Isach aveva un orto. Glielo aveva lasciato suo padre e non era un granchè. Isach avrebbe molto preferito avere una fabbrica di pneumatici o una Lamborghini, grazie tante, ma l’orto era tutto ciò che aveva ottenuto.

Tra l’altro era piuttosto brullo. Non esattamente il Paradiso Terrestre, per essere onesti. Anche i serpenti lo trovavano un po’ troppo soleggiato e privo di verde.

Un giorno Isach era nell’orto quando passò Tuth che gli disse: “Che cosa ci fai qua? Vendi l’orto, il futuro è nei dot com.” Isach scosse caparbiamente la testa: “Questo è il mio orto” ribadì, anche se nessuno l’aveva messo in dubbio. Toth rise. “Se ti piace tanto tientelo. E’ un vero cesso” e se ne andò.

Più tardi, però, ci ripensò e si chiese se per caso l’orto non aveva qualcosa di speciale.

In effetti Isach ci prendeva il sole tutti i pomeriggi, non serviva a molto altro. Visto che l’idea prendeva piede mise anche quattro sdraio e un ombrellone. Si fermò prima di comprare un chiosco dei gelati, perché non voleva esagerare.

Hammur e Assur passarono di là e pensarono che un solarium nell’orto poteva essere molto chich. Certo, al mare c’era il mare, al lago c’era il lago, e nelle beauty farm c’erano massaggiatrici premurose, ma stare sdraiati ore sotto il sole rovente nel bel mezzo di un brullo orto aveva un suo nonsochè.

Andarono da Isach e lo fecero ubriacare così tanto che lui non trovò più la strada di casa.

Quello che avvenne dopo fu che Isach vagò in lungo e in largo per un bel po’, assaggiando i cinque Glenn e i principali singol-malt che i bar della zona potevano offrire. Quando tornò nel suo orto Augusto, il suo vicino di casa, aveva organizzato una grigliata e serviva a tutti Caesar Salad. Isach fu convinto ad andare a comprare le birre.

Non l’avesse mai fatto

Gliene successero una dietro l’altra e non riuscì a tornare che era ormai tardi. Il barbecue era finito da un pezzo e della gente sbronza dormiva sul suo orto. O forse avevano fumato marijuana.

“Questo è il mio orto” cercava di spiegare Isach, ma i tizi nemmeno lo ascoltavano.

Una arrivò persino a dirgli che non era affatto il suo orto, perché era stato lui ad usare per primo il tubo dell’acqua. Isach protestò che il tubo dell’acqua non c’entrava niente.

Fu chiamato il vigile di quartiere che, felice che qualcuno si ricordasse di lui, stabilì senza ombra di dubbio che l’orto era di Isach.

“Me l’ha dato mio padre!” spiegò Isach, tutto orgoglioso. “E alui l’ha dato Dio!” Questo fece una certa impressione.

I tizi, tuttavia, si grattarono la testa, sospettosi, si strinsero nelle spalle e dissero, in tono di scherno: “Sì, sì, anche a noi.” E non si sposarono di un passo.

Tutti i vicini guardavano con aria scettica Isach e l’orto e si chiedevano cosa ci fosse di tanto speciale in quel quadratino di terra brulla. Fu loro risposto che non capivano.

Questo era certo, pensarono i vicini.

 

In piazza Tien-An-Men Abraham posò la fronte sul seciato e ascoltò il suo dio che diceva che era il primo di un popolo eletto, avrebbe avuto terra e prosperità per sé e per i suoi figli. Abraham pensò subito all’orto che intendeva lasciare a Isach e gli sembrò una buona idea.

Non capì, il sempliciotto, che Dio stava parlando ai piccioni che becchettavano sul lastricato di piazza Tien-An-Men.

 

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Si, vabbè, ok.
    Ma poi Isach che fine ha fatto?

  2. utente anonimo ha detto:

    Ah, ero Armaduk

  3. utente anonimo ha detto:

    mh, non saprei. continua ad avere pensieri bizzarri sul proprio orto, credo. molto bizzarri. sta anche diventando rissoso.

    sraule

  4. utente anonimo ha detto:

    …mmmmmmmm ermh! mia moglie ci avrebbe fatto una piscina e col piffero (notare il preziosismo non volgare!) che qualcuno ci si avvicinava….a quella piscina!!!!
    a me personalmente a bordo di quella piscina sarebbe bastata una wireless, un laptop di media portata e una copia di WOW.
    ah! e no visite di amici plz?!

    kisses and hugs

    lominokk

  5. kush13 ha detto:

    un bel chiosco per angurie?

  6. sraule ha detto:

    granite, anche.
    dio, che caldo, ce ne sarebbe bisogno…
    secondo voi strappandosi il primo stato di pelle la situazione migliora?

  7. Temo di no.
    Se anche l’organismo umano ne risultasse meno coibentato di quanto non sia, cicatrizzazioni varie e le altre conseguenze pratiche della chirurgia in tempo estivo sono assolutamente foriere di una più ampia intolleranza al fottuto caldo umido rispetto ai benefici in termini di dispersione del calore.

    E’ il motivo che sta dietro alla tendenze recidiva dei vecchi di mordere a sangue durante i litigi che scoppiano lungo la fila alle poste, se precedentemente essi hanno subìto un morso a sangue in circostanze analoghe.
    L’idrofobia è solo un alibi.

  8. utente anonimo ha detto:

    o forse il sangue, essendo tutto sommato un liquido, disseta.
    d’altronde non fanno che dire che i vecchi devono tenersi idratati…

    bha. torno a leggere dentro il freezer-pozzetto.

    sraule

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