Chapter four (part I)

Lei se n’era andata e Mark si era rilassato sulla poltrona. Aveva le mani sudate. Le aveva avute sudate per tutta la seduta. Dio, che fatica. Adesso capiva perché non bisognava analizzare gli amici. Anche se la loro non era una vera e propria analisi, si ripetè. Erano semplicemente chiacchierate.

Erano fuori setting, anche se a volte ci cadevano dentro. Inevitabile: due psicoterapeuti.

Bè, almeno non aveva avuto un’erezione.

Quello sarebbe stato imbarazzante. Una cosa è un sogno, un’altra una reazione fisiologica tout court.

Si sentiva un po’ confuso. Anche lui. Soap-opera.

Seguì le sue libere associazioni. Soap-opera, Ted, il morso sul collo. Sul momento gli aveva fatto paura, ma ora che ci ripensava era stato un gesto profondamente sensuale.

Ma forse non capiva. Claire gli aveva spiegato che con quel tipo di paziente bisognava farsi coinvolgere, manipolare, toccare, picchiare… Com’è che aveva detto? Devi volergli bene di un amore quasi carnale.

E lui? Voleva bene a Claire di un amore quasi carnale?

Era una sorta di bizzarro controtransfert? Oppure una semplice e sana libido?

Lei era bella, intelligente, forte.

Lei aveva un paio di gambe da mozzare il fiato, per essere onesti. Ed era tremendamente sensuale.

Mark si rilassò meglio in poltrona.

Avrebbe dovuto saltarle addosso, sul lettino, come… come in una soap-opera? Una parte del suo cervello gli diceva di sì. Quello non è il cervello, Mark, non fare confusione. Sorrise.

No, non avrebbe dovuto farlo. Sarebbe stato scorretto. Sarebbe stato… sbagliato, in tutti i sensi.

Si stropicciò i capelli. Claire poteva davvero provare desiderio verso il suo paziente?

Ripensò alla faccia di Duncan Trait, agli occhi dorati, le sottili labbra rosse, il fisico asciutto, elegante, felino.

Poteva Claire non provare desiderio verso di lui? Il dato oggettivo ha sempre una sua importanza nel transfert, o no?

Aveva avuto pazienti bruttissime. Non aveva mai avuto controtransfert erotici nei loro confronti.

Merda, di solito riusciva a distinguere tra libido e processi transferali.

E, merda, di solito le sue pazienti non erano così maledettamente arrapanti.

Mark aveva ormai relegato la faccenda in un angolo della sua mente. Erano più di sei mesi che Claire non veniva in seduta. L’aveva incontrata nel corridoio, naturalmente, ogni tanto. Avevano scambiato delle chiacchiere frettolose.

L’ultima conversazione seria l’avevano avuta sei giorni dopo l’ultima disastrosa seduta.

“Non ce la faccio più a venire, Mark” le aveva detto lei.

Lui aveva arricciato un sopracciglio.

“Ti giuro che non sto scappando” aveva riso. “Okay, forse un pochino. Ti prego non avercela con me.”

“Non ce l’ho con te.”

“Dio, sei l’uomo da sposare!”

“Sembrerebbe il contrario.”

“È che… ci ho pensato, sai? Transfert, non-transfert… non lo so. So che però non posso permettermi scombussolamenti, ora. Io…” l’aveva guardato intensamente “… mi piacerebbe provarci. Con te, intendo. Ma sarebbe difficile… sarebbe faticoso. Scusami.”

Poi era scoppiata a ridere.

“Dio, che presuntuosa! Non ti mai neppure chiesto se anche tu potevi essere interessato!”

Aveva riso ancora e poi ancora. “In ogni caso adesso non lo voglio sapere. Diciamo che è un discorso rimandato.”

Mark le aveva sorriso e aveva annuito, divertito suo malgrado. Poi si era fatto serio.

“Questo discorso è rimandato, ma non quello di Ted. Quello è pericoloso.”

“Ah, quello morde. Ci ho pensato, naturale. Bè… è un uomo molto attraente, ma non mi interessa. Non ora. Ora ci è dentro. Non fino al collo, magari, ma fino alle ginocchia, sì.”

Lui l’aveva guardata. Lei aveva sorriso.

“Nel mio sogno… era dolce, era lento… era un fare l’amore gentile. Non ho mai sognato che un uomo mi dilaniasse. Ted è feroce. Non ti preoccupare per lui.”

Mark aveva annuito ancora.

“Oh, bè, ad ogni modo” aveva aggiunto lui “Se dovesse succedere qualcosa almeno il professor Hunter sarà felice!”Dopo di che si erano salutati, avevano scherzato sui rumori dei pazienti che a volte trapelavano attraverso le pareti (c’è chi ha i vicini che scopano, noi abbiamo i pazienti che piangono), una volta avevano preso il caffè insieme. Lei era sempre di fretta. Naturalmente.

Quel giorno, dopo sei mesi e un po’, quasi dieci mesi dall’inizio della psuedo-terapia, Mark stava per rivedere non solo lei, ma anche Ted.

he-he… sto provando a diventare maligna in fatto di suspense…

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. gh7 ha detto:

    Se ripeté, come usa dirsi e scrivere, non ripetè (impronunciabile e brutto a vedersi, sorry). E non mi piace che sia TREMENDAMENTE SENSUALE (è brutto l’avverbio).
    Tutto il resto fila bello liscio e si fa torbido quanto si conviene.

  2. sraule ha detto:

    ok, questa è la dimostrazione che il tuo ruolo di arbitro linguistico è ben assegnato.
    Però mi tocca deluderti, questa volta.
    Io sono una battititrice (al computer of course) PIGRA. Premere il tasto SHIFT mi AFFATICA. Noteresti anche un gran numero di perchè invece che perché, se non fosse che li corregge automaticamente word. Mi dispiace se questo disturba i puristi come te (e anche come me quando leggo, ma ahimè, non quando scrivo), ma mentre digito non ho tempo nè voglia (anzi, né) di premere il famoso tasto shift. se word non mettesse automaticamente le maiuscole non metterei neanche quelle (e infatti). successivamente cerco di correggere questi errorri, ma spesso mi sfuggono. normalmente il bello di avere qualcuno che ti edita la roba è questo: tutto il lavoro palloso lo fa lui. io, onestamente, non ne ho voglia.
    riguardo al tremendamente sensuale ti do perfettamente ragione. è brutto. è brutto il “tremendamente ” (cacofonico) e “sensuale” è ripetizione.

    sappi, in ogni caso, che hai tutta la mia simpatia. in tutta la mia vita ho editato 3 testi ed ho odiato profondamente gli autori ad ogni parola. evidentemente non era il lavoro per me. li ho davvero detestati, quei bastardi.
    E odio, ODIO, chi non sa mettere le virgole (cioè un nutritissimo gruppo di persone, non si sa perchè). e anche chi scrive “guancie” al posto di “guance”.
    perciò hai tutta la mia comprensione. ma la mia pigrizia ti snobba. 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    Questo tuo commento è troppo interamente seducente (cit.). Grazie, nevvero, e in qualche modo.

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