Come diceva Adele Geras nel suo “La Famiglia Fantora” l’unico posto tranquillo durante un trasloco è la vasca da bagno. Un vero peccato che nella mia casa milanese non ci sia una vasca da bagno. E converrete con me che stare per varie ore in piedi in un box doccia non è la stessa cosa. Specialmente se gocciola.
Ebbene sì, sto parlando dell’evento che ha funestato la mia giornata di ieri: IL TRASLOCO.
Ma partiamo dagli antecedenti:
Erano vari giorni che io e la coinquilina inscatolavamo senza sosta. Ovviamente anche trovare scatole adatte non è facile. Da quasi una settimana non compravamo più niente senza chiedere che ci fosse consegnato in una scatola (“Hem, sì… il ghiacciolo gusto menta potrebbe darmelo con la scatola? Grazie mille, sa solo con la carta si appiccica alle dita…”), organizzavamo agguati al facchino del supermercato (“Dio mio non vorrai mica BUTTARE quella roba?”) e, insomma, giravamo per tutti i negozi del quartiere con il preciso intento di sottrarre materiale da imballaggio all’agguerrita concorrenza (i netturbini).
Ottenute lo scatolame, impresa non banale, abbiamo iniziato ad imballare. Presto è divenuto evidente che lo spazio vitale presente nell’appartamento (definito “monoloculo” non a caso) non era sufficiente per entrambi. Per arrivare dal letto al frigo bisognava scavalcare non meno di dieci casse, con grande giovamento per il tono dei glutei ma non altrattanto per i nervi.
Alla fine ognuna delle tremila paia di scarpe della coiquilina fu imballata. E la coinquilina iniziò a sentirsi molto triste, privata della vista della sua collezione.
Anche i miei libri furono imballati.
E se qualcuno dovesse insinuare che la cura con cui l’operazione fu svolta rasentava la fissazione è ovvio che non dovete credere a questa malalingua. E’ chiaro che alcuni pezzi di pregio meritarono una singola scatola imbottita e areata, ma non erano che le naturali contromisure per assicurare alla mia proprietà un viaggio confortevole.
Assolutamente normale, quindi.
Anche le mie giacche meritarono una certa cura, anche in questo caso nient’altro che normale previdenza. Non perché io abbia un problema con le giacche. No. Assolutamente no. Ho tutto sotto controllo, davvero. Posso smettere quando voglio.
E poi, scusate, lo sapete che la vita media di un libro moderno viaggia sui settant’anni? Solo miseri settant’anni, rispetto ai mille anni dei codici medioevali? Dico, queste sono cose che producono una certa angoscia. Voglio dire, sono creature deboli. Malaticce. Bisognose di attenzioni. Se arrivassi a cent’anni potrei assistere, impotente, al disgregamento dei miei libri. Non è orribile? Non è un motivo più che valido per imballarli con cura?
In ogni caso alla fine tutto fu più o meno imballato o gettato.
Niente di quello che non era alla casa all’inizio fu lasciato sul posto. Se conosceste il proprietario capireste perché persino le presine furono scrupolosamente tolte di torno.
Anche il “Cristo Avvenente” regalatoci dalla panettiera e il “Cristo Arbremagic” furono messi in saldo. E se l’unico oggetto nostro rimasto in casa è stato l’adesivo “I saw your mum on internet” sul frigo, credetemi, è solo un caso.
Come il calzino bucato e sporco che la coinquilina ha “dimenticato” sulla rete del letto. Ovviamente privo del materasso.
Ora, per il trasloco il padre della coinquilina aveva noleggiato un Ducato alla Spezia. Sarebbe quindi partito dalla cittadina ligure verso le nove per arrivare a Milano intorno a mezzogiorno.
Sfortunatamente alle undici meno un quarto era già lì. Autostrade sgombre, alla faccia del ponte.
Si è creato un certo panico. Io e la coinquilina sfrecciavamo in mutande sopra gli scatoloni, cercando di vestirci e di mettere via le ultime cose.
Poi è iniziato il massacro dello spostamento degli scatoloni. Non solo andavano portati giù per due strette e ripide rampe di scale fino al furgone. No. Andavano disposte anche secondo un ordine ben preciso. In particolare scarpe, giacche e libri dovevano avere una buona posizione. Ovvio.
Eviterò di nominare il MANICHINO e il MOBILETTO da medico anni sessanta in METALLO e VETRO solo per non tediarvi ulteriormente.
Quando anche il mio portatile fu inserito, per ultimo e in posizione di grande prestigio, dentro l’autoveicolo finalmente il trasloco potè dirsi compiuto. Cioè, almano la metà, insomma.
Tutti allegri, sudati e stanchi come bestie decidiamo di metterci in viaggio, fermandoci lungo la strada per ingurgitare un kebab (alternativa salutare al cibo dell’autogrill).
Ore 14.00 partenza da casa nostra.
Ore 14.10: si accende una sospetta spia a forma di lucchetto sul cruscotto.
Ore 14.11: si decide di controllare che lo sportello posteriore sia ben chiuso. A tal scopo ci si ferma davanti a un passo carrabile.
Ore 14.12: lo sportello risulta chiuso, però ora il furgone non parte più. Si consulta il libretto del mezzo e si scopra che detta spia si accende quando il motore non riconosce la chiave elettronica. Seguono spiegazioni su come risolvere il problema, ossia: impossibile senza codici della centralina elettronica.
Ore 14.30: hanno fine i disperati tentativi di convincere il furgone ad accettare la sua legittima chiave. Scoppio di ira del padre della coinquilina che esibisce un dizionario elegante quasi quanto quello della coinquilina e mio.
“Oppoffarbacco, tutto ciò è alquanto seccante” dice la coinquilina, serenamente.
“Santo cielo, cara, hai ragione. Il fatto di essere fermi di fornte ad un passo carrabile particolarmente frequentato ci espone, tra l’altro, agli improperi di quei simpatici camionisti” rispondo io, flemmatica.
“Bisognerà porre rimedio all’increscioso frangente” commenta il padre della coinquilina, perfettamente rilassato.
Hem… cioè: più o meno.
La coinquilina telefona al noleggiatore alla Spezia e espone urbanamente la situazione. Il noleggiatore scopre l’esistenza di un paio di insospettabili parole italiane.
Viene chiamato un carro attrezzi, per la rimozione.
Il simpatico islamico alla guida carica il Ducato sul suo automezzo e ci intrattiene con allegre musicassette arabe mentre raggiungiamo l’autofficina. Nel traffico milanese dell’ora di punta il primo giorno di un ponte e con sciopero dei mezzi pubblici.
Osservo con sguardo spassionato il furgone che si inclina di trenta gradi per salire sul carro attrezzi. Non nutro alcuna angoscia per i beni che si trovano affastellati in precario equilibrio a bordo.
Non. Ho. Alcun. Attacco. Isterico.
Tranquilli e rilassati commentiamo le divertenti manovre degli altri automobilisti che fanno di tutto per bloccarci la strada.
Nessuno. Nomina. Il nome di Dio. Invano.
Nessuno. Pronuncia. La parola. Sfiga.
Siamo sereni e prossimi al nirvana. La coinquilina medita nella posizione del loto. Il padre della coinquilina discetta sulle vite dei santi. La sottoscritta lancia petali di fiori dai finestrini, in segno di comunione con tutti gli altri esseri viventi.
Pace. Interiore.
Ore 15.30: raggiungiamo l’autofficina. Il gestore ci informa che il guasto non è assolutamente risolvibile.
Con la consueta flemma la coinquilina telefona alla Maggiore e chiede un mezzo sostitutivo. Il noleggiatore, conquistato dalle sue argomentazioni gentili e umili, ci procura un mezzo sostitutivo. Sarà sufficiente recarci nella sede più vicina che ha un Ducato libero e prelevarlo. Quindi tornare all’autofficina e trasbordare i nostri beni dall’uno all’altro. E’ molto spiacente.
Noi, al contrario, siamo lieti della simpatica diversione.
“E dove si trova, di grazia, la sede di cui parla?”
“Sesto Marelli? Oh, ma che fortunata coincidenza, è proprio dal lato opposto di Milano.”
“Oh, non lo dica nemmeno, prendere un taxi non ci è di nessun disturbo. Il fatto che oggi ci sia sciopero dei mezzi pubblici rende solo la cosa più sfiziosa.”
Ore 16.00: il tassista decide di farsi un regalo da solo e, invece di prendere la circonvallazione, dove avrebbe la corisa preferenziale, decide di fare il più suggestivo percorso Navigli- Bianca Maria-Cinque Giornate-Porta Venezia-via Bueon Aires-viale Monza.
Nessuno. Lo insulta.
Nessuno si lamenta per i circa trenta minuti persi. Assolutamente no.
Ore 17.00: si preleva il mezzo sostitutivo.
Ore 17.30: altri spassionati commenti sul traffico milanese.
Ore 18.00: sempre traffico milanese.
Ore 18.30: previsto orario di chiusura dell’autofficina. Riapretura: lunedì. La coinquilina telefona all’autofficina (sconosciuta al numero verde della Maggiore, che ci ha inviato il carro attrezzi) e chiede gentilmente di aspettarci.
Nessuna. Minaccia. Viene. Pronunciata.
Ore 18.50: si inizia con gioia e letizia il secondo trasbordo delle casse. Solo due vetri di rispettivi quadri sono rotti. Si ringrazia il Signore Onnipotente per la sua grande Saggezza.
Ore 19.30: pranzo. O cena, a scelta. Una pizzetta. Dimensione del diametro: 13 cm. Nutriente. Sufficiente per il fabbisogno nutrizionale giornaliero.
Di un gamberetto.
Ore 20.00: ingresso in autostrada.
Ore 23.00: arrivo alla Spezia.
Le mie casse vengono estratte dal furgone e portate a casa.
Nego recisamente di essere mai stata in ansia per la salute dei miei libri. Mai successo.

Che meravigliosa esperienza. Spero di poterla rifare al più presto.
E sempre sia lodato Nostro Signore.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    alle lacrime plaudo, ebbro i poesia (cit.)

  2. Armaduk ha detto:

    cazzo che sfiga (cit.)

  3. sraule ha detto:

    ma quali lacrime, ma quale sfiga. le lacrime e la sfiga saranno tutte per quelli della maggiore quando la coinquilina partirà all’attacco.

    quasi quasi mi fanno pena, poveretti.

    già il noleggiatore stava per fare harakiri al telefono…

  4. kush13 ha detto:

    eppure l’imperscrutabile disegno divino converge sempre a un fine preciso:

    23.04.06
    “chiunque ci capisca anche un pelo più che un cazzo di MUSICA POP ARABA è pregato di farmi pervenire la propria saggezza inviando un messaggio al mio account”

    29.04.06
    “Il simpatico islamico alla guida carica il Ducato sul suo automezzo e ci intrattiene con allegre musicassette arabe mentre raggiungiamo l’autofficina.”

    il messaggero inviatoti dal signore era là a portata di mano, ma tu l’hai lasciato scivolare via…

  5. sraule ha detto:

    già. peccato che non fossi in vena.

    peccato anche cha abbia già reperito le informazioni e scritto il racconto EONI fa. tutto grazie all’affezionato pubblico del mio blog, eh?

    ingratitudine.

  6. utente anonimo ha detto:

    no sta pianzer, che te volèn ben.

  7. kush13 ha detto:

    e allora bestemmia Iddio, poichè evidentemente egli gode nel burlarsi di te

  8. sraule ha detto:

    non mancherò. anzi: non manco.

  9. utente anonimo ha detto:

    Sono il tuo moroso.
    Sono andato a rileggere gli ultimi 4 post.
    E cito:

    24/2/2006
    mi sono vista col moroso e mi sono immediatamente stravaccata sul suo divano.
    no, no, cosa state pensando! volevo solo rilassarmi davanti alla tv. sì, lo so che è triste vedersi con moroso e iniziare a dormicchiare sul suo divano con davanti una birra modello homer simpson, ma sapete com’è. stress, stanchezza, mal di testa… le solite cose, insomma

    14/4/2004
    in questo periodo dell’anno vorresti solo dormire e scopare, solo che in vacanza non ti riesce né l’uno né l’altro

    Poi ho anche trovato qualcos’altro di attinente in altri tuoi post che però adesso non riesco più a ritrovare.

    Prova un pò a trarne qualche deduzione, sherlock.

    f.to
    il tuo moroso

  10. utente anonimo ha detto:

    hem…

    er…

    mmmm…

    (rumori di sforzo mentale)

    ok, mi arrendo. non ci arrivo.

    sraule

  11. utente anonimo ha detto:

    ok, mi arrendo. non ci arrivo.

    ciò mi fa sorgere il dubbio che la tua fama di fine deduttrice sia usurpata.

    shame on you!

    moroso

  12. utente anonimo ha detto:

    infatti mi limito semplicemente a venerare i fini deduttori.
    di mio sono stupida come una patella. non te n’eri ancora accorto, moroso?

    sraule

  13. utente anonimo ha detto:

    ciao bella, sono tornato… Sergej Luk’janenko – I Guardiani Della Notte e poi I Guardiani del Giorno… il terzo non sò quando lo tradurranno. Me li sto godendo veramente. Passali all’anatra dopo. 😉

    ciao

    R.

  14. sraule ha detto:

    cosa cosa?

    spiegare meglio

  15. utente anonimo ha detto:

    libri.. susi.. libri… 😉

    bacioniiii

    r.

  16. utente anonimo ha detto:

    Eh sraule sraule.

    Chiacchiere, chiacchiere…

    Il tuo era anche un bel blog eh?!

    Poi è arrivato il blog di W. Marchi.

    HKD

  17. sraule ha detto:

    be’, come direbbe brullo wanna marchi RULEGGIA

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