C’è stato un periodo, direi circa all’inizio degli anni ’90, in cui sono stata una grande consumatrice di narrativa vampirica. Non mi interessavano solo i classici del genere, ma anche tutte quelle realtà emergenti o appena emerse che cercavano di trovare prospettive nuove per rielaborare i vecchi miti.
Come tutti i miei periodi "monotematici" è durato finché la mia curiosità non si è esaurita, e notoriamente la mia curiosità si esaurisce solo quando si esaurisce l’argomento o si esauriscono le mie risorse. Nel caso della narrativa vampirica, che è praticamente infinita, si è verificata la seconda possibilità.
Quello e la noia di leggere continuamente storie variamente imbarazzanti di mantelli&canini.
Vari anni sono passati e mi sono dedicata decisamente ad altro. Più o meno finché non ho letto per caso sul Corriere della Sera che i libri di un’autrice di punta di quegli anni, ma mai pubblicata in Italia, stavano per vedere la luce nel nostro paese.
La casa editrice che ha fatto questo ed altri passi coraggiosi, ci tengo a dirlo, è la romana Gargoyle Books, ovvero la prima casa editrice horror italiana.
Col tempo siamo diventati ottimi amici, ma non è certo questo il motivo del post che state leggendo. Sono in ottimi rapporti con un sacco di persone (lo so, il mondo è strano) e non per questo pubblicizzo il loro lavoro sul mio blog.
Per Chelsea Quinn Yarbro sento di poter fare un’eccezione.
Il percorso letterario che Chelsea Quinn Yarbro ha seguito nel delineare le gesta letterarie del suo protagonista è quasi altrettanto interessante dei romanzi in se stessi.
Inizialmente Saint Germain fu una rielaborazione in chiave vampirica del misterioso personaggio storico (la cultura e la preparazione storiaca della Yarbro non hanno ancora cessato di sorprendermi), il sedicente alchimista e sedicente immortale che frequentava i circoli nobiliari francesi nel XVIII secolo.
Già nel primo romanzo della saga erano delineate le caratteristiche che avrebbero accomunato l’intera produzione della nostra autrice: la puntigliosa ricostruzione storica, l’originalità della rielaborazione della figura mitologica del vampiro e l’interesse per le tematiche femminili.
Il vampiro Saint Germain è antico persino per gli standard del genere (la sua data di nascita è approssimativamente intorno al 3000 a.C.). E’ legato in modo decisamente fisico alla sua terra natale, che si trascina dietro in grossi bauli ovunque vada e con la quale imbottisce le suole delle sue scarpe a scopo protettivo. L’acqua gli dà le vertigini, a meno che non sia quella di una vasca da bagno (amaramente e autoironicamente commenta di avere la stessa avversione per l’acqua di una capra).
Non è tutto.
Caso quasi unico nella narrativa horror, Saint Germain è imbarazzato di essere un vampiro. Considera la sua condizione degradante e tutt’altro che affascinante e detesta profondamente il suo costante essere straniero in terra straniera.Lungi dal dimostrare la superbia di altri esseri soprannaturali, Saint Germain è un vampiro prudente, educato, piuttosto femminista.
Neanche la Yarbro, d’altronde, è la classica scrittrice horror.
La sua visione del mondo è più complesso della semplice opposizione di bene e male, la prospettiva è storica, morale senza essere mai moralista.
Nei suoi romanzi non ci sono incombenti minacce sovrannaturali, bagni di sangue o grida terrorizzate di giovani fanciulle avvenenti e discinte.
Le tematiche di fondo comuni a tutti i suoi libri riguardano la tolleranza (o, più spesso, l’intolleranza) religiosa, ideologica, razziale e sessuale.
La prospettiva che adotta, quella storica, è particolarmente efficace per raccontare qualcosa di più delle gesta del suo protagonista.
Attraverso la ricostruzione accurata delle consuetudini e delle usanze di società da lungo tempo perdute ci mostra aspetti della nostra che molto spesso preferiremmo non vedere.

(In Italia sono usciti: Hotel Transilvania, Il palazzo, Giochi di sangue e Il sentiero dell’eclisse)

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison ha detto:

    decisamente sai farmi interessare a cose di cui normalmente non me ne fregherebbe niente; diversamente da te, non sono appassionato di letteratura horror, thriller o di gialli (ce ne sono che mi piacciono, ma non posso dirmi un amante del genere; notare che ho usato il termine “letteratura”, in contrasto con la mia prof di letteratura del liceo che definiva tutto questo “paraletteratura”. in alcuni casi sono certo si tratti di Letteratura, indubbiamente).
    il problema è che non so più se fidarmi: ho letto club vesuvio dopo aver letto la tua recensione ma mi è parso proprio tiepidino…

  2. sraule ha detto:

    no. se club vesuvio non ti è piaciuto non ti fidare più. mi sembra giusto.

    alcuni libri hanno bisogno di altri libri alle spalle (il club vesuvio è uno di questi, e quelli della yarbro lo sono ancora di più, pur essendo diversissimi tra loro).

    so di fare la figura dell’antipatica quasi quanto la tua prof, ma leggere hotel transilvania senza aver letto prima i classici del vampirismo (a cui in un certo senso fa il verso – “il vampiro” di polidori in primis, ma anche “mistery of the campagna” e “carmilla”) e, specialmente avere almeno una conoscenza superficiale di narrativa vampirica più moderna, da matheson alla orrida rice, passando per somtow (vampire juction), susy mkee charnas (vampire tapestry – il vampirismo nella psicoterapia), nancy collins (sunglasses after dark) etc, rischia di farti perdere una parte del divertimento.
    inevitabile, lo so, e nemmeno un buon motivo per non leggere qualcosa, ma spesso le letture occasionali sono rovinate da dettagli del genere.

    specialmente nei romanzi vampirici si sono create delle vere e proprie generazioni. la yarbro fa parte della penultima, autori come luk’janenko, lo stesso sfar, in un certo senso, e pochi altri fanno parte dell’ultima, che è ancora più divertita e divertente.
    poi ci sono anche i “ritorni al passato” come “il discepolo”, che era horror da quanto era palloso.

    uffa. volevo dirti di non fidarti troppo di una lettrice specializzata come me e invece ho imbastito una specie di lezioncina. mi dispiace. sono pomposa di natura, il moroso me lo dice sempre…

    comunque, tanto che ormai ho iniziato, puoi farti un giro anche sulle recensioni dei libri. mmm… qua, qua, e qua

  3. cosentinonico ha detto:

    molto interessante questo tuo post. anche io tempo fa ero appassionato ti storie vampiresche. mensa che scambiavo spesso lettere anche con massimo introvigne

  4. mrharrison ha detto:

    e pensa che io sono un amico del figlio e giusto lunedì ero a una cena in piedi con lui…
    non che voglia dire qualcosa, però

  5. mrharrison ha detto:

    ah giusto, riguardo a club vesuvio…
    non mi è piaciuto perchè mi è sembrata un po’ una scopiazzatura di oscar wilde, e dopo essere stato cinico per un bel po’ di anni i cinici “per forza” non mi piacciono più tanto… poi anche la storia non è che mi sia sembrata un granchè.
    è un po’ che mi chiedo cosa pensi di pynchon…

  6. utente anonimo ha detto:

    uhm… mi viene in mante cassidy e les enfants du sang. Da allora in poi nessuno può più prendere sul serio queste robe vampiresche.

    armaduk

  7. sraule ha detto:

    @armaduk: uhm… mi viene in mante cassidy e les enfants du sang. Da allora in poi nessuno può più prendere sul serio queste robe vampiresche.

    è come dire che dopo rat man nessuno può più prendere sul serio i supereroi. e però esistono anche cose come the killing joke (ne parlavamo l’altro giorno) o dk che meritano di essere prese sul serio.

    è chiaro che “ultimate spiderman” no, non merita.

    tutto questo continuando, beninteso, ad adorare cassidy (che, in effetti, se la prende con i vampiri “riceiani”).

  8. sraule ha detto:

    @mrharrison: non mi è piaciuto perchè mi è sembrata un po’ una scopiazzatura di oscar wilde.

    altri direbbero che era un omaggio a oscar wilde. al massimo una satira.
    ci sono autori che “fotocopiano” soggetti e idee altrui, ma nel caso di gatiss mi è parso che ci tenessimo ben al di qua di questo limite e che si trattasse di riferimenti divertiti.

    e dopo essere stato cinico per un bel po’ di anni i cinici “per forza” non mi piacciono più tanto

    scrivere roba cinica è più facile, su questo ti do ragione.
    ma non essere cinici nella vita di tutti i giorni è come uscire in un temporale senza ombrello.

    poi anche la storia non è che mi sia sembrata un granchè.

    bha, non meno improbabile dei vari james bond a cui fa palesemente il verso. io non l’ho considerata una lacuna importante, ma hai senza dubbio ragione.

    e poi, in definitiva, qualcosa ci piace sempre perché ci piace, no?

    trovo pynchon faticoso, ma non ne penso molto, a dire il vero.
    inutilmente faticoso, forse dovrei aggiungere.

  9. sraule ha detto:

    @cosentinonico.

    non ho grande simpatia per massimo introvigne.
    d’altronde, però, nemmeno per la maggioranza della roba vampirica, e in un certo senso c’è un legame tra le due cose.

  10. utente anonimo ha detto:

    prego chiunque conosca Introvigne di leggere Miguel Martinez e poi magari chiedere a Introvigne cosa ne pensa.

    ma attenti: la quantità di bava, fuoco, rabbia, fiamme e querele che potrebbe scatenare il suddetto Introvigne a sentir fare quel nome rischia di sopraffarvi.

    detto questo, a me i vampiri non piacciono, sto dalla parte della fantascienza (quella bella di una volta, à là Arthur C. Clarke)

  11. sraule ha detto:

    prego chiunque conosca Introvigne di leggere Miguel Martinez e poi magari chiedere a Introvigne cosa ne pensa.

    hi-hi.

    detto questo, a me i vampiri non piacciono, sto dalla parte della fantascienza (quella bella di una volta, à là Arthur C. Clarke)

    e anch’io, ma non dirmi che non ti è piaciuto I am legend.

  12. MAiS2 ha detto:

    GUARRDACHETTIMANDO!

    A_A

  13. utente anonimo ha detto:

    vabbè, ma I am legend non è esattamente una storia di vampiri.

  14. sraule ha detto:

    @MAIS: graziegraziegraziegraziegrazie!

    @brullonulla: vabbè, ma I am legend non è esattamente una storia di vampiri.

    e nemmeno i libri della yarbro. sono più libri storici, però non penso siano il tuo genere.
    non ci sono nazisti, ad esempio (e, sì, mi rendo conto che questo li squalifica molto :)).

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