vorrei congratularmi pubblicamente con me stessa per la mia prontezza e rapacità al solito banchettino di libri usati, al quale mi sono procurata agilmente alcune copie di libri rari o introvabili e addirittura uno che credevo che non fosse mai uscito in italiano e che tra l’altro in inglese non si trova più a meno di non frugare in dubbie aste on-line.

ragazzi, se sono soddisfatta…

sono piccole cose che ti rendono orgogliosa di te stessa, anche se una volta mi sono distorta una caviglia scattando verso uno scaffale basso per aggiudicarmi l’ultima copia di una certa edizione. (non è uno scherzo).

anche per questa roba ci vuole il fisico…

ma proseguiamo con la storia (forse alla fine organizzerò una votazione per il titolo, visto che a me non viene):

Chapter five (part one)

Claire entrò nella stanza per la prima volta da quando a Ted erano stati comminati tre ergastoli contemporanei. Era stata una vittoria, considerando che potevano anche condannarlo a morte, ma Claire sapeva che poteva puntare più in alto.

Si sedette e aspettò che lo facessero entrare.

“La mia salvatrice!” la apostrofò lui, accomodandosi di fronte a lei.

“Puoi ben dirlo.”

Vide i suoi occhi dorati che la scrutavano con una certa malizia. Poi le fece un sorrisetto dispettoso.

“È un tappo” disse.

Claire inarcò le sopracciglia.

“Ah, Mark. Sì, non è molto alto, ma è in gamba. Ti ha osservato da qua fuori, sai? Quella volta che mi hai morso.”

“Oh, Dio. Sarà stato incazzato nero.”

“Più che altro se l’è quasi fatta addosso. Mi hai fatto fare una bella figura di merda, sai?”

Lui abbassò la testa.

“Mi dispiace così tanto. Davvero non avrei mai dovuto farlo. E ti ho anche quasi ucciso. Sempre sotto ai suoi occhi, suppongo.”

“In effetti sì, ma non mi stavo riferendo a quella figura di merda.”

Ted tornò a guardarla, vagamente confuso.

Si appoggiò una mano sulla bocca. “Santo cielo: non è lui.”

Claire si mise a ridere.

“Io sono perpetuamente single, Duncan.”

“Ti sei lasciata?”

“Non negli ultimi sette-otto anni, no.”

Ted socchiuse gli occhi. Poi si pettinò i capelli all’indietro con le dita.

“Perché mi hai mentito? Avevi paura che ti tampinassi?”

Claire inarcò le sopracciglia.

“Ti avevo detto la verità, ma tu non mi hai creduto. Allora ti ho raccontato una bugia che si attagliasse meglio all’idea che avevi di me.”

Ted sorrise. “La perfezione. Grande terapeuta, studiosa affermata, vita familiare felice… Sono stato terribilmente indiscreto, scusami.”

“Stai cercando di farmi abbassare la mia stima del cinque percento?”

“Ma no, ma no. Il cinque percento mi sta bene.”

“Te lo senti addosso?”

Lui corrugò la fronte.

“Non lo so. Onestamente… in questi tre anni ho fatto tante di quelle mutazioni da poter essere etichettato come transgenico.”

“Lo so. È stata dura. E non finisce qua.”

Ted la guardò.

“No, non finisce qua. Lo so. Me ne hai fatte di tutti i colori e ancora mi devi torturare un po’.”

“Lo so. Purtroppo non c’è cambiamento senza sofferenza, lo capisci vero?”

“Sì, capo. Devo subire ancora delle ristrutturazioni. Faccio incubi orribili ogni notte.”

“Che cosa sogni?”

“Le persone che ho ucciso.”

“Bene.”

“No, male. Sogno di ucciderle ancora.”

“E tu come lo interpreti?”

“Da qualche parte dentro di me…”

“Sì, continua.”

“Oggi non ce la faccio.”

“Perché?”

“Stamattina mi è venuta a trovare la madre di Donna Cortez.”

“Hai autorizzato la sua visita?”

“Sì.”

Claire appoggiò la testa su una mano, preparandosi ad ascoltare.

“Mi ha chiesto perché l’avevo fatto. Le ho risposto che non lo sapevo. Le ho risposto che mi dispiaceva moltissimo, che se fossi potuto tornare indietro…”

“E lei ti ha sputato.”

“Sì.”

“Ti ha urlato che eri un assassino.”

“Naturalmente.”

“Un mostro.”

“Veramente ha detto un abominio. Dev’essere molto religiosa. Sai, il Deuteronomio.”

Claire sorrise. Poteva vedere la sofferenza dietro al sorriso tirato dell’altro.

“Non è mai una buona idea incontrare i parenti delle vittime. Loro soffrono, voi soffrite. Non ha senso.”

“Dovevo farlo.”

“Ho già sentito anche questo.”

Ted scosse la testa. In tre anni sembrava invecchiato di dieci, ma rimaneva comunque piacevole da guardare.

“Di quanti serial killer ti occupi, ogni anno?”

“Quattro reclusi, cinque o sei fuori sulla parola o in semi-libertà. Ogni anno ne mollo un paio, ne prendo altri due. Dopo la fine dei follow-up.”

“Hai la faccia stanca.”

Sono stanca, Duncan.”

“Dovresti prenderne solo uno, quest’anno.”

Lei sorrise tristemente. “Ti sarebbe piaciuto se tre anni fa non avessi preso te?”

“Non puoi soccombere per il troppo lavoro. Poi non ci saresti più per nessuno.”

“Alla fine del secondo anno ho seriamente preso in considerazione l’idea di lasciarti a te stesso. Saresti stato il mio terzo fallimento.”

“E perché mi hai tenuto?”

Claire rise. “Sono andata in analisi! Da Mark.”

Anche Ted rise. “Santo cielo. Ti ho mandato in analisi?”

“Be’, non hai fatto tutto da solo. Ho fatto quasi tutto io, in realtà.”

“Non è quello che fanno tutti i pazienti? Be’, ti è servito, no?”

Lei si appoggiò una mano sulla fronte, ridendo: “Ho fatto un sogno assurdo su Mark e me la sono data a gambe.”

“Uh-uh. Segreti scabrosi…”

“Davvero. Com’è che ne sto parlando con te?”

“Ah-ah. Tu non fai mai niente per caso, dottoressa. L’ho imparato un po’ di tempo fa. Ma mi piace pensare che sia perché ti fidi di me.”

“Naturalmente.”

Lui le batté la mano sulla mano.

“A parte tutto, si vede che sei stanca, ma per favore non mollare me.”

“Tu hai ancora due anni di terapia. Certo che potresti farli anche con qualcun altro. Io tiro fuori la gente per i capelli, poi vanno bene anche i terapeuti qualsiasi.”

“Sono certo che hai ragione.”

“Non ti mollerei così, di punto in bianco. Ne discuteremmo prima.”

Sono certo che riusciresti a farmela mandare giù, alla fine. Sei in grado di farmi mandare giù qualsiasi cosa.”

“Stai diventando piagnucoloso?”

Ted sogghignò. “Appena un pochino. Cercavo di farti pena.”

“Non mi fai pena. Neanche un po’.”

“Cuore di pietra. E che sogno hai fatto sul dottor Mark?”

“Sei curioso.”

“Ovvio. Tu sei la mia terapeuta, fino a prova contraria. Non mi piace che sogni il tuo terapeuta. È contro natura.”

Lei fece una faccia buffa. “Davvero. Ho sognato di fare l’amore con lui.”

“Santo cielo. E glielo hai detto?”

“Certo. Sono una paziente modello, io.”

“E poi sei scappata, paziente modello.”

Lei rise. “Più meno. Sono stata più civile di così.”

“Non lo metto in dubbio. Anch’io ti ho sognato a volte. Ma tranquilla, non scappo: mi sparerebbero col mitra.”

“Be’, tu non me l’hai mai detto.”

“Dal che si desume che non sono un paziente modello. D’altronde i pazienti modello raramente mordono.”

“Ah, questo è vero. Ma raccontami dei sogni. Se ti và.”

“No, non mi và. Diciamo solo che non stavamo per niente facendo l’amore.”

“Be’, è già qualcosa. Sarei sprofondata sotto al pavimento.”

Ted si appoggiò una mano sugli occhi. “Ti uccidevo” disse.

“Lo so. È pieno di gente che sogna di uccidermi, sai? E non tutti mentre dormono.”

“Immagino.”

“A quanto pare, però, c’è una carenza di gente che sogna di fare l’amore con me.”

“Mi sforzerò.”

“Scherzi a parte, ti va di parlare di questo, oggi? Ti ricordo che mi hai già bocciato un paio di argomenti.”

Ted rise. “Vuoi parlare di fare l’amore? Oh, Claire, non so se è deontologico.”

Lei rimase in silenzio.

“La mia libido e sotto zero, se proprio vuoi saperlo” disse, allora, lui. “Saranno… ah, non so, mesi e mesi che non mi masturbo.”

“E come mai?”

Lui rise. “Tendinite.”

“Dai!”

“Non ne ho la minima voglia. Mi sento dannatamente solo, se lo faccio.”

“Non hai fantasie?”

“Esclusi i morsi alla gola?”

Lei sgranò gli occhi.

“Stavo scherzando, doc. No, non ho fantasie erotiche. È grave?”

“Non credo. Cioè, forse sì. Ci devo pensare su.”

“Non mi interessa il sesso. Non mi è mai interessato, ma negli ultimi tempi è diverso. Un tempo avevo una sorta di repulsione per il corpo umano. Ora non più, ma…”

“Ma?”

“Onestamente, Claire, trovo questo discorso un po’ imbarazzante.”

“Fantastico. Anch’io. Imbarazziamoci.”

“Non so… a volte vorrei dormire abbracciato a qualcuno. Non credo che conti come fantasia erotica.”

“Niente sesso? Niente sesso.”

“Questa era una citazione. Ma da cosa?”

“Tz, tz. Unicorn Tapestry.”

“Ah, giusto. Appropriato. Però lì alla fine il sesso c’era.”

“Vero.”

“In ogni caso non mi sembra tragico che la mia libido sia sotto zero. Voglio dire… guarda un po’ dove sono.”

“Ho intravisto un secondino molto carino.”

Ted alzò gli occhi su di lei. “Mi abbracci?”

“Certo.”

Claire si alzò, con una certa stanchezza a dire il vero, e gli scivolò sulle ginocchia. Gli passò le mani dietro alla schiena e lo strinse un po’.

Trait la circondò con le braccia e le appoggiò la testa su una spalla.

“Mmm. Sento qualcosa…” scherzò.

“Hey, amore, non sei contento di vedermi?” replicò Claire.

“Dio, sono geloso di te. Che cosa patetica.”

“Geloso di me, e invidioso di chi?”

“Boh? Del vasto mondo? Sono invidioso dell’uomo che amerai. E con questo raggiungiamo il massimo della contorsione mentale.”

“Invidia preventiva. Notevole.”

“Già. Se mi molli tornerai a trovarmi? Qualche volta? Ogni tanto?”

“Non ho un minuto di tempo, lo sai.”

“Hai ragione.”

“Certo che tornerò.”

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. gh7 ha detto:

    Tu sei del ramo, per come capisco, per cui certe cose le sai e noialtri no. Però: davvero c’è gente che dice ‘la mia libido è sotto lo zero’? In ogni caso, questo capitolo è finora il più promettente. Bel raccontino, specie così diluito.

  2. sraule ha detto:

    adesso non ricordo, ma dovrebbe essere anche quello che qualche promessa la mantiene.
    La gente dirà “la mia libido è sotto zero”? non so. forse gli stessi che dicono “dio”. bisognerebbe farci uno studio.
    come al solito io lo direi, ma inizio a pensare di parlare in modo molto strano…

  3. gh7 ha detto:

    Non credo che tu usi come interiezione “Dio” (nemmeno Baricco traduce con tanta facilità il suo pensiero dall’americano all’italiano) e non penso che tu dica “la mia libido sta a zero”. Però forse conosci personaggi che usano questi registri mélo-soap, che oggi van di moda un po’ da per tutto.
    Le promesse cominciano a essere molto mantenute. Bene così.

  4. sraule ha detto:

    oh-oh… a questo giro le tue supposizioni sono sbagliate… temo, anzi, di pensare in inglese per una parte del tempo. spesso sogno anche in inglese. e sicuramente leggo quasi sempre libri scritti in inglese. quindi, sì, in realtà è possibile che tenda a usare sia “dio” o “mio dio” che altre espressioni per questo motivo. a volte, se è un periodo particolarmente anglosassone, tendo anche a dimenticare le parole corrispondenti in italiano (e ne nascono gag spaventose col mio ragazzo).
    è strano ma è così.
    e non mi piace neanche tanto, ma che ci vuoi fare?

  5. gh7 ha detto:

    Tendono alla chiarità le cose oscure! Sei mezzoamericana, come il potenziale killer di Berlusconi immaginato da Roberto Vacca quest’anno. Ragazzo spaventoso o no, presta attenzione anche a certe forme verbali (va, non và: roba da niente, ma poi l’editore può far storie)

  6. brullonulla ha detto:

    Non credo che tu usi come interiezione “Dio” (nemmeno Baricco traduce con tanta facilità il suo pensiero dall’americano all’italiano) e non penso che tu dica “la mia libido sta a zero”.

    veramente io uso spesso “dio” come interiezione e frasi anche più assurde di “la mia libido sta a zero”.

    a volte, se è un periodo particolarmente anglosassone, tendo anche a dimenticare le parole corrispondenti in italiano

    cosa che capita anche a me, e per i suoi stessi motivi.

    comunque, gh7: io sono noto per essere pedante e petulante, ma te fai spavento.

  7. gh7 ha detto:

    Brullo, a me non piacciono le faccine, gli emoticon. Se non si capisce quando scherzo e quando faccio sul serio (la seconda, quasi mai, e di certo mai sul web), mi spiace, ma non so che farci.
    La stimatissima tenutaria di questo blog mi ha d’altronde eletto a suo editor, nevvero?

  8. sraule ha detto:

    Da te non mi aspettavo nient’altro, gh7, che detestassi gli emoticon! altro che accademia della crusca, tu sei un vero straightedge della lingua!

    brullo: è bello che anche tu ti impappini tra italiano e inglese, ogni tanto vengo assalita da sottili sensi di colpa per questa cosa. comunque dobbiamo fare ammenda: è colpa del nostro stile espositivi desueto se “certe persone” di cui parlavamo l’altra sera si stringono la testa nelle mani e gemono “non capisco, non capisco”.

    per la sezione gossip: naturalmente simona sapeva già tutto millenni fa, perchè glielo aveva detto antoine, portinaia extralusso, corredato di succulenti dettagli. essendo che il nostro bazzica su messanger con il nik “pain” (ovvio, no?) credo che tu possa reperire altre ghiotte notizie in quella sede.

    infine mi pento e mi dolgo per le mie (reiterate) nequizie linguistiche.
    spero che il mio petulante editor avrà pietà della mie mani confuse.

  9. gh7 ha detto:

    E’ poco simpatico estromettere uno zelante editor gratuito da succosi blogossip, ne sei al corrente? Lasciandolo oltretutto a secco della sua dose minima giornaliera di capitoli. Nun se fà accussì, nun se fè, gnà.

  10. utente anonimo ha detto:

    alla dose giornaliera di parole penserò stasera, quando avrò il supporto informatico adeguato.

    per il momento accontentati del gossip: trattasi di due tizi (uno di genere apparentemente maschile, l’altro di genere apparentemente femminile) che hanno iniziato a frequentarsi (cioè lo facevano da mesi, ma non lo sapeva nessuno). siccome almeno uno dei due sta sulle praline a qualcuno dei sottocitati (anche se per me e brullo più si potrebbe parlare di indifferente disgusto) stavamo pensando di nuclearizzare in un sol colpo lui e lei per poi ridere sguaiatamente dell’allegro spettacolo.

    credo che anche armaduk vorrebbe un biglietto.

  11. gh7 ha detto:

    L’indifferenza, però, esclude in radice il disgusto. L’indifferenza esclude, al limite, anche se medesima: bene non seppi fuori dal prodigio etc., no? Chi indifferisce, di necessità non prova sensazioni o sentimenti.
    Interessante gossip, comunque; e maligno, come si deve.

  12. sraule ha detto:

    finirò per dare testate contro il muro, lo sai?

    eppure, non doma, mi accingo a contraddirti: puoi provare indifferenza per un oggetto particolare e trovare disgustosa la categoria a cui quell’oggetto appartiene (ad esempio trovare indifferenti le coccinelle ma detestare i coleotteri), oppure puoi detestare un oggetto ma trovare indifferente la categoria a cui appartiene (ad esempio byron rispetto ai romantici). infine puoi anche trovare qualcosa disgustoso, ma volgerti altrove con indifferenza. ad esempio come verso le pratiche ripugnanti dei collezionisti di farfalle. è difficile non guardare un collezionista di farfalle con indifferenza.

    riguardo a montale… be’, con questa mi hai un po’ rabbonita…

  13. gh7 ha detto:

    Montale rabbonirebbe i peggio terroristi, se appena lo conoscessero (e ne hanno tutte le possibilità, stanti per esempio le splendide traduzioni in arabo di Fawzi al Delmi). Sull’indifferenza, mi pare che tu sposti un po’ il discorso, però lo fai con grazia e inoltre io comincio a essere in clima thanx God it’s friday, per cui hai vinto tu. Però adesso il racconto prosegua, eh.

  14. sraule ha detto:

    ma sì, ma sì, il venerdì siamo tutti più buoni.

    presenti a parte, mi sa.

  15. brullonulla ha detto:

    essendo che il nostro bazzica su messanger con il nik “pain” (ovvio, no?) credo che tu possa reperire altre ghiotte notizie in quella sede.

    dal che si deduce, ahite, che non hai la più pallida idea del funzionamento di MSN messenger (hint: il nick può cambiare ogni 5 minuti a discrezione dell’utente, il contatto invece ha la forma di un indirizzo email, del tutto scorrelato dal nick)

    quanto a gh7, sembra essere una persona intelligente e colta, però voglio la sua testa in un altro senso.

  16. sraule ha detto:

    :O non lo sapevo…
    be’, allora telefonagli…

    ma no, lascia stare la testa di gh7, che a me mi è simpatico (e che con questa frase avrà un tracollo).

    oppure… bho? io vi lascio flamare nei commenti più in alto, se voi gente munita di testosterone vi diverte così…

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