teoricamente in questo momento avrei un’ampia scelta di cose da fare, anziché starmene qua a scrivere sul blog. finire di rivedere il romanzo. scrivere una delle recensioni con cui sono indietro (questa frase verrà ritrattata all’istante qualora il “capo” dovesse leggere questo blog, metto le mani avanti). leggere uno dei libri onestamente pallosetti che mi aspettano con aria minacciosa sul comodino. ma, insomma… sapete com’è…
confesso anche che oggi pomeriggio ho riletto the league of extraordinary gentlemen vol II, operazione che mi ha fatto perdere un’altra mezz’ora abbondante. e spaccare dalle risate (di nuovo).
[breve parentesi: ho scritto un articolo (acido) sul comicdome che uscirà sul prossimo numero di… hem… “voci”, mi pare. quello dell’associazione aideia. per chi fosse di sp. fine parentesi.]
quest’oggi, però, sono molto impressionata da una faccenda che è successa alla nipote. per “nipote” si intende “nipote grande del moroso”. esistono poi una “nipote piccola” (6 anni) e un “nipote” (10 anni).
la nipote ha 14 anni e sta finendo le medie. ergo, deve preparare l’esame di terza media.
purtroppo da circa 10 giorni non sta bene, perché le è venuta una bronchite-quasi-polmonite con la sfiga tipica di chi ha qualcosa da fare.
l’altro giorno abbiamo avuto una “conversazione” (ella è un’adolescente, pertanto le virgolette sono d’obbligo) sull’esame. in sostanza io la esortavo irresponsabilmente a non preoccuparsi per l’esame che sicuramente sarà una cazzata e lei si angustiava oltre misura per lo stesso. tutto normale.
questa sera scopro che le compagne di classe della nipote fanno le eludenti quando lei chiede di sapere i compiti e che cosa hanno fatto a scuola mentre lei non c’è.
la mamma della nipote si incazza e va a scuola. chiede direttamente al preside che compiti sono stati assegnati e che parti del programma svolte. trattasi di piccola media di paese.
il preside chiede: “ma non potevano dirlo le compagne?”
mamma della nipote: “no.”
il preside si incazza e va in classe, dove fa una piazzata alle compagne. le piccole arpie scoppiano in lacrime.
puntualmente la sera la mamma di una compagna va a lamentarsi della mamma della nipote.
in tutto ciò la sottoscritta (a parte, ovviamente, essere seriamente impegnata nella stesura di un piano per fare del male fisico e psicologico alle compagne. sì, lo so: è bello essere adulti) si chiede: ma, con esattenzza, che cos’hanno queste ragazzine in testa?
ho sempre schifato la psicologia dello sviluppo. a me interessano i “malati veri”. insomma, se non sono psicotici e magari anche criminali non li vogliamo… mi sa, però, che ho sbagliato tutto.
voglio dire, dal punto di vista psicopatologico ci dev’essere del bel movimento in una terza media.
così. a neso.
cioè, se no perché cazzo le pulzellette (suppongo) non mollano l’elenco dei compiti da fare? quando ero alle medie io poteva succedere di “romperti accidentalmente un dente” se non mollavi i compiti… già fatti. tutti interi. vigeva il socialismo: un compito finito è un compito del popolo.
ovviamente, se no, il popolo insorgeva.
voglio dire: ci odiavamo. è normale, no? capita sempre così in una classe. ma c’erano faccende che andavano al di là dell’odio personale. del tipo metterlo in saccoccia ai professori.
ah, dov’è finito lo spirito di corpo? o anche la semplice soddisfazione di consegnare un compito riciclato (solitamente, poi, lo scriveva il più somaro della classe. facevamo i furbi, ma non eravamo tanto intelligenti.
riguardo alla scuola l’ho sempre pensata come diogenes pendergast (dance of death, preston e child, warner books).
“ti piace andare a scuola piccolo diogenes?”
“se ti piace stare nella stessa classe con venticinque decerebrati controllati da un isterica di mezza età…”
malgrado ciò… ebbene sono un po’ scossa.
cotanta stronzaggine mi lascia più che altro perplessa.
naturalmente gli adolescenti sono perfidi (tranne la nipote, ovvio)… e crescendo le cose peggiorano solo, anche se uno, imparando le buone maniere impara a essere perfido con più sottigliezza… però, ecco…
bha! lasciamo perdere!
ridatemi i miei matti.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Oh ma perché zero commenti??!!

    HKD

  2. utente anonimo ha detto:

    la pigrizia estiva dilaga. neanch’io mi commenterei.

    sraule

  3. utente anonimo ha detto:

    beh! personalmente le scuole medie le ho passate sotto la minaccia costante dei bulletti della mia classe (ah se nn ci fossero!), il motivo fondamentale era che studiavo poco ma, avevo sempre voti di tuono ed ero amato dalle professoresse motivo di grande “incazzatura da parte dei miei compagnelli animalucci”… anche xchè io nn mancavo di vantarmi di questa mia condizione.
    altro motivo era una spiccata capacità nel disegno, cosa questa mi constringeva a fare tutti e dico tutti gli elaborati artistici della classe!! pena x la mancata esecuzione: “La Mazziata nei bagni”!
    io i compiti nn li passavo ma in cambio mi offrivo spesso x le interrogazioni… vabbeh mi offrivo, venivo cortesemente invitato dal comitato “animalucci” ad offrirmi.
    anche se il vero incubo nn erano gli “animalucci”, si certo nn è proprio un bel vivere con la “Mazziata” che incombe ma, dopo ti auguravi la loro morte o cmq una serie di malattie infettive… il vero incubo, in 3° media era lei “l’Animaluccia” che si era fissata che “m’era vasà ca’ lengua!” (tradotto: mi doveva baciare con la lingua!).
    ora…premesso che era un cesso sacrale, lo pensavo allora e lo penso oggi e che mai sarei accondisceso a un simile sacrificio, mi guardavo bene dal volare nel suo spazio aereo. andava tutto bene finchè un giorno la + carina della classe mi fa:” andiamo un attimo fuori al balcone? ( si io ho frequentato le medie in un palazzo) devo dirti una cosa”.
    cretino, ingenuo e con degli ormoni grandi come Godzilla ci vado! fuori mi aspettava Lei, l’animaluccia con un’altra scagnozza. Tradimento, infamia, cadevo in una trappola come il + cretino degli eroi Bonelli! le due sgherre mi bloccarono il corpo e la testa e io pagai la mia stupidità con un metro di disgustosa lingua in bocca!!! e come se nn bastasse, e ariprova che gli sceneggiatori spesso nn si inventano niente di nuovo, la Bestia commentò: ” Marò mi aspettavo cocc’os e meglio!” (perbacco mi aspettavo qualcosa di + soddisfacente!).

    mah!

    lominokk

  4. utente anonimo ha detto:

    ah, dolci ricordi, caro lominokk!

    io sono sempre stata un animaluccio, credo, però da quando mi hai consegnato le tavole non rischi più di trovarmi nel bagno con la mazza da basebal 🙂

    sraule

    ps. ma è vero che vieni da ueste parti? NON mentre io non ci sono, vero?
    NO NO NO!

  5. utente anonimo ha detto:

    ma tu guarda!!!

    voleva la serial killer e ha finito a scrivere di loro…….

    pffffff

    Lominokk

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