Il mio condominio milanese è un luogo abbastanza interessante da meritarsi questo post. Ecco a voi, quindi, la

Piccola guida al condominio

Il condominio è composto da:

1 portone esterno comodamente rientrante. E’ simpatico quando piove, ma incredibilmente attraente per ogni sorta di chiacchierone notturno. Infatti, specialmente in estate, dalle 24 circa alle 3 circa è stabilmente occupato da una allegra banda di pakistani ciancianti. Visto che lo trovano molto accogliente, portano con sè simpatiche bottiglie di liquidi strettamente proibiti dalla loro religione e chiacchierano a voce altissima per tutta la notte. Il loro spirito compagnone e gregario non manca di infastidire la mia cinica coinquilina (vedi sotto), che più di una volta ha minacciato di rovesciare loro addosso qualcosa di duro e bollente. Trattasi di “ferro da stiro”. I pakistani non sono sembrati particolarmente impressionati dalle minacce, probabilmente perché non hanno capito un acca.

1 atrio. Fino all’anno scorso l’atrio era un posto sobrio e confortevole. Fresco d’estate e tiepido d’inverno attirava frotte di pakistani esattamente come il portone. Il pavimento era di granito grigio, le pareti bugnate bianche e i lati erano abbelliti da una vasca di terra brulla e desolata in cui in tempi preistorici forse affondavano le radici delle piante da interni. I pakistani banchettavano allegramente a tutte le ore, seduti sul bordo della vasca di terra brulla, bevendo sostanze strettamente proibite dalla loro religione e chiacchierando a voce altissima nella loro lingua gargarismica.

Ora tutto questo non c’è più. L’atrio è stato ristrutturato. Il pavimento rimane di sciccosissimo granito (ora tutto lustro), ma le sobrie pareti bianche sono state ri-intonacate in sgargianti tonalità GIALLO LIMONE e ARANCIONE.

Ogni volta che entri ti aspetti di sentire un altoparlante cantare: “Ta-da-dada-dada… I’m lovin’it!”

Al posto della rispettabile vasca di terra brulla adesso c’è una vasca piena di ciottoli bianchi dal sapore vagamente zen, ovviamente del tutto fuori contesto.

I pakistani sono intimiditi dalla nuova configurazione McDonald e non banchettano più (dentro, fuori continuano). La coinquilina è disgustata.

1 cortile interno, dotato di cassoni della spazzatura per la raccolta differenziata. La raccolta differenziata è obbligatoria, nel caso della coinquilina compulsiva.

2 scale. La scala A e la scala B. La scala A possiede un altro portone che da sull’artrio, antintrusione, antincendio. Nella scala A, per motivi sconosciuti, vivono solo persone di razza bianca, italiane. La scala B, invece, parte dal cortile interno, è priva di porta di sicurezza ed abitata quasi esclusivamente da pakistani. Visto che possiedono delle case, verrebbe da pensare che non hanno bisogno di riunirsi nel portone, ma così non è.

Io vivo nella scala A, al primo piano. Dovrei sentirmi privilegiata perchè possiedo la porta antitrusione, ma quando hai il sacchetto della spesa in una mano, la confezione da 6 di bottiglie d’acqua nell’altra e la tracolla piena di libri, inizi a vedere la maledetta porta in un’altra ottica.

Le scale, ovviamente, sono state ristrutturate (almeno… la scala A, sì). Sono gialle e arancioni.

La suburbia

Il condominio si trova in zona Porta Romana, cioè abbastanza in centro. E’ una bella zona e l’affitto stratosferico è lì per testimoniarlo. Infatti io e la coinquilina viviamo in due in uno spazio abitabile per 1/2 ed è ancora troppo caro. Non oso pensare allo spazio in cui vivono i pakistani. Probabilmente uno ogni trenta centimetri.

Gli altri portoni lungo la nostra strada, che è piuttosto piacevole, ed alberata, sono tutti sciccosisimi. Disegni raffinati sul marmo dei pavimenti, pareti color crema decorate con stucchi, piante in vaso, portiere, tappeto spesso tre centimetri fino alle scale… Noi viviamo dentro un McDonald zen. Così è la vita.

La coinquilina

La coinquilina ovviamente è un tesoro. E’ bella, brava, molto intelligente. Ma l’aspetto che ti colpisce per primo è il suo devastante cinismo.

La gente dice che io sono cinica, ma non hanno mai conosciuto la coinquilina.

Innanzi tutto lei per mestiere buca la gente. E’ una piercier (si scriverà così?). Apparentemente è indifferente all’idea di trapassare la ciccia altrui con un ago e sono sicura che non prova nessuna empatia per il loro dolore. La gente la paga, per questo, il che è magnifico.

L’altra cosa che la coinquilina fa è cucire. Con la macchina da cucire, ovviamente. Spargendo ritagli di tessuto per tutta la casa.

Potreste pensare che è molto seccante, ma così non è. Visto che è la coinquilina a pulire, ha tutto il diritto di sporcare.

La coinquilina, infatti, è una pulitrice compulsiva. Per giorni e giorni ignora lo sporco che si accumula (come la sottoscritta, per inciso)… poi inizia a ronzare come un robot domestico e sgrassa e ulisce non-stop finchè ogni superficie non è stata riportata al suo stato primordiale. Prende la faccenda di petto, come se lo sporco fosse una faccenda personale. Sembra un kamikaze pronto a lanciarsi su una corazzata americana nell’atlantico.

Alla mattina, mentre aspetta che venga su il caffè, lava i piatti.

Io la mattina rantolo giù dal letto e striscio fino al bagno solo per non farmela nel pigiama. Poi striscio fino al tavolo della prima colazione e dormicchio mentre si scalda il latte. Poi striscio di nuovo in bagno. Non so chi sono, dove sono, dove vado.

La coiquilina striscia giù dal letto, mette su il caffè e inizia a lavare i piatti a ritmo ipnotico. Velocissima. La coinquilina apparentemente non ha bisogno di fare la pipì.

La coinquilina fa la lavatrice, stira, lava, mette ad asciugare, strofina le piastrelle e prepara da mangiare.

Adoro la coinquilina.

Lei, dal canto suo, odia tutti e li disprezza in egual misura.

Se mai qualcuno le lasciasse in mano un lanciarazzi per più di 2 secondi riuscirebbe a far fuori l’intera popolazione milanese. Lo farebbe volentieri.

La coinquilina va sempre in giro con un coltello a scatto e gli ausiliari del traffico la temono.

E’ bello vivere sotto la sua ala protettrice.

I condomini

Ho già parlato dei pakistani. Sono molti ed è difficile conoscerli uno per uno. Inizialmente credevo che si declinassero solo nel genere maschile, poi ho scoperto che esistono anche pakistani femmina. Queste apparentemente non escono mai, sono molto silenziose e mimetiche, però esistono.

La prova definitiva dell’esistenza del pakistano femmina l’ho avuta un pomeriggio che stavo cercando di scrivere una relazione.

Vivendo al primo piano se c’è qualcuno in cortile, o nel portone, o nell’androne è più o meno come se stesse parlando nella tua cucina. Una notte (erano circa le 5), il ragazzo della coinquilina è rimasto surgelato nel letto, terrorizzato, perché pensava che ci fossero i ladri in casa. In realtà erano i ragazzi del supermercato che ha l’entrata di servizio nel cortile che scaricavano la roba. La coinquilina dormiva tranquilla, ovviamente, accarezzando il suo uzi.

Mentre tentavo di scrivere questa relazione, quindi, a un certo punto ho iniziato a sentire dei suoni strazianti provenire apparentemente dal mio lavello. Ho capito quasi subito che in realtà si trattava qualcuno nel portone. Dopo poco ho capito che i suoni alieni provenivano da un essere umano: un pakistano femmina.

Come il miglior antropologo mi sono messa in ascolto (o anche come la classica vicina impicciona, ma in fondo è quasi la stessa cosa. Non impicciarsi, poi, è un po’ difficile, quando i suoni provengono dal tuo lavello). Il pakistano femmina piangeva e cantava. Sì: cantava. Per esprimere il suo dolore, suppongo.

Dopo un po’ è arrivato un pakistano maschio con una bottiglia di liquido strettamente proibito dalla loro religione (l’ho capito dal rumore di stappamento e dall’odore residuo quando sono scesa per fare la spesa) e, insieme, hanno continuato a piangere, cantare e, adesso, bere. La qualità del canto non ne ha giovato, ma non era un granchè neanche prima.

La mia relazione non ne ha giovato in assoluto, comunque.

Anche se nella scala A siamo tutti bianchi ed italiani (cosa di per sè di cui non essere particolarmente fieri), non siamo tutti uguali. Be’, forse agli occhi dei pakistani sì, ma non per me.

Ai piani alti abitano ragazzi giovani e rampanti uomini in carriera. Siccome non ci sono mai non sono molto interessanti. Quando passano per le scale sempra che ti passeggiono in cucina, ma non dicono mai niente di speciale.

Al piano di sopra abita un transessuale. E’ alta, bionda, non proprio carina devo ammettere, ma ha due grosse tette rifatte dallo stesso chirurgo di Alba Parietti. Così dice lei, almeno, e io le credo. Lo stile è lo stesso. La notte lavora, naturalmente. Mentre lavora ascolta orrida musica latino-americana (credo per coprire il rumore), ma a me sta simpatica lo stesso, perché è una persona carina e disponibile. Stranamente sta simpatica anche alla coinquilina. Tranne che quando ascolta la musica, ovviamente, anche perché la sua camera è sopra alla camera della coiquilina che non ama neanche un po’ la musica latino-americana.

La trans la sera lavora all’angolo di una via vicino a casa nostra, insieme ad altre tizie che sono sempre in vena di chiacchiere se si passa di lì. Possiede un piccolo barboncino bianco molto vezzoso, che fortunatamente non abbaia mai.

Ma la parte di gran lunga più interessante del vicinato è la tizia che abita di fronte a me, dall’altra parte del cortile. La coinquilina la chiama “la matta”, e onestamente non posso darle torto.

La sua peculiarità è che intorno alle otto del mattino inizia a urlare. Pur essendo bianca e italiana (vive nella scala A), la lingua in cui urla non è riconoscibile. Visto che suo marito parla solo in milanese stretto, noi crediamo che anche l’idioma della moglie potrebbe essere qualcosa del genere. Ma non siamo sicure. Di solito non si distingue neanche una parola, si capisce solo che è molto molto arrabbiata.

Continua a urlare per circa tre-quattro ore a intermittenza a poi si placa. Non posso nascondere che è un po’ seccante, anche perché, come al solito, sembra che ci sia qualcuno che urla nella tua cucina.

La “matta” si pensa che sia sulla settantina, sempre intuendolo dall’età del marito. La “matta”, infatti, si sente ma non si vede. Urla nel cortile attraverso i listarelli della sua tapparella verde prato (… I’m lovin’it…).

Il marito è un tipo veramente simpatico. E’ il factotum autoproclamato del condominio. Solitamente se ne va in giro in vestaglia e pantofole (una volta l’ho visto uscire: aveva un cappotto a forma di vestaglia e delle scarpe a forma di pantofola), dando consigli e fornendo aiuto.

Quando la coinquilina si è trasferita, ovviamente, ha iniziato subito una guerra personale con la “matta”. Sentendo quali orrendi improperi potevano uscire da quella giovane boccuccia a forma di cuore il marito è andato a parlarle, spiegandole il perchè del comportamento della “matta”.

Si tratta di una storia tristissima.

Il figlio dei due era un tossicodipendente, e quando è morto la donna è impazzita.

La coinquilina, che sotto sotto ha un cuore d’oro (be’, molto sotto), ha deciso che gli schiamazzi mattutini erano tollerabili.

Io fortunatamente quando dormo sono in realtà più prossima al come, così non ci faccio un granchè caso.

L’ultimo personaggio degno di nota del condominio è il lavascale. Esso è uno di quei personaggi fatti apposta per fare amicizia. E’ impossibile passargli vicino e non mettersi a parlare con lui. Persino la coinquilina lo trova “accettabile”.

Prende il suo lavoro molto sul serio, infatti è quasi sempre da qualche parte a pulire, tipo tutti i giorni della settimana, domenica compresa.

Apparentemente è un pakistano, ma non ha niente a che fare con gli altri pakistani del palazzo. Non ciancia ad alta voce a tarda notte e non beve liquidi strettamente proibiti dalla sua religione. Insomma. E’ ok.

E con questo credo di aver concluso anche questo lunghissimo post. Adesso conoscete il luogo ameno in cui vivo.

Mi piace lasciarvi con un anneddoto divertente.

Era Agosto ed era circa mezzanotte, il che significa che c’erano più o meno 40 gradi e che l’asfalto non si stava sciogliendo solo perché aveva troppo caldo per farlo.

Io e la coinquilina stavamo chiacchierando davanti alla finestra aperta, in mutande (tanto la “matta” non ci fa caso e il marito… be’, secondo la coinquilina ha diritto a un po’ di divertimento) con due ventilatori puntati in faccia.

Visto che era mezzanotte i pakistani dovevano ancora installarsi e il trans non aveva ancora acceso lo stereo.

A un certo punto si sente una voce provenire dall’alto (scala A). “Scusate, ragazze… non potreste parlare un po’ più piano? Qua si sente tutto!”

Io e la coinquilina ci siamo guardate un attimo perplesse.

Poi la coinquilina si è sporta fuori dalla finestra con la faccia all’insù, e ha gridato:

“Dì un po’, sei nuova qui, vero?”

Non abbiamo potuto sentire la risposta.

Sapete com’è. La musica latino-americana era iniziata proprio in quel momento.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. gh7 ha detto:

    In questo “Vie: mode d’emploi, pt. 2” assai gradevole alla lettura c’è un lapsus che avrebbe fatto la gioia di Freud. Quando dormi sei in realtà più prossima al come? Il come è ciò di cui discetta amabilmente T. Bentley, The surrender, Roma, Lain, Fazi (trad. Anna Mioni: superba, come sempre), che consiglio e a cui questo notevole post, appunto freudianamente, allude. Complimenti, la mattina già sul tardi

  2. berniz ha detto:

    ognuno ha il condominio che si merita, ma non dimenticarti che a volte il Signore agisce in maniera misteriosa e mette alla prova i suoi figli. ora sta a te capire quale sia la prova.
    disparità.

  3. sraule ha detto:

    Il come è ciò di cui discetta amabilmente T. Bentley, The surrender, Roma, Lain, Fazi (trad. Anna Mioni: superba, come sempre), che consiglio

    mai letto, sicchè accetto il consiglio. prima o poi me lo procurerò. ma sai che della lain in vita mia credo di aver letto solo “popgunworld”? ciò è strano e bizzarro e meriterebbe ulteriori approfondimenti da parte mia…

    berniz: sì a volte penso che sia una puntizione divina, ma poi penso ai posti in cui vivono certi amici miei e mi placo. quanto meno è interessante. si potrebbe dire che nel condominio ci sono un sacco di dispari… quasi una cooperativa!

  4. gh7 ha detto:

    Risposta che arriva in ritardo.
    Il libro di Bentley è notevole per una serie di motivi che eludono dal tema su cui tanto si sofferma; e, ribadisco, vanta la traduzione di Anna Mioni. In quanto a Lain, ha pubblicato di interessante anche il romanzo di Arduino (“Chiudimi le labbra”), che si muove in territori attigui a Toni Bentley, senza naturalmente neppure sfiorarne la sublimità o sublimezza o sublimeria.

  5. sraule ha detto:

    adesso che mi viene in mente ho letto anche due romanzi di jonathan carroll della lain. mi erano anche mezzo piaciuti.
    bentley… hum… mi vengono in mente solo grosse macchine sciccose che non potrò mai permettermi…
    non voglio fare la sborona andando a leggermi una bio online prima di rispondere, quindi farò l’ignorantona e andrò a leggere la bio dopo

    e, malgrado tutto il bene che mi dici della traduttrice, se prendo qualcosa credo che mi affiderò alla buona vecchia lingua originale. dai, dimmi che sono snob! 🙂

  6. gh7 ha detto:

    Non sei snob affatto ma, a differenza di altri lettori (altro lettore), non ti è mai successo di intrattenere sexual intercourses con traduttrici, diremo così. Jonathan Carroll non ricordavo che l’avesse pubblicato Lain, anche perché, essendo snob e antipatico, lo lessi molti anni fa in amerikano.
    Bentley ha un sito piuttosto lussuoso, che val la pena di leggere, in effetti.

  7. sraule ha detto:

    ah, mandrillo!

    sì, anche secondo me carroll è un po’ snob e antipatico, anche se abbiamo una passione in comune per i bull terrier. comunque non è stato pubblicato solo dalla lain, ma anche da qualche altra casa editrice tipo mondadori. adesso non ricordo.
    e, naturalmente, non è che mi consideri un’eperta internazionale di carroll. per quel che mi riguarda potrebbe anche scomparire in uno sbuffo di fumo e non ne sentirei la mancanza.

    mmm… sito elegante… adesso vado.

  8. gh7 ha detto:

    Mandrillo? Ma se sono fra i più pii che bazzichino la Rete, suvvìa.
    Carroll ha pubblicato in Italia per molti, in effetti. Da Mondadori, è uscito in Strade blu.
    Attendo giudizio almeno sul sito di Toni Bentley (ragazza adorabile!)

  9. sraule ha detto:

    Il libro di Bentley è notevole per una serie di motivi che eludono dal tema su cui tanto si sofferma

    sono andata sul sito. spiega meglio che cosa intendi con la sibillina frase di cui sopra. per il momento non sono proprio elettrizzata. il sesso anale potrà anche essere un argomento interessante, ma niente ha mai smentito la mia convinzione che i libri erotici sono in genere anche tremendamente pallotici.
    ho letto de sade solo per una sorta di indefinibile “obbligo morale” e ho sbadigliato metà del tempo, stessa cosa per la varia letteratura erotica degli stessi anni, ventimila verghe (o quante cavolo erano) comprese. la gente che fa sesso è divertente solo fuori dalle pagine dei libri, per quel che mi riguarda.
    quindi tira fuori qualche altro motivo per cui dovrei leggere questa bentley.

    aggiungerò che sia Hiruma che tutti gli scrittori omo-erotici giapponesi mi appallano ugualmente e che mai, mai leggerò roba che abbia a che vedere con non so quanti colpi di spazzola prima di andare a dormire… 🙂

  10. gh7 ha detto:

    “The surrender” non è affatto un libro erotico. E’ la storia di una passione, di un’ossessione dell’intelletto molto più che degli organi sessuali a diverso titolo coinvolti. I riferimenti che la stessa Bentley fa a Sade sono banali e fuori luogo. A parte questo, è scritto con una lingua scintillante, secca e precisa come non se ne leggono tante.

  11. sraule ha detto:

    mmm… leggerò le prime pagine a ufo in feltrinelli (uno deve ben soipravvivere in qualche modo) e vedrò se procedere all’acquisto…

  12. utente anonimo ha detto:

    Ciao
    Racconto spassoso , veramente , ho passato qualche minuto in allegria 🙂

    Hugoz

  13. gh7 ha detto:

    Bentley o no, penso che questo racconto del condominio ha tutte le possibilità di diventare un bell’originale a puntate (rifiuto le terribili definizioni correnti: serial, miniserie, fiction, altro del genere). La tua scrittura è adatta pure a quello.

  14. utente anonimo ha detto:

    hugoz, gh7: penso che siate vittime di un equivoco: questo NON E’ un racconto. il mio condominio è davvero questo. non ho aggiunto niente, calcato su niente, nè romanzato niente. anzi, è anche più strano di così.
    spero che non diventi un “racconto” a puntate, quindi, perché significherebbe che la situazione è diventata ancora più assurda!

  15. utente anonimo ha detto:

    hem… ero sraule, ovviamente

  16. utente anonimo ha detto:

    sraule, diobò, chiudi le tag!

    e dì alla coinquilina che sarei lieto di vederla aggiungersi ai miei contatti msn.

    mò vado a berlino. popi popi sorellina!

    brullonulla, going to rebuild the berlin wall.

  17. utente anonimo ha detto:

    che invidia fottuta! io invece sono sotto col lavoro 😦

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