Domenica. Quale giorno migliore per esercitare discrete pressioni sul proprio copertinista affinchè si affretti ad ultimare la copertina del numero 2? Che deve andare sul retro del numero 1. Che esce tra pochi giorni.

Sto parlando del Fumetto. Quello che democraticamente continuo a considerare il *mio* fumetto. Insomma: “Inside”. Al momento ci stanno lavorando sopra 5 disegnatori e varie altre figure professionali, ma io continuo a considerarlo COSA MIA. Credo di dovermi abituare piano piano all’idea che adesso anche altre persone hanno diritto di esprimere la propria opinione. Ho grande rispetto per le opinioni degli altri: possono sempre cambiare idea.

Anche perchè, dopo vari anni passati dietro alle quinte del cosiddetto “comicdome” (nelle intenzioni autoironico, in realtà quasi patetico), ho iniziato a notare una impressionante serie di comportamenti comuni in quelle che si potrebbero considerare le varie maestranze. I disegnatori, ad esempio, non sono affatto innocui come sembrano. Possono facilmente trasformarsi, da paciosi ragazzi dalle dita perpetuamente sporche di inchiostro, in spaventosi esseri in preda di attacchi isterici che brandiscono penninni appuntiti.

Prova a criticare il loro lavoro. Prova a riferirti a loro in tono men che reverenziale… E’ più facile convincere un’orca assassina dei salutari effetti di una dieta vegetariana che ottenere un cambiamento in un lavoro che Essi considerano perfetto. D’altronde il Lavoro Perfetto è la loro ossessione. Sono disposti a cambiare una vignetta fino a 3000 volte per inseguire la chimera di un particolare effetto di luce, meglio che la pennellata che avevano in mente. Naturalmente quando nessuno gliel’ha chiesto. Se glielo chiedi ti rispondono con un ringhio capace di far accapponare la pelle a un coccodrillo.

Loro non ritengono di essere fissati. Loro in genere non ritengono che la loro alta arte dovrebbe piegarsi a scadenze o a banalità come la sceneggiatura.

Ma io ho messo a punto un piano d’azione. Si chiama Resa. E’ semplice, funziona bene, e rende tutti felici. Fin da quando ho inizito a lavorare ad Inside mi sono fatta un punto d’onore nell’arrendermi sempre. Dargli sempre ragione. Assecondare tutte le loro fisime. Convenire in tono serio che, sì, in effetti la vignetta 9 di tavola 12 aveva un urgente bisogno di essere ridisegnata per la centoquarantesima volta. Che, sì, adesso è molto meglio meglio, anche se mi sfugge la differenza rispetto alla versione centotrenanove o centrentotto.

Protestare non serve a niente. Ho visto troppi poveri sceneggiatori sfiancati dalle contrattazioni. Ho adottato uno stile subdolo. Ad esempio se voglio che il copertinista cambi un dettaglio gli dico di cambiare qualcos’altro che non ne avrebbe bisogno. Questo lo confonde. Ovviamente si rifiuta di cambiare quello che gli ho indicato, ma per ripicca finisce per cambiare qualcos’altro. A volte persino quello che avevo in mente all’inizio.

Chiaramente più sono bravi peggio è. E chiaramente non vorrei lavorare con persone che non sanno fare il loro lavoro. Basta abituarsi alla pressione discreta delle loro rimostranze. Agli sguardi storti. Alle velate minacce. L’importante è non lasciarsi scomporre. La cosa incredibile è che alla fine ottieni grandi risultati. Lavori veramente buoni. Come sia successo è uno dei grandi misteri della vita.

Come ad esempio una mia ex-compagna dell’università che ha rintracciato il mio blog in tre giorni. Sono rimasta fulminata. Era un po’ che non ci sentivamo. Ne approfitto per porle una domanda che mi ha tormentato in tutti questi anni:

Prendevamo insieme il treno alle sei (6) del mattino. A volte c’era un caldo bestiale, a volte un freddo boia. Io sembravo costantemente uscita dalla bocca di un cane. Occhiaie blu notte, vestiti stropicciati, capelli dritti in testa, trucco malamente applicato. Alle sei non sapevo nemmeno chi ero, figuriamoci dove stavo andando. Rantolavo sul treno come un’ameba fuori dal liquido primordiale.

Lei no.

Lei era perfetta. Capelli come se fosse appena uscita dal parrucchiere (forse dalle sue parti ce n’erano che aprivano alle cinque del mattino?). Trucco perfetto. Abiti inevitabilmente intonati. Aria sveglia e concentrata. Aveva addirittura una bomboletta di deodorante nella borsa.

La domanda è questa: come accidenti facevi? Non ho mai avuto il coraggio di chiederlo.

Contratto in esclusiva con la Lancome? Patto col diavolo? Qualche dritta da un’entità aliena?

Davvero, dimmelo, ti prego. Ne ho un disperato bisogno.

PS. per i disegnatori: ragazzi, sto scherzando. Lo sapete, vero? Vero? Vero?

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    ma siamo certi che ti stai riferendo a me?
    Comunque la risposta è che perfetti ci si nasce…che ci posso fare?
    6 d’accordo con me?
    Il fatto è che la notte non andavo a letto,uscivo e poi facevo l’after hour venendo a lezione…ecco xchè ero così sempre in tiro!
    il deodorante poi è un po’ come le Chewingum,con queste ultime deodori l’alito con il primo citato le tue ascelle…entrambi sono un must!
    ad ogni modo,se hai altre domande da pormi non tirarti indietro!
    ele

  2. sraule scrive:

    mmm… interessante concetto questo dell’afterhour… e com’è che poi eri anche attenta a lezione?

    No, tu mi stai nascondendo qualcosa. Tranquilla, non c’è niente di cui vergognarsi di un piccolo patto col diavolo… a me puoi dirlo…

  3. utente anonimo scrive:

    patti con il diavolo non ne ho ancora fatti ma potrei apprestarmi a farne tra qualche annetto…chissà….
    ad ogni modo,non ho ancora intenzione di rivelarti il mio segreto…:-)

  4. remofuiano scrive:

    ciao, ho scoperto il tuo blog tramite il sito di Inside.
    hai perfettamente ragione.
    noi disegnatori siamo una razza a parte.

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