Non so davvero come ringraziare i miei due “recensori cronici”. Visto che di solito sono io quella che scrive recensioni (e spesso anche acide) mi inquieta sottilmente essere sotto l’occhio vigile dei net-users… Per fortuna voi siete tanto gentili!

Sapete com’è… se pubblichi una cosa su carta e ti arrivano dei commenti infamanti puoi, per così dire, nasconderli sotto al tappeto… Non che questa sia la mia politica abituale, anzi, direi che disprezzo abbastanza chi non accetta critiche… in ogni caso non nasconderò che è bello non riceverne. Inizierò a considerarmi davvero fica se continua così 🙂

Bando alle ciance, ora:

Chapter three (part I)

Claire si lasciò cadere sul letto e si rotolò sotto le coperte. Era stanca, come sempre, e come sempre si sentiva leggermente vuota. Quanto ci sarebbe voluto ancora prima che si bruciasse? Sapeva di essere a rischio. Il burn out è probabile per tutte le professioni di aiuto, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, ma il suo lavoro era uno di quelli che la esponevano di più.

Gli incontri con Mark la aiutavano, ma non facevano la differenza.

Claire, nel profondo, sapeva di che cosa aveva bisogno.

Calore umano, relazioni, una vita sociale di qualche tipo. Qualcuno a cui volere bene normalmente.

Senza volerlo pensò a Mark. Era divorziato. Era intelligente, dolce, disponibile. Era equilibrato e comprensivo.

Parlare con lui era come farsi massaggiare il cervello.

Claire scacciò il pensiero. Non aveva tempo per una relazione. Avrebbe dovuto cominciare con un’amica… magari una conoscente un po’ più stretta…

Si addormentò. Passava sempre dalla veglia al sonno in un lampo, per quanto era stanca.

La mattina successiva si rese conto che aveva sognato.

Non lo faceva molto spesso, forse perché i suoi sogni, in genere, non erano degni di essere ricordati.

Quella notte aveva sognato Mark. La accarezzava con le sue piccole mani e le giaceva affianco. La abbracciava piano. Il sogno era diventato decisamente soddisfacente, a un certo punto, ma sempre restando su toni molto soft.

Mio Dio, pensò Claire, adesso mi toccherà parlargliene alla prossima seduta.

Poi, come era abituata a fare, ripose il pensiero da una parte e si concentrò su quello che stava facendo. Lavarsi, vestirsi, bere il caffè al bar, salire in macchina, guidare…

Quando Ted entrò nella stanza/cella che usavano per i loro colloqui Claire si accorse subito che c’era qualcosa che non andava. Aveva la faccia stanca e sciupata, i capelli spettinati.

“Che cosa succede, golden boy?” chiese, appoggiando i piedi sul tavolo.

“Oh, sai… sono stato a una festa, ieri sera.”

Strafottente, cinicheggiante.

“Ah. E c’era da divertirsi?”

Lui si lasciò cadere sulla sua seggiola.

“Oggi non ho proprio voglia di parlarti.”

“Va bene” disse Claire e si alzò. “Allora ci vediamo la settimana prossima? Sicuro?”

Lui fece un gesto verso il posto che aveva lasciato libero lei.

“Ma dai, non fare questi giochetti, che ti scopro subito. Sono un po’ stanco, non ne ho voglia.”

Sollevò lo sguardo su di lei, le iridi dorate come due monete.

“Anche tu mi sembri un po’ sottotono. Questa era una frase standard. Mi deludi.”

Claire rise, poi si sedette daccapo.

“Duncan, diventerai uno strizzacervelli anche tu.”

Lui sorrise appena.

“Bella idea. Peccato non averci pensato prima” si passò una mano tra i capelli corvini e sogghignò. “Invertiamo le parti. Raccontami i tuoi problemi.”

Claire fece finta di pensarci.

“Ah, non ti piace essere al centro dell’attenzione? Tu sei sempre il capo?”

“Ma no, ma no. Sai qual’è il mio più grosso problema?”

Lui sollevò le sopracciglia, in una caricatura dello psicoanalista che non parla mai.

“Non ho tempo.”

Claire sapeva che lui si sarebbe aspettato qualcosa di scherzoso, ma il suo mestiere in fondo (e non c’erano dubbi che lo sapesse fare molto meglio di lui) era anche quello di spiazzarlo.

“Davvero? E ti manca il tempo per fare che cosa?”

Lei inclinò le sopracciglia verso il basso. “Praticamente tutto. Dormire, mangiare, conoscere gente…”

“Sei sempre con i tuoi pazienti. E loro ti prosciugano.”

“Ma a me piace lavorare con loro.”

Lui alzò le sopracciglia di nuovo. “Parlami di loro.”

“Non posso. C’è il segreto professionale.”

Ted le posò una mano sulla guancia. “Accipicchia se sei sola” disse.

Claire rise e spostò la mano, schernendosi.

Lui socchiuse le palpebre. Poi rise a sua volta.

“Sei brava. Dannazione se sei brava. Ci ero cascato.”

“Tu pensi sempre che le persone ti ingannino.”

“Naturale. È così. Tu mi hai ingannato proprio ora.”

“E la cosa…”

“Mi intristisce. Perché non c’è nessuno che si possa fidare di me? E non dirmi che è perché non faccio in modo di meritarmi la loro fiducia. È pieno di truffatori, imbroglioni… e di loro si fidano tutti.”

“Forse è una questione di tecnica.”

“Forse.”

“Tu vorresti che qualcuno si fidasse di te. Che cosa ne faresti di questa fiducia?”

Lui arricciò il naso.

“Cercherei di fregarli” ammise.

“E neanche tu ti fidi di nessuno?”

“No.”

“Nemmeno di…” lasciò la frase incompleta.

Lui rise: “Di te?”

“Oh, via! Io sono la tua terapeuta, è ovvio che ti fidi di me!” rise anche lei. Ed ecco piantato un bel semino nella sua testa.

“Di mamma e papà, allora?” suggerì lui.

“Ah, be’, no davvero!”

“Giusto. Anche perché papà picchiava me e mamma non faceva un cazzo. Certo che non mi fido di loro.”

“Ma tutti i serial killer saranno stati picchiati da piccoli?” chiese lei, con gli occhi spalancati.

“Spiritosa la ragazza, oggi. Lo sai che non ho ucciso nessuno. È un errore giudiziario.”

“E io sono nata in un circo.”

Ted arricciò le sopracciglia.

“Davvero?”

“Dì un po’, hai preso un colpo in testa?”

“Era così inverosimile che poteva anche essere vero.”

“Ma non lo era. È spesso così, con le cose inverosimili.”

“In ogni caso mamma e papà sono eliminati. Chi resta?”

“Mary-Joe?”

Ted inclinò la testa da un lato, riflessivo. “Di Mary-Jo mi fido. Hai ragione.”

Claire annuì. “Molto bene”. Molto bene un piffero. Mary-Jo, la cosiddetta fidanzata di Ted, era una specie di decerebrata, a cui lui aveva spillato soldi e alloggio.

“Parlami di Mary-Joe.”

“Ma dai! Non hai niente di più interessante da chiedere?”

Claire si strinse nelle spalle. “Tu ti fidi di Mary-Joe.”

Ted sbuffò, poi virò improvvisamente al serio.

“Non scherziamo. Mary è stupida, naturalmente. Si è fatta fregare in tutti i modi. Lo so io e lo sai tu. L’hai vista all’incriminazione? Piangeva come un vitello. Semplicemente patetica. Però…”

Ted alzò un dito, in segno di ammonimento “…lei è l’unica che mi crede innocente. Lo sanno tutti che mi dichiarerò colpevole e che patteggerò, ma lei crede che sia solo un espediente contro il sistema giudiziario cattivo, che frigge delle povere vittime. Mary è maledettamente innamorata di me, e questo è un dato di fatto.”

“Non ho dubbi in proposito.”

“È un bravo animaletto.”

Povera Mary-Joe. Povero animaletto. E però era ancora viva.

“Sei sposata?”

Claire rise. “Pessimo tentativo, Duncan.”

“Ah, volevo sviare l’attenzione? Volevo sviare l’attenzione.”

“Mary-Joe.”

“Giusto. Ma non c’è molto da dire su di lei. È lì.”

“È lì.”

“Mi fido di lei, per quello che vale.”

“La consideri intellettualmente inferiore.”

“È evidente.”

“Però è un bravo animaletto.”

“Ancora vero.”

“Che si lascia fare tutto quello che vuoi.”

“Vero.”

“Anche se non le piace.”

“Assolutamente sì.”

“Come ad esempio?”

Ted inclinò la testa da un lato. Claire sapeva che stava scegliendo un ricordo.

“Una volta l’ho quasi strozzata.”

“Ah sì?”

“Già. Stavamo scopando.”

“Duncan, pensavo che queste cose non ti interessassero!” spalancò gli occhi in modo esagerato Claire.

“Ah-ah. Per questo stavo per strozzarla. Detestavo quando faceva la svenevole. Ma ogni tanto dovevo fotterla per forza, no?”

“E perché?”

“Perché se no avrebbe cominciato a lamentarsi.”

“Davvero?”

“Naturale. Per mia esperienza funziona così.”

“Eh, non c’è niente da fare. Le donne sono strane.”

“Complimenti per l’originalità. Claire, starai diventando un po’ pruriginosa?”

“Lo sai che mi scaldo quando inizi a parlare sboccato.”

Ted scosse la testa.

“Dio, che tipa. Sei mezza matta anche tu, lo sai?”

“È il mio punto di forza.”

“Va bene. Mary iniziava a lamentarsi, diciamo… ogni due o tre mesi. A volte le dicevo che mi faceva schifo, che era grassa, e brutta, e stupida. Il che fondamentalmente è anche vero.”

“Non direi che è brutta.”

“Sbagliato. Non diresti che è grassa, e infatti non la è. Ma personalmente la trovo orribile.”

“Sei un po’ schizzinoso.”

“Lo sai… mi piacciono le dottoresse dalle gambe lunghe e dal pelo rosso” inarcò le sopracciglia per rendere evidente che scherzava.

“Qualcuno mi faccia vento.”

“Non mi piacciono le persone. Questo è tutto. Le trovo rivoltanti.”

“Anche tu sei una persona.”

“Per cui sarò rivoltante anch’io. Qualcuno dovrebbe sopprimermi.” Strinse gli occhi e li riaprì. “Meglio non dirlo troppo forte”, aggiunse, facendo un cenno con la testa verso la porta.

“Davvero.”

“Okay, ascolta: sto per farti alcune domande. Niente giochetti per favore. Facciamo una piccola pausa. Dopo ti parlerò di Mary-Joe. È una promessa.”

“Ma mi posso fidare, io, delle tue promesse?”

“Naturale. E mi posso fidare, io, che dirai la verità?”

“Naturale.”

Ted sogghignò.

“Prima domanda: pensi che mi daranno la pena di morte anche se mi dichiaro colpevole?”

“Prima risposta: dovresti chiederlo al tuo avvocato.”

“Ti sto chiedendo un’opinione.”

“Okay, ma io non so la risposta. Spero di no.”

“Già, certo. Sec-“

“Spero davvero di no, Duncan. Non mi piace veder friggere la gente, neanche se se lo merita.”

“E io me lo merito, giusto?”

Claire ci pensò un attimo.

“No. Nessuno se lo merita.”

“Che filantropa.”

Claire allungò una mano e gli scompigliò appena i capelli. “E poi come farei senza il mio paziente più cocciuto?”

Ted si limitò a guardarla.

“Seconda domanda” disse, alla fine “Onestamente: sei sposata?”

“Perché lo vuoi sapere?”

“Mi serve per inquadrarti.”

“Tu devi sempre inquadrare tutto. In ogni caso no, non sono sposata. Ti ho promesso che sarei stata sincera, no?”

“Ma…” aggiunse Ted.

“Ma cosa?”

“Non sei sposata, ma…”

“Ah. Ho una relazione, sì. Un collega. Banale, vero?”

“Vi interpretati i sogni l’un l’altro?” ridacchiò.

“Certo. Tutto il tempo.”

“Terza domanda: secondo te, io sono malato?”

Claire lo guardò un attimo. Sembrava serio. In ogni caso avrebbe avuto una risposta seria.

“Secondo me sì. Ma guarirai.”

“Oh, e mi curerai tu?”

“Certo.”

“E diventerò un bravo cittadino, magari.”

“No, resterai sempre un acido figlio di puttana, ma non andrai più in giro ad ammazzare la gente.”

“E chi ti dice che io voglia guarire?”

Claire sorrise. “Tu, ogni volta che ti guardo.”

“Cazzate.”

“Sei libero di crederlo. Volevi che fossi onesta e io la sono stata. L’onestà a volte fa male. A volte è meglio una bella bugia.”

“Non sono malato, Claire. Sono così.”

“Sono vere tutte e due. Il che significa… che non sarai più così.”

“Andiamo… la gente non cambia.”

“Sì, invece. Tutte le volte che è costretta.”

“Vuoi costringermi?”

“Lo sto già facendo.”

Ted la fissò per un attimo, sperso.

“È vero, cazzo. Dio, quanto ti odio.”

“Così va bene.”

“Ti odio.”

“Dillo ancora.”

“No, non è vero. Ho bisogno di te.”

“No che non hai bisogno di me.”

“Invece sì. Ho bisogno di un’altra Mary-Joe.”

“Ma io non sono Mary-Joe.”

“Meglio così, almeno non devo scoparti.”

“Stai sbagliando canale. Questa non è una soap-opera.”

“Tu mi vuoi bene.”

“Manca qualcosa.”

“Ah, sì. Il punto interrogativo, vero?”

“Bravo Sherlock.”

“Aspetto un altro po’ prima di metterlo, se non ti dispiace.”

“Non mi dispiace.”

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    poi mi fai un favore, raule? quando hai finito il racconto me lo mandi in un file di testo unico, almeno lo leggo decentemente ?

  2. sraule ha detto:

    vergogna, brullo, non sei sportivo! io lo faccio apposta per provocare la congiuntivite iìa te e tu cerchi di dribblare… eh-eh, così non si fa…

    però, sì, te lo mando. il problema è che (come i più scaltri avranno già intuito), non ho finito di scriverlo.

  3. Armaduk ha detto:

    Io sto aspettando che è tutto finito. Poi compro uno stock di cartucce nere in offerta e lo stampo. HA!

  4. sraule ha detto:

    armaduk, sono le persone grevi come te che rovinano il divertimento a tutti gli altri. perchè non te ne torni nel tuo buchetto a farti le pippe?

    🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

  5. Armaduk ha detto:

    FLAME! FLAME!
    1-Non sono in in buchetto ma in un grazioso appartamento!
    2-Mi faccio le pippe solo quando la mia GC (gentile consorte) non me la dà(…).
    4-Se sono così greve è perchè continui a tenermi occupato il computer tutto il giorno!
    Dixi.

  6. gh7 ha detto:

    Chi è il regista americano che ti filmerà questo soggetto? E quali autori hai suggerito? Io ho i miei in mente, ma aspetto il séguito e poi li confrontiamo (si è parlato di questo blog, stasera, ascoltando Bruno Canino e guardando la luna piena con noti scrittori e loro gentilissime consorti)

  7. Twentythird ha detto:

    Lo scambio di battute tra Ted e Claire è delizioso*_*

    Confermo quel che dissi in un altro commento, riesco a ‘vederlo’ benissimo 🙂

    P.S.: @ gh7. C’è già il regista. Io.:-P

  8. sraule ha detto:

    1- Armaduk, segui attentamente la numerazione di questo commento: è facile contare fino a tre una volta che ti ci metti d’impegno…

    2-gh7: tu mi fai paura. i noti scrittori mi fanno paura. le gentilissime consorti ancora di più. e Bruno Canino mi terrorizza. vedi un po’ tu se sono cose da dire…

    io voglio Judie Foster per fare Claire (e ci sarebbe molto da dire sul suo nome), Ed Norton per Mark e Johnny Depp per Ted… alla regia George Lucas, ma, certo, anche Twentythird andrebbe bene. Si può avere? In fondo non chiedo molto. E poi sarebbe un successone di botteghino… quasi come Star Wards, solo con i fan un po’ più scatenati e un paio di milioni in merchandising in più guadagnati. Già mi vedo le action figures… il pupazzetto di Ted morderebbe davvero, naturalmente.

    3- Twentythird: ti ho già detto che ti adoro?

    Okay, gente… è l’ora del mio cocktail di antipsicotici quotidiano… ci si vede…

  9. Armaduk ha detto:

    quasi come Star Wards
    “Star Wards” non è male, anzi è un lapsus magnifico.

    Il 3 l’ho saltato perchè è il numero dalla cover che ti serve (oops.. che ti servirebbe) a novembre.
    Qui c’è il cartoncino telato. Ecco, tieni. Prendi i pennelli. Qui sono gli acrilici.
    Have fun.

  10. sraule ha detto:

    il tuo ricatto sarà ignorato…

    riguardo a star war[i]d[/i]s lo ammetto, sono colpevole.

  11. sraule ha detto:

    e vai… con le tag oggi ho un certo nonsochè…

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