come sempre trattasi di "esercizi di stile", che condivido con voi in cerca di critiche, opinioni, feedback generici. non ho il tempo, né la voglia, di "utilizzare" tutto quello che scrivo.

a voi:

ASCOLTA


Lui e’ un tipo come tanti altri. Ha i capelli scuri, la pelle chiara, i lineamenti niente-di-speciale. Non e’ grasso. Non e’ troppo magro. Non e’ molto muscoloso, ma non e’ esile.
Indossa un completo blu. Non un completo costoso, non un completo da grande magazzino. Un completo medio, come quello degli impiegati, degli avvocati delle assicurazioni, dei dipendenti pubblici di medio livello.
Il taglio di capelli non e’ niente di speciale.
In una folla sarebbe l’ultimo che noteresti, dopo che gli hai parlato ti dimentichi di lui.
La sua voce e’ media. Non e’ un tipo divertente, ma neanche un musone. Non sembra brillante, ma nemmeno stupido.
E’ cosi’ medio che se lo guardassi abbastanza a lungo, come stai facendo ora, ti sembrerebbe strano.
Guardalo. Osservalo mentre cammina per la strada. Non togliergli occhi di dosso.
Vedi come i passanti lo schivano senza calcolarlo? Per loro potrebbe essere un lampione. Non ha una cravatta dal colore acceso. Non ha una penna d’oro nel taschino. Non ha grandi occhiali da sole.
Non e’ strano?
Cammina a passo normale. Non e’ di fretta, ma non sta perdendo tempo. Sta andando da qualche parte? Chissa’ perche’ questa non e’ una domanda che ti viene spontanea, guardandolo.
Come pensi che si chiami? Con quella non-faccia li’, con quel non-vestito, con quella non-espressione.
Pensi che si chiami John Smith? Sembrerebbe un nome adatto a lui, vero?
Pero’ non lo e’. Sai che cosa succede ai veri John Smith? Te lo sei mai chiesto? I veri John Smith devono esibire i propri documenti quattro volte piu’ spesso degli altri. Nessuno gli crede, quando dicono il loro nome. Eppure ci sono John Smith a bizzeffe, penseresti.
Be’, non so se sia cosi’, ma in ogni caso la gente e’ sempre sospettosa nei confronti di un John Smith. Le receptionist gli lanciano occhiate significative, quando si registrano in un albergo. I venditori di auto rimangono stupiti quando scoprono che non vogliono pagare in contanti.
I John Smith fanno una vita da incubo. Pensaci, se avrai un figlio e il tuo cognome e’ Smith. Chiama il povero bambino Astulphus. Le battutacce dei compagni di scuola saranno niente, in confronto a quello che dovrebbe passare un John.
Il nostro tipo qualunque… hey, lo stai ancora guardando? Ti ho distratto con la faccenda dei John Smith, vero? E tu lo hai perso di vista. Non preoccuparti, e’ naturale. E’ un tizio cosi’ insignificante. Guarda, e’ laggiu’, sta attraversando la strada. Lo vedi ora? Esatto, quel signore afroamericano con le treccine lo ha appena schivato senza degnarlo di un secondo sguardo.
Continua a seguirlo, mentre ti dico il suo nome.
Il suo nome e’ James Peak. E’ banale, vero?
Non e’ un nome che ti rimane in testa. Se si chiamasse almeno Peaks potresti pensare a Twin Peaks per ricordartelo, ma ha una esse in meno.
Rimarresti stupito se ti dicessi che non e’ il suo vero nome?
Guardalo, guardalo. Non perderlo di vista.
Non sei stupito, vero? Hai iniziato a capire che James non e’ cosi’ banale come vorrebbe far credere. Che cosa pensi che sia? Scommetto che ci sono gia’ un paio di ipotesi che ti frullano in testa. Potrebbe essere dei servizi segreti, per prima cosa. Una spia. E’ questo che stai pensando, vero? Immagini che le vere spie non assomiglino neanche un po’ a James Bond, e hai ragione. Non gli assomigliano, infatti. Le vere spie assomigliano a James Peak. O almeno ci provano.
Ma non e’ una spia, mi dispiace. Era una buona, idea, veramente, ma purtroppo non e’ esatta.
Ti aiutero’ un pochino. Lo vedo che inizi a essere curioso.
James Peak parla inglese, francese, arabo e spagnolo.
Naturalmente se un taxista gli rivolge qualche insulto in arabo James fa finta di non capire, ma di solito i taxisti non lo insultano. Sai perche’? Perche’ James non fa mai storie. Se loro vogliono conversare conversa (ma e’ noioso), se vogliono stare in silenzio sta in silenzio anche lui.
Non gli suggerisce che strada prendere e… guarda. Guarda. Ha preso un taxi proprio ora, hai visto? Ti daro’ un altro suggerimento: James viaggia spesso in taxi.
Bella forza, dirai tu. A Manhattan tutti preferiscono prendere il taxi.
Giusto. Ma – attento, e’ un altro indizio – James Peak non e’ di Manhattan. E prende quasi sempre il taxi, ovunque si trovi.
Da dove viene, mi chiedi? Dove e’ nato, che scuole ha fatto? Oh, ora mi stai facendo un sacco di domande pertinenti, davvero, ma non so se potro’ rispondere a tutte.
Vedi, non conosco James Peak cosi’ bene.
Secondo me e’ nato in Pennsilvanya, una quarantina di anni fa. Quando parla non ha accento (oppure lo ha, a seconda dei casi), ma sicuramente non e’ del sud. E’ americano, quindi, dirai tu.
Si’, credo proprio che sia americano. Un europeo non vestirebbe mai cosi’, per tutto l’oro del mondo. Non ne sarebbe capace. Un europeo avrebbe una cravatta di buon gusto, o forse nessuna cravatta del tutto. E con quella pelle chiara da dove altro potrebbe venire? Dal Sudafrica? Mio Dio, no. Hai mai conosciuto un sudafricano? Sono cosi’ diversi da noialtri. Australiano? Gli australiani camminano in un altro modo, lo sapevi? No, James e’ americano.
Continui a tenerlo d’occhio? E’ sul taxi, adesso. Dove stara’ andando?
Un altro piccolo aiuto. Sta andando al JFK, l’aeroporto. Te lo aspettavi quasi, vero? Il fatto che non abbia valige non ti stupisce nemmeno un po’.
Inizi ad essere tremendamente sospettoso nei suoi confronti, lo so. Non ti dico che non fai bene. Anch’io sono sospettoso, nei suoi confronti.
Inizi a credere che la sua attivita’ non solo sia losca, ma anche illegale, dico bene? Ah, certo, ti vedo annuire. Fai bene a non fidarti.
Certo, bisogna vedere di che tipo di attivita’ illegale si tratta, giusto? Ma hai come l’impressione che sia qualcosa di molto illegale. Inizi a sospettare che uno come lui non si accontenterebbe di qualche piccola truffa, di furti da pochi dollari.
Mi chiedi se sa sparare?
Ah, questa si’ che e’ una domanda! Non te la fa, vero? Hai come la sensazione che sotto alla giacca abbia una pistola. Fai anche delle congetture sul modello: potrebbe essere una Sig Sauer, ma non sei sicuro. Una Smittie? No, troppo tradizionale. Una Glock? Naa. Niente pistole da sbirro, per il signore James Peak. Stai iniziando ad orientarti su una Les Baer .45. Straniera, insolita, costosa.
Sei quasi sicuro che abbia un silenziatore, da qualche parte. Quelli come lui non sparano senza essere sicuri di non fare rumore, pensi.
Adesso credi di sapere qual’e’ il suo lavoro. Be’, non posso darti torto, se pensi che sia un assassino a pagamento.
Lo guardi? Non l’hai perso di nuovo di vista, vero?
No, e’ ancora sul taxi, sta dicendo qualcosa all’autista. Hey, perche’ il taxi sta girando? pensi. Da quella parte non si va nel Queens. Il JFK e’ nel Queens… perche’ ha cambiato strada?
Lo segui cosi’ attentamente, ora, e hai la mente cosi’ piena di congetture che non ti accorgi che qualcuno si e’ avvicinato. Non preoccuparti, sono io.
Continuiamo a guardare James Peak, insieme.
Ho qualcosa da dirti. Mi avvicino per sussurrartelo all’orecchio.
Ecco. L’ultimo indizio, sei pronto?
L’uomo qualunque che stai osservando non si chiama James Peak. Te l’avevo gia’ detto? Ma no, ti avevo solo detto che James Peak non era il suo vero nome, ma, vedi… mentivo.
Non ho idea di chi sia quel tizio.
Io, non lui, ho una Les Baer calibro .45 puntata alla tua testa.
Hai seguito l’uomo sbagliato per tutto questo tempo. Perche’? Perche’ ti sei fidato di me? Era una storia interessante, vero? Peccato che fosse tutto falso. Io non conosco quel tizio, non l’ho mai visto.
L’hai guardato, ti sei distratto, e adesso e’ troppo tardi.
Adesso sei morto.
Ti ho ucciso io.

copyright 2005 susanna raule

come sempre, chi volesse cazzeggiare con questa roba può farlo. avvertendomi. se non avvertite, credetemi, è molto peggio per voi.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. brullonulla ha detto:

    se non avvertite, credetemi, è molto peggio per voi.

    confermo.

  2. sraule ha detto:

    brullonulla il difensore del copyright!

    mi tocca vederne di tutti i colori…

  3. brullonulla ha detto:

    non difendo il copyright. confermo il fatto che se ti fanno incazzare, è molto peggio per loro! 🙂

  4. brullonulla ha detto:

    (e comunque, hey, metti una licenza creative commons a tutta ‘sta roba)

  5. utente anonimo ha detto:

    hem… che roba è?

    sraule

  6. utente anonimo ha detto:

    Cacate nerd che servono effettivamente in un caso su venti miliardi ma fanno tanto free software advocate.

    In altre parole: hai vissuto pù di 20 anni senza? Non preoccupartene ora.

    AnalCunt

  7. sraule ha detto:

    ah, ok…

    e buon VOLO! 😀

  8. HotelKingDavid ha detto:

    Cacate nerd che servono effettivamente in un caso su venti miliardi ma fanno tanto free software advocate.

    Uahahahahahah!

    Brullo ne sarà ferito a morte.

  9. utente anonimo ha detto:

    O sraule il tuo raccontino si fa seguire ,complimenti

    cacchio è una les baer?

    Jz

  10. sraule ha detto:

    grazie Jz.

    Les Baer è una marca di armi poco conosciuta.

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