non sopporto le vacanze. è una sindrome comune, mi dicono. i matti si uccidono a grappoli e i sani si deprimono. piacciono solo a quelli che detesti, e ci deve essere un perché. non è che ho niente contro una pausa dal lavoro. che dio mi aiuti, no! certo che no. è solo che non vorrei smettere di lavorare quando smettono anche tutti gli altri.
voglio dire: che sfiga.
fa tanto classe media, brambilla va in vacanza, spiagge e cani e bmbini che urlano ommiodio no. il pranzo di pasqua, la cena di pasqua o quello che è.
roba biblica alla tele.
rami di ulivo che la coinquilina è anche allergica e ogni volta è una madonna. santa pasqua.
e poi, diciamocelo, in questo periodo dell’anno vorresti solo dormire e scopare, solo che in vacanza non ti riesce né l’uno né l’altro. hai troppo tempo, semplice. ti perdi in quel cazzo di mare di tempo, oppressa dal fatto che merda sei in vacanza non vorrai mica rimanere tutto il giorno a cazzeggiare in internet. o a leggere. porca vacca sei una depravata: a leggere. fuori c’è il sole, non vedi?
sì, ok.
io tanto il sole lo stimo solo da lontano. mi fa lacrimare gli occhi. sempre. è che sono chiari. la pelle delicata. non è colpa mia, ok, se non mi abbronzo. a me piacerebbe diventare color miele, non nera: color miele. invece sono fosforescente.
la notte faccio da luce salvavita al mio moroso. mi usa come un’abat-jour, per leggere. d’altronde io lo uso come stufa. non è corretto, lo so, ma di notte divento fredda come un cadavere. non ho freddo: sono fredda. una roba metabolica, suppongo, la stessa per cui se mangio un’oliva mi si trasferisce direttamente sulle cosce, col nocciolo e tutto. basso metabolismo.
il moroso invece brucia. brucia tutto, senza sudore. diventa caldo e secco come un forno. dio, che impressione.
uno penserebbe che con un metabolismo del genere sia una tipa flemmatica. be’, non lo sono.
una mia paziente una volta mi fa: “sembri tanto calma, ma ogni tanto c’hai quei cinque minuti…”
una paziente, eh? cioè una di quelle persone che anche se mi vomitano sui pantaloni mi limito a sorridere bonariamente e a dire: “vomitato tutto? ora va meglio?”
sorellina, tu non li hai mai visti i miei cinque minuti. una volta, ero in albergo a lucca, ho perso il deodorante e mi sono messa a gridare talmente forte che stavano per chiamare la protezione civile. e non l’ho più trovato, quello stronzo.
sarete d’accordo con me che è una merda svegliarsi la mattina, lavarsi, sapere di avere davanti dieci ore di lavoro e nessun cazzo di deodorante. il moroso era attonito, ovviamente. lui è calmo, ironico, svagato. è un artista, poverino.
l’esaurimento nervoso gli viene se non riesce a disegnare un panneggio esattamente come vorrebbe, ma se la casa va a fuoco è capace di accendersi la sigaretta sul focolaio principale e tornare a farsi i fatti suoi.
che invidia. che invidia nera.
comunque adesso è pasqua, quindi posso essere flemmatica anch’io, direte voi.
l’altro giorno, in treno, c’era un bambino che frignava a tutto spiano e non ho neanche insultato la madre. son passi aventi, eh. quasi quasi smetto di essere stronza.
dio, no, che palle. come non detto.
è che a essere una iena ci sono dei vantaggi. la gente ti tratta con cautela. appena vedono che sollevi mezzo sopracciglio si affrettano a smammare. questa cosa ha un nome, naturalmente: misantropia.
su un forum in cui bazzicano mi dicono: tu tieni sempre per i cattivi. be’, grazie, per chi dovrei tenere? è la conservazione della specie, sic et simpliciter.
oh, ma guarda questo autore, scrive delle cose così carine. sfigato, penso io.
ma non dovremmo volerci tutti bene? cazzo, no. che orrore.
l’altro giorno mi è capitato di leggere un libro che è davvero una merda. è così una merda che non ho avuto nemmeno voglia di scrivere una stroncatura di quelle acide sul sito. americano. leggi: serial killer.
non li sopporto più gli americani che parlano di serial killer. cazzo, voglio dire, va bene che siete i produttori numero uno nel mondo, ma noi italiani non è che siamo sempre lì a parlare dei nostri vini, no? o dei nostri formaggi. o del nostro cazzo di mare. c’è un limite a tutto.
e poi almeno mi dicessi qualcosa di interessante.
niente.
piattume, banalità.
ma tu tieni per i cattivi.
certo. sempre.
perché cazzo credete di avere questo numero abnorme di sciroccati che se ne vanno in giro componedo collages di uteri vergini? o collanine di dita dei piedi. o quel cazzo che fanno.
è il maledetto pulsante di autodistruzione che inizia a lampeggiare, perché la vostra cazzo di civiltà del self-made-man e dei dot com ha bisogno di una pulitina. sono anticorpi. in un sistema vitale e pulsante ce ne sono a bizzeffe. mica stanno a scegliere quali cellule eliminare. voglio dire, una vale l’altra.
è un lavoro lento e laborioso, ma possono farcela. io dico, quando negli stati uniti avranno un serial killer ogni due abitanti si ritroverann con un magnifico organismo pulito. nuovo di zecca. eterodosso, finalmente.
certo, magari era meglio mollare il colpo prima.
noi europei, al contrario, viviamo in un allegro organismo in cancrena. dio se ci si starebbe bene. niente anticorpi, poca roba. solo cellule opportunistiche, invezioni fungine, chessò. dalle nostre parti ammazzano i bambini epilettici, ma mica perché pensavano di dargli una mano. no, no: sono solo dei figli di puttana. nature.
voglio dire, attenzione: guardate che questi serial killer americani pensano di fare un buon lavoro. un lavoro socialmente utile.
e hanno ragione.
cazzo che cosa c’è d’altro da fare se non sopprimerli? efferatamente, certo. che altro modo c’è, perché?
l’unico problema è che dovrebbero prendere di mira per primi i cazzo di scrittori di thriller. capisco che vi fanno pubblicità, ma è pubblicità ingannevole.
e va bene anche “che parlino male di me purché ne parlino” (ma oscar wilde era europeo, il che fa una certa differenza) ma questi stracciano i coglioni a tutti.
e il Male.
e il Bene Comune.
e la cazzo di Morale.
e poi via, a citare autori latini che non conoscono. o meglio: non capiscono. perché poi? erano bisavoli anche vostri no?
merda, l’ho già detto che la pasqua mi rende astiosa?

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    noto un certo miglioramento caratteriale che non avevo notato al bar.
    merisi

  2. utente anonimo scrive:

    visto? dammi qualche anno e mi iscriverò all’UNICEF.

    sraule

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