Sol è cinta dalle mura più alte che Sida abbia mai visto. Corrono per chilometri e chilometri attraverso le colline, salendo e scendendo come la schiena di un drago. Sono aguzze come la sua cresta, e le pietre scure che le compongono sono lustre come le sue scaglie.

C’è una leggenda, infatti, vecchia come Eye stessa, che dice che Sol è vegliata da un drago dormiente, che riposa tenendola tra le sue spire.

Quando Sida attraversa le mura, tuttavia, non ha dubbi che siano opera dell’uomo.

Sono profonde una decina di metri e ospitano stanze, passaggi, depositi e chissà cos’altro.

Dietro le mura Sol è in ombra. I tre isolati più vicini alle mura ricevono luce solo per pochi minuti al giorno. Quegli isolati sono freddi e muffosi, i peggiori in cui vivere.

Sida li attraversa nel tepore della sua carrozza, semi-distesa sotto ad una coperta di soffice lana di certino. Missi e Rori giacciono ai suoi piedi con i grandi occhi chiusi, i fragili corpi rannicchiati sul fondo della carrozza.

Sol, dietro ai finestrini, scorre mostrando i suoi colori vivaci. Dopo il tramonto la città si trasforma in un carnevale festante e pericoloso, durante il quale hanno luogo i commerci che non possono essere fatti durante le ordinate giornate.

Il Consiglio finge alternativamente che le notti non esistano o che tutto sia perfettamente normale. Se non sa come cavarsela altrimenti, il Consiglio incolpa di tutto Mitris e le sue Maschere.

Sidi guarda distrattamente le torce ardere agli angoli delle strette vie acciottolate, le prostitute sollevare le voluminose gonne, riscaldandosi attorno a fuochi accesi dentro botti catramate, i bari gettare i dadi sugli stuoini, i truffatori disporre tre tazze rovesciate su un tavolino pieghevole, o sfidare i passanti a scoprire una carta al loro tavolo da gioco improvvisato.

I mendicanti tendono la propria mano a coppa, avvolti nei loro stracci sudici, e i taglieggiatori fendono la folla con le mani nascoste nelle maniche.

Gli adepti di questa o quella ghenga si spostano compatti a gruppi di sei o sette, indossando le proprie insegne di strada: una fascia, un cappello, una cintura. Hanno i baffi arricciati all’insù o i capelli raccolti in un codino, le spade bene in vista.

I maghi da strada offrono i propri servizi all’ombra di fondi male illuminati, impegnati in una faida eterna con le guaritrici e i veggenti che li insidiano dagli stessi archi.

I signori della notte navigano nel vasto mare di Sol sulle loro portantine, scivolando tra la folla senza sforzo, i visi nell’ombra delle tende semi-chiuse. I loro sgherri li circondano senza farsi notare, armati fino ai denti sotto ai mantelli scuri.

La carrozza di Sida procede lentamente, è costretta continuamente a fermarsi, ma a lei non importa. Sdraiata tra i cuscini osserva languidamente la città in cui non mette piede da tre decadi, ricordando quello che era e confrontandolo con quello che è ora. Poco è cambiato.

La gente, se possibile, sembra ancora più cupa, ancora più distante dalla civiltà. Le guardie del Consiglio attraversano le strade con aria serena, scambiando saluti con i peggiori criminali, parte integrante dello stesso meccanismo.

Eppure molto è cambiato.

Sida sta attraversando quelle strade diretta ad una residenza lussuosa che si dà il caso sia da poco diventata la sua. Un tempo in quelle strade dormiva e tentava di sopravvivere.

Mitris è tornato da un anno e le sue Maschere sono cresciute di numero.

Ora anche Sidi è tornata. Non è ancora sicura se tra le due cose ci sia un legame.

 

 

Niu Ardati cammina a lunghi passi. La suola dei suoi stivali di cuoio produce un rumore secco sulle grandi lastre di marmo dell’atrio. Il suo mantello di panno nero schiocca dietro di lui.

È stato convocato alle Guglie da Mame Hui, il capo della Prima Cerchia, un buon motivo per affrettarsi.

Niu è l’unicogenito di una delle famiglie patrizie più in vista di Sol. Mago di sangue e Metamorfo, a quarantatre anni è uno dei pilastri della Prima Cerchia.

Ardati sale al piccolo trotto per lo scalone di marmo del palazzo noto come “Le Guglie”. I suoi passi sono fluidi e leggeri, solo la suola degli stivali lo tradisce. In realtà si tratta di un dettaglio attentamente calcolato. Ardati si è reso conto tempo fa che essere troppo silenziosi indispone le persone con cui si ha a che fare.

Percorre a passo veloce il corridoio del secondo piano che conduce all’ufficio di Hui. Sul lato destro le bifore si susseguono in una fuga incredibile, aprendosi sul panorama mozzafiato del fiume Tarma, che in quel punto raggiunge il mezzo chilometro di ampiezza.

A quell’ora della notte sembra il fondo di una pentola di ferro, coperta d’olio e su cui galleggino numerose lucciole vive. Ardati non sa da dove gli sia venuta un’immagine simile, ma le luci di Sol, delle chiatte che salgono e scendono incessantemente il Tarma, gli danno proprio quell’impressione.

Arrivato di fronte alle grandi porte di legno candido dell’ufficio di Hui, Ardati si ferma e bussa delicatamente.

“Avanti,” gli giunge la voce del capo, attutita dalla distanza.

Ardati entra e abbraccia velocemente l’ambiente con un’occhiata. L’ufficio è nella penombra. Hui è seduto dietro alla larga scrivania di legno bianco. C’è qualcosa di strano in lui. Le sue spalle sono incurvate, il suo capo sembra pendere sul petto come quello di un vecchio. Hui ha quasi sessant’anni, ma Ardati non ha mai pensato a lui come ad un uomo anziano, né, che lui sappia, l’ha mai fatto nessuno della Prima Cerchia.

“Vieni avanti,” gli ordina e, anche in questo caso, Ardati percepisce nella sua voce una stanchezza che non vi ha mai udito. Si ferma davanti alla scrivania, le braccia lungo i fianchi, la schiena eretta.

“Siedi pure,” gli suggerisce Hui e lui obbedisce.

C’è decisamente qualcosa di strano.

“Ho sentito che Most e Crowler hanno riportato un altro successo,” inizia Hui, con voce fiacca.

“Si, signore,” risponde Ardati, cautamente.

L’altro deve accorgersi della sua perplessità, perché si mette a ridere. Dev’essere stato uno spettacolo buffo, riconosce Ardati. Di solito è schietto fin quasi alla maleducazione.

“Credo che sia inutile girarci intorno,” ammette Hui. “Ti ho convocato per annunciarti il mio ritiro.”

“Cosa?”

Ardati non può credere a quello che sente. Non può crederci e, nello stesso tempo, un’assurda, meschina, speranza inizia a sorgergli in petto. Quasi rabbrividisce dinnanzi alla sua stessa bramosia.

“Non sono più un giovanotto. I tempi stanno cambiando. Cambiano troppo velocemente per me, e questo e’ quanto.”

“Non ho mai avuto una simile impressione, signore.”

“Già. Non ancora.” Hui, sventola una mano in aria e sbuffa. “Ne ho discusso anche con Vandooler. Si è dichiarato d’accordo con me.”

Ardati non sa che cosa rispondere a questo. Non si aspettava di sentire il nome di Vandooler in relazione alle dimissioni del capo. Non si aspettava le dimissioni, in effetti.

“Quindi, da quando…” tentenna.

Hui annuisce. “Dalla settimana prossima.”

Poi gli rivolge una strana occhiata. “Non vuoi conoscere il nome del mio successore?” chiede.

 

—-

 

Un lato del palazzo di Sida dà sul fiume Tarma. Il suo corso è parzialmente deviato per circondarne le mura del giardino, come se fosse un fossato percorribile in barca. Il fiume Tarma attraversa Sol componendo una sinuosa esse larga dai duecento ai quattrocento metri e di un colore verde-grigio. Lo attraversano i ponti più lunghi di Eye, i cui archi, al mattino, si perdono nella bruma. Sulle due rive del Tarma le residenze più lussuose di Sol si contendono gli approdi più vicini ai moli del Palazzo del Consiglio.

Nobili e ricchi mercanti circondano i loro palazzi di acqua. Due alti cancelli separano il canale attorno a quello di Sida dal corso del fiume, impedendo l’accesso a qualunque imbarcazione che non ne possegga la chiave.

Il giardino è fitto di vegetazione lussureggiante. Gli alti palmizi coprono il secondo piano del palazzo, mentre ben più fitte magnolie velano completamente il piano terra e il primo piano.

L’edificio è di gentile arenaria color sabbia, le finestre sono alte bifore, il tetto è una grande terrazza, recintata da una grata su cui si avvinghiano i rami della buganville.

L’ingresso principale è sul lato opposto al Tarma.

C’è un corto ponte che scavalca il canale che circonda il palazzo, poi c’è un alto cancello di ferro battuto. Oltre al cancello uno stretto viale si inoltra tra la vegetazione, portando allo spiazzo antistante al palazzo.

Qui scende Sida e sale i gradini verso l’ingresso, mentre la carrozza continua il suo viaggio verso la rimessa sul lato dell’edificio. Missi e Rori le si affrettano dietro, occhieggiando la loro nuova casa con i grandi occhi timorosi.

Sida attraversa l’atrio e sale verso le stanze superiori. Anche quando è il forma umana assomiglia alla lunga pantera snella in cui si trasforma.

Raggiunge la sua camera e si stende languidamente sui cuscini che le fanno da letto. Il viaggio e i ricordi la stanno assalendo, e vuole contrastare entrambi con il sonno.

Eppure la raggiungono ugualmente.

Prima, come si aspettava, sono i ricordi confusi del lungo viaggio da Kenda. Le tappe interminabili, l’arsura del deserto di Nor, i villaggi e le città incontrati lungo il cammino e i visi della gente, i bambini che hanno rincorso la carrozza con le mani protese.

Poi arrivano i ricordi della sua infanzia a Sol.

Sida rivede la bambina ossuta che è stata, e il gattino spelacchiato e dagli occhi appiccicati insieme. Allora il suo sangue di Metamorfo era solo un altro livello di vergogna sulle spalle di sua madre.

Tutti i Metamorfi o sono nobili o sono bastardi, e per lei valeva senza dubbio la seconda definizione. La Trasformazione è un tipo particolare di magia, non il più utile, ma il più raro, ed è un importante segno di casta. I Metamorfi sono i padroni di Sol, oppure sono gli scarti che si lasciano dietro dopo una notte di passione. Molti Metamorfi uccidono la loro prole illegittima non appena hanno il sospetto che abbia ereditato la loro stessa dote.

A Sida, fin da bambina, è stato insegnato a nascondersi.

Fin da quando somigliava ad uno spelacchiato gatto nero dalla faccia e dalla pancia bianca, un gatto dalle ossa troppo grandi, quel gatto è stato il segreto di Sida e di pochi altri.

Sida si rivolta tra i cuscini, stiracchiandosi.

Se si trasformasse ora sarebbe una pantera lunga e dal mantello lucido. Sul dorso e sulle zampe nere si vedrebbero in controluce le macchie altrettanto nere tipiche della sua specie, mentre il pelo bianco del muso e della pancia sarebbe semplicemente albino. I suoi occhi rimangono dello stesso colore grigio ghiaccio, mentre le sue pupille si allungano e si assottigliano.

Sida non è più un gatto spelacchiato né una bambina pelle e ossa. È una donna elegante, dalla grazia felina, dagli zigomi alti e dai capelli neri.

Sida sbadiglia come un gatto annoiato e cerca il sonno.

 

—-

 

I primi messaggeri del Consiglio arrivano due giorni dopo di lei.

Sida li attendeva.

Li accoglie nella grande sala al piano terra e offre loro del tè aromatico di Kenda. I due uomini sono funzionari del Consiglio. Appartengono alla piccola nobiltà e sono di quindici anni più giovani di Sida. Non possono saperlo, perché non sanno chi è lei veramente e Sida, come tutti i Metamorfi, invecchia lentamente.

Sanno di lei quello che lei ha voluto far saper loro.

Che è l’erede di una antica casata di Kenda, che si è trasferita a Sol per essere al centro del mondo, che è ricca e innocua.

“Come forse saprà,” dice uno dei due, sorbendo affettatamente un sorso di tè, “questi non sono tempi facili per Sol.”

Sida inarca un sopracciglio, come a chiedere lumi. Il funzionario, un giovane alto e pallido dai fianchi morbidi, si concede un piccolo sorriso di superiorità.

“Dicono che Mitris sta infiltrando le sue Maschere ovunque. Dicono che ci sono uccisioni e rapimenti ogni giorno. Non è vero, si tratta dei soliti allarmisti. Tuttavia…”

L’altro funzionario tossicchia, quasi imbarazzato. È più giovane e più pingue del primo. “Koibos intende dire che potrebbe ricevere la visita esplorativa di qualcuno di loro. Il Consiglio le offre la sua protezione, naturalmente.”

Sida conosce il seguito. Sostieni il nostro potere con il tuo denaro. Mescolati con lo Stato e riceverai il suo appoggio.

“Sono in grado di proteggermi da sola,” risponde, con gentilezza un po’ distaccata.

Il funzionario più magro si sporge verso di lei. “La prego di non sottovalutare i seguaci di Mitris. Un rifiuto, con loro, significa la morte.”

Sida socchiude appena gli occhi. La pantera che è dentro di lei scuote la coda, innervosita.

“Non ho paura. Ringrazio il Consiglio, tuttavia. Io non ho interesse nella questione.”

“Signora…” inizia il funzionario. L’altro lo ferma con un gesto.

“Molti stranieri credono di potersi tenere ai margini del conflitto. Cambierà idea da sola.”

Sida si alza. “È possibile,” dice.

Li sta congedando.

 

—- 

 

Sida ricorda la caduta di Mitris.

Della sua ascesa serba solo il ricordo dei racconti che gliene hanno fatto. Mitris era comparso come dalla nebbia. Non si sapeva da dove venisse con esattezza, ma molti dei nobili di Sol avevano preso a raccogliersi attorno a lui. Erano stati le sue prime Maschere.

Mitris voleva Eye, ed asseriva di esserne il padrone per diritto di nascita. Chiamava i membri del Consiglio usurpatori e tiranni. Non era tutto. Mitris era un Negromante e non ne faceva mistero.

E se c’è qualcosa di cui gli abitanti di Sol hanno paura sono i Negromanti.

Mitris ne aveva raccolto un gran numero attorno a sé. Ogni mago di Sol, ogni Metamorfo, ogni nobile era diventato sospettabile di negromanzia. I suoi avversari venivano uccisi di notte, a tradimento. Il Consiglio era sempre più accerchiato e la gente aveva paura.

C’erano stati alcuni scontri aperti.

I mastini del Consiglio, la Prima Cerchia, erano stati falcidiati in un combattimento sul Tarma. Solo l’intervento dell’esercito li aveva salvati dalla disfatta totale.

Le famiglie nobili che non appoggiavano Mitris rischiavano la vita. I loro palazzi venivano trovati sventrati e i loro cadaveri galleggiavano nel fiume.

Poi Mitris era caduto.

Stupidamente, si era spinto troppo oltre.

Aveva ucciso uno dei sei maghi del consiglio, Otmos. L’aveva ucciso durante uno scontro magico, con le sue sole forze e con le sue arti oscure. Vandooler in persona era sceso sul piede di guerra.

Dicevano che il vecchio capo del Consiglio l’aveva cercato giorno e notte per Sol, con la propria magia e con i propri uomini. L’esercito di Vandooler aveva arrestato ogni persona su cui gravasse il minimo sospetto. Avevano snidato ogni simpatizzante, chiunque in passato avesse mai dimostrato tolleranza nei confronti della negromanzia, qualsiasi dissidente. Avevano rivoltato ogni sasso di Sol fino a che Mitris, ormai solo, non era uscito allo scoperto.

Si era battuto con Vandooler sul ponte Kir.

Dicevano che era ancora ferito dal combattimento con Otmos.

Dicevano che aveva perso la maggior parte dei seguaci.

Chi aveva visto lo scontro diceva che Vandooler l’aveva ferito a morte e che Mitris era scappato solo per andarsi a spegnere da qualche parte, sconfitto.

Sida all’epoca aveva poco più di otto anni. Ricorda la folla che scrutava nella bruma del Tarma, verso il ponte Kir. Voci sull’accaduto percorrevano entrambe le rive.

Aveva visto, come tutti gli altri, Vandooler librarsi in aria e Mitris, già sanguinante, seguirlo invaso di rabbia folle. Poi Vandooler l’aveva colpito ancora una volta e Mitris si era acceso come una torcia.

Una torcia che aveva bruciato nel cielo brumoso di Sol all’alba, prima di scomparire.

Sol ricordava il grido di agonia che per la maggioranza degli abitanti era stato musica.

Vandooler, il vecchio, saggio Vandooler, era stato portato in trionfo. Monumenti erano stati eretti in suo nome. Per le strade c’era stata festa.

I seguaci di Mitris erano stati giustiziati o arrestati, ma Sida immagina che qualcuno fosse rimasto. Qualche mago che pratica di nascosto la negromanzia per accrescere il proprio potere, pronto a pervertire le leggi di natura per il proprio guadagno, qualche nobile ricco ed annoiato, qualche semplice nostalgico.

Non tutti credevano che Mitris fosse morto anche se molti lo speravano.

Poi Mitris era tornato.

Era stato un anno prima. Voci sul suo ritorno c’erano sempre state, ma si erano intensificate all’improvviso. Qualcuno sosteneva di averlo visto, ma non era stato creduto.

Vondooler aveva sempre detto che non era morto, ma era stato trattato come un vecchio pazzo bisognoso di rinverdire la sua gloria. L’avevano tutti visto bruciare, no? Vandooler poteva stare tranquillo, ricordavano chi li aveva liberati di lui.

C’erano stati episodi bizzarri.

Sparizioni. Morti improvvise.

I sostenitori di Mitris si erano ringalluzziti.

Poi coloro che erano ancora in carcere erano stati liberati. C’erano stati disordini nelle strade. Infine Mitris era stato avvistato. Era disceso lungo il Tarma sopra una barca scoperta, annunciando il suo ritorno. Come se fosse un Messia.

La gente si era di nuovo raccolta lungo le rive, incredula e spaventata.

Il nuovo capo del Consiglio, Gradis, era sceso con i suoi uomini lungo il fiume. Mitris non era rimasto lì ad aspettarlo.

Il nuovo Mitris era tornato, ma non aveva fretta.

Non era più il vecchio Mitris. Chi l’aveva visto da vicino diceva che era mille volte peggio. Il vecchio Mitris era stato un bell’uomo dal viso crudele, alto e imponente, dagli occhi glaciali.

Il nuovo Mitris non era invecchiato, ma era stato arso fino alle ossa da Vandooler e le fiamme magiche che l’avevano consumato avevano lasciato il loro segno su di lui.

Non si sapeva come avesse fatto a far ricrescere la sua carne, ma non era stato niente di naturale.

La sua pelle, dicevano, sembrava di vetro. Era lucida e liscia, priva di qualsiasi umanità. Sembrava una delle maschere di porcellana con cui i suoi seguaci si nascondevano il viso, solo che aveva le sue vecchie sembianze.

Il suo corpo era ridotto quasi alle ossa, della stessa materia del suo viso.

Dicevano che le sue iridi fossero di argento liquido, prive di pupilla, e i suoi capelli fossero fili dello stesso materiale.

Dicevano che dentro Mitris non scorreva più una sola goccia di sangue, e che ora era fatto interamente di magia.

Sida non sa se sia vero. In un certo senso non le importa. È passato un anno e di Mitris non si è più saputo niente, ma la sua gente, le sue Maschere, sono aumentate di numero. Traditori ormai tranquilli sono stati rintracciati e puniti. Il nuovo Consiglio ha iniziato a preoccuparsi. Le strade sono pattugliate dalle guardie giorno e notte.

Sida è tornata a Sol, non è sicura di sapere perché. Forse ha solo voglia di rivedere i luoghi in cui è cresciuta. Non è mai stata una Maschera, all’epoca era decisamente troppo giovane, né l’è stata qualcuno che conoscesse.

La gente di Sol, la povera gente di Sol, ha paura di Mitris e delle Maschere. Anche i criminali hanno paura di loro, o meglio, quelli che le guardie considerano criminali: loro si considerano solo gente che tira avanti in qualche modo.

Sida ha sentito dire che qualche grosso affarista di Sol si è messo in combutta con le Maschere. I grandi spacciatori, la criminalità organizzata, i vecchi boss. Silenziosamente, in segreto.

Ma la povera gente non capisce Mitris e le sue Maschere. Non riescono ad immaginare altro che il prossimo pranzo o la prossima giornata di lavoro.

Non conoscono, pensa Sida, altra fame che quella del loro stomaco.

Anche Sida ha fame. È una fiera, in fondo.

Ha sempre fame.

—-

Personaggi: Sida, Niu Ardati, Mame Hui, Mitris, Vandooler.

(Ho pensato alla faccenda degli orientamenti politici e credo che le dizioni "Autoritario", "Democratico" e "Sovversivo" siano migliori delle precedenti. Comunque il concetto non cambia 🙂

Enjoy!

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    prima di tutto complimenti, per la storia e lo stile.
    ecco il mio compitino:

    Sida: altera, indomabile, misteriosa – democratica

    Niu Ardati: dinamico, intuitivo, complicato

    Mame Hui: intransigente, scaltro, subdolo – autoritario

    Mitris: temerario, tenace, feroce – sovversivo

    Vandooler: risoluto, abile, razionale – autoritario

    Ho avuto qualche problema con Niu Ardati, non riesco bene a collocarlo e definirlo. Sarebbe facile dire “Autoritario” visto che è uno della Prima Cerchia, ma non so…
    Anche di Vandooler ci dici poco, sono andato a intuito.

    madmac

  2. sraule ha detto:

    bravissimo così.

    l’idea di questo tipo di cosa è che uno spara quello che gli viene in mente senza starci troppo a pensare.

    grazie per i complimenti. ingiustificati – non dico per schermirmi, visto che sono priva di modestia – ma graditi.

  3. utente anonimo ha detto:

    Sono d’accordo con madmac: di alcuni personaggi ho troppo pochi elementi per farmene un’idea.

    Comunque:
    Sida: scaltra, forte, snob, riflessiva. SOVVERSIVA.

    Niu Ardati: affascinante, potente, più ingenuo di quello che voglia far credere (non so se esiste un aggettivo per questo). AUTORITARIO

    Mame Hui: consumato politico, a suo modo saggio, stratega. AUTORITARIO

    Mitris: feroce, istintivo, furbo. AUTORITARIO

    Vandooler: saggio, forte, coraggioso, riflessivo. DEMOCRATICO

    Armaduk

  4. mrharrison ha detto:

    allora…

    sida: individualista, scaltra, autoconsapevole – sovversiva

    niu ardati: autocompiaciuto, pericoloso, ambizioso, furbo – autoritario

    mame hui: stanco, furbo – autoritario

    mitris: potente, selvaggio, rabbioso – autoritario

    vandooler: calmo, potente, sicuro – democratico

    è difficile capire quanto la mia lettura sia stata condizionata dal pensare all’esperimento in questi giudizi e quanto la mia natura critica sia intervenuta di suo. mi aspetto di cambiare idea su tutti i personaggi. tutti sono stati difficili per certi versi, in particolare mitris e vandooler, perchè sempre visti dagli occhi di qualcun’altro.

  5. sraule ha detto:

    Ragazzi, ho solo una cosa da dire: siete grandi!

    Mrharrison: be’, questo mica è un esercizio di coerenza, no?

    TNX TO ALL!

  6. utente anonimo ha detto:

    Cominciamo:

    SIDA- distaccata, orgogliosa, democratica

    NIU ARDATI- insicuro, conformista, democratico

    MAME HUI- pacato, scaltro, credo democratico…

    MITRIS- ambizioso, subdolo, coraggioso, spietato, sovversivo e autoritario

    VANDOLER- coraggioso, risoluto, determinato, democratico

    Bello, bello,bello…è stato un piacere leggerlo!!!

    Il Gabbrio.

  7. utente anonimo ha detto:

    – Sida: riflessiva, stratega, intuitiva, sicura – democratica (certamente il più è dovuto all’immaginario della pantera)
    – Niu Ardati: calmo, calcolatore, ambizioso. Si considera un ‘giusto’, ma non è detto affatto che lo sia: diciamo che che fino ad ora non ha vissuto una vera crisi che lo abbia messo alla prova. Quindi apparentemente democratico, forse autoritario ( del tipo ‘io non vorrei farti del male, ma ne sono costretto dal mio ruolo..’)
    – Mame Hui: rispettato, forse saggio, si guarda al suo giudizio come a quello del padre (ovvero lo si ritiene giusto perchè proviene dall’autorità, anche se si è in disaccordo) democratico (amministra l’equilibrio esistente, tant’è che in momento di crisi se ne va)
    – Mitris: anche se la sua origine è sconosciuta assomiglia al tipo dell’arcangelo Gabriele, al figlio rifiutato che torna per vendicarsi e prendersi tutto. Sovversivo (in senso dispotico, però)
    – Vandooler: potente, deciso, intraprendente; che sia saggio lo scrivi tu, ma non si capisce dal racconto; certamente è l’uomo forte nel momento del bisogno dell’uomo forte. Che questa potenza lo corrompa in seguito (come di solito accade a tali personaggi) non lo si sa ancora – autoritario

    Il racconto è un po’ prolisso in certi punti, soprattutto all’inizio. Hai riversato sulla pagina una quantità assurda di nomi; forse è tipico del genere, fatto sta che ho dovuto farmi uno schema a lato, dato che dopo 20 righe avevo già perso il filo di ‘chi è chi’. Forse andavano introdotti poco per volta, forse alcuni sono del tutto superflui
    La lettura non ne è molto arricchita, in compenso diventa incespicante;

    Ho contato:
    Sol
    Sida
    Sidi?
    Eye
    Missi
    Rori
    Il Consiglio
    Mitris e la Maschere
    prostitute/bari/truffatori/mendicanti/taglieggiatori/maghi di strada
    guardie del Consiglio
    —————
    Niu Ardati
    le Guglie
    Mame Hui
    Prima Cerchia
    fiume Tarma
    Most
    Crowler
    Vandooler, vecchio capo del Consiglio
    Kenda
    Deserto di Nor
    i Metamorfi
    funzionari del Consiglio: Koibos e …
    ————-
    i Negromanti
    maghi del Consiglio: Otmos
    ponte Kir
    Gradis, nuovo capo del Consiglio

    Un po’ impegnativo, in sole 5 pagine, non ti pare?

    Blog interessante, comunque.

    mzk

  8. sraule ha detto:

    Ciao Mzk, benvenuto!
    Visto l’esperimento in corso risponderò alle tue riflessioni (con le quli peraltro concordo in massima parte) alla fine di tutto. Per il momento grazie per la partecipazione!

    Gabbrio: thanks a lot!

  9. utente anonimo ha detto:

    SIDA: fine, sinuosa, furba, autoritaria.

    NIU ARDATI: ambizioso, leale, democratico.

    NAME HUI: demotivato, ambiguo, stratega, democratico.

    MITRIS: ambizioso, cinico, idealista, sovversivo.

    VANDOLER: ambizioso, cinico, idealista, autoritario.

    ciao su.
    ross.

  10. utente anonimo ha detto:

    hem…non c’entra nulla col post…
    Ho letto il tuo commento sul blog di Recchioni dove dicevi che gli avresti mandato un’e-mail professionale sul caso “infinito”…ora, seguo la faccenda ed ho cercato di detonare la bomba parlandogli con calma e invitandolo ad essere sereno…senza risultati, ragion per cui, la manderesti anche a me la stessa e-mail? ti prego-ti prego-ti-prego…voglio capire!!!

    Grazie!

    Il Gabbrio

    bassfeeling@hotmail.it

  11. mrharrison ha detto:

    intendevo che mi aspetto di cambiare idea perchè nelle prossime parti di racconto immagino ci saranno stravolgimenti di fronte, con cambi di opinioni sui personaggi o con la scoperta che gli avvenimenti delle singole paginette non siano da collocarsi nell’ordine in cui ce li hai presentati! chissenefrega della coerenza! 😉

  12. sraule ha detto:

    @Ross: grazie per la solerzia!

    @MrHarrison: tutto vero tranne l’ultima. Sono una ordinata, io 🙂

    @Gabbrio: Certo che no. Con Roberto ho parlato di cose che riguardavano Roberto, non strettamente Infinito. Lui si “disinnescherà” da solo, se vuole e se può.

  13. utente anonimo ha detto:

    Sida: Fragile, Disillusa, Caparbia, Passionale, Pericolosa. Democratica.
    Niu Ardati: Forte, Sfrontato, Abile, Obbediente, Coraggioso. Autoritario.
    Mame Hui: Scaltro, Stanco, Osservatore. Democratico.
    Mitris: Ambizioso, Vendicativo, Potente, Vigliacco. Sovversivo.
    Vandooler: Saggio, Dotto, Potente, Felpato. Democratico.

  14. sraule ha detto:

    Ciao Neuro! Grazie!

  15. utente anonimo ha detto:

    @nomad: OOwwww! “felpato” è bellissimo! Avrei voluto scrivelo io!!

    Armaduk

  16. utente anonimo ha detto:

    Ah…allora non ho capito un tubo…scusa se sono stato inopportuno!

    Il Gabbrio.

  17. sraule ha detto:

    Gabbrio: tranquillo, capisco la curiosità 🙂

  18. sraule ha detto:

    Sì, “felpato” ha fatto impazzire anche me, neurotico! :))))

  19. dhalgren ha detto:

    si ma cos’è questo verde di merda?

  20. sraule ha detto:

    si ma cos’è questo verde di merda?

    Ma-ma… IL MIO VERDEEE!!!!! (scoppia in lacrime)

  21. utente anonimo ha detto:

    a me sto verde piace. è un trip e ti rimane stampato in testa.

    ross.

  22. utente anonimo ha detto:

    Lo dicevo io che era meglio il cocozza.

  23. sraule ha detto:

    Il cocozza era la mia seconda scelta, infatti.

    Il trip sempre la prima 🙂

  24. utente anonimo ha detto:

    @Armaduk
    Grazie, ma non è merito mio. La padrona di casa scrive bene e gli aggettivi fioriscono da soli.

    @ s.raule
    Grazie, ma non divaghiamo: il racconto si presenta interessante e voglio leggere il resto. Raus!

    Nomad

  25. sraule ha detto:

    Sto aspettando i ritardatari, poi posto. Il racconto è già finito, eh! Se no che esperimento sarebbe? :)))

  26. utente anonimo ha detto:

    SIDA: Misteriosa, altera, scaltra, forte, raffinata, SOVVERSIVA

    NIU ARDATI: Potente, rigido, intransigente, AUTORITARIO

    MITRIS: Potente, feroce, scaltro, inquietante, SOVVERSIVO

    MAME HUI: Stanco, potente, esperto, scaltro, AUTORITARIO

    VANDOOLER: Potente, coraggioso, esperto, eroico, DEMOCRATICO

  27. sraule ha detto:

    Thanks!
    Prometto che mi metterò al lavoro appena ho un istante!

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