Chapter two (part II)

Anche Mark uscì dalla porta e la vide mentre le guardie le richiudevano la porta alle spalle. Sbatté gli occhi per la sorpresa. Aveva un’espressione completamente diversa da quella di un secondo prima. Pensierosa, concentrata.

Sollevò lo sguardo su di lui.

“Hey, alla fine sei venuto!” gli sorrise.

Mark le andò incontro e le prese le spalle. “Mio Dio, mi sono spaventato a morte…”

Lei ridacchiò. “Te l’ho detto, ci provano in continuazione. Bel tipino Ted, eh?”

“Dottoressa Cahill” risuonò la voce del professor Hunter, dietro di loro.

“Ah, Greg. Come va?”

“Lei è incredibile. Più la osservo più mi chiedo se abbia tutte le rotelle a posto. Le farò avere una copia della mia registrazione, ad ogni modo.”

Claire si infilò una mano nella tasca dei jeans e ne tirò fuori un piccolo apparecchio argentato.

“Dovrebbe bastarmi questa. Quel vecchio scassone era un animale sacrificale, si potrebbe dire” rise, sollevando le sopracciglia “La vittima designata.”

Anche il professor Hunter rise, facendo una sorta di inchino, ma non sembrava affatto soddisfatto. Mark pensò che soffrisse di un tremendo senso di inferiorità.

“Dai, accompagnami nel balcone. Mi sono già sputtanata cinque dei miei dieci minuti” cambiò discorso Claire, tirandolo per un braccio.

Mark la seguì lungo il corridoio, affrettando il passo. Claire aveva un modo tutto suo di trattare le guardie, come se fossero vecchi compagni di scuola, e queste le aprivano le porte con una velocità incredibile.

Quando furono su uno dei camminamenti, all’aria aperta, lei tirò fuori un pacchetto di sigarette e se ne accese una.

“Allora? Che ne pensi?” domandò, appoggiandosi alla balaustra.

“Tu sei matta da legare.”

“Ah-ah. È una diagnosi, dottore?”

“Stavo per morire di strizza. Ma nessuno fa niente? Nessuno, che cosa ne so…”

Claire controllò l’orologio. “Ma no, ma no… le guardie osservano, che cosa credi? Ma le ho addestrate a non intervenire. E a che pro? Guarda che Duncan è come un fulmine. Hai visto che salto? Se mi voleva ammazzare lo faceva prima che le guardie riuscissero ad aprire la porta.”

Mark scosse la testa.

Claire guardò ancora l’orologio.

“E poi dici che sei stressata. Guardati: non fai che controllare l’ora.”

Lei gli fece un sorrisetto.

“Hai ragione. È che non voglio far tardi.”

“Bè, okay, ma…”

“I bambini e gli psicopatici sanno sempre quando sei in ritardo. E prendono tutto quello che dici per una promessa.”

Mark si strinse nelle spalle. Adesso che l’aveva vista al lavoro iniziava a capire quanto prendesse quello che faceva dannatamente sul serio.

“Io me ne vado a casa. Mi sono fatto un’idea. Ci vediamo martedì?”

Lei gli sorrise. “Sissignore. Alle undici e quarantacinque. Più o meno.”

“Portami le sigarette” scherzò lui, mentre tornavano verso le porte.

Claire gli strizzò l’occhio e si infilò una mano in tasca. Gli fece appena occhieggiare una parte di una confezione di sigari.

Era arrivata a mezzanotte meno dieci, naturalmente. A quanto pareva dava per scontato che gli psicoanalisti fossero un po’ più flessibili degli psicopatici.

“Scusa” disse, entrando di corsa.

“Va bene” fece lui, paziente “Ancora per questa volta non la considererò una resistenza.”

Lei rise.

“Tua moglie mi ucciderà.”

Mark rimase un po’ male. “Ho divorziato.”

“Oh, Dio… mi dispiace. Vivo proprio fuori dal mondo, eh?”

“Fa niente. Allora, come sta Ted?”

Lei abbandonò il cappotto su una sedia e si sdraiò sul divano. Era uno spettacolo niente male, pensò Mark, osservando le lunghe gambe tornite e i capelli rossi e liscissimi sparsi tutti intorno. Be’, iniziava a fare fantasie sui pazienti, adesso? E sulle vecchie amiche?

“Chi è che curi qua? Lui o io?”

Mark rise: “Non è solo curiosità. Volevo analizzare con te il tuo lavoro.”

“Sta bene. Più o meno. Siamo ancora lontani anni luce, sai… ma ne farò un perfetto gentiluomo. Se non lo friggono prima.”

“Già, l’hai detto anche l’altro giorno. Ma a New York non c’è la pena di morte.”

“Lui sarà giudicato da un tribunale federale.”

“Davvero?”

“Sì. Ha pensato bene di combinare casini un po’ qua e un po’ là. Alla fine se lo litigavano in sette.”

“Una vera superstar.”

“È disgustoso come la gente sbavi dietro a queste persone.”

“Be’, non lo fai anche tu?”

“Touchè. In ogni caso peggiora le cose. Si sentono davvero superstar. È un rinforzo positivo non da poco.”

Mark si sporse leggermente verso di lei. Non voleva sovrastarla (in ogni caso sapeva di avere una fisionomia molto poco minacciosa), ma dimostrare il suo interesse.

“Qual’è il razionale dietro alla tua tecnica?”

Lei sorrise pigramente.

“Il narcisismo” rispose “Io e solo io sono in grado di salvarti.”

Aprì un occhio, per vedere se lui abboccava. Non abboccava.

“Io credo che gli psicopatici siano in un certo senso il contrario degli psicotici. Lo psicotico spesso ha un QI non proprio brillante, gli psicopatici spesso lo hanno molto alto. Gli psicotici hanno difficoltà a ragionare su se stessi e preferiscono agire, acting out, no? E gli psicopatici hanno una parlantina in grado di fregare chiunque. Gli psicotici hanno un momento di rottura e iniziano a star male… gli psicopatici sono così fin da piccoli. E così via. Allo psicotico devi offrire costante sostegno emotivo, contenimento, disciplina. Se provi a fare lo stesso con uno psicopatico quello spacca tutto. Gli psicopatici hanno impacchettato tutte le loro emozioni e le tengono costantemente sotto controllo. Bè, quasi costantemente.”

Un sorrisetto, e poi continuò: “La mia idea è che se prendi uno psicopatico e lo costringi ad agire, a accorciare le distanze, a manifestare le sue emozioni… se lo fai diventare un po’ psicotico, insomma, poi lo puoi trattare come un pazzo qualunque. Solo che è più facile, no? Perché c’è un nocciolo sano nello psicopatico che nello psicotico non c’è. Lo psicopatico ragiona. Astrae, intellettualizza. Se glielo fai fare all’inizio sei fregato, ma dopo che lo hai ridotto a uno straccio funziona.”

“È quello che stavi facendo con Ted l’altro giorno. Prenderlo praticamente per i capelli.”

“Giusto. Li devi fare un po’ incazzare, li devi fare scompensare un po’. Diciamo che li devi torturare. Per loro è una vera e propria tortura, sai?”

Mark non rispose. Non era molto esperto sull’argomento. Di sicuro lui non torturava i suoi nevrotici: chi avrebbe sopportato le urla, poi?

“Devi spingerli finché non ti vengono addosso. Irritarli, frustrarli e poi, quando vanno a pezzi, confortarli, coccolarli. Devi riflettere lo stesso amore-odio che provano per sé stessi, e aumentare pian piano l’amore.”

“Sembra massacrante.”

È massacrante. Non puoi perdere il ritmo, devi sempre essere al cento per cento. Se no ti uccidono. O si uccidono loro.”

“Lavori così con tutti?”

“Be’, ognuno è diverso. Però fondamentalmente sì. È un procedimento molto istintivo, ma che richiede nervi di ferro.”

“Ho visto. Io me la sono quasi fatta sotto, ed ero fuori dal vetro.”

Lei lo fissò con espressione seria.

“Non è quella la parte difficile. È che devi annullare le distanze. Devi farti massacrare, devi amarli per forza. Devi volergli bene di un amore quasi carnale.”

Mark sbattè lentamente gli occhi.

“Oh, lo so, caro il mio psicoanalista. Ma il distacco tra terapeuta e paziente va bene per me e per te. La neutralità… stronzate. Con loro devi dargli ogni grammo di te. Devi dire sì, e poi ancora sì, e poi ancora sì.”

Mark era vagamente orripilato.

“Sì, ma fino a che punto?”

Lei inclinò la testa da un lato.

“Lo hai visto. Fino a fargli bere il tuo sangue, fino a farti sbattere per terra, farti abbracciare, toccare, picchiare. Ma la verità è che non vanno mai tanto in là. Sono troppo spaventati. Non sono mai stata ferita seriamente. Vedi, tu sei l’unica persona al mondo a cui importi di loro… così come sono. Non sei la mamma che pensa al bambino che era, non sei la moglie che pensa all’uomo che vorrebbe. Tu sei quella che li può portare fuori dal buio. Gli servi e loro lo sanno. Sono intelligenti, come ti ho detto. E difficilmente sono autolesionisti, nel profondo.”

“E tu che cosa provi?” domandò Mark, dolcemente.

Claire rimase in silenzio.

“Bella domanda” disse, alla fine. “Non parli delle emozioni guidate del qui e ora, giusto?”

“No” rispose Mark, soffice.

“Ah… è come una scarica elettrica. Ti dice che sei vivo. È come correre in macchina.”

“Ne potresti fare a meno?”

Lei socchiuse gli occhi. “No” rispose. Soffiò fuori tutto il fiato. “E’ tutto quello che ho.”

Altra piccola nota: quando Claire scherza con Hunter a proposito del registratore, chiamando l’apparecchio vittima designata, si sta riferendo al concetto di paziente designato in uso nelle terapie sistemiche. In sostanza questa corrente terapeutica sostiene che il disagio e la malattia sono indotte dal sistema, appunto, in cui il paiente vive, che tende a designarlo come paziente.

In quanto alle resistenze, in psicoanalisi, sono tipicamente tutte quelle cose che un paziente mette in atto incosciamente per boicottare la terapia. La più classica è quella di arrivare costantemente in ritardo alle sedute (riducendo, così, il tempo effettivo della seduta, che in genere è incastrata tra altre due), o “dimenticarsi” della seduta.

Acting out, infine, è quel che avviene quando il paziente, invece che parlare di qualcosa, fa una qualche azione sconnessa, che per lui ha il significato di esprimere quella determinata cosa (ad esempio sbattere la testa contro il muro per dire “sto male”). E’ tipico dei pazienti gravi.

Ultima cosa: tengo a precisare di non essere quasi per niente d’accordo sulle teorie (piuttosto deliranti, in realtà) di Claire con gli psicopatici e sconsiglio fortemente chiunque dal tentare di metterle in pratica.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

»

  1. gh7 scrive:

    L’atmosfera si fa torrida. Grande è la confusione sotto questo cielo, la situazione resta eccellente (da Mao Ze Dong, ovviamente)

  2. Twentythird scrive:

    Bene, bene, si fa sempre più interessante la storia…

  3. sraule scrive:

    Ah, ragazzi… come farei senza di voi? E penso di potervi promettere che la situazione diventerà ancora più strana…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...