sì, lo so. sono millenni che non posto. vale dire che sono stata molto impegnata? no, eh? lo immaginavo. allora… come dire… cacchi vostri?
ma non divaghiamo. ho detto "nuovo post" e che nuovo post sia. quest’oggi vi parlerò dell’impagabile villaggio di S. Terenzo.

oh, s. terenzo! non potreste posare gli occhi su una gemma più bella in tutto il globo! non ne troverete l’eguale che nelle lande eteree del paradiso islamico…
insomma… sì, più o meno.

in realtà s.terenzo è costituito da uno sputacchio di case in riva al mare, sul celeberrimo golfo dei poeti (inglesi, non a caso), dotato di sozza spiaggia sabbiosa, composto per lo più da cadenti palazzetti dagli impiantiti gonfi di salsedine, alberghi a mezza stella e bar dallo squallore così perfetto da sfiorare il sublime.

durante l’estate si riempie di turisti (milanesi- reggiani-inglesi, e non a caso), d’inverno sfiorisce. o forse è il contrario? dipende da come si vuol considerare una massa compatta di corpi sudacci e olezzanti di crema su una spiaggia su cui il sole batte inclemente dodici ore al giorno, dotati di perizomi, grasso debordante, voce schiamazzante e nessuna idea di che cosa significhi la parola "sobrietà". a meno che non la scambino per "soubrette", ovvio.

resta da comprendere perché questa folla di belle persone scelga come meta di relax un luogo dove i parcheggi soo in cima a un monte, a 2 euro all’ora, pagamento dalle otto del mattino a mezzanotte.

ma è d’inverno che s.terenzo offre al visitatore tutto il suo folkloristico fascino. gran parte del quale è costituito dalle rustiche abituni degli abitanti, ovviamente. la più simpatica è senza dubbio quella che ognuno dei circa 500 residenti fissi conosce a memoria ogni minima inezia di lavoro, hobby e preferenze sessuali degli altri 499. anche il vezzo dei negozianti di aprire bottega esattamente quando cazzo gli pare è etnologicamente significativo.

per una che vive a milano per la maggior parte della settimana, naturalmente, questo all’inizio può sembrare un po’ seccante, ma – hey! – presto ci si fa l’abitudine. ormai ho persino smesso di prendere a calci la saracinisca dell’unico tabaccaio del borgo quando alle cinque del venerdì pomeriggio è pervicacemente chiusa.

il clima, poi, d’inverno è assolutamente divino. certo, uno penserebbe che i venti ghiacciati e salmastri che spazzano il lungomare da settembre a giungo possano essere fastidiosi, ma noi frequentatori abituali li definiamo semplicemente "corroboranti". e, in fondo, non c’è nebbia quasi mai. qui si chiama "foschia marina".

tutto questo passa in secondo piano rispetto alla più sconcertante e bizzarra delle caratteristiche del luogo.

provando ad avvicinarvi in macchina al lungomare (assolutamente verboten se non si possiede il pass e la residenza certificata da almeno quattro generazioni) piuttosto di frequente vi capiterà di imbattervi in allegri vigili che vi sbarreranno l’accesso.
perché mai, direte voi, innocenti fanciulli, non può l’automobilista autoctono solcare con le sue ruote il suolo dove giacciono le spoglie avite dei suoi avi?

il motivo è uno e solo uno: processione in corso.

ora, naturalmente, nella cattolicissima italia, uno non rimane troppo stupito. la prima volta.
la seconda (a due settimane di distanza) inizia ad essere perplesso. la terza, scote bovinamente la testa prima di fare retromarcia e tornare alla civiltà.
alla quarta uno inizia a sospettare di aver sbagliato svincolo spazio-temporale ed essere finito nella spagna dell’infanta eleonora d’aragona…

eppure non ci sono errori. semplicemente l’occupazione precipua dei santerenzini è svolgere processioni ogni volta che ne sentono la necessità. oppure che non hanno di meglio da fare. ossia dannatamente spesso.

interrogati in merito non avranno problemi nel ricordare che le occasioni fondamentali che hanno di esercitarsi nel loro sport preferito sono: natale (la santissima natività!), capodanno (la santissima… hem?), befana (la santissima epifania!), pasqua (santissima, of course), santa maria della rena (solo santa e non santissima, chissà perché).
evidentemente non hanno mai riflettuto sul fatto che la rena della loro spiaggia sarebbe l’ultimo dei luoghi su cui la vergine poserebbe mai un piede. non senza aver fatto l’antitetanica, ad ogni modo.

ora, è chiaro che i conti al povero automobilista non tornano. come è possibile che queste sparute, cinque processioni possano bloccare la strada mediamente ogni tre settimane?
eh, no, pensa l’automobilista, la matematica non è un’opinione, che cavolo festeggiate le altre volte?

i santerenzini, confusi, non sanno cosa rispondere. confessano che, sì, ci sono altri momenti in cui… oltre non vanno. in realtà il loro è semplice imbarazzo perché non sanno per chi o cosa stanno sfilando. in fondo sono italiani anche loro, quindi.

il punto su cui non transingono, tuttavia, è che le processioni sono tradizionali.

adesso non commettete l’errore, come me, di pensare che "tradizionale" si qualcosa che si ripete da un consistente numero di anni, sempre più o meno invariato, con una certa dose di ritualità, e proviene in ogni caso da consolidate abitudini.

no, no, no.

tradizionale significa "anche l’anno scorso abbiamo fatto qualcosa del genere". niente di più.

ad esempio, a s. terenzo, ogni anno a natale si tiene la tradizionale processione in costumi rinascimentali, con tanto di pecore, cavalli e asinelli. una quarantina di persone sfilano sul lungomare tutti achittati, proseguendo fino ad uno spiezzo dove il giorno dopo (in seguito a opportuna processione) verrà allestito un presepe vivente.

uno penserebbe che visto che i tizi sfilano in abiti rinascimentali l’usanza risalga quantomeno al 1500.

sbagliato. la sfilata tradizionale è stata allestita per la prima volta non più di dieci anni fa, forse per attirare turisti. i turisti non sono arrivati, ma ai santerenzini è piaciuto così tanto che hanno deciso di tenerla.

va, inoltre, notato che le sfilate di carnevale si tengono per ben 3 domeniche di fila. più volte che a viareggio. e, devo aggiungere, con un solo, cigolante, carro mal assemblato che fa avanti e indietro per il lungomare con un vagolio angoscioso.

ma è con le processioni religiose che i santerenzini danno il meglio di sé. di solito una quarantina di persone si assembrano, acchiappano un qualsiasi simbolo religioso cattolico, il parroco della chiesetta, qualche cero e iniziano a sfilare su e giù con indomito entusismo, intonando inni sacri e spettagolando tra loro.
come gli ignavi nell’inferno dantesco, tutti in corsa dietro ad un vessillo bianco.

immagino le riunioni in curia per la designazione del nuovo parroco, coi sant’uomini che si nascondevano dietro ai loro breviari sperando di non essere notati, atteriti all’idea di essere destinati ad una simile, sportivo gregge.

immagino il povero prete, che viene buttato giù dal letto ad ogni ora e sospinto in lungo e in largo alla testa dell’ennesima processione, con un crocifisso su una spalla e un cero in mano, penitente involontario.

niente allegre messe deserte, per lui. niente giovani parrocchiane in guepiere e chierichetti ansiosi di estendere i propri orizzonti sessuali. niente partite a briscola nel bar della piazza e gotti di vino gentilmente offerti dalla riconoscente popolazione.

nossignore. marciare, marciare e marciare.

lo immagino mentre prova a dimostrare di avere la febbre, di essere indisposto, di aver qualche santo ufficio da celebrare con urgenza e privatamente. e fallire. pronto ad essere trascinato via dalla solita quarantina di settantenni centometristi, già pronti in piazza con la statua della santa pamela, poco conosciuta ma così bisognosa di una sua processione, poverina.

quasi quasi, persino io, che della pietà non ho certo fatto un vessillo, a volte sarei tentata di azzopparlo. per il suo bene.
se l’esprimento funzionasse potrei continuare anche coi suoi colleghi. senza problemi, eh? e non sognatevi di ringraziare. non è nulla, davvero.

tanto i santerenzini potrebbero benissimo fare a meno di lui. anche una statua della principessa diana tipo quella di harrod’s andrebbe bene. anzi, strano che non ci abbiano ancora pensato.

insomma: questo è un appello. salviamo questo pover’uomo. dimostriamo di avere ancora una qualche forma di comprensione. almeno procuriamogli qualche chierichetto "vecchio tipo". e qualcuno chiami emergency, per dio!

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Gentile Sraule, la ringrazio per la squisita gentilezza d’animo che mi ha dimostato nel suo interessante scritto.
    Confesso che la situazione, qua in parrocchia, è pittosto impegnativa, ma mi sento di rassicurarla.
    Da quando ho iniziato con il corso di pilates offertomi dal vescovado sono quasi all’altezza della situazione.
    Grazie ancora, comunque.
    Suo in Cristo,

    il parroco di S.Terenzo

  2. kush13 ha detto:

    ma S.Terenzio partecipa al palio del golfo? I know Fezzano very well

    i tizi nudi nell’ultima foto trascinano sacchetti pieni di cozze, immagino

  3. utente anonimo ha detto:

    no, patelle.

    e, sì, purtroppo partecipa. un’altra buona occasione per… indovina?

    sraule con la febbre (zob!)

  4. brullonulla ha detto:

    mi ero perso questo post. culto.

  5. utente anonimo ha detto:

    hey aiuooo non so dove cercare finchè mi trovo in questo sito….. potete dirmi chi è santa pamela?? dopo 27 anni festeggio l’onomastico e vorrei sapere chi è!

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