E un altro piccolo diversivo.

 

Le rare persone abbastanza pazienti, o forse educate, da ascoltare le mie – per mia stessa ammissione prolisse ed interminabili – disquisizioni sulla scrittura, sanno che la paragono piuttosto spesso ad un gioco di prestigio. Ad un’illusione. Che cos’è, in fondo, una storia se non un’illusione?

Come nell’illusionismo, infatti, una storia – qualunque storia ben scritta – è fatta di metodo e di effetto, dove, naturalmente, il metodo è come un trucco è realmente eseguito, botole, canarini spiaccicati e tutto il resto, e l’effetto è quello che lo spettatore vede, uomini che scompaiono, canarini che ricompaiono ecc.

Qualcosa di molto simile accade nel raccontare. Al di là dell’originalità intrinseca di ogni storia, c’è il metodo che lo scrittore usa per raccontarla. Se voglio creare un effetto di suspense, ad esempio, mentre il mio protagonista scende in cantina, non mi limiterò a scrivere “poi Giulio scese in cantina”, ma mi dilungherò per almeno due paragrafi a descrivere l’aspetto lugubre della scala, il cigolio dei gradini di legno, i giochi di ombre sui muri, l’odore di polvere e di qualcos’altro (perché io so che quello che non si vede fa sempre più paura di quello che si vede) e così via. Poi, se sono particolarmente prevedibile, inserirò almeno un altro paragrafo in cui spiego che cosa Giulio pensa mentre scende in cantina, la sua sensazione indescrivibile che qualcosa stia per succedere, l’inquietudine sottile ecc, ecc.

A questo punto il lettore, o è caduto addormentato (può succedere, naturalmente, per un numero di motivi irreprensibili, tra i quali che quel che legge è palloso) oppure è in vaga ansia per il destino di Giulio.

Poi Giulio apre la porta e non succede niente di niente. C’è solo una cantina muffosa, polverosa e male illuminata. Giulio pensa “che stupido” (se c’è un gatto pensa: “che stupido, era solo il gatto”) e i lettori emettono un sospiro collettivo.

A quel punto, dopo qualche altro paragrafo di tranquillizzanti chiacchiere sui programmi della lavatrice, che Giulio era sceso a controllare in cantina, naturalmente il serial-killer dell’ascia le cui gesta seguiamo dall’inizio del libro esce dalla tenda e affetta (o non-affetta) Giulio. Perché, no, non era il gatto.

Naturalmente il lettore non dovrebbe accorgersi del metodo che adesso lo porta a pensare “Ma no!”, dovrebbe solo godersi la sensazione.

Come un illusionista lo scrittore guida l’attenzione del lettore di qua e di là, senza lasciargli vedere quello che sta combinando o, se glielo lascia vedere, combinando qualcos’altro ancora. Gli illusionisti chiamano questa tecnica “diversione” ed e’ il modo in cui tutto il pubblico è spinto a guardare la colomba mentre l’illusionista sfila le mutande alla signora in prima fila o a cercare il rinoceronte dietro la tenda mentre c’è solo la colomba nel bel mezzo del palcoscenico.

Fin qua sono giochetti innocenti.

Se uno scrittore è particolarmente perfido – e i migliori lo sono sempre – non si limita a questo, ma diventa davvero prepotente. Uno scrittore particolarmente prepotente, ad esempio, è Will Christopher Baer, che costringe per tutto il tempo il lettore a vivere in uno stato di angoscia e di confusione come il suo protagonista. Ovviamente qualche lettore getta la spugna, ma per gli altri è come fumarsi uno spinello. Chiunque, se ci fa caso, può vedere che quello è solo l’effetto. Il metodo è troppo lungo da descrivere qua in due parole, ma potete scoprirlo da voi analizzando le prime due pagine di Baciami, Giuda o Il gioco delle lingue.

Umberto Eco, ne Il nome della rosa (l’applicazione di un Metodo con la M maiuscola), inizia col costringere il lettore ad abituarsi ai ritmi di una vita di convento (anche qui, alcuni lasciano) e continua a manipolarlo subdolamente per tutto il romanzo. Se non lasciasse gettare al lettore uno “sguardo dentro al cilindro” (ovvero svelare il metodo di un trucco) nelle sue Postille molte delle sue diversioni continuerebbero a sfuggire.

Alle volte si usano dei mezzucci.

Qualche mese fa un mio amico che chiameremo Marco mi mostrò una sua sceneggiatura per un fumetto che non nomineremo. Devo aggiungere che la sceneggiatura non mi fu mostrata per la sua bellezza, ma per il motivo opposto, con quella sorta di compiacimento al contrario che ci prende quando possiamo scrivere un’esimia boiata ed essere pagati lo stesso.

La storia era davvero brutta, anche se sceneggiata con indubbio mestiere. Ho fatto notare a Marco una grossa incongruenza (lui me ne ha poi mostrate altre cinque) e gli ho suggerito non un modo di risolverla – sarebbe stato impossibile senza riscrivere buona parte del soggetto – ma una diversione per coprirla. Ovvero, fornendo “volontariamente” una spiegazione all’incongruenza sarebbe stato più difficile notare che la spiegazione in ogni caso non spiegava l’incongruenza.

Per quel che ne so per il momento non se n’è accorto nessuno.

Tutto questo discorso sull’illusionismo perché ieri sera sono andata a vedere The prestige, il che mi ha riportato alla mente l’argomento.

Al moroso non è piaciuto un granché, io l’ho adorato. Non solo parla di illusionismo, ma l’intreccio è esso stesso costruito come un gioco di prestigio. Il cast è strepitoso (Jackman, Bale, Johanson e Caine in smagliante forma e un cammeo di David Bowie) ma è sul finale che le nostre opinioni si sono divise.

Secondo il moroso è un’orrenda boiata, secondo me è genio puro. Nolan è riuscito a creare la diversione delle diversioni, rendendo tutti i finali possibili (e, in qualche modo, ammissibili), meno quello che ha scelto lui.

Qua mi fermo: non vorrei rovinarvi la visione.

Vi invito solo a “guardare dentro il cappello” e a farmi avere le vostre opinioni in merito.

Ora basta diversioni. Il prossimo post, giuro, sarà la Classifica.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. mrharrison ha detto:

    a me il film ha lasciato troppo perplesso per poter dire che mi è piaciuto in toto (e i toto non mi piacciono tanto. battutaccia…). gli attori mi sono piaciuti tutti, ma il fatto che a metà film avessi capito come andava a finire mi fa dire che non è un granchè: mi avrebbe stupire. bello il finale, rende effettivamente tutto possibile. ma il perno attorno cui tutte le possibilità ruotano (diciamolo: l’ultima inquadratura che si può interpretare in tanti modi) è basato su una forzatura che, in quanto tale, non mi ha convinto. lo so che non si capisce niente in quello che ho scritto, ma ho cercato di non svelare niente a chi lo volesse vedere…

  2. sraule ha detto:

    sì, infatti ho capito. sì, in effetti si capisce tutto a metà film, forse anche prima, però io (e credo tutti gli altri) pensavo che… hem

    SPOILER!!!!!

    il cadavere fosse in realtà quello del sosia di jackman o che comunque ci fosse un trucco tipo illusionismo.
    l’idea che la macchina di tesla funzioni davvero secondo me è geniale.

  3. utente anonimo ha detto:

    In effetti il finale mi ha strabiliato: non immaginavo che nicholas tesla fosse infine il nonno di Ziggy Stardust che arriva sulla terra con la sua macchina clonacappelli.

    GENIALE!

    Armaduk

  4. mrharrison ha detto:

    secondo me non è uno SPOILER, ma forse se volete vedere il film non leggete

    io invece l’ho trovata un po’ tirata per i capelli, nel senso che ci si aspetta una spiegazione plausibile. è come se avesse contravvenuto alla regola non scritta secondo cui si stabilisce un registro e poi lo si segue per tutto il film: qui sembrava che si volesse essere “realisti” e poi non lo si è stati. o è proprio questo che ti è piaciuto?

  5. mrharrison ha detto:

    rileggendo ora il finale del tuo post, capito che a te è proprio piaciuto questo. rivedendola sotto questa ottica mi sembra meno una boiata di prima (diciamo meno boiata di prima), ma il fatto che si capisse tutto (e intendo tutto…) a metà film continua a lasciarmi perplesso.

    SPOILER

    non è però detto che non ci sia qualche altro “clone” di Jackman in circolazione, se non l’originale: chi ha detto che li ha ammazzati tutti?

  6. sraule ha detto:

    SPOILER

    per quel che ne sappiamo ce ne potrebbe essere anche uno in ogni vasca…

  7. mrharrison ha detto:

    SPOILER

    ma quelli in vasca non dovrebbero essere morti annegati?

  8. sraule ha detto:

    ANCORA SPOILER

    questo è quello che dice lui. al suo peggior nemico che gli ha appena sparato, per di più. io non la considererei una fonte attendibile.

  9. mrharrison ha detto:

    SPOILER

    e quindi pensi quello che dicevo qualche commento fa. non dicevo che necessariamente erano tutti morti, ma non dicevo che per forza dovessero essere tutti morti.
    diciamo la stessa cosa, alla fine. però ho perso il punto di partenza della discussione

  10. sraule ha detto:

    hem. sì, anch’io inizio a essere un po’ smarrita. nevermind, come avrebbe detto kurt cobain 🙂

  11. utente anonimo ha detto:

    SPOILER.

    A me è piaciuto moltissimo.

    Avevo immaginato che la macchina creasse ogni volta un sosia che andasse ucciso per il bene dello sciò, ed era ucciso facendolo cadere nella vasca da cui – non ricomparendo l’originale, che poi originale non è – la condanna per l’altro.

    Non avevo calcolato il gemello dell’altro, e dire che sarebbe stato facile visto che per 2 ore l’autore ha seminato spunti per capirlo, dalla sua doppia mentalità alla foga con cui il personaggio salva l’altro sé da sottoterra.

    Secondo me i tipi nelle vasche alla fine sono davvero morti.

    M. Caine, però, è come un imparziale mentore che sceglie quello che ritiene giusto alla fine, o è in combutta col primo dall’inizio?

    Su certe recensioni si legge. mi han detto, che la tipa che muoore annegata, la moglie di Jackman, fosse in realtà l’amante dell’altro.

    E’ d’obbligo, infine, notare la bruttezza della tipa che (giustamente) si impicca.

    HKD

  12. sraule ha detto:

    a me la tipa piaceva. solo, era stupida.

  13. utente anonimo ha detto:

    ok! premesso che il film nn l’ho visto e quindi comprendo benissimo di correre sulla zona smilitarizzata e minatissima tra le due coree – leggendo tutti i post mi convinco che no! nn ci vado a vederlo xchè il sapore che si percepisce è quello dell’ennesima (fatta eccezione x quel capolavoro coatto, nel senso che il personaggio è troppo forte e il film si fa da solo, di Batman Begins) stronzatissima a immagini in movimento che possiamo chiamare film di mr. Nolan. per carità lui è bravo ma è irresistibilmente attratto da film e trame che ti lasciano nella cacca e nel nulla!

    l’ultimo che mi ha detto che Memento è il + bel film degli ultimi tot anni sta ancora piangendo.

    baci e abbracci

    ominokk

  14. utente anonimo ha detto:

    1) Avrò anch’io gusti strani ma a me la tipa che si impicca piaceva parecchio.

    2) Quando sono andato a vedere Batman Begins ho dormito e ronfato in sala per 40 minuti. Mai successo prima. Nè dopo.

    armaduk

  15. utente anonimo ha detto:

    1. Si avete gusti strani perché la tipa era oggettivamente brutta.

    2. Memento è uno dei più bei film degli ultimi anni.

    HKD

  16. utente anonimo ha detto:

    Boh! Secondo me è molto carina.

    armaduk

  17. utente anonimo ha detto:

    uh… mi sa che ho fatto casino ancorando l’immagine.

    comunque mi piace

    arm

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