RENTOR:
    servo-frustrato-soggiogato-pedina-privo di veri ideali-privo di vera appartenenza politica.

    ho lasciato un po di aggettivi.
    ciao su.
    ross.

  19. utente anonimo ha detto:

    SIDA = Potente, felina, curiosa, amante del rischio. Sovversiva.

    NIU ARDATI = Potente, autorevole, insicuro, responsabile. Autoritario.

    MITRIS = Potente, enigmatico, profondo. Sovversivo.

    VANDOOLER = Saggio, cauto, compassionevole. Democratico.

    JENSEN ARTIDES = Diffidente, aggressivo, istintivo. Sovversivo.

    ASTOR DE ROMAINS = Curioso, avventato, subdolo. Sovversivo.

    RENTOR = Fedele, enigmatico, oscuro. Sovversivo.

    Ciao.
    Luca.

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